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Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra

Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Un viaggio tra le fiumare dell’Aspromonte, dove la natura selvaggia incontra la memoria di un territorio scolpito dall’acqua e dal tempo Contenuto 1. Dove l’acqua incontra la memoria2. Bellezza e imprevedibilità del paesaggio3. Comunità tenaci tra i pendii scoscesi e sentieri nascosti4. I torbidi torrenti di Alvaro5. Corsi d’acqua dalla doppia vita6. Un equilibrio fragile e vitale7. L’Aspromonte ostile e misterioso8. I pionieri dell’esplorazione delle fiumare9. Alfonso Picone Chiodo memoria storica dell’Aspromonte10. 1985: La sfida simbolica della La Verde11. 1986: L’impresa delle tre fiumare12. 1987: Jonti ’87, Aspromonte dallo Ionio al Tirreno13. 1990 Malfamato 1: L’odissea nella Fiumara Butramo14. Torrentismo: la discesa come scoperta15. Giuseppe Trovato e l’esplorazione di oltre sessanta gole16. 1996 Malfamato 2: Il richiamo della Butramo17. 1997: La conquista della Valle Infernale18. Le fiumare, custodi di segreti da svelare19. Fonti e approfondimenti Dove l’acqua incontra la memoria Nel cuore dell’Aspromonte, le fiumare raccontano una storia antica, scolpita nella pietra e nell’acqua. Esplorarle è molto più di un semplice viaggio: è un’immersione profonda in un mondo sospeso tra natura selvaggia e memoria collettiva. Bellezza e imprevedibilità del paesaggio Questi alvei irregolari, spesso asciutti in estate e impetuosi in inverno, incarnano la doppia anima del territorio: bellezza mozzafiato e improvvisa imprevedibilità. Ma dietro la loro apparente asprezza, le fiumare celano una connessione profonda con l’uomo. Sono arterie vive di una cultura contadina e pastorale che, nei secoli, ha modellato l’identità di intere comunità. Comunità tenaci tra i pendii scoscesi e sentieri nascosti Qui, tra pendii scoscesi e sentieri nascosti, si sono sviluppate comunità tenaci, abituate a convivere con la natura e a trarne sostentamento, preservando fino ai giorni nostri la connotazione autentica di questi luoghi. I torbidi torrenti di Alvaro Nell’aspra e selvaggia geografia dell’Aspromonte, le fiumare rappresentano un elemento distintivo del paesaggio idrografico. Lo scrittore Corrado Alvaro, figlio di questa terra, le definiva con efficacia: torbidi torrenti, evocando la loro natura impetuosa e mutevole. Corsi d’acqua dalla doppia vita Si tratta di corsi d’acqua a regime torrentizio, caratterizzati da un’alta energia erosiva e da un comportamento idrologico fortemente stagionale. Durante la stagione delle piogge, le fiumare si trasformano: da aridi solchi di pietra in impetuosi torrenti, capaci di trascinare a valle enormi masse d’acqua e detriti. Nei mesi più secchi, al contrario, il loro alveo rimane spesso asciutto o attraversato da esili rivoli, in un’alternanza ciclica che scandisce il tempo e la vita di questo territorio. Un equilibrio fragile e vitale Sono corsi d’acqua effimeri, la cui esistenza è strettamente legata a un insieme di condizioni ambientali e antropiche peculiari. “Un complesso equilibrio tra clima, assetto geologico e litologico, dinamiche geodinamiche, caratteristiche idrologiche, oltre che influenze urbane e culturali…”, espressione viva del rapporto millenario tra l’uomo e il paesaggio aspromontano.   L’Aspromonte ostile e misterioso La loro natura aspra e incontaminata ha, nel corso dei decenni, esercitato un irresistibile richiamo su studiosi, escursionisti e appassionati di sport estremi. In un’epoca in cui l’Aspromonte era ancora percepito come una montagna maledetta, ostile, segnata dall’ombra dell’anonima sequestri, da latitanze e da una reputazione sinistra, l’esplorazione di questi luoghi si configurava come un atto audace.Mancavano guide, mappe affidabili, sentieri segnati e ogni forma di supporto organizzato per l’attività escursionistica. I pionieri dell’esplorazione delle fiumare Tuttavia, proprio questa aura di mistero e ostilità fu la molla che spinse un piccolo nucleo di appassionati ad avvicinarsi, studiare e infine attraversare questi luoghi, in un’autentica attività pionieristica. Chi si avventurava tra le gole e i greti pietrosi delle fiumare lo faceva affidandosi all’intuito e alla volontà di scoprire ciò che fino ad allora era rimasto nascosto.I racconti dei primi esploratori, oggi preziosa testimonianza storica, costituiscono un archivio di esperienze, dettagli tecnici e suggestioni, capaci ancora di ispirare e stimolare nuove spedizioni e ricerche. Alfonso Picone Chiodo memoria storica dell’Aspromonte Tra le figure che hanno segnato questa fase iniziale dell’esplorazione delle fiumare, spicca il nome di Alfonso Picone Chiodo. Saggista, studioso e autorevole voce nella cronaca storica dell’Aspromonte, prese parte e contribuì attivamente all’organizzazione delle prime spedizioni. Ancora oggi offre un contributo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione culturale di questo territorio. I diritti d’immagine sono di Alfonso Picone Chiodo: www.laltroaspromonte.it × 1985: La sfida simbolica della La Verde Fu nel 1985 che si registrò uno degli episodi più emblematici di questo nuovo corso. Un gruppo di tre escursionisti, tra cui lo stesso Picone Chiodo, tentò di risalire in tre giorni il letto della Fiumara La Verde fino a Montalto, la cima più alta dell’Aspromonte. A muoverli era soprattutto la sete di scoperta: la voglia di sapere cosa si celasse dietro ogni ansa del fiume, il fascino di cascate sconosciute, il richiamo di laghetti nascosti nel cuore della montagna. Era un viaggio in un mondo segreto, mai esplorato fino ad allora. L’obiettivo, tuttavia, non era solo sportivo, ma anche simbolico: dimostrare che la montagna poteva essere vissuta, raccontata e valorizzata, scrollandosi di dosso l’immagine cupa che la accompagnava. Un messaggio forte, inciso tra rocce, acque e silenzi, destinato a cambiare per sempre il modo in cui si guarda a questa montagna. 1986: L’impresa delle tre fiumare Forti di questa prima esperienza, nel 1986, in una delle missioni più ambiziose dell’escursionismo calabrese, decisero di affrontare contemporaneamente la risalita delle tre fiumare più lunghe, impervie e simboliche del versante orientale dell’Aspromonte: l’Amendolea, la La Verde e il Bonamico. L’iniziativa si trasformò in una vera e propria spedizione esplorativa. Per affrontare questa sfida, vennero coinvolti numerosi escursionisti, suddivisi in tre squadre, ciascuna incaricata di risalire una fiumara fino al punto più alto raggiungibile. L’impresa, per l’epoca senza precedenti, suscitò l’attenzione dei media nazionali. Gli articoli di giornale non tardarono ad arrivare, contribuendo a diffondere la conoscenza di un territorio ancora poco esplorato e alimentando un crescente interesse per l’Aspromonte e le sue straordinarie bellezze naturali. 1987: Jonti ’87, Aspromonte dallo Ionio al Tirreno L’anno seguente, nel 1987, prende forma il progetto Jonti ’87, promosso dall’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte”. L’itinerario fu ispirato da un passo evocativo di Fulco Pratesi: «Correva fino

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Cascate Teresa e Paola | Esperienze Attive

Cascate Teresa e Paola

Cascate Teresa e Paola Viaggio nel cuore incontaminato del torrente Calivi. Un’immersione totale nella natura selvaggia tra gole profonde, acqua e rocce In questa nuova esplorazione ci avventureremo all’interno del torrente Calivi, con l’obiettivo di raggiungere e documentare le suggestive Cascate Teresa e Paola. Un percorso che promette non solo bellezza paesaggistica, ma anche un contatto diretto con una natura viva e autentica di questi luoghi. Cuore selvaggio dell’Aspromonte Ci troviamo nel cuore dell’Aspromonte settentrionale, nel territorio di Santa Cristina d’Aspromonte, distante circa 70 chilometri dal capoluogo Reggio Calabria. Qui, a 513 metri sul livello del mare, la montagna si mostra nella sua veste più intima e misteriosa, fatta di silenzi e atmosfere sospese. In questo contesto, la natura conserva il suo stato primordiale, il tempo scorre lento, quasi sospeso. Tutto appare immutato, lasciando intatto il fragile equilibrio che lega profondamente l’uomo al suo ambiente naturale. Teresa e Paola, l’enigma dei toponimi Il primo aspetto che colpisce è proprio il toponimo attribuito a questi due salti: Teresa e Paola. Nonostante l’apparente leggerezza suggerita dai nomi, l’approccio alle cascate richiede un impegno notevole e molta prudenza, specialmente durante la fase di ritorno. Alla ricerca di risposte Spinti dalla curiosità di approfondire l’origine dei nomi associati a queste cascate, decidiamo di effettuare una breve sosta nel vicino Comune di Santa Cristina d’Aspromonte. Nel tentativo di trovare risposte, ci rivolgiamo ad alcuni residenti del luogo raccogliendo testimonianze dirette e frammenti di ricordi tramandati nel tempo. Dai racconti emerge che tale denominazione sarebbe stata assegnata da una guida escursionistica proveniente dal vicino Comune di Careri. Resta tuttavia avvolto nel mistero il motivo per cui queste meraviglie naturali siano state battezzate proprio con due nomi femminili: Teresa e Paola. La storia o la leggenda che potrebbe collegare i due nomi alle cascate rimane, per ora, irrisolta. La voce del paese: gli ‘Schiccioli du pellegrinu’ Proseguendo nelle nostre ricerche, emergono nuovi dettagli che arricchiscono ulteriormente le nostre indagini. Scopriamo, infatti, che gli abitanti del posto, per tradizione e con un pizzico di poesia, chiamano queste cascate più verosibilmente con l’appellativo dialettale di “Schiccioli du pellegrinu”. Un nome evocativo, che nel nostro immaginario richiama antichi percorsi, di cammini solitari e storie dimenticate che si perdono nel tempo.  Un sorprendente parco acquatico naturale Parzialmente soddisfatti dalle risposte raccolte, lasciamo alle spalle l’abitato per raggiungere in auto il punto di partenza della nostra avventura. Bastano pochi minuti di strada per ritrovarci di fronte all’ingresso di un autentico parco acquatico naturale. In questo labirinto di gurne e cascatelle, il cammino si trasforma in un’intensa immersione contemplativa, lasciandoci con la sensazione di toccare, almeno per un istante, la parte più intima e segreta di questo luogo. Il fascino della cascata Teresa e il suo laghetto primordiale Dopo un’entusiasmante camminata di circa tre ore, giungiamo alla prima cascata, conosciuta anche come ‘U schicciu i Teresa’. Davanti ai nostri occhi, l’acqua compie un salto di circa 20 metri per riversarsi in un ampio e profondo laghetto creando uno scenario suggestivo, quasi primordiale. È il momento perfetto per concedersi un bagno rigenerante. La temperatura piacevole dell’acqua, unita alla calda giornata estiva, rende questa pausa non solo meritata, ma anche necessaria per riprendere fiato e godere appieno della magia del luogo. L’ascesa al secondo salto Ricaricate le energie, ripartiamo decisi a raggiungere la seconda cascata. Con mani e piedi ci arrampichiamo sul versante idrografico sinistro del torrente, aiutandoci con radici, rocce e piccole sporgenze naturali. Giunti in cima, un sentiero stretto ci guida rapidamente, attraverso una fitta lecceta, sul greto del torrente a monte della cascata ‘Teresa’, aprendoci la via verso un nuovo spettacolo d’acqua e roccia. La sosta rigenerante alla cascata Paola Proseguiamo il cammino per altri trenta minuti, tra massi levigati e giochi di luce che filtrano tra gli alberi. Ed ecco che, come un segreto ben custodito, appare la cascata Paola. Anche qui la natura ha plasmato un ampio e profondo laghetto, una vera oasi che invita a tuffarci di nuovo. Un bagno rinfrescante scioglie la tensione dell’ascesa e regala un’ultima pausa prima di intraprendere la via del ritorno. Un’esperienza indimenticabile di natura e divertimento In conclusione, l’esplorazione delle cascate Teresa e Paola si rivela un’avventura intensa e gratificante, immersa nella selvaggia bellezza del torrente Calivi. Laghetti trasparenti, salti d’acqua spettacolari e percorsi che richiedono un impegno fisico notevole danno vita ad un’esperienza unica. Una giornata trascorsa tra fatica, risate e meraviglia, che lascia un ricordo indelebile e un forte senso di connessione con la natura più autentica. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata.  Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Serro Castellace e la Rotta degli abissi No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Fiumara Torno: Avventure acquatiche nel cuore della natura

Fiumara Torno Avventure acquatiche nel cuore della natura Benvenuti alla scoperta della Fiumara Torno, nota anche come Fiumara di Bruzzano. Attraverso questo racconto vi guiderò alla scoperta del suggestivo ‘Torrente Bampalona’, tratto iniziale della Fiumara Torno, che scorre sinuosamente per oltre 12 km fino all’incantevole borgo di Motticella. Un regno di avventure che delinea i confini tra i pittoreschi comuni di Brancaleone e Bruzzano Zeffirio. Motticella: Borgo incantato Immaginatevi nella piazzetta incantata del borgo di Motticella, piccola frazione del Comune di Bruzzano Zeffirio in provincia di Reggio Calabria, caratteristico borgo a valle del monte Scapparone (1038 m. s.l.m.) o ‘Scapparruni’ in dialetto locale. Il termine che identifica il Borgo fa riferimento alla “Motta”, tipica fortificazione normanna di piccole dimensioni. Oggi, la comunità è composta principalmente da pochi residenti, prevalentemente anziani, devoti all’agricoltura e alla pastorizia. Avventure acquatiche nella Fiumara Torno Dopo soli 300 metri di sentiero asciutto i nostri passi si tuffano nelle acque del torrente.L’esplorazione di questo luogo ancestrale va oltre la comune passeggiata. È un invito alla destrezza e alla cautela mentre ci si muove su rocce scivolose e continui guadi in ambienti umidi. Ma cosa è l’avventura senza sfide? La risalita del torrente non è un compito difficile e gli ostacoli, come piccole cascatelle, sono facilmente aggirabili con agili salti o semplici arrampicate su rocce o costoni laterali. Sorprese naturali Durante i caldi mesi estivi, immergersi nel fiume è un’esperienza straordinaria. Qui, il torrente scorre all’interno di un canyon tra curve sinuose e forme uniche che catturano lo sguardo e l’immaginazione. Ogni passo ci porta più vicini a uno spettacolo visivo mozzafiato, fatto di giochi di luce e suggestioni incredibili. Le soste frequenti lungo il percorso ci consentono di assaporare appieno la bellezza dei canyon e di immergersi in rinfrescanti bagni nelle pittoresche gurne, piccole vasche d’acqua che punteggiano il tragitto. Magia naturale: Memorabili ricordi La Fiumara Torno è più di un semplice parco acquatico; è un viaggio attraverso la magia della natura, un’opportunità di connessione con la bellezza selvaggia e incontaminata. Preparatevi a lasciarvi affascinare dalle meraviglie che questa fiumara ha da offrire e a portare a casa ricordi che dureranno per sempre. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, il nostro impegno si basa su uno scambio reciproco di idee non di denaro. Promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20193″] Continua a leggere… Pellaro e il Vallone Palombaro Pellaro e il Vallone Palombaro Scopri il fascino del Vallone… Continua a leggere… Pietra Cappa: Il monolite più alto d’Europa Pietra Cappa, il monolite più alto d'Europa Continua a leggere… Load More

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