Monte La Croce

Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse

Alla scoperta di Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Scopri panorami mozzafiato, antichi sentieri e misteri geologici: un’emozionante avventura ti aspetta a due passi da Reggio Calabria! L’itinerario prende vita tra i suggestivi Comuni di Motta San Giovanni e Montebello Ionico, a pochi chilometri dalla Città di Reggio Calabria. Qui, scenari di straordinaria bellezza rivelano l’atmosfera unica di una terra che si racconta attraverso i luoghi, dove il tempo rallenta e il paesaggio diventa un rifugio di silenzi e di pace. Da Santolario a Monte La Croce Il nostro viaggio inizia dalla località di Santolario (nella frazione di Lazzaro, Comune di Motta San Giovanni). Un percorso scosceso si fa strada lungo una dorsale che segna l’inizio di un’avventura inattesa.Lasciamo alle nostre spalle la fresca brezza marina e la straordinaria bellezza della costa reggina mentre con entusiasmo ci avviciniamo alla sommità di Monte La Croce. Giunti in vetta il panorama permette di cogliere con maggiore intensità ogni dettaglio e sfumatura del paesaggio naturale circostante. Un susseguirsi di cime sempre più prominenti vengono improvvisamente collegate da un itinerario immaginario che nella nostra mente prende forma e concretezza, tracciando un’avventura che cresce in altezza ed intensità. E mentre il sole inizia a scaldarci, le montagne sembrano trasformarsi diventando non solo un obiettivo, ma compagne di viaggio di un cammino sempre più avvincente ed emozionante. È la bellezza di un passaggio che cresce dentro di noi, di una natura che non si limita a essere sfondo, ma diventa parte del nostro stesso percorso. Fossili marini e rocce monumentali Proseguiamo, dunque, la nostra esplorazione percorrendo uno sterrato che ci conduce a valle. Durante il cammino la nostra attenzione viene attratta dalla presenza di fossili marini e piccole cavità ricavate nella roccia, ripari naturali per la fauna che abita queste terre. Giunti in località Fale monumentali blocchi di roccia variamente sovrapposti giacciono immobili evocando lontane analogie con le più celebri e imponenti pietre di Stonehenge. [the_ad id=”20193″] Falde della Madonna. Una sottile magia alimenta la nostra sfida Davanti a noi il massiccio di Falde della Madonna si staglia imponente, un colosso di pietra silenzioso che cattura lo sguardo e accende l’immaginazione. La sua presenza è magnetica, quasi ancestrale, e ci invita a un dialogo intimo con l’ambiente che ci ospita.Salirvi richiederebbe più tempo di quanto ne abbiamo a disposizione, ma la mente inizia a disegnare i contorni della prossima avventura fatta di sogni, di strategie e di quella sottile magia che alimenta ogni nostra sfida. Un viaggio così non si misura in chilometri, ma in emozioni Un nuovo giorno si profila all’orizzonte e con esso, la voglia inesauribile di scoprire. Qui, tra rocce e leggende, la storia si intreccia con quella del paesaggio, in una narrazione senza fine in cui la meraviglia è protagonista assoluta.Durante l’avvicinamento, lo scenario muta in un quadro vivo e pulsante. Le suggestive Rocche di Stinò, di Molaro, di Prastarà e, in lontananza, l’intrigante profilo di Pentedattilo si mostrano in tutta la loro maestosità. Luoghi di leggende e resilienza caratterizzati da imponenti conformazioni rocciose di incredibile suggestione e fascino. Un viaggio così non si misura in chilometri, ma in emozioni. Terrazzamenti, simboli di resilienza e ingegnosità In questo angolo di mondo, la natura appare arida, quasi ostile, con una bellezza cruda e selvaggia che disegna ogni promontorio. Il percorso si snoda tra ripidi “gadduni” (valloni) ed un’intricata vegetazione di “buccisse”. Un intreccio visivo segnato dalle cicatrici di incendi che hanno alterato, a volte irrimediabilmente, il paesaggio e la sua antica vocazione agricola e pastorale. Sui versanti scoscesi sorgono ancora oggi i resti di antichi terrazzamenti, mosaici agricoli che narrano una memoria collettiva di ingegno e resistenza. Posti lungo le dorsali più accidentate e apparentemente impraticabili, questi manufatti trasformavano l’impossibile in opportunità, frenando il lavaggio, contrastando le frane e preservando il fragile equilibrio ambientale. Queste opere non sono solo un retaggio del passato, ma simboli di resilienza e ingegnosità, che continuano a raccontare la storia di una comunità legata alla sua terra. Un misterioso monolite testimone di una storia geologica antichissima La nostra esplorazione prosegue conducendoci tra queste alture dove, ad ogni passo, il panorama si apre ad una visione mozzafiato.Dalla vetta, il nostro sguardo si volge al Monte La Croce, punto di partenza del nostro viaggio, alla nostra destra il comune di Motta San Giovanni domina con eleganza e rigore l’intera valle, mentre, all’interno di una vertiginosa veduta, un rivolo d’acqua percorre lentamente il letto della Fiumara di Lazzaro.Ed è proprio da questa posizione che scorgiamo in lontananza, un monolite dalla forma peculiare, immobile testimone di una storia geologica antichissima.Spinti dalla forza irresistibile di un nuovo obiettivo, decidiamo di rimandare ad altra data la scoperta di quel luogo. Inizia la vera sfida: Tra affacci vertiginosi e paesaggi selvaggi Non potendo lasciare che la nostra indagine restasse incompiuta, ripartiamo dopo qualche tempo, determinati a svelare il mistero del monolite. Il nostro cammino ci conduce su una lingua di terra che domina la località di Cacalupo offrendo un’ottima prospettiva per comprendere le forme dei rilievi circostanti e orientare i nostri passi.Proseguiamo su uno sterrato che ci guida sul promontorio di Contrada Malasca. La vegetazione cambia sfumatura e il paesaggio si fa ancora più selvaggio, mentre scendiamo verso la località Farmacina. È qui che inizia la vera sfida: una discesa lungo un crinale fragile e scosceso, dove il terreno accidentato si fonde con una vista vertiginosa. Le prache: profonda connessione tra l’uomo e la sua terra Ma non è solo la natura a raccontare storie! Camminando, ci imbattiamo in affascinanti costruzioni rurali, testimonianze silenziose della storia del luogo. Le pietre di queste strutture, chiamate “prache”, sono disposte con un’abilità semplice e spontanea. Poste in opera senza leganti e connessioni, svelano la tecnica e l’ingegno dell’architettura popolare. Rocce di modeste dimensioni, spesso estratte dal luogo stesso della costruzione, venivano abilmente assemblate per la realizzazione di antichi abituri e ricoveri di animali. Il risultato è un’armonia di linee essenziali che dialogano perfettamente con il paesaggio, fondendo funzione e bellezza, economia e semplicità. Ogni struttura sembra respirare con il territorio

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