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I Greci di Calabria e il patrimonio genetico dell’Aspromonte

I Greci di Calabria e il patrimonio genetico dell’Aspromonte: la storia di un isolamento lungo i secoli Quanto ha inciso l’isolamento dell’Aspromonte sul patrimonio genetico dei Greci di Calabria? La scienza svela una storia sorprendente Share Contenuto 1. Quando la montagna conserva una memoria antica2. Una ricerca per leggere la storia attraverso il DNA3. L’Aspromonte come laboratorio naturale della storia4. Il segno dell’isolamento5. Non significa essere “geneticamente greci”6. Una storia che comincia molto prima della Magna Grecia7. Il patrimonio comune dell’Italia meridionale8. Quando l’isolamento lascia il segno9. Non tutte le comunità dell’Aspromonte sono uguali10. Perché queste popolazioni sono importanti per la ricerca scientifica11. Un patrimonio che è genetico, linguistico e culturale12. Una storia ancora da studiare13. Fonte scientifica Nota editoriale Questo articolo ha finalità esclusivamente culturali e divulgative e sintetizza, in forma accessibile, i risultati dello studio pubblicato su Scientific Reports. Le semplificazioni adottate rispondono esclusivamente a esigenze di comunicazione e non sostituiscono la consultazione della pubblicazione scientifica originale.I riferimenti alla genetica e alle popolazioni sono riportati esclusivamente nel contesto dello studio citato e non intendono definire identità etniche, razziali o nazionali, né attribuire caratteristiche genetiche ai singoli individui.Per metodologia, dati e conclusioni scientifiche si rimanda alla pubblicazione originale e ai suoi autori. Quando la montagna conserva una memoria antica Nel cuore dell’Aspromonte, alcune piccole comunità della Calabria hanno conservato per secoli una lingua di origine greca. Ma la loro storia non è custodita soltanto nelle parole, nelle tradizioni e nei luoghi. Uno studio pubblicato nel 2021 sulla rivista scientifica internazionale Scientific Reports ha individuato nelle popolazioni di queste comunità tracce di una storia antica, fatta di legami con il Mediterraneo orientale e di un lungo isolamento tra le montagne dell’Aspromonte. È una storia di incontri, migrazioni e separazioni, nella quale la montagna ha avuto un ruolo decisivo. Per generazioni, la distanza dai grandi centri abitati e i limitati contatti con altre popolazioni hanno contribuito a preservare caratteristiche genetiche peculiari, distinguendo queste comunità da altre popolazioni dell’Italia meridionale. Così, tra i rilievi dell’Aspromonte, la memoria del passato non è conservata soltanto nella lingua e nella cultura. È rimasta impressa anche nelle tracce biologiche di chi, per secoli, ha abitato queste montagne. skip render: ucaddon_post_list Una ricerca per leggere la storia attraverso il DNA Per capire meglio l’origine e la storia dei Greci di Calabria, i ricercatori hanno confrontato il DNA di diverse comunità dell’Italia meridionale, comprese quelle dell’Aspromonte dove il Greco di Calabria è ancora parlato. Il confronto ha mostrato che gli abitanti dell’Aspromonte appartengono alla stessa grande storia genetica del Sud Italia, ma presentano anche caratteristiche proprie. Le differenze sono ancora più evidenti nelle comunità che hanno conservato la lingua greca e che, per la loro posizione geografica, sono rimaste più isolate. Il DNA conferma ciò che la storia e la geografia già suggerivano: più una comunità è rimasta separata nel tempo, più il suo patrimonio genetico ha seguito un percorso particolare. ( a ) Mappa di campionamento che mostra la posizione geografica approssimativa delle popolazioni analizzate. I punti di campionamento sono codificati a colori in base alla provincia di origine: Benevento ( blu ); Castrovillari ( viola ); Catanzaro ( magenta ); campioni precedentemente raccolti da Reggio Calabria ( arancione ); campioni di nuova raccolta da Reggio Calabria ( oro ). I due riquadri ingranditi mostrano in dettaglio le posizioni di campionamento dei villaggi nella provincia di Reggio Calabria (a sinistra) e nella provincia di Catanzaro (a destra), rispettivamente. ( b ) Mappa storica che mostra l’estensione approssimativa del Parco Nazionale dell’area montuosa dell’Aspromonte (in rosa) e l’estensione dell’area di lingua greca in diversi periodi, come riportato nella legenda in alto a sinistra. La mappa geografica è stata generata con il pacchetto RgoogleMaps [v. 1.4.1] 92 (URL: http://www.jstatsoft.org/v63/i04/ ) del software R [v. 3.2.4] ( https://www.r-project.org/ ) L’Aspromonte come laboratorio naturale della storia Secondo la ricerca, proprio nelle comunità rimaste più isolate, Roghudi, Gallicianò, Condofuri e Roccaforte del Greco, si trovano le differenze genetiche più evidenti rispetto alle altre popolazioni calabresi studiate. In altre parole, la stessa montagna che per secoli ha aiutato a proteggere il Greco di Calabria ha contribuito anche a conservare alcune caratteristiche genetiche proprie di queste comunità. Analisi delle componenti principali e analisi di clustering FineSTRUCTURE eseguite sul dataset di confronto esteso delle popolazioni moderne. I diagrammi a dispersione delle ( a ) prime vs. seconde e ( b ) seconde vs. quarte componenti principali sono riportati nella parte superiore del grafico. Gli individui sono codificati a colori in base alla loro posizione geografica. Le popolazioni recentemente analizzate dell’Italia meridionale e, più specificamente, quelle dell’area montuosa dell’Aspromonte sono etichettate rispettivamente nel primo e nel secondo grafico. ( c ) Dendrogramma di clustering gerarchico FineSTRUCTURE calcolato tra le coppie di individui moderni inclusi nel dataset di confronto esteso. I 13 cluster rilevati, qui evidenziati con colori diversi, sono altamente concordanti con le etichette delle popolazioni. Per l’annotazione dettagliata degli individui all’interno di ciascun cluster vedere la Figura supplementare S3: https://www.nature.com/articles/s41598-021-82591-9#MOESM1 Il segno dell’isolamento Il motivo è legato soprattutto alla storia di questi luoghi. Per secoli, la posizione isolata di molti centri dell’Aspromonte ha limitato gli scambi con le popolazioni vicine. Generazione dopo generazione, questo isolamento ha lasciato una traccia nel patrimonio genetico locale. Non si tratta, quindi, di una popolazione completamente separata dal resto del Mezzogiorno. I Greci di Calabria condividono una storia genetica comune con le altre popolazioni meridionali, ma conservano anche caratteristiche proprie, modellate dal lungo isolamento dell’Aspromonte. È proprio questa combinazione tra antiche origini comuni e isolamento nel tempo a rendere le comunità greco-calabresi particolarmente interessanti per la ricerca. Modelli intrapopolazionali di variazione genetica nelle popolazioni dell’Italia meridionale recentemente analizzate. ( a ) Distribuzione dell’indice di omozigosi a livello genomico Fhom e ( b ) lunghezza totale delle ROH (KB) rappresentata in funzione del numero di ROH (NSEG). Codifica a colori come segue: Benevento ( blu ), Castrovillari ( viola ), Catanzaro ( magenta ) e area dell’Aspromonte di Reggio Calabria ( arancione ). Non significa essere “geneticamente greci” Lo studio

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Roghudi Vecchio

Roghudi Vecchio Roghudi Vecchio, pittoresco borgo di origini greche, sorge tra le montagne dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Situato su uno sperone di roccia, a 527 metri di altitudine, divide idrograficamente la fiumara dell’Amendolea dalle gole del Torrente Furria. Racchiuso in un paesaggio di pendii scoscesi, domina il letto ghiaioso della fiumara, mentre alle sue spalle si erge imponente il Monte Cavallo.[the_ad id=”20134″] Le origini e la storia Il termine “Roghudi” risuona attraverso i secoli, tracciando un legame indelebile con l’antica lingua greca. Si ipotizza che i primi abitanti, probabilmente pastori, si siano stabiliti nell’area tra l’XI e il XII secolo, attratti dalle fertili terre dell’Aspromonte in cerca di pascoli per il loro bestiame. Un’altra ipotesi suggerisce che popolazioni costiere calabre, minacciate dalle incursioni saracene tra il X e l’XI secolo, abbiano cercato rifugio nell’impervio territorio montano di Roghudi. Declino e rinascita Tormentato dalle forze implacabili della natura, Roghudi ha resistito a inondazioni e calamità, ma il suo destino è stato segnato dalla lenta morsa del tempo. Abbandonato dai suoi abitanti dopo le devastanti alluvioni degli anni ’70, il borgo antico si è trasformato in un monumento silenzioso, testimone mutevole di un passato glorioso e di un presente malinconico.[the_ad id=”20193″] Il cuore diviso di Roghudi Oggi Roghudi oggi si presenta diviso in due parti distinte e distanti separate da una distanza notevole di circa 40 km. La prima si trova in prossimità di Melito di Porto Salvo, la seconda parte è situata sulle pendici meridionali dell’Aspromonte, dove si erge il villaggio ormai disabitato di Roghudi Vecchio. Nonostante ciò, nel Nuovo Paese persiste ancora una presenza significativa di parlanti dell’antico idioma greco, custodi di tradizioni che si manifestano principalmente nella sfera domestica e durante le festività religiose. Il fascino ancestrale di Roghudi Vecchio Le rovine pittoresche, le strette viuzze e i panorami mozzafiato di Roghudi Vecchio lo rendono un’attrazione irresistibile per i visitatori. La chiesetta di San Nicola, recentemente restaurata, diventa un santuario di pace e contemplazione nel cuore del borgo. Tuttavia, di notte, l’atmosfera cambia, e le antiche leggende si risvegliano. Si narra di tragedie e misteri che permeano l’atmosfera notturna, come i lamenti dei bambini che risuonano tra le rovine. La tradizione vuole che fossero vittime di un destino crudele, precipitando nei crepacci che caratterizzavano l’abitato. Non è casuale che a Roghudi fosse pratica comune fissare robusti chiodi ai muri delle case, dove le madri legavano i loro piccoli alle caviglie per proteggerli da simili tragedie. Questo rituale, intriso di superstizione e necessità, riflette la lotta per la sopravvivenza in un ambiente ostile, testimoniando la resilienza di una comunità isolata.[the_ad id=”20176″] I segreti delle Rocce e del passato Nelle vicinanze, la frazione di Ghorio di Roghudi svela le sue meraviglie geologiche. Qui, a monte di ripidi dirupi, emergono imponenti formazioni rocciose naturali conosciute come le “Rocca tu Dracu” e le “Caldaie del Latte. Questi monumenti geologici non sono solo meraviglie visive, ma anche custodi di leggende antiche. Racconti di draghi e tesori perduti si intrecciano con la bellezza selvaggia di questi luoghi, trasportando i visitatori in un viaggio emozionante tra mito e realtà. Il grecanico: Tesoro linguistico e culturale In questo prezioso borgo, le tracce del grecanico (antico idioma greco-calabro), risplendono come autentico scrigno di testimonianze culturali e linguistiche dell’area. Sebbene pochi conoscano ancora l’antico idioma greco-calabro, la sua preservazione è un omaggio alla ricchezza lessicale di un popolo e al suo legame indissolubile con il passato. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, il nostro impegno si basa su uno scambio reciproco di idee non di denaro. Promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20442″] Continua a leggere… Fiumara Butramo: Avventura nella Valle Infernale Fiumara Butramo: Avventura nella Valle Infernale Dal Campolico, a Monte… Continua a leggere… Serro Castellace e la Rotta degli abissi Serro Castellace e la Rotta degli abissi San Pantaleone: Alla… Continua a leggere… Load More [the_ad id=”20183″]

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