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Lago Costantino: la mia prima grande avventura

Lago Costantino: la mia prima grande avventura

Lago Costantino: la mia prima grande avventura Il racconto di una esplorazione indimenticabile che ha ispirato il mio modo di viaggiare Share Contenuto 1. Il 1998 e il richiamo dell’Aspromonte2. Notte insonne prima della partenza3. Partenza all’alba lungo la Statale 1064. San Luca e il primo incontro con l’Aspromonte5. Il rito del caffè6. L’incontro inatteso: la generosità autentica dell’Aspromonte7. Lungo la fiumara Bonamico: fatica, rocce e natura primordiale8. La fatica invisibile9. L’invenzione della barella per alleggerire il carico10. L’abbandono necessario11. Presagio nascosto tra le rocce: il piccolo cinghiale della fiumara12. L’arrivo al Lago Costantino13. L’incontro inatteso14. Preparativi rapidi, mani in sincronia15. Una fortezza di tela16. La notte dei cinghiali: un assedio nel cuore della notte17. Barricati nel buio18. L’alba sul Lago Costantino19. Un risveglio magico20. Una barchetta dimenticata ci porta verso l’altra sponda21. Il Lago che non c’è più: ricordi e immagini di un luogo perduto22. La notte in cui nacque il lago23. Un angolo di tempo sospeso24. La lenta erosione del lago25. Un geosito di rilevanza internazionale: la memoria di un lago26. Fonti e approfondimenti Il 1998 e il richiamo dell’Aspromonte Era il 1998 e, insieme alla maggiore età, arrivò quel brivido di libertà che spalanca le porte del mondo. La patente in tasca, qualche spicciolo per la benzina e una voglia irrefrenabile di esplorare luoghi che fino ad allora avevo solo immaginato. Fu così che nacque la prima grande avventura. La destinazione era il Lago Costantino, situato lungo il corso della Fiumara del Bonamico. Con me, un piccolo gruppo di amici e due instancabili compagni a quattro zampe: Zagor e Thor, pronti ad esplorare ogni angolo nascosto dell’Aspromonte. Notte insonne prima della partenza La notte prima del viaggio passata insonne. Un film di suggestioni e fantasie si raccontava già nella mia mente. Il buio profondo della notte, i suoi silenzi, le stelle, la natura selvaggia, le risate, le storie scambiate tra compagni. Scene mai vissute oscillavano tra sogno e anticipazione. La Statale 106 Era appena l’alba quando girai la chiave della mia vecchia Peugeot. La Statale 106 ionica, collegamento strategico che connette vari comuni costieri della Provincia di Reggio Calabria, offriva scorci panoramici sulla costa a cui tutt’oggi si fatica a resistere. È una linea sottile che cuce storie, paesi, volti, paesaggi e piazze già animate dal primo caffè. In quella luce calda c’era la promessa di un viaggio diverso. A sinistra, il profilo delicato delle colline, a destra, il blu del mare ionio. Una bellezza semplice ma irresistibile, che ci costringeva ogni tanto a rallentare solo per goderne lo spettacolo. San Luca e il primo incontro con l’Aspromonte Giunti al bivio per San Luca, ebbi un momento di esitazione. L’Aspromonte di ieri, era più discreto, la vita correva con ritmi differenti e la nostra convinzione che il turista potesse essere visto con diffidenza, con sospetto. Non era paura, ma un velo sottile di riservatezza, come se certi segreti della montagna non potessero essere svelati a chiunque. Il rito del caffè Prima di immergerci nella natura della fiumara Bonamico, punto di partenza e di ritorno del nostro viaggio, ci concedemmo la pausa, quasi rituale, di un caffè. Cercavamo con delicatezza un modo per avvicinarci alla gente del posto lasciando parlare il nostro sincero interesse per il luogo. Non cercavamo frasi ad effetto né domande affrettate, volevamo semplicemente esserci, con discrezione. L’incontro inatteso: la generosità autentica dell’Aspromonte Non passò molto tempo prima che quella nostra curiosità venisse ricambiata. Con una gentilezza spontanea e quasi inattesa un signore ci offrì il suo aiuto: «Vi accompagno io al fiume», invitandoci a lasciare le auto nel cortile della sua casa. Un gesto di fiducia e generosità, così autentico da scardinare subito gli stereotipi di un territorio percepito come chiuso e inospitale. Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Leggi di più No posts found Lungo la fiumara Bonamico: fatica, rocce e natura primordiale Giunti sul lato idrografico sinistro della fiumara ci rendemmo subito conto dell’entità spropositata del nostro carico. Due cani, 3 tende (tra cui una militare di circa 40 chili), zaini stracarichi di ricambi, viveri e attrezzi. Insomma più che una semplice escursione sembrava di prepararci ad una vera missione. Davanti a noi una distesa senza fine di pietre e rocce, interrotta dal continuo richiamo del fiume che ci avrebbe costretto a ricorrenti guadi.  Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto Leggi di più No posts found Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Leggi di più No posts found La fatica invisibile Quello che affrontavamo non era solo una fatica fisica, ma anche mentale. Il territorio era spoglio, selvaggio, senza alcun sentiero tracciato o segnaletica a guidarci. Non avevamo GPS, né app di tracciamento, nessuna cartina dettagliata o strumenti di orientamento ad indicarci la direzione. Il mondo digitale era assente. In tasca, solo un vecchio Nokia, testimone dei tempi più semplici. L’invenzione della barella per alleggerire il carico Ricordo con nitidezza il momento in cui decidemmo di costruire una barella improvvisata. Non era un progetto elegante o raffinato, ma una soluzione essenziale per alleggerire il peso delle nostre attrezzature. Ogni oggetto sulle nostre spalle sembrava aumentare di peso, trasformando ogni passaggio in un piccolo supplizio fisico. L’abbandono necessario Dopo alcune ore di faticoso avanzamento, fummo costretti ad abbandonare la nostra carriola improvvisata. Con una punta di rammarico, selezionammo solo gli elementi indispensabili da portarci dietro nascondendo con cura il resto tra le rocce vicino al fiume. Un piccolo tesoro da recuperare al ritorno.https://www.tacuntu.it/wp-content/uploads/2025/08/lago-costantino-fiumara-bonamico.mp4 Presagio nascosto tra le rocce: il piccolo cinghiale della fiumara Liberi dal peso, il passo divenne più agile. I cani si lanciarono in corse sfrenate, tra roccia e acqua mentre i nostri richiami si perdevano nella valle. All’improvviso, un piccolo cinghiale sbucò tra le rocce. Quel frammento di selvatichezza era un presagio. Contenuta a fatica la vivacità di Zagor, riprendemmo ad avanzare lungo il corso del fiume. Il sole scendeva, le ombre si allungavano e il lago era ancora lontano, nascosto dalle insidie della gola. L’arrivo al Lago Costantino Superammo il

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Il Crinale degli Dei e la Cascata Cicutà: Bellezze selvaggie e incontaminate dell'Aspromonte

Il Crinale degli Dei e la Cascata Cicutà

Il Crinale degli Dei e la Cascata Cicutà Avventura tra sentieri selvaggi dell’Aspromonte: trekking sul Crinale degli Dei e alla scoperta della remota Cascata Cicutà Share Alla scoperta del crinale degli Dei e della cascata Cicutà Ci troviamo sul Crinale degli Dei, un luogo che già dal nome evoca panorami mozzafiato e la magia incontaminata dell’Aspromonte. Questa dorsale fa da spartiacque tra le gole di due fiumare iconiche della provincia: la fiumara La Verde e la Butramo. Camminare qui non è solo muoversi nello spazio, è entrare in sintonia con un mondo antico, selvaggio e straordinariamente vivo. Pernottamento in quota Raggiungere la Cascata Cicutà non è un’impresa da poco. Il percorso richiede esperienza, e, soprattutto, un pernottamento in quota per vivere pienamente la magia del crinale. Dopo aver montato l’accampamento, la tentazione di esplorare la montagna di notte è irresistibile. Dall’alto, le luci dell’antico borgo di Precacore illuminano la valle, creando una cornice di ricordi indelebili. Il briefing prima della partenza All’alba, il nostro team si prepara per la partenza: un breve briefing tecnico, l’auto carica di materiali e soprattutto di entusiasmo. Ogni passo ci avvicina all’obiettivo con la consapevolezza che la natura qui non concede nulla, ma restituisce tutto in bellezza. Esplorando sentieri tradizionali…ed oltre Il percorso ufficiale è ben segnalato, massicciate e cenge scolpite nella roccia raccontano secoli di storia geologica. Ma per chi, come noi, ama l’avventura, il richiamo della natura va oltre i sentieri convenzionali, alla ricerca di passaggi dimenticati che custodiscono la storia nascosta di queste montagne. Vertiginosi fuoripista tra roccia e vegetazione Qui, muoversi tra rocce verticali e vegetazione incontaminata richiede attenzione e coraggio, in un continuo gioco di equilibrio sospeso tra natura e vuoto. I dislivelli impegnativi mettono alla prova resistenza e concentrazione, ma la straordinaria bellezza del paesaggio ripaga ampiamente ogni sforzo. Arrivo in località Croce di Dio: Il cuore della nostra avventura Arrivati in località Croce di Dio, ci concediamo una pausa per recuperare fiato prima di immergerci nell’emozione dell’ultima discesa. Rallentiamo il passo mentre lo sguardo si perde tra le cime e i panorami selvaggi. Un momento perfetto per lasciarsi sorprendere dalla soddisfazione di un’escursione così impegnativa ma incredibilmente appagante. La meraviglia nascosta: Cascata Cicutà La Cascata Cicutà, appare solo a chi sa cercarla. Senza dubbio, uno dei luoghi più aspri, remoti e affascinanti da esplorare in Aspromonte, un angolo di natura selvaggia che si lascia scoprire solo da chi accetta la sfida dell’ignoto e del silenzio. Un’avventura oltre i limiti convenzionali Pochissimi hanno avuto il privilegio di avventurarsi fin qui senza l’uso di corde e imbraghi, strumenti spesso indispensabili in questo ambiente severo. Eppure, con esperienza, attenzione e rispetto per la montagna, dimostreremo che raggiungere la Cascata Cicutà è possibile anche così, affidandosi solo ai propri passi e alla conoscenza del territorio. Un salto di bellezza e mistero sul torrente Ferraina Seguendo una stretta dorsale panoramica che domina vertiginosamente il torrente Ferraina, ci troviamo davanti a due imponenti salti d’acqua che precipitano nel vuoto per circa 70 metri. Uno spettacolo potente e primordiale, dove la natura selvaggia dell’Aspromonte si manifesta senza filtri. La cascata, aspra e remota, deve probabilmente il suo nome alla cicuta, (o belladonna secondo la tradizione orale locale) pianta affascinante e ingannevole, la cui bellezza nasconde un pericolo potenzialmente letale. Tra prudenza, rispetto e promessa di ritorno In questo luogo estremo, la bellezza convive con il rischio, ricordandoci che l’escursionismo in montagna richiede sempre prudenza e consapevolezza. Con l’ora ormai avanzata, le energie al limite e l’adrenalina ancora alta, comprendiamo che la discesa completa sul Ferraina dovrà attendere. Ci voltiano con nostalgia, ma la promessa è chiara: torneremo, perché questo luogo selvaggio dell’Aspromonte resterà sempre un richiamo irresistibile Fulese, felese e zonari: paesaggi narranti Le fulese non sono semplici vallate, ma veri e propri paesaggi narranti, dove da secoli si intreccia il dialogo profondo tra uomo e natura. Burroni scolpiti dall’acqua, precipizi vertiginosi e valli maestose raccontano una storia antica, fatta di adattamento, rispetto e memoria. Attraversando i borghi della Grecìa Calabra, il termine si trasforma e prende nuove forme: a Gallicianò diventa felese, modellandosi sulla lingua e sull’identità locale. Non mancano le affinità con i “zonari”, parola grecanica che condivide le stesse sfumature di significato e rafforza il legame profondo tra paesaggio e cultura. Parole che attraversano il tempo Questi termini non sono semplici definizioni geografiche, ma vere e proprie tracce linguistiche di un territorio vivo. Raccontano una lingua che attraversa i secoli, evolvendosi insieme alla storia delle comunità che abitano questi luoghi. Domande frequenti Dove si trovano il Crinale degli Dei e la Cascata Cicutà? Il Crinale degli Dei si trova principalmente nel comune di Samo (Reggio Calabria), una dorsale montuosa che separa la fiumara La Verde dalla valle della fiumara Butramo. La Cascata Cicutà è un luogo remoto e difficile da raggiungere, situato lungo sentieri selvaggi e panoramici dell’Aspromonte. Qual è il livello di difficoltà del percorso? Il trekking è impegnativo e richiede esperienza escursionistica. Il percorso attraversa sentieri ufficiali, cenge rocciose e fuoripista vertiginosi tra rocce e vegetazione. È consigliato solo a escursionisti preparati e attenti, con buona resistenza fisica e capacità di orientamento È necessario pernottare? Sì. Per vivere pienamente l’esperienza del Crinale degli Dei e raggiungere la Cascata Cicutà, è consigliato un pernottamento in zona, che permette di ammirare i panorami notturni e partire all’alba per la tappa successiva. Perché si chiama “Cascata Cicutà”? Il nome potrebbe derivare dalla pianta cicuta. La pianta è affascinante ma potenzialmente velenosa. Qual è il periodo migliore per l’escursione? L’escursione è consigliata in primavera e autunno, quando il clima è più mite e il paesaggio offre colori spettacolari. Evitare i periodi di pioggia intensa per la sicurezza lungo i fuoripista e le cenge rocciose. Cosa rende unica questa esperienza? L’escursione al Crinale degli Dei e alla Cascata Cicutà è un’avventura oltre i limiti convenzionali, dove la bellezza selvaggia dell’Aspromonte si unisce al fascino della scoperta, del silenzio e della storia geologica e culturale del territorio. Avvertenza Nota di sicurezza per escursionisti Gli itinerari pubblicati su TaCuntu

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