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Borgo Cerasara, viaggio nell’agrosud reggino

Borgo Cerasara, viaggio nell’agrosud reggino Iniziamo il nostro viaggio nell’agro sud reggino percorrendo antiche mulattiere modellate dagli zoccoli di cavalli che ci hanno preceduto. Un percorso che si snoda nella storia e nella natura, ricco di emozioni e di inaspettate scoperte. Borgo Cerasara: Un borgo incantato Giungiamo su un piccolo colle, un gioiello nascosto situato tra le frazioni di Croce Valanidi e Bovetto. Questa sella di roccia arenaria custodisce al proprio interno fossili di organismi marini e fluviali, una storia vecchia milioni di anni. Proseguendo a valle incontriamo il pittoresco borgo abbandonato di Cerasara. Un piccolo tesoro adagiato sul pianoro antistante al torrente Pernasiti. Ci addentriamo in un paesaggio che sembra sospeso fuori dal tempo, accompagnati dal silenzio della valle, che ci guida verso un mondo inaspettato. In questo angolo nascosto, il tempo sembra essersi magicamente fermato e ogni dettaglio racconta storie di un passato remoto e affascinante. Il misterioso tunnel di arenaria Durante la nostra esplorazione, nascosto dalla vegetazione, scopriamo un piccolo tunnel misterioso scavato nell’arenaria. Un passaggio enigmatico che collega il paese al vallone adiacente. Esplorazione tra le antiche abitazioni del villaggioProseguiamo il nostro viaggio esplorando le abitazioni circostanti, testimoni silenziose del lento incedere del tempo. Queste strutture resistono stoicamente all’abbandono conservando al loro interno un vero e proprio museo di civiltà contadina. Queste abitazioni, spesso realizzate con materiali locali come pietra e mattoni, mostrano una forte connessione con la storia e la cultura del posto. Questi dettagli non sono solo elementi architettonici, ma vere e proprie finestre sul ricco patrimonio culturale e storico del luogo. Il frantoio nascosto: Una testimonianza del passato Nascosto tra le rovine scopriamo un antico frantoio, un vero e proprio simbolo del passato. Questa antica struttura, sepolta tra le rovine e circondata da mistero, è una testimonianza tangibile della vita e del lavoro di un tempo. Con la sua macina in pietra e l’atmosfera carica di storie, ci offre uno sguardo intimo e suggestivo sulla storia e la cultura del luogo. Incontri inaspettati Mentre stiamo per concludere il nostro viaggio, un inaspettato richiamo dalla cima del versante opposto ci sorprende. Amici escursionisti, attirati dalla nostra presenza nella valle (e dal vivace zampettio dell’immancabile Lilli), ci raggiungono per unirsi a noi. Ecco come trasformiamo ogni escursione in un’esperienza unica e speciale! Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, il nostro impegno si basa su uno scambio reciproco di idee non di denaro. Promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20193″] Continua a leggere… Mocissà e la Valle delle Mummie Mocissà e la Valle delle Mummie Esplora Monte Mocissà e… Continua a leggere… I calanchi di San Lorenzo I calanchi di San Lorenzo Un viaggio straordinario e avventuroso… Continua a leggere… Load More

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Scopri i panorami magici di Lianò, frazione di Montebello Ionico. Da località Stinò a Monte Sprea, attraverso la suggestiva Rocca e le Rocche di Prastarà. Ritorno tra ulivi millenari e melodie aspromontane. Un'esperienza coinvolgente tra storia, natura e spiritualità calabrese!

Da Monte Sprea alle Rocche di Prastarà

Da Monte Sprea alla Rocche di Prastarà Segui il cammino da Stinò a Monte Sprea. Scopri le Rocche di Prastarà: Storia, natura e spiritualità a pochi passi dalla città Panorami magici a pochi passi dalla città I nostri itinerari a bassa quota ci conducono attraverso le panoramiche colline di Lianò, affascinante frazione o località del Comune di Montebello Ionico. L’area, situata alle pendici meridionali del massiccio aspromontano, si affaccia con grazia sul mar Ionio offrendo un ampio affaccio sulla costa e sul vulcano Etna. Il cammino da località Stinò a Monte Sprea La zona, come le precedenti, è ricca di conglomerati a cui l’immaginazione collega spesso le più svariate forme. Il nostro cammino prende quota dalla località di Stinò e sale lungo un dolce declivio che si apre a valle fin dai primi passi. Superata l’imponente rocca che assume la forma suggestiva di una tartaruga, proseguiamo lungo una comoda sella che ci conduce ai piedi del Monte Sprea. Da qui si apre uno spettacolare panorama sul caratteristico borgo di Pentedattilo, un luogo che incanta gli occhi e cattura l’anima. Una breve sosta è d’obbligo per ammirare la bellezza circostante e catturare il momento con alcuni scatti fotografici.[the_ad id=”20176″] Alla scoperta delle Rocche di Prastarà Proseguendo il nostro viaggio attraversiamo le morbide dorsali dei colli che si susseguono armoniosamente poco distanti tra loro. Raggiunto lo sterrato, ci dirigiamo verso le Rocche di Prastarà o prasterà o ancora Plasterà (dal greco “chi fa spianatoi”), un sito di notevole interesse storico e geologico a sud di Montebello e Masella. Ricco di anfratti e grotte, questo luogo ha restituito reperti archeologici risalenti all’età del bronzo. Una delle spelonche fu dimora di San’Elia di Enna nell’800 d.C., che con le sue opere santificò il luogo, tanto che il popolo attribuì il suo nome alla fiumara prospicente. Il ritorno tra ulivi millenari e melodie aspromontane Il lento rientro segue un breve sterrato e costeggia ulivi millenari. Il belare delle capre aspromontane ci accompagna creando una melodia che ci avvolge mentre ci avviciniamo alla fine di questa bellissima avventura. Esplorare le colline di Lianò è un’esperienza magica, un viaggio che ci ha portato tra la storia, la natura e la spiritualità di questa affascinante area della Calabria.[the_ad id=”20193″] Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, il nostro impegno si basa su uno scambio reciproco di idee non di denaro. Promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20193″] Continua a leggere… Sentiero dei francesi: Grotta di San Sebastiano e tunnel di Murat Sentiero dei francesi Alla ricerca della grotta di San Sebastiano… Continua a leggere… Borgo Cerasara, viaggio nell’agrosud reggino Borgo Cerasara, viaggio nell’agrosud reggino Iniziamo il nostro viaggio nell’agro… Continua a leggere… Load More [the_ad id=”20134″]

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Avventura sul Sentiero dei Francesi: Alla ricerca della grotta di San Sebastiano e del tunnel di Murat

Sentiero dei francesi: Grotta di San Sebastiano e tunnel di Murat

Sentiero dei francesi Alla ricerca della grotta di San Sebastiano e del tunnel di Murat Alla scoperta del sentiero dei francesi Il Sentiero dei francesi si sviluppa per 3 km circa lungo un panoramico e vertiginoso crinale che parte dalla frazione di Ceramida di Bagnara Calabra.Utilizzato anticamente per trasportare l’uva dai terrazzamenti collinari al mare, oggi rappresenta uno dei percorsi naturalistici più suggestivi del mediterraneo tratto finale, e probabilmente più impegnativo, del sentiero Tracciolino (percorso coast to coast che da Palmi conduce alla vicina Bagnara). U Munti: Il nostro punto di partenza Il nostro viaggio inizia dal cocuzzolo denominato ‘U Munti’. Dalla sommità lo sguardo spazia da Capo Vaticano a Scilla, abbracciando simbolicamente lo Stretto di Messina incluso le isole più lontane dell’arcipelago eoliano. Questa volta siamo alla ricerca della grotta di San Sebastiano (un tempo rifugio di montanari ed eremiti), della quale tanto abbiamo sentito parlare e che più volte invano abbiamo tentato di conquistare. Selvaggi dirupi e declivi scoscesi L’avvicinamento è abbastanza travagliato, si perde spesso nei labirinti di una sorprendente vegetazione mediterranea aspra e implacabile che lascia sulla pelle i segni della sua resilienza. Si cammina lungo selvaggi dirupi e declivi scoscesi, un tempo occupati dall’uomo attraverso la realizzazione di efficaci terrazzamenti. Luoghi agresti e impervi sospesi su precipizi che mostrano dall’alto le trasparenze del mare. Alla conquista della grotta di San Sebastiano Proseguiamo con passi accorti e calcolati, superando ostacoli e intricati passaggi arrivando finalmente sul fianco della grotta. L’ingresso è parzialmente limitato da un inaspettato cancello malconcio e arrugginito. L’interno della grotta a prima vista è ampio e profondo. Sul terreno persistono in totale abbandono attrezzi e solchi di probabili scavi archeologici che ne sfregiano il fascino naturale. Anche l’anfratto più inaccessibile è stato mortificato dall’uomo e l’emozione di una conquista si trasforma inaspettatamente in frustrazione e dispiacere. L’approccio mistico (quasi surreale) tanto desiderato diventa ai miei occhi orrido teatro industriale di opere incompiute e di bellezze oltraggiate. Ritorno sul sentiero principale Decidiamo allora di riprendere il cammino proseguendo a ritroso il sentiero compiuto all’andata. Arrivati sul tracciato principale percorriamo lungo un declivio scosceso la strada che conduce al tunnel Murat (o tunnel dei francesi). Il tragitto è agevole e si snoda tra i pianori agricoli ormai abbandonati il cui passaggio è facilitato da antichi gradini in pietra.Questo tratto di costa ha nel tempo stimolato la sensibilità creativa di narratori, poeti e viaggiatori. Tra questi lo scrittore Paolo Rumiz offre descrizioni che colpiscono dritto al cuore “Pochi luoghi al mondo hanno la potenza di questa uscita…qui respiri la leggenda insieme al vento”. Con una sorprendente narrazione immagina ancora questo luogo 2000 anni fa quando “la Triremi dei Greci escono dallo Stretto e i marinai si appoggiano alle murate guardando stupefatti il colore di un mare viola che non hanno mai visto, di un blu profondo dove l’ancora non pesca mai”. Il tunnel Murat e la storia militare Giungiamo finalmente al fatidico traforo antistante il porto di Bagnara, un tunnel aperto in epoca napoleonica dai francesi (1800 circa) collegato storicamente alla spiaggia da una massicciata che consentiva il passaggio di 2 militari alla volta. Terminato l’utilizzo per scopi militari la galleria divenne successivamente un comodo accesso per i contadini che dal mare si recavano a monte per coltivare le viti. Tuttavia il successivo crollo dell’unica via d’accesso, dovuto ad uno storico schianto di un caccia britannico durante la seconda guerra mondiale, costrinse i locali a cercare nuovi ingressi lungo la costa. Avvertenza Nota di sicurezza per escursionisti Gli itinerari pubblicati su TaCuntu hanno carattere esclusivamente descrittivo e riflettono esperienze personali. Essi non costituiscono guide ufficiali, né consigli professionali. I percorsi possono includere sentieri poco evidenti, crinali esposti e terreni instabili. Chiunque decida di intraprendere gli itinerari descritti lo fa a proprio rischio e pericolo. Per la sicurezza personale, si raccomanda di:– Affidarsi a guide locali esperte;– Non percorrere da soli itinerari non segnati o poco conosciuti;– Utilizzare equipaggiamento adeguato e strumenti di orientamento idonei;– Verificare preventivamente le condizioni meteorologiche e del terreno. TaCuntu e i suoi gestori declinano ogni responsabilità per danni, infortuni, incidenti o perdite di qualsiasi tipo derivanti dall’utilizzo delle informazioni presenti sul sito. L’escursionismo deve essere praticato con prudenza, preparazione e rispetto del territorio. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Monte Cataluce Escursione invernale sulle creste del Sant’Agata Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Lago Costantino: la mia prima grande avventura No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Esplora il Sentiero dell'Aquila e Puntone le Selle: Viaggio tra storia, leggenda e natura. Panorami mozzafiato e avventura vibrante!

Sentiero dell’Aquila e Puntone le Selle

Sentiero dell’Aquila e Puntone le Selle Sentiero dell’Aquila: Viaggio tra storia, leggenda e natura Il Sentiero dell’Aquila non è un semplice itinerario escursionistico, ma un viaggio attraverso la storia, la leggenda e la natura straordinaria di Scilla. Un cammino ad anello di circa 17 km che abbraccia l’intera costa regalando panorami di incredibile bellezza. Vallone Monacena: abbraccio suggestivo e primordiale Il nostro percorso inizia proprio dal cuore dell’antico borgo di Scilla. Superiamo con un guado il torrente Livorno, un piccolo sentiero ci guida all’interno del Vallone Monacena dove una rigogliosa vegetazione ci avvolge col suo abbraccio suggestivo e primordiale. Con l’aiuto di passerelle e scalette rudimentali risaliamo il suggestivo canyon trasformando ogni passo in un’avventura vibrante e divertente.[the_ad id=”20176″] Puntone Cucullo: Uno sguardo da 414 m s.l.m. Giungiamo sulla cima di Punt.ne Cucullo o Puntuni i Cuddhucu, 414 m s.l.m, godendo dell’incredibile affaccio che si apre sul borgo Scilla e più in su fino a Capo Vaticano. Attraverso foreste di querce da sughero Avanziamo tra la fitta vegetazione di arbusti giungendo su ‘U Chianittu’, il Piccolo Piano in località Bova a 520 m. s.l.m., attraversando una bellissima foresta di giovani querce da sughero. Sentiero dell’Aquila, radici profonde Tra piste sterrate e brevi tratti di asfalto arriviamo su un pianoro posto nella frazione di Melia di Scilla. La toponomastica si unisce a questo racconto poiché l’altopiano, attraversato dal sentiero, è chiamato proprio “Aquile” conferendo la denominazione a questa affascinante area. Il nome stesso del cammino ha radici profonde e significative, poiché non solo attraversa le rotte degli uccelli migratori, ma offre anche una vista panoramica mozzafiato di Scilla, che curiosamente assume la forma di un’aquila. Questa connessione tra la forma della città e il percorso del Sentiero si fonde con una leggenda mitologica che aggiunge ulteriore fascino alla storia. Verso l’obiettivo finale: Una visione sorprendente Il nostro giro non si arresta sul tracciato convenzionale al contrario, si spinge verso un obiettivo finale ancora più attraente ed emozionante. Avanziamo percorrendo un dolce declivio che si apre progressivamente sul mare e che ci conduce fino a Puntone le Selle. Questo piccolo promontorio si protende audacemente sullo Stretto, offrendoci una visione sorprendente e inusuale di Scilla e di Chianalea. Il sentiero delle Aquile: Un’esperienza avventurosa tra natura e mitologia Il Sentiero delle Aquile è un’esperienza avventurosa che ci connette con la natura e la storia del luogo. Fa parte della rete dei sentieri della Costa Viola, il primo de ‘I sentieri del mito’. Percorre una delle principali vie di comunicazione anticamente utilizzate per collegare le frazioni collinari e montane distanti dal mare, nello specifico, l’area sovrastante di Scilla. Camminare lungo questo sentiero diventa così un’esperienza di esplorazione e un viaggio nel passato mitologico di Scilla, dove geografia e leggende si intrecciano in un connubio affascinante e suggestivo. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, il nostro impegno si basa su uno scambio reciproco di idee non di denaro. Promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20193″] Continua a leggere… Piminoro: Avventura tra suggestive cascate e natura incontaminata Cascata U Schicciu ra Cataratta, Piminoro Continua a leggere… Da Bova alla Fiumara Amendolea: Viaggio tra antichi sentieri Scopri paesaggi incontaminati e antichi sentieri in un viaggio da… Continua a leggere… Load More

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Da Pietrapennata a Monte Cerasia, un viaggio tra storia, natura e autentica bellezza.

Da Pietrapennata a Monte Cerasia

Da Pietrapennata a Monte Cerasia Un viaggio tra storia, natura e autentica bellezza Pietrapennata: Gioiello nel cuore dell’Aspromonte Immerso nel lussureggiante paesaggio dell’Aspromonte, Pietrapennata, piccolo borgo in provincia di Reggio Calabria, sorge come un autentico gioiello semiabbandonato a pochi chilometri da Palizzi. Situato a 670 metri sul livello del mare, ai piedi del suggestivo rilievo di Punta di Gallo, è una meta che non può sfuggire agli amanti delle escursioni e a coloro che desiderano respirare a pieni polmoni l’affascinante storia di questi luoghi.[the_ad id=”20176″] La rocca di Sant’Ippolito Il nostro cammino ha inizio dalla caratteristica Rocca di Sant’Ippolito. Un’imponente formazione rocciosa di circa 20 metri, meta per arrampicate sportive, dalla cui vetta è possibile godere di una vista straordinaria. La sua apparente forma di “piuma di pietra” conferirebbe al borgo il toponimo di Pietrapennata. Monastero della Madonna della Lica: Avventura e spiritualità A pochi passi dalla Rocca, un comodo sentiero si snoda tra alberi e vegetazione, regalandoci una passeggiata immersa nella natura per circa 2 km. La destinazione è un verde pianoro dove perdurano i resti dell’antico Monastero della Madonna della Lica, un tempo dedicato a Sant’Ippolito. Al suo interno era posta un’antica statua, un’opera marmorea consacrata alla Vergine della Lica. Oggi, questa preziosa testimonianza è custodita nella Chiesa dello Spirito Santo a Pietrapennata, dove la sua storia si intreccia con la spiritualità del passato.[the_ad id=”20193″] Esplorazione nella natura selvaggia Sedotti dall’incredibile fascino del contesto naturale, ci lasciamo trascinare oltre i confini dei tracciati convenzionali, abbandonandoci al richiamo di un crinale ostico e a una vegetazione fitta e misteriosa. Attraversiamo un vero e proprio labirinto di arbusti e rovi, a tratti così impenetrabile da sfidare la nostra determinazione. Seguiamo carponi stretti corridoi all’interno di una boscaglia aspra e inospitale, un’antica mappa scritta dagli abitanti selvatici di quest’area. Casello di Cuvolo: Rifugio accogliente Il nostro cammino continua lungo un suggestivo falsopiano in terra battuta che incede dolcemente da Monte Cerasia verso il pittoresco borgo di Staiti, un luogo che purtroppo non avremo il tempo di esplorare questa volta. Nonostante la giornata avanzi e la stanchezza si faccia sentire, decidiamo di resistere e di proseguire verso una meta che promette riposo e conforto.E così ci incamminiamo verso il Casello di Cuvolo, un rifugio accogliente e ben rifinito che si mostra come un’oasi nel mezzo di questa avventura. [the_ad id=”20365″] Il fascino senza tempo di Palizzi Rientriamo alla base accompagnati dal lento e suggestivo passo delle immancabili vacche aspromontane. Attraverso una comoda discesa in auto ci dirigiamo verso il borgo di Palizzi superiore. Questo piccolo villaggio ci accoglie con il suo fascino senza tempo, avvolto dalla suggestiva luce che riscalda e fa brillare le sue strette viuzze. Ogni angolo racconta una storia, ogni passo rivela un segreto, e ci lasciamo catturare dalla sua autentica bellezza. In questa cornice incantevole, la notte si anima di storie antiche e di emozioni palpabili. Il destino intrecciato di Pietrapennata e Palizzi Il Borgo di Palizzi rivela un passato segnato da profondi contrasti culturali con la vicina Pietrapennata. Tuttavia, oggi, il destino ha intrecciato malinconicamente le vite di questi due luoghi. Entrambi sono tristemente legati dall’inesorabile spopolamento che ha colpito quasi tutti i piccoli paesi della montagna. Palizzi: Bellezza senza tempo In queste stradine si avverte una melodia silenziosa di comunità che si sono lentamente sgretolate nel corso degli anni. Palizzi, con la sua anima intrisa di storia, è ora testimone di un cambiamento doloroso, in cui la vitalità delle sue vie è offuscata dalla triste realtà dell’abbandono. Eppure, in mezzo a queste sfumature di malinconia persiste una bellezza antica, un ricordo vivo di tempi migliori. Sfogliando le pagine della storia di Palizzi, ci immergiamo in un racconto commovente di un borgo che cerca di preservare la sua identità, nonostante le sfide che la modernità e lo spopolamento gli pongono di fronte. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, il nostro impegno si basa su uno scambio reciproco di idee non di denaro. Promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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