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Rievocazione storica di una banda di briganti con abiti in velluto e damasco, simili ai “Diavoli del Sud” di Nino Martino.

Nino Martino “Cacciadiavoli”: storia e mito del brigante calabrese

Nino Martino il Cacciadiavoli. Storia e mito del brigante che divenne leggenda Il brigante dell’Aspromonte diventato leggenda e venerato come un Santo Share Contenuto 1. L’uomo che divenne leggenda tra storia, ribellione e miracolo2. Il contesto storico del brigantaggio calabrese3. Le prime testimonianze storiche3-1. L’eroica resistenza di Malgeri3-2. L’assedio, la disfatta e la scia di sangue4. L’ascesa del brigante e la nascita dei “Diavoli del Sud”5. Agostino il Cecato, fratello per scelta6. La morte di Nino Martino: Tre versioni per una stessa sorte6-1. Versione 1: La tragedia del fuoco amico6-2. Versione 2: La vendetta dei compagni6-3. Versione 3: Tradimento e giustizia dei nobili7. Luoghi del mito: sulle tracce del Cacciadiavoli7-1. “Piazza” o “Monumento” Nino Martino7-2. La Grotta di Nino Martino7-3. Gambarie d’Aspromonte8. Brigante, santo, simbolo del Sud9. Note10. Fonti e approfondimenti11. Itinerari escursionistici12. FAQ – Domande frequenti L’uomo che divenne leggenda tra storia, ribellione e miracolo Tra i personaggi più enigmatici ed affascinanti del brigantaggio calabrese spicca la figura di Nino Martino, conosciuto come il Cacciadiavoli. Le fonti lo collocano tra XVI e XIX secolo, in un territorio incerto dove realtà e mito si contaminano in modo indissolubile. La sua storia si muove tra documenti d’epoca, narrazioni popolari, canti e memorie contadine. In questo mosaico culturale, Martino evolve da ribelle perseguitato a figura quasi sacra, destinato a diventare, secondo il folklore, protagonista di un prodigio che ancora oggi alimenta l’immaginario collettivo. Il contesto storico del brigantaggio calabrese La Calabria del Cinquecento era un territorio segnato da miseria e oppressione. Tasse gravose e angherie dei feudatari rendevano la vita dei braccianti e dei pastori una continua lotta per la sopravvivenza. È in questo scenario che nacquero le prime forme di ribellione armata. Bande di uomini che il popolo percepiva non come criminali, ma come difensori dei più deboli, eroi popolari dal fascino ambiguo e irresistibile. La loro fama cresceva sia per la protezione che ricevevano dalla gente, sia per l’uso strategico che i nobili facevano di loro, trasformandoli in strumenti di terrore e controllo. Fonte immagine: https://www.aboutartonline.com Le prime testimonianze storiche Una cronaca del cantor Tegani (1576) narra l’assalto di 43 banditi guidati da Ascanio Mosolino, Nino Martino, Marcello Scopelliti e Gio. Michele Tuscano alla casa di Colletta Malgeri, nei pressi di Ortì. Gli uomini di Martino, chiamati “schierati”, così temuti quanto ammirati, venivano descritti nella cronaca con parole che incutevano rispetto e al contempo destavano irresistibile curiosità:“…in specie davasi aria lieta di guerriglieri, vestendo colori smaglianti, la quale vita di avventure facea girar la testa a’ nostri villanzuoli, che tra i duri lavori di zappa undiansi canticchiare: A’ la campagna, a lu felici staria la campagna cu Ninu Martinuvestendu l’omini soi a la rialivestunu di damascu crimisinu!!!” L’eroica resistenza di Malgeri Malgeri, insieme a otto compagni, resistette valorosamente per oltre due ore, respingendo ogni tentativo d’irruzione fino a cadere mortalmente ferito all’interno della propria dimora. I banditi, frustrati dall’inefficacia dei loro assalti, pur avendo dato fuoco a due porte di una casa contigua, tentarono di abbattere l’abitazione con l’artiglieria. Tuttavia, la loro imprudenza si ritorse contro. Un barile di polvere lasciato troppo vicino prese fuoco, causando un’esplosione che ferì diversi assalitori, tra cui Nino Martino e Marcello Scopelliti. Questo fallimento costrinse i briganti ad  abbandonare l’assalto. L’assedio, la disfatta e la scia di sangue Nel frattempo, altri sei banditi si riversarono nelle abitazioni circostanti, saccheggiando denaro e gioielli. Tra le vittime vi furono Silvio Barone e Baptista Rota, dalle cui case furono trafugati ducati, scudi e oggetti di valore. Durante questa incursione fu uccisa Grazia, la moglie di Rota, perché non riuscì a consegnare ulteriore denaro. Il sangue versato rimase come cruda testimonianza della brutalità dei banditi e dell’orrore che accompagnava le loro scorrerie. L’ascesa del brigante e la nascita dei “Diavoli del Sud” Secondo la narrazione ottocentesca, Martino avrebbe sviluppato una precoce ribellione alla durezza della vita rurale segnato dalle vessazioni dei potenti e alle ingiustizie dei poteri locali. Da bandito solitario divenne il capo di una banda organizzata, ricordata come i “Diavoli del Sud”. Perfetti conoscitori dell’Aspromonte, si muovevano tra boschi e grotte come creature selvatiche cercando al loro interno riparo e invisibilità. “Egli viveva nei boschi, a capo di una banda numerosa e agguerrita che, giusto l’espressione della leggenda, egli trattava alla riali, e cioè, con la magnificenza di un re. I suoi compagni vestiti di splendidi velluti avevano armi sopraffine, mangiavano robustamente, e vivevano come i lupi della montagna, magnifici, temuti a cento miglia d’intorno”. (Francesco Perri nel suo libro Racconti di Aspromonte, edizione Qualecultura) Edward Lear e la Calabria del XIX secolo Leggi di più No posts found Agostino il Cecato, fratello per scelta Congetture suggeriscono che Martino fosse un figlio illegittimo del principe di Bisignano, affidato a un pastore e poi respinto quando tentò di ritornare nel consesso civile. La tradizione calabrese lega a questa vicenda il destino di Agostino, figlio legittimo del principe e protagonista di un intreccio di vendette e legami inattesi. Rapito per vendetta da Martino in tenera età e cresciuto come un fratello, Agostino divenne col tempo il suo più fedele alleato. Si racconta che, per salvarlo da un agguato, Agostino perse un occhio, guadagnandosi il soprannome di “cecato”. Il momento più celebre del racconto lo vede salire sul patibolo travestito da monaco per confessare il condannato Martino. Ucciso il boia, liberò il brigante davanti alla folla, in una scena che richiama i codici del romanzo cavalleresco e alimenta il mito del brigante-eroe. La morte di Nino Martino: Tre versioni per una stessa sorte La morte del Cacciadiavoli è avvolta da tre affascinanti narrazioni, tutte profondamente radicate nel folklore calabrese. Versione 1: La tragedia del fuoco amico Padula narra che Martino fu ucciso dai suoi stessi compagni, che lo scambiarono per una spia mentre attendeva sull’uscio di casa la madre addormentata. ¹ Riconosciuto il volto amico, i compagni chiamarono la madre, portarono il corpo nella sua cantina seppellendolo sotto una botte di vino. Qui avvenne il prodigio.  Si narra che Nino, dopo la morte violenta, si rialzò e inginocchiatosi dietro la

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Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica

Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle gole del torrente Spasula San Gianni. Dove il silenzio diventa memoria e la natura riorganizza i suoi confini Share Contenuto 1. La doppia anima dell’Aspromonte2. La natura riorganizza i suoi confini3. Sopralluoghi e rilievi cartografici4. La progressione ora si misura in centimetri5. Dove le mappe smettono di parlare e inizia la vera avventura6. L’ora della verità: quando la storia ci indica la via7. Il sentiero nascosto8. Il torrente Spasula San Gianni: Avventura nel regno della Cascata Carruso9. Tra pareti rocciose e massi sospesi: il fragile equilibrio della natura10. La Cascata Carruso11. Insidie nascoste tra le gole del torrente12. La fatica del ritorno: la natura detta le sue regole13. Un ritorno carico di magia Scheda Tecnica Difficoltà Tecnica: EEAPeriodo: Marzo/NovembreComune: AfricoSquadra: Bova, Marra, Gorog, (Lilli)Cascata: 16 metriData esplorazione: 06.04.2025 La doppia anima dell’Aspromonte La nostra esplorazione verso la cascata Carruso inizia da Africo, cuore antico dell’Aspromonte. Questo angolo della Calabria custodisce una doppia anima: da un lato, le cicatrici di una storia umana fatta di isolamento e resilienza, dall’altro, il trionfo della natura che imperterrita si riappropria dei suoi spazi. Terrazzamenti sospesi sull’orlo del possibile, sentieri dimenticati che si aggrappano alle pendici, antiche vie pastorali scavate nella memoria della montagna. Ogni dettaglio racconta una lunga convivenza, dove il passato umano e quello naturale si intrecciano in un’armonia tanto dura quanto affascinante. La natura riorganizza i suoi confini Oggi, però, il paesaggio sta cambiando, la natura riorganizza i suoi confini.Quello che un tempo era un paesaggio antropizzato si è trasformato in un labirinto vivente, dove ogni passo è una trattativa con la terra, un atto di ascolto. Eppure, proprio in questa apparente ostilità risiede il fascino di questi luoghi.È qui, dove la vegetazione ridisegna gli spazi con geometrie proprie, che il silenzio diventa voce e memoria, più eloquente di qualsiasi archivio scritto. Sopralluoghi e rilievi cartografici L’incontro con la Cascata Carruso non è stata una semplice escursione, ma il risultato di una meticolosa preparazione. Sopralluoghi, ricerche cartografiche e documenti video d’archivio, hanno ricostruito pezzo per pezzo il puzzle di questo territorio dimenticato. La progressione ora si misura in centimetri Dopo varie esplorazioni e incertezze, un’ombra di speranza si fa strada tra le nostre decisioni. Un percorso che, pur promettendo sfide, sembra più incoraggiante rispetto ai sentieri impervi già affrontati.Abbandoniamo la sicurezza e le comodità del sentiero principale, ultimo avamposto di civiltà, per addentrarci in un tracciato che si restringe progressivamente, trasformandosi in un labirinto di vegetazione. Esili passaggi ci conducono tra ginestraie e intricati arbusti che ci avvolgono con i loro arti spinosi costringendoci a continue deviazioni. La progressione ora si misura in centimetri, non più in metri. Ogni graffio, ogni attimo di disorientamento non sono ostacoli, ma capitoli necessari di questa storia. In territori così selvaggi, l’imprevisto non è un incidente di percorso, è il percorso stesso. Dove le mappe smettono di parlare e inizia la vera avventura Dall’alto mappiamo visivamente la complessa topografia dei crinali aspromontani, testimonianza delle nostre esplorazioni precedenti. Difronte a noi si elevano Monte Iofri, Puntone Galera e il Crinale degli Dei. E poi l’abisso. Ai nostri piedi, si apre il vallone Spasula attraversato dall’omonimo fiume che, più a valle, confluirà nel torrente Aposcipo. Questo non è un semplice panorama, ma un invito silenzioso alla prossima sfida che ci attende laggiù, nel dirupo, dove le mappe smettono di parlare e inizia il vero viaggio. L’ora della verità: quando la storia ci indica la via Il cronometro naturale di queste alture segna un tempo implacabile. La ricerca di un varco si fa sempre più pressante, mentre le ore di luce scandiscono inesorabili il ritmo della nostra avanzata. L’Aspromonte sembra voler mascherare i suoi segreti, ma proprio quando la speranza sembra abbandonarsi alla rassegnazione, un video d’archivio rivela un antico sentiero dimenticato. La mappa mentale del territorio si riscrive istantaneamente. Quello che i satelliti non mostrano, la memoria storica ce lo restituisce. A volte l’esplorazione non è questione di forza fisica, ma di ricordi collettivi. Quei pochi pixel sgranati su un display impolverato hanno cambiato il corso della nostra esplorazione dimostrando che, nella natura più estrema, spesso sono le tracce del nostro passato a illuminare il nostro futuro. Il sentiero nascosto Nell’ombra del versante nord-occientale, un sentiero sottile si fa strada tra querce secolari. Avanziamo seguendo le tracce di animali che ci hanno preceduto tra geometrie fantasma di terrazzamenti ormai divorati dalla vegetazione. Gli arbusti, fitti e intricati, cedono il passo ad una pista scoscesa che avanza decisa verso il greto del fiume. Il torrente Spasula San Gianni: avventura nel regno della Cascata del Carruso Il percorso, ultimo testimone di un antico collegamento tra le alture e la gola, compie una svolta decisiva. Giunti a valle su un dolce pianoro, la natura cambia nuovamente il suo aspetto, svelando un ambiente selvaggio e imprevedibile. Ci immergiamo in un mondo acquatico che esige un altro tipo di approccio e di cautela. Il torrente Spasula San Gianni, porta d’accesso al regno della cascata perduta, si mostra gonfio e vitale dalle recenti piogge stagionali. Serpeggia tra le pareti rocciose di un canyon profondo, raccogliendo le acque di piccoli affluenti che ne accrescono la forza e alimentano l’attesa dell’incontro con la cascata del Carruso. Tra pareti rocciose e massi sospesi: il fragile equilibrio della natura La nostra avanzata segue il ritmo ancestrale delle acque. Le sponde, ci offrono passaggi precari interrotti da continui guadi. Costeggiamo imponenti pareti rocciose, massi sospesi in un equilibrio instabile. Ogni detrito al nostro passaggio racconta una storia di lento movimento, equilibri delicati che ci impongono una marcia rispettosa. Una bellezza fugace destinata a trasformarsi ancora.Lilli, la nostra bussola vivente ci ricorda che l’istinto spesso precede la ragione, che l’empatia con il territorio nasce dall’osservazione silenziosa e che in ambienti così selvaggi esiste un linguaggio comune a tutte le creature. La Cascata del Carruso Improvvisamente, il letto del fiume si allarga. Tra la fitta vegetazione, si intravede l’imponente figura di una cascata. Una spettacolare esplosione d’acqua che precipita

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Monte La Croce

Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse

Alla scoperta di Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Scopri panorami mozzafiato, antichi sentieri e misteri geologici: un’emozionante avventura ti aspetta a due passi da Reggio Calabria! L’itinerario prende vita tra i suggestivi Comuni di Motta San Giovanni e Montebello Ionico, a pochi chilometri dalla Città di Reggio Calabria. Qui, scenari di straordinaria bellezza rivelano l’atmosfera unica di una terra che si racconta attraverso i luoghi, dove il tempo rallenta e il paesaggio diventa un rifugio di silenzi e di pace. Da Santolario a Monte La Croce Il nostro viaggio inizia dalla località di Santolario (nella frazione di Lazzaro, Comune di Motta San Giovanni). Un percorso scosceso si fa strada lungo una dorsale che segna l’inizio di un’avventura inattesa.Lasciamo alle nostre spalle la fresca brezza marina e la straordinaria bellezza della costa reggina mentre con entusiasmo ci avviciniamo alla sommità di Monte La Croce. Giunti in vetta il panorama permette di cogliere con maggiore intensità ogni dettaglio e sfumatura del paesaggio naturale circostante. Un susseguirsi di cime sempre più prominenti vengono improvvisamente collegate da un itinerario immaginario che nella nostra mente prende forma e concretezza, tracciando un’avventura che cresce in altezza ed intensità. E mentre il sole inizia a scaldarci, le montagne sembrano trasformarsi diventando non solo un obiettivo, ma compagne di viaggio di un cammino sempre più avvincente ed emozionante. È la bellezza di un passaggio che cresce dentro di noi, di una natura che non si limita a essere sfondo, ma diventa parte del nostro stesso percorso. Fossili marini e rocce monumentali Proseguiamo, dunque, la nostra esplorazione percorrendo uno sterrato che ci conduce a valle. Durante il cammino la nostra attenzione viene attratta dalla presenza di fossili marini e piccole cavità ricavate nella roccia, ripari naturali per la fauna che abita queste terre. Giunti in località Fale monumentali blocchi di roccia variamente sovrapposti giacciono immobili evocando lontane analogie con le più celebri e imponenti pietre di Stonehenge. [the_ad id=”20193″] Falde della Madonna. Una sottile magia alimenta la nostra sfida Davanti a noi il massiccio di Falde della Madonna si staglia imponente, un colosso di pietra silenzioso che cattura lo sguardo e accende l’immaginazione. La sua presenza è magnetica, quasi ancestrale, e ci invita a un dialogo intimo con l’ambiente che ci ospita.Salirvi richiederebbe più tempo di quanto ne abbiamo a disposizione, ma la mente inizia a disegnare i contorni della prossima avventura fatta di sogni, di strategie e di quella sottile magia che alimenta ogni nostra sfida. Un viaggio così non si misura in chilometri, ma in emozioni Un nuovo giorno si profila all’orizzonte e con esso, la voglia inesauribile di scoprire. Qui, tra rocce e leggende, la storia si intreccia con quella del paesaggio, in una narrazione senza fine in cui la meraviglia è protagonista assoluta.Durante l’avvicinamento, lo scenario muta in un quadro vivo e pulsante. Le suggestive Rocche di Stinò, di Molaro, di Prastarà e, in lontananza, l’intrigante profilo di Pentedattilo si mostrano in tutta la loro maestosità. Luoghi di leggende e resilienza caratterizzati da imponenti conformazioni rocciose di incredibile suggestione e fascino. Un viaggio così non si misura in chilometri, ma in emozioni. Terrazzamenti, simboli di resilienza e ingegnosità In questo angolo di mondo, la natura appare arida, quasi ostile, con una bellezza cruda e selvaggia che disegna ogni promontorio. Il percorso si snoda tra ripidi “gadduni” (valloni) ed un’intricata vegetazione di “buccisse”. Un intreccio visivo segnato dalle cicatrici di incendi che hanno alterato, a volte irrimediabilmente, il paesaggio e la sua antica vocazione agricola e pastorale. Sui versanti scoscesi sorgono ancora oggi i resti di antichi terrazzamenti, mosaici agricoli che narrano una memoria collettiva di ingegno e resistenza. Posti lungo le dorsali più accidentate e apparentemente impraticabili, questi manufatti trasformavano l’impossibile in opportunità, frenando il lavaggio, contrastando le frane e preservando il fragile equilibrio ambientale. Queste opere non sono solo un retaggio del passato, ma simboli di resilienza e ingegnosità, che continuano a raccontare la storia di una comunità legata alla sua terra. Un misterioso monolite testimone di una storia geologica antichissima La nostra esplorazione prosegue conducendoci tra queste alture dove, ad ogni passo, il panorama si apre ad una visione mozzafiato.Dalla vetta, il nostro sguardo si volge al Monte La Croce, punto di partenza del nostro viaggio, alla nostra destra il comune di Motta San Giovanni domina con eleganza e rigore l’intera valle, mentre, all’interno di una vertiginosa veduta, un rivolo d’acqua percorre lentamente il letto della Fiumara di Lazzaro.Ed è proprio da questa posizione che scorgiamo in lontananza, un monolite dalla forma peculiare, immobile testimone di una storia geologica antichissima.Spinti dalla forza irresistibile di un nuovo obiettivo, decidiamo di rimandare ad altra data la scoperta di quel luogo. Inizia la vera sfida: Tra affacci vertiginosi e paesaggi selvaggi Non potendo lasciare che la nostra indagine restasse incompiuta, ripartiamo dopo qualche tempo, determinati a svelare il mistero del monolite. Il nostro cammino ci conduce su una lingua di terra che domina la località di Cacalupo offrendo un’ottima prospettiva per comprendere le forme dei rilievi circostanti e orientare i nostri passi.Proseguiamo su uno sterrato che ci guida sul promontorio di Contrada Malasca. La vegetazione cambia sfumatura e il paesaggio si fa ancora più selvaggio, mentre scendiamo verso la località Farmacina. È qui che inizia la vera sfida: una discesa lungo un crinale fragile e scosceso, dove il terreno accidentato si fonde con una vista vertiginosa. Le prache: profonda connessione tra l’uomo e la sua terra Ma non è solo la natura a raccontare storie! Camminando, ci imbattiamo in affascinanti costruzioni rurali, testimonianze silenziose della storia del luogo. Le pietre di queste strutture, chiamate “prache”, sono disposte con un’abilità semplice e spontanea. Poste in opera senza leganti e connessioni, svelano la tecnica e l’ingegno dell’architettura popolare. Rocce di modeste dimensioni, spesso estratte dal luogo stesso della costruzione, venivano abilmente assemblate per la realizzazione di antichi abituri e ricoveri di animali. Il risultato è un’armonia di linee essenziali che dialogano perfettamente con il paesaggio, fondendo funzione e bellezza, economia e semplicità. Ogni struttura sembra respirare con il territorio

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Oltre l'invalicabile. Alla scoperta della cascata ra campana e della Fiumara Torno

Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno

Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno Rivivi le emozioni più intense del nostro viaggio. Scopri il magnetismo di luoghi remoti e inesplorati. Avventura nella Fiumara Torno Come sempre la stagione estiva diventa occasione ideale per affrontare nuove imprese e sbloccare obiettivi lasciati irrisolti. Anche quest’anno tornano protagoniste le fresche acque della fiumara Torno che scorrono per oltre 12 km fino al borgo di Motticella e dividono idrograficamente i comuni di Brancaleone e Bruzzano Zeffirio.  La sfida dell’invalicabile Il nostro ritorno ha un unico obiettivo: superare l’invalicabile. Una cascata di modeste dimensioni che si tuffa con forza in una gurna ampia e profonda. Non lasciatevi ingannare dalla sua apparenza contenuta: ciò che le manca in altezza, lo compensa in ostilità. Non a caso, ha conquistato con merito il titolo di invalicabile. Le pareti che la circondano, infatti, sono concave, lisce come vetro, prive di appigli, e rendono ogni tentativo di superarla un confronto diretto con la natura stessa.[the_ad id=”20365″] L’accesso al torrente Il greto del torrente è facilmente raggiungibile percorrendo in discesa un breve sterrato. Il primo tratto si rivela una piacevole passeggiata, un invito alla destrezza e alla cautela mentre ci si muove su rocce scivolose e continui passaggi in ambienti umidi e primitivi. Gurnali da Campana Il cammino prosegue all’interno di un canyon sempre più stretto, scolpito nel tempo da acque antiche e silenzi profondi. Alla fine di questo sinuoso passaggio, si apre improvvisamente un’ampia conca localmente conosciuta come ‘Gurnali da Campana‘. Davanti a noi, una cascata di piccole dimensioni si riversa all’interno della profonda  vasca naturale con un fragore sommesso, accrescendo il senso di rara bellezza che caratterizza l’intera area. La difficoltà oggettiva nel superarla rappresenta un ulteriore banco di prova per chi tenta di spingersi oltre, ponendo ancora una volta la natura come guardiana silenziosa di questo angolo primordiale e inalterato. La conquista dell’invalicabile Il nostro approccio è più riflessivo rispetto agli anni precedenti. Non ci lanciamo in improbabili scalate, ma studiamo attentamente le pareti alla ricerca di vulnerabilità da sfruttare con intelligenza e tecnica. Tra le fessure della roccia notiamo un buon punto di ancoraggio all’interno del quale fissare una corda. Un’intuizione geniale che cambierà la narrazione di questa storia e permetterà di raggiungere un incredibile risultato. La vittoria Dopo vari tentativi la corda si rivela un utile appoggio per espugnare la parete. Dall’alto godiamo l’istante della conquista. Immortaliamo con soddisfazione l’invalicabile valicato proiettando la nostra avventura verso un nuovo corso. Un nuovo inizio Il nostro viaggio comincia proprio dal nuovo mondo, primitivo e primordiale. Sopra di noi, pareti a strapiombo sembrano inghiottire il nostro passaggio. Qui non siamo chiaramente i benvenuti! Gli ostacoli si moltiplicano, i guadi sempre più profondi e il fracasso dell’acqua sempre più tonante sembra inibire il nostro entusiasmo. Scrutiamo con attenzione le imponenti falesie che si fanno vive al nostro passaggio. Avventura, adrenalina, incoscienza, paura! Questo luogo ci attrae e ci respinge. La sfida continua Restiamo discreti, ci muoviamo con cautela cercando un varco per uscire da questo incredibile paesaggio che amiamo e temiamo in ugual misura. Siamo quasi alla fine, le carte ci indicano una possibile via d’uscita. Verso la civiltà Percorriamo mani e piedi un rovinoso pendio posto sulla sinistra idrografica del fiume. Sulla pelle i segni indelebili del nostro passaggio. Meno di 700 metri ci separano dall’asfalto. Ogni passo ci avvicina alla meta mostrando dall’alto il nostro intrepido trascorso. Attraversiamo la località di S. Caterina, concludendo così un’avventura che ha testato i nostri limiti e ampliato i nostri orizzonti. E mentre l’asfalto si avvicina, sorridiamo sapendo che questa è solo una tappa del nostro interminabile viaggio. Perché, alla fine, è là fuori che sentiamo di appartenere, dove ogni passo è una scoperta e ogni fine è solo l’inizio di qualcosa di straordinario. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! 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Cascata Ninarello, poderosa verticale di 50 mt. Scopri su TaCuntu

Cascata Ninarello

Cascata Ninarello Una meraviglia nel cuore di Piminoro Nelle vicinanze del pittoresco borgo di Piminoro, suggestiva frazione montana del Comune di Oppido Mamertina, si celano percorsi torrentistici e naturalistici di straordinaria bellezza. Un rifugio perfetto per chi desidera vivere esperienze indimenticabili e scoprire la bellezza selvaggia dell’Aspromonte. Tra le gemme di questo paesaggio mozzafiato spiccano le Cascate Ninarello, con una verticale spettacolare di quasi 50 metri, che lasciano senza fiato chiunque vi si trovi davanti. Ma non sono le sole: l’intera zona è animata dalla forza dell’acqua, come dimostra “U schicciu da cataratta”, una poderosa cascata di circa 40 metri che segna il punto culminante del torrente Ferrandina. Un sentiero tra tesori naturali L’approccio alla Cascata Ninarello avviene attraverso un sentiero immerso in una lussureggiante vegetazione. All’interno di questo luogo primordiale si celano tesori naturali come la Grutta dei Quatrari (grotta dei ragazzini), un tunnel di circa sessanta metri che si perde nel cuore della terra. Inserita nel Catasto delle Grotte della Calabria con il numero identificativo “Cb 431” è un tesoro nascosto che aspetta solo di essere esplorato! [the_ad id=”20176″] Come avvicinarsi alla cascata? L’accesso a questo spettacolo naturale offre due alternative, ciascuna richiedente specifiche competenze. Per gli appassionati di canyoning, è possibile affrontare la discesa lungo il corso del Ninarello con l’ausilio di corde e una preparazione adeguata. Tuttavia, questa impresa richiede una conoscenza approfondita delle tecniche e una buona dose di coraggio. Per coloro che preferiscono un’esperienza più tranquilla, l’escursionismo offre un percorso ad anello di moderata difficoltà. Si consiglia sempre di intraprendere queste avventure in compagnia di guide locali esperte, che possono garantire una navigazione sicura attraverso i tesori naturali di questo suggestivo territorio. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20442″] Continua a leggere… Diario di viaggio Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle gole del torrente… Continua a leggere… Diario di viaggio Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Un’antica via si snoda tra i resti… Continua a leggere… Diario di viaggio Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Un viaggio affascinante tra… Continua a leggere… Diario di viaggio Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Preparati a scoprire l’incanto dell’Aspromonte!… Continua a leggere… Diario di viaggio Serro Castellace e la Rotta degli abissi Serro Castellace e la Rotta degli abissi San Pantaleone: Alla scoperta del cuore selvaggio della Provincia… Continua a leggere… Diario di viaggio Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! Scopri il mistero della ‘casa sulla casa’:… Continua a leggere… Diario di viaggio Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Alla scoperta di Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Scopri panorami mozzafiato, antichi… Continua a leggere… Diario di viaggio Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno Scopri l’invalicabile cascata… Continua a leggere… Diario di viaggio La magia delle Cascate Lafricegli La magia delle cascate Lafricegli Alla scoperta di un paradiso nascosto tra le pieghe dei monti aspromontani…. Continua a leggere… Diario di viaggio Alla scoperta del Torrente Vacale Alla scoperta del Torrente Vacale Avventura nel Torrente Vacale, mistero e fascino nel cuore del Parco… Continua a leggere… [the_ad id=”20134″]

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Estate in Calabria? Non solo mare!

Estate in Calabria? Non solo mare! 5 consigli per vivere la tua vacanza senza pensieri Terra di contrasti, profumi intensi e paesaggi che tolgono il fiato, la Calabria d’estate diventa il palcoscenico perfetto per un’avventura unica.Immagina di camminare lungo sentieri sospesi tra cielo e mare, dove l’azzurro della costa incontra il verde intenso delle montagne. Se stai programmando la tua vacanza estiva in questa terra autentica e così sorprendente, lasciati guidare da qualche consiglio per trasformare il tuo viaggio in un’esperienza unica e indimenticabile.[the_ad id=”20183″] 1. Scegli la destinazione con cura La Calabria vanta una varietà di luoghi straordinari da esplorare. Prima di partire, fai delle ricerche approfondite sulla destinazione dell’escursione. Considera la difficoltà del percorso, la lunghezza del sentiero e le condizioni meteorologiche previste. Assicurati di selezionare un’area adatta al tuo livello di abilità e alle tue capacità fisiche. [the_ad id=”20193″] 2. Pianifica le attività outdoor Prepara il tuo zaino con tutto il necessario per escursioni, trekking e attività all’aperto. Dai un’occhiata alle numerose rotte escursionistiche che attraversano le montagne e i parchi naturali della regione. Rispetta l’ambiente: Mantieni pulito il tuo percorso, porta con te i rifiuti e rispetta la flora e la fauna locali.Sii preparato: Assicurati di avere abbastanza cibo, acqua, protezione solare e attrezzature di emergenza per tutta la durata dell’escursione.Rispetta i segnali e le regole: Segui sempre i sentieri designati e rispetta le regole del parco per garantire la tua sicurezza e preservare l’ambiente.Comunica il tuo itinerario: Fai sapere a qualcuno il tuo programma di escursione e il percorso previsto, specialmente se stai intraprendendo un’avventura solitaria. Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Read More Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto Read More 3. Assapora la cucina locale La Calabria è famosa per la sua cucina genuina e saporita. Durante la tua escursione estiva, concediti il lusso di assaggiare i piatti tradizionali calabresi. Da pasta fresca e frutti di mare a salumi e formaggi locali, ogni morso ti farà scoprire i sapori autentici di questa terra. Non dimenticare di accompagnare i pasti con un bicchiere di vino locale. 4. Esplora la cultura e la storia Oltre alla sua bellezza naturale, la Calabria vanta una ricca storia e un patrimonio culturale affascinante. Dedica del tempo alla visita di antichi siti archeologici, castelli medievali e affascinanti borghi storici. Scopri le tradizioni locali: Partecipa a festival folkloristici, sagre gastronomiche e eventi culturali che animano le città e i paesi calabresi durante l’estate. Interagisci con la comunità locale: Scambia qualche parola con gli abitanti del posto per scoprire storie affascinanti e tradizioni secolari. 5. Goditi il mare e il sole Infine, non puoi lasciare la Calabria senza dedicare del tempo al relax sulle sue spiagge. Regalati il piacere di giornate infinite sotto il sole, tuffi rigeneranti nelle acque cristalline e passeggiate al tramonto lungo la costa. Fatti trasportare dal ritmo lento e autentico della vita mediterranea. Conclusioni Un’escursione estiva in Calabria è un’opportunità per connettersi con la natura, scoprire tesori nascosti e creare ricordi indelebili. Con una pianificazione attenta e un atteggiamento aperto, sarai pronto per un’avventura che ti porterà a esplorare le meraviglie di questa regione affascinante e accogliente. Preparati a lasciarti incantare dalla bellezza della Calabria e a vivere un’esperienza indimenticabile che porterai nel cuore per sempre. Buon viaggio! Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata.  Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! Video racconti Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Ricco di antiossidanti e vitamine, l'asparago selvatico è un toccasana per il corpo e il palato. Scopri di più su TaCuntu

Erbe spontanee commestibili calabresi: Un tesoro di sapori selvatici

Erbe spontanee commestibili calabresi: Un tesoro di sapori selvatici Scopri le 10 piante più comuni e deliziose che si possono trovare in Calabria La Calabria è una regione ricca di tesori naturali, e tra questi si annoverano le erbe spontanee commestibili. Queste piante crescono selvatiche nei prati, lungo i sentieri e persino nei nostri giardini, offrendo una ricca varietà di sapori e benefici per la salute. In questo articolo, esploreremo le 10 piante di erbe spontanee più comuni della Calabria, rivelando i loro segreti culinari e le proprietà benefiche. Contenuto 1. Origano selvatico (Origanum vulgare)2. Rosmarino (Rosmarinus officinalis)3. Finocchio selvatico (Foeniculum vulgare)4. Borragine (Borago Officinalis)5. Sambuco (Sambucus nigra)6. Asparago Selvatico (Asparagus Acutifolius)7. Cappero (Capparis spinosa)8. Ortica (Urtica spp.)9. Cicoria (Cichorium spp.)10. Carciofino Selvatico (Cynara cardunculus) 1. Origano selvatico (Origanum vulgare) L’origano selvatico, con il suo aroma pungente e la sua freschezza distintiva, è una presenza iconica nei campi e lungo i bordi delle strade della Calabria. Le sue foglie piccole e tonde sono un ingrediente essenziale nella cucina mediterranea, aggiungendo un tocco di vivacità a piatti come le pizze, le insalate e i sughi. 2. Rosmarino (Rosmarinus officinalis) Il rosmarino, con i suoi rami legnosi e le sue foglie dalla forma di ago, è una pianta resistente e aromatica che cresce rigogliosa nei giardini e lungo le scogliere della Calabria. Le sue foglie profumate sono un ingrediente fondamentale in molte ricette tradizionali calabresi, come arrosti di carne, verdure grigliate e piatti di pesce. 3. Finocchio selvatico (Foeniculum vulgare) Il finocchio selvatico, con i suoi fiori gialli brillanti e il suo aroma dolce e anisato, è una presenza comune nei campi e lungo i sentieri della Calabria. Le sue foglie tenere e le sue sottili radici sono un ingrediente prelibato in molte ricette della cucina locale, arricchendo insalate, condimenti e piatti tradizionali locali. La sua presenza nella gastronomia calabrese aggiunge freschezza e autenticità alle pietanze regionali. 4. Borragine (Borago Officinalis) La borragine è una pianta selvatica dai fiori blu vivaci, che cresce spontaneamente lungo i margini dei campi e dei sentieri della Calabria. Le sue foglie pelose e leggermente amare sono apprezzate per il loro sapore fresco e delicato, che si presta bene a insalate e piatti estivi leggeri. Inoltre, la borragine è ricca di acidi grassi essenziali e minerali, che la rendono un’ottima fonte di nutrimento per la pelle e le articolazioni. 5. Sambuco (Sambucus nigra) Il sambuco è un arbusto selvatico diffuso in tutta la Calabria, noto per i suoi fiori profumati e i suoi frutti scuri. I fiori di sambuco sono spesso utilizzati per preparare sciroppi e tisane rinfrescanti, mentre i frutti possono essere trasformati in marmellate e succhi. Inoltre, il sambuco è ricco di antiossidanti e vitamina C, che sostengono il sistema immunitario e combattono i radicali liberi nel corpo. 6. Asparago Selvatico (Asparagus Acutifolius) Nascosto tra i cespugli e lungo i bordi dei campi, l’asparago selvatico offre un tesoro culinario che pochi conoscono. Le sue tenere punte sono un vero delizioso, da gustare crude in insalata o cotte in padella con un filo d’olio e aglio. Ricco di antiossidanti e vitamine, l’asparago selvatico è un toccasana per il corpo e il palato. 7. Cappero (Capparis spinosa) Il cappero è senza dubbio uno dei tesori culinari più amati della Calabria. Con i suoi piccoli boccioli, raccolti manualmente tra maggio e luglio, il cappero offre un gusto unico, leggermente piccante e acidulo. Utilizzato in una vasta gamma di piatti, dal pesce alla carne, dallo stufato alla pasta, il cappero aggiunge un tocco di freschezza e vivacità a qualsiasi pietanza. 8. Ortica (Urtica spp.) La modesta ortica, nonostante le sue punte urticanti, è una pianta ricca di nutrienti e versatile in cucina. In Calabria, viene spesso utilizzata per preparare zuppe, risotti o ripiene per pasta fresca. Le sue foglie, una volta cotte, perdono la capacità urticante e rivelano un sapore leggermente erbaceo, ideale per arricchire molti piatti tradizionali. 9. Cicoria (Cichorium spp.) La cicoria, con le sue foglie amare e croccanti, è una delle erbe spontanee più amate in Calabria. Spesso consumata cruda in insalata o cotta in accompagnamento a piatti di carne o pesce, questa pianta è apprezzata per il suo gusto deciso e le sue proprietà digestive. In molti borghi calabresi, la cicoria è protagonista di ricette tradizionali che celebrano l’autenticità della cucina regionale. 10. Carciofino Selvatico (Cynara cardunculus) Il carciofino selvatico, con i suoi fiori viola e il caratteristico sapore amarognolo, è una delizia primaverile diffusa nella campagna calabrese. Le sue infiorescenze giovani e tenere sono ideali per preparare antipasti, frittate o condimenti per la pasta. Ricco di antiossidanti e fibre, il carciofino selvatico è un’altra gemma della biodiversità culinaria della Calabria. [the_ad id=”20193″] Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! Articoli consigliati Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: difese efficaci per il tuo cane Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! 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Roghudi Vecchio

Roghudi Vecchio Roghudi Vecchio, pittoresco borgo di origini greche, sorge tra le montagne dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Situato su uno sperone di roccia, a 527 metri di altitudine, divide idrograficamente la fiumara dell’Amendolea dalle gole del Torrente Furria. Racchiuso in un paesaggio di pendii scoscesi, domina il letto ghiaioso della fiumara, mentre alle sue spalle si erge imponente il Monte Cavallo.[the_ad id=”20134″] Le origini e la storia Il termine “Roghudi” risuona attraverso i secoli, tracciando un legame indelebile con l’antica lingua greca. Si ipotizza che i primi abitanti, probabilmente pastori, si siano stabiliti nell’area tra l’XI e il XII secolo, attratti dalle fertili terre dell’Aspromonte in cerca di pascoli per il loro bestiame. Un’altra ipotesi suggerisce che popolazioni costiere calabre, minacciate dalle incursioni saracene tra il X e l’XI secolo, abbiano cercato rifugio nell’impervio territorio montano di Roghudi. Declino e rinascita Tormentato dalle forze implacabili della natura, Roghudi ha resistito a inondazioni e calamità, ma il suo destino è stato segnato dalla lenta morsa del tempo. Abbandonato dai suoi abitanti dopo le devastanti alluvioni degli anni ’70, il borgo antico si è trasformato in un monumento silenzioso, testimone mutevole di un passato glorioso e di un presente malinconico.[the_ad id=”20193″] Il cuore diviso di Roghudi Oggi Roghudi oggi si presenta diviso in due parti distinte e distanti separate da una distanza notevole di circa 40 km. La prima si trova in prossimità di Melito di Porto Salvo, la seconda parte è situata sulle pendici meridionali dell’Aspromonte, dove si erge il villaggio ormai disabitato di Roghudi Vecchio. Nonostante ciò, nel Nuovo Paese persiste ancora una presenza significativa di parlanti dell’antico idioma greco, custodi di tradizioni che si manifestano principalmente nella sfera domestica e durante le festività religiose. Il fascino ancestrale di Roghudi Vecchio Le rovine pittoresche, le strette viuzze e i panorami mozzafiato di Roghudi Vecchio lo rendono un’attrazione irresistibile per i visitatori. La chiesetta di San Nicola, recentemente restaurata, diventa un santuario di pace e contemplazione nel cuore del borgo. Tuttavia, di notte, l’atmosfera cambia, e le antiche leggende si risvegliano. Si narra di tragedie e misteri che permeano l’atmosfera notturna, come i lamenti dei bambini che risuonano tra le rovine. La tradizione vuole che fossero vittime di un destino crudele, precipitando nei crepacci che caratterizzavano l’abitato. Non è casuale che a Roghudi fosse pratica comune fissare robusti chiodi ai muri delle case, dove le madri legavano i loro piccoli alle caviglie per proteggerli da simili tragedie. Questo rituale, intriso di superstizione e necessità, riflette la lotta per la sopravvivenza in un ambiente ostile, testimoniando la resilienza di una comunità isolata.[the_ad id=”20176″] I segreti delle Rocce e del passato Nelle vicinanze, la frazione di Ghorio di Roghudi svela le sue meraviglie geologiche. Qui, a monte di ripidi dirupi, emergono imponenti formazioni rocciose naturali conosciute come le “Rocca tu Dracu” e le “Caldaie del Latte. Questi monumenti geologici non sono solo meraviglie visive, ma anche custodi di leggende antiche. Racconti di draghi e tesori perduti si intrecciano con la bellezza selvaggia di questi luoghi, trasportando i visitatori in un viaggio emozionante tra mito e realtà. Il grecanico: Tesoro linguistico e culturale In questo prezioso borgo, le tracce del grecanico (antico idioma greco-calabro), risplendono come autentico scrigno di testimonianze culturali e linguistiche dell’area. Sebbene pochi conoscano ancora l’antico idioma greco-calabro, la sua preservazione è un omaggio alla ricchezza lessicale di un popolo e al suo legame indissolubile con il passato. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, il nostro impegno si basa su uno scambio reciproco di idee non di denaro. Promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20442″] Continua a leggere… Fiumara Butramo: Avventura nella Valle Infernale Fiumara Butramo: Avventura nella Valle Infernale Dal Campolico, a Monte… Continua a leggere… Serro Castellace e la Rotta degli abissi Serro Castellace e la Rotta degli abissi San Pantaleone: Alla… Continua a leggere… Load More [the_ad id=”20183″]

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Gallicianò: Un tuffo nell'anima greca di Calabria

Gallicianò

Gallicianò Un tuffo nell’anima greca della Calabria Gallicianò, incantevole borgo situato nel comune di Condofuri, nella provincia di Reggio Calabria, rappresenta un autentico testimone di epoche antiche. Questo piccolo centro, profondamente radicato nella storia, offre un’esperienza unica per chi desidera immergersi nelle tradizioni e nella cultura locale. Non è solo un borgo, ma un vero e proprio patrimonio da esplorare e custodire, capace di raccontare, attraverso la sua bellezza genuina e la sua storia millenaria, la ricchezza culturale della Calabria.[the_ad id=”20193″] Origini e storia Le radici di Gallicianò risalgono ai tempi più remoti, quando antichi popoli trovavano rifugio tra le valli e le montagne dell’Aspromonte. Il nome del borgo, avvolto nel mistero, potrebbe derivare dalla famiglia romana dei Gallicius, la cui influenza si estendeva su queste terre. Nel corso dei secoli Gallicianò ha attraversato periodi di splendore e tragedia: dall’epoca magnogreca al dominio bizantino, fino al devastante terremoto del 1783 che distrusse gran parte del patrimonio architettonico e causò numerose vittime. Nonostante le avversità il borgo ha conservato il suo fascino antico e la sua identità. [the_ad id=”20193″] Lingua e Cultura Nel cuore di questo borgo calabrese riecheggia ancora il greco di Calabria, un’isola linguistica che rappresenta un baluardo della tradizione ellenica. Qui sopravvive una preziosa testimonianza di un’antica eredità culturale, minacciata dal rischio di estinzione ma gelosamente custodita dalla comunità locale, impegnata nella sua preservazione. Ma la ricchezza culturale di Gallicianò non si esaurisce nella lingua: si manifesta nella musica tradizionale, nella cucina locale, nelle celebrazioni religiose e nei gesti della quotidianità. Questo piccolo centro si configura come un baluardo di tradizioni viventi, resistendo al trascorrere del tempo e custodendo un tesoro inestimabile di storia e identità. Tesori da scoprire Le strette viuzze del borgo, cariche di memoria, conducono a tesori architettonici di grande rilievo, tra cui la chiesa di San Giovanni Battista e il museo etnografico dedicato a ‘Anzel Merianoù’, custodi preziosi di un passato ricco di tradizioni e cultura. Tra le meraviglie da non perdere spicca la chiesa ortodossa di Panaghìa tis Elladas, simbolo di una ritrovata spiritualità e la romantica fontana dell’amore, Cànnalo tis Agàpi in lingua greco calabra, dove tradizione e bellezza naturale si fondono in un incanto senza tempo. Tradizioni e folklore Gallicianò prende vita durante le festività, quando le strade si riempiono di suoni e colori, di balli e canti che celebrano l’identità unica di questo luogo incantato. La festa di San Giovanni Battista (28 e 29 agosto), Patrono del paese, è un’occasione speciale per immergersi nelle tradizioni locali. In questa circostanza, le strade di Gallicianò si riempiono di musica, balli tradizionali e delizie culinarie, offrendo un’esperienza indimenticabile per abitanti e visitatori. Itinerari e passeggiate Immerso in un contesto naturale di grande suggestione, il paese è circondato da una fitta rete di sentieri escursionistici che si snodano attraverso paesaggi selvaggi e incontaminati, regalando ai visitatori vedute mozzafiato e un profondo contatto con l’ambiente. Conclusioni Gallicianò è molto più di un semplice borgo, è un viaggio nel tempo, un’esperienza che nutre l’anima. Con la sua storia affascinante, le sue tradizioni vivide e i suoi paesaggi mozzafiato, cattura l’immaginazione e lascia un’impronta indelebile nel cuore di chiunque abbia la fortuna di visitarlo. Venite ad esplorare i segreti delle sue strade, a gustare i sapori della sua cucina tradizionale e a immergervi nella calda accoglienza della sua gente. In ogni angolo di questo incantevole borgo troverete una storia da scoprire, un sorriso da condividere e un ricordo da custodire per sempre. Gallicianò è pronto ad accogliervi e a regalarvi un’esperienza unica che vi accompagnerà per tutta la vita. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, il nostro impegno si basa su uno scambio reciproco di idee non di denaro. Promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Borgo Cerasara, viaggio nell’agrosud reggino

Borgo Cerasara, viaggio nell’agrosud reggino Iniziamo il nostro viaggio nell’agro sud reggino percorrendo antiche mulattiere modellate dagli zoccoli di cavalli che ci hanno preceduto. Un percorso che si snoda nella storia e nella natura, ricco di emozioni e di inaspettate scoperte. Borgo Cerasara: Un borgo incantato Giungiamo su un piccolo colle, un gioiello nascosto situato tra le frazioni di Croce Valanidi e Bovetto. Questa sella di roccia arenaria custodisce al proprio interno fossili di organismi marini e fluviali, una storia vecchia milioni di anni. Proseguendo a valle incontriamo il pittoresco borgo abbandonato di Cerasara. Un piccolo tesoro adagiato sul pianoro antistante al torrente Pernasiti. Ci addentriamo in un paesaggio che sembra sospeso fuori dal tempo, accompagnati dal silenzio della valle, che ci guida verso un mondo inaspettato. In questo angolo nascosto, il tempo sembra essersi magicamente fermato e ogni dettaglio racconta storie di un passato remoto e affascinante. Il misterioso tunnel di arenaria Durante la nostra esplorazione, nascosto dalla vegetazione, scopriamo un piccolo tunnel misterioso scavato nell’arenaria. Un passaggio enigmatico che collega il paese al vallone adiacente. Esplorazione tra le antiche abitazioni del villaggioProseguiamo il nostro viaggio esplorando le abitazioni circostanti, testimoni silenziose del lento incedere del tempo. Queste strutture resistono stoicamente all’abbandono conservando al loro interno un vero e proprio museo di civiltà contadina. Queste abitazioni, spesso realizzate con materiali locali come pietra e mattoni, mostrano una forte connessione con la storia e la cultura del posto. Questi dettagli non sono solo elementi architettonici, ma vere e proprie finestre sul ricco patrimonio culturale e storico del luogo. Il frantoio nascosto: Una testimonianza del passato Nascosto tra le rovine scopriamo un antico frantoio, un vero e proprio simbolo del passato. Questa antica struttura, sepolta tra le rovine e circondata da mistero, è una testimonianza tangibile della vita e del lavoro di un tempo. Con la sua macina in pietra e l’atmosfera carica di storie, ci offre uno sguardo intimo e suggestivo sulla storia e la cultura del luogo. Incontri inaspettati Mentre stiamo per concludere il nostro viaggio, un inaspettato richiamo dalla cima del versante opposto ci sorprende. Amici escursionisti, attirati dalla nostra presenza nella valle (e dal vivace zampettio dell’immancabile Lilli), ci raggiungono per unirsi a noi. Ecco come trasformiamo ogni escursione in un’esperienza unica e speciale! Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, il nostro impegno si basa su uno scambio reciproco di idee non di denaro. Promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20193″] Continua a leggere… Mocissà e la Valle delle Mummie Mocissà e la Valle delle Mummie Esplora Monte Mocissà e… Continua a leggere… I calanchi di San Lorenzo I calanchi di San Lorenzo Un viaggio straordinario e avventuroso… Continua a leggere… Load More

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