TaCuntu

borgo fantasma

Africo: Chiesa di San Salvatore

Africo

Africo Il borgo fantasma nel cuore dell’Aspromonte. Un luogo sospeso nel tempo, dove le rovine parlano di resilienza e la natura riconquista il suo regno Contenuto 1. Africo2. Le origini del nome: tra greco e latino3. Tracce di un passato perduto4. San Leo: il patrono che unisce Africo e Bova5. Tra isolamento, povertà e resistenza6. La tragica alluvione del 19517. Un esodo forzato: dalle montagne alla costa8. Alla scoperta del borgo fantasma9. I ruderi che parlano10. La processione di San Leo: un filo tra passato e presente11. Conclusioni12. Consigli utili Arroccato su una ripida pendice che domina il torrente Casalinuovo, nel cuore selvaggio dell’Aspromonte, sorge il borgo abbandonato di Africo. Le sue rovine, avvolte da un silenzio quasi sacro, raccontano una storia di resilienza e abbandono.  Cascata Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Cascata Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle… No posts found Le origini del nome: tra greco e latino Il nome di questo paese affonda le sue radici in un passato lontano. Alcuni studiosi lo collegano al greco àprichos (άπριχος), mentre altri lo attribuiscono al latino apricus, entrambi termini legati all’idea di luce, sole, e terre esposte al calore. Ma questa è solo la prima traccia di un viaggio che ci porta indietro nel tempo, tra miti, colonizzazioni e spiritualità. Tracce di un passato perduto Alcune ipotesi suggeriscono la presenza di insediamenti già in epoca pre-magnogreca. Tuttavia, sono i reperti bizantini a testimoniare con maggiore certezza l’esistenza di una comunità organizzata in questa zona. Ma è con l’arrivo dei monaci basiliani, probabilmente già nel X secolo, che Africo assume un ruolo significativo nella spiritualità calabrese. Questi religiosi, in fuga dalle persecuzioni iconoclaste dell’Impero Bizantino, trovarono rifugio tra le asperità dell’Aspromonte, fondando eremi e monasteri che divennero centri di cultura e fede. San Leo: il patrono che unisce Africo e Bova In epoca normanna, tra l’XI e il XII secolo, Africo fu legata a una figura di grande importanza religiosa: San Leo, patrono del paese. La tradizione narra che il santo nacque a Bova, uno dei borghi più iconici della Calabria grecanica, e che compì i suoi studi nel convento basiliano della SS. Annunziata di Africo prima di abbracciare la vita monastica. Questo legame tra Africo e Bova non è solo spirituale, ma anche storico e culturale, testimonianza di un’epoca in cui la Calabria era crocevia di popoli, lingue e tradizioni. Tra isolamento, povertà e resistenza Nel 1928, Umberto Zanotti Bianco – studioso e attivista meridionalista – si avventurò tra i sentieri impervi dell’Aspromonte per raggiungere Africo, un borgo arroccato nella Calabria più remota. Al suo fianco, il giovane Manlio Rossi Doria, futuro grande economista agrario. Quello che trovarono fu un microcosmo di sofferenza e abbandono, una realtà lontana anni luce dall’Italia che avanzava verso la modernità. Le case, molte ancora ferite dal terremoto del 1908, sembravano aggrappate alla montagna in bilico tra rovina e resistenza. Il paese era isolato geograficamente, tagliato fuori dalle vie di comunicazione, e la povertà era talmente radicata da plasmare ogni aspetto della vita quotidiana. A peggiorare la situazione, tasse indiscriminate gravavano su una popolazione che già faticava a sfamarsi. Lo Stato sembrava aver dimenticato Africo, lasciando i suoi abitanti in un limbo di sopravvivenza primitiva. La tragica alluvione del 1951 Nell’autunno del 1951, una violenta alluvione si abbatté sui paesi di Africo e Casalnuovo. In pochi giorni, fiumi di fango e detriti travolsero case, strade e campi, lasciando dietro di sé nove vittime (tre ad Africo, sei a Casalnuovo) e un paesaggio irriconoscibile. Le autorità, di fronte all’entità della catastrofe, non ebbero alternative: i due centri furono evacuati. Migliaia di persone, con indosso solo ciò che erano riuscite a salvare, furono costrette ad abbandonare la loro terra.[the_ad id=”20365″] Un esodo forzato: dalle montagne alla costa Per anni, vissero in campi profughi, in attesa di un futuro incerto. Solo all’inizio degli anni ’60 sorse Africo Nuovo, un borgo costruito ex novo lungo la costa ionica. Ma la transizione non fu semplice: il comune rimase senza confini ufficiali fino al 1980, mentre la sua gente, una volta legata ad un’economia rurale povera ma autosufficiente, si ritrovò sradicata, in bilico tra passato e presente. Alla scoperta del borgo fantasma L’accesso al borgo è già di per sé un’avventura. Una mulattiera impervia, percorribile solo a piedi negli ultimi tratti, serpeggia tra la vegetazione rigogliosa, evocando l’isolamento e i pericoli che caratterizzavano la vita degli abitanti. I ruderi che parlano Tra i resti più riconoscibili spicino all’ingresso del paese c’è la scuola elementare intitolata a Umberto Zanotti Bianco, il politico che immortalò Africo nei suoi scritti, descrivendone la poesia e le difficoltà. Poco distante, i ruderi del Municipio testimoniano quello che un tempo era il cuore amministrativo del borgo.Proseguendo tra la vegetazione, si incontrano i resti della Chiesa di San Salvatore, con il suo campanile ancora in piedi e la campana in bronzo, muta da decenni. Accanto, il cimitero custodisce lapidi ormai illeggibili: qui i defunti riposarono fino al 1999, prima di essere trasferiti nella nuova Africo, costruita dopo il disastro. La processione di San Leo: un filo tra passato e presente Non tutto è perduto nel silenzio di Africo Antico. Ogni anno, a maggio, dal 1972, i fedeli tornano qui per celebrare San Leo, patrono del paese. Una suggestiva processione parte da Africo Nuova e raggiunge i ruderi della chiesa di San Leo, riportando per un giorno vita e devozione tra queste pietre dimenticate. Conclusioni Africo Antico non è solo una meta, ma un’esperienza emozionale. Un viaggio qui non è solo un’escursione, ma un pellegrinaggio nella memoria. Un luogo da scoprire per chi ama camminare tra storia e natura, lontano dai percorsi turistici convenzionali. Bova Bova Alla scoperta di Bova: Il cuore della Calabria greca Nel cuore della Calabria… Roghudi Vecchio Roghudi Vecchio Roghudi Vecchio, pittoresco borgo di origini greche, sorge tra le… Gallicianò Gallicianò Un tuffo nell’anima greca della Calabria Gallicianò, incantevole… No posts found Consigli utili Abbina la visita di Africo a un tour della Costa dei Gelsomini e dei borghi grecanici

Africo Leggi tutto »

Da Ortì ad Arasì alla scoperta di Perlupo

Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo

Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Un’antica via si snoda tra i resti di un mondo perduto e sussurra memorie di un passato che ancora respira tra le pieghe dei monti Share Tra le alture di Ortì Tra le suggestive alture di Ortì, piccola frazione a circa 30 minuti da Reggio Calabria, si apre un sentiero che conduce tra i resti silenziosi di un passato dimenticato. A 667 metri sul livello del mare, nella località di Passo di Arasì, un’antica via si fa strada tra la fitta vegetazione evocando memorie di un passato che ancora vive tra questi monti. Perlupo: Il fascino senza tempo di un borgo dimenticato Davanti a noi, situato su un piccolo promontorio all’interno della valle,  si mostra il suggestivo borgo abbandonato di Perlupo noto localmente come “Pirrupu” (dal dialetto, “burrone“). L’antico insediamento si colloca in un contesto paesaggistico di straordinario valore storico e naturalistico. La sua posizione, infatti, offre una vista di rara suggestione sul torrente Annunziata e sulle acque dello Stretto di Messina.  Un sentiero tra memorie e natura Avanziamo lungo un sentiero stretto, fiancheggiato da casolari abbandonati e frammenti di un passato rurale. La vegetazione, fitta e vorace, nasconde un antico mulino, custode di storie dimenticate.  Tra i ruderi e il silenzio di Perlupo: Il passato che vive nei dettagli Giunti ai piedi del borgo, ci attende una ripida salita, un’ultima prova prima di accedere al cuore del paese. Qui, tra i ruderi di case, ovili e frantoi, ci muoviamo con rispetto, immersi in un’atmosfera carica di magia e di silenzio, che amplifica il significato di questi luoghi. Memorie tra le rovine di un borgo perduto L’eco di un’epoca lontana risuona tra le rovine di questo antico insediamento, citato nei testi storici come uno dei borghi colpiti dalle incursioni saracene del X secolo. Un tempo cuore pulsante di una comunità dedita all’agricoltura, il villaggio prosperava grazie alla fertilità delle sue terre e ai vivaci scambi commerciali con i centri vicini, di Trizzino, Arasì, Ortì, Straorino e Reggio Calabria.   Avventura selvaggia tra canne e dirupi Ci lasciamo alle spalle Perlupo, pronti a riprendere il cammino verso la località Alitio, snodo cruciale del sentiero di ritorno. L’impresa si presenta più complessa del previsto, l’accesso al greto del torrente Annunziata è più volte ostacolato da una fitta vegetazione di canne e rovi che nascondono insidiosi dirupi. Dopo una faticosa marcia nel cuore selvaggio della zona, raggiungiamo finalmente l’alveo del fiume, dove un varco umido e fangoso ci introduce in una gola angusta che ne aumenta il fascino dell’avventura. Verso Arasì: oltre la gola, il fascino della valle ai piedi del borgo Ci aggrappiamo agli arbusti per superare i costoni terrosi che si affacciano sul corso d’acqua, mentre il sentiero si snoda in un intreccio di radici e rocce. Superata la gola, il paesaggio si apre su un falso piano che si estende tra due promontori, offrendo una vista suggestiva sulla valle ai piedi del Borgo di Arasì. L’incontro con Antonio: La magia dell’ospitalità calabrese Lungo il cammino, incontriamo Antonio, un agricoltore dal sorriso sincero, di ritorno dai campi. Il suo passo è anticipato dal festoso abbaiare del suo fedele cagnolino, che si lancia in una corsa giocosa, subito accolto dall’esuberanza di Lilli. Con la naturale ospitalità della gente di questi luoghi, Antonio ci offre un passaggio sul retro del suo veicolo cassonato che noi accettiamo di buon grado. Camminare di notte Camminare di notte è ormai un rito, un’esperienza che riaccende l’emozione e alimenta il senso di avventura. Salutiamo il Borgo di Arasì che alle nostre spalle brilla tra i monti. Davanti, la città di Reggio Calabria si apre come un faro luminoso sulle acque dello Stretto. Anche questa volta torniamo a casa con il peso della stanchezza, ma con la ricchezza delle nostre conquiste e dei panorami che rimarranno impressi nella memoria. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Benvenuti Ciao sono Claudio, insieme a Monika e alla piccola Lilli giro per la Calabria in cerca di nuovi luoghi da esplorare e da raccontare. Diario di viaggio raccoglie tutte le nostre avventure, se vuoi sapere qualcosa in più su di noi e sulla nostra passione ‘clicca qui‘ Seguici sui social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram I nostri video racconti Consigli utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: difese efficaci per il tuo cane Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia Continua a leggere… Diario di viaggio Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Rocca di Varva: tra natura, geologia e benessere Un cammino esperienziale tra uliveti, silenzi e rocce… Continua a leggere… Diario di viaggio Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Trekking, storia e spiritualità nel… Continua a leggere… Diario di viaggio Lago Costantino: la mia prima grande avventura Lago Costantino: la mia prima grande avventura Il racconto di una esplorazione indimenticabile che ha… Continua a leggere… Rubriche Cascata di Mazzulisà Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte, dove… Continua a leggere… Diario di viaggio Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle gole del torrente… Continua a leggere… Diario di viaggio Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Un viaggio affascinante tra… Continua a leggere… Diario di viaggio Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Preparati a

Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Leggi tutto »