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Monte La Croce

Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse

Alla scoperta di Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Scopri panorami mozzafiato, antichi sentieri e misteri geologici: un’emozionante avventura ti aspetta a due passi da Reggio Calabria! L’itinerario prende vita tra i suggestivi Comuni di Motta San Giovanni e Montebello Ionico, a pochi chilometri dalla Città di Reggio Calabria. Qui, scenari di straordinaria bellezza rivelano l’atmosfera unica di una terra che si racconta attraverso i luoghi, dove il tempo rallenta e il paesaggio diventa un rifugio di silenzi e di pace. Da Santolario a Monte La Croce Il nostro viaggio inizia dalla località di Santolario (nella frazione di Lazzaro, Comune di Motta San Giovanni). Un percorso scosceso si fa strada lungo una dorsale che segna l’inizio di un’avventura inattesa.Lasciamo alle nostre spalle la fresca brezza marina e la straordinaria bellezza della costa reggina mentre con entusiasmo ci avviciniamo alla sommità di Monte La Croce. Giunti in vetta il panorama permette di cogliere con maggiore intensità ogni dettaglio e sfumatura del paesaggio naturale circostante. Un susseguirsi di cime sempre più prominenti vengono improvvisamente collegate da un itinerario immaginario che nella nostra mente prende forma e concretezza, tracciando un’avventura che cresce in altezza ed intensità. E mentre il sole inizia a scaldarci, le montagne sembrano trasformarsi diventando non solo un obiettivo, ma compagne di viaggio di un cammino sempre più avvincente ed emozionante. È la bellezza di un passaggio che cresce dentro di noi, di una natura che non si limita a essere sfondo, ma diventa parte del nostro stesso percorso. Fossili marini e rocce monumentali Proseguiamo, dunque, la nostra esplorazione percorrendo uno sterrato che ci conduce a valle. Durante il cammino la nostra attenzione viene attratta dalla presenza di fossili marini e piccole cavità ricavate nella roccia, ripari naturali per la fauna che abita queste terre. Giunti in località Fale monumentali blocchi di roccia variamente sovrapposti giacciono immobili evocando lontane analogie con le più celebri e imponenti pietre di Stonehenge. [the_ad id=”20193″] Falde della Madonna. Una sottile magia alimenta la nostra sfida Davanti a noi il massiccio di Falde della Madonna si staglia imponente, un colosso di pietra silenzioso che cattura lo sguardo e accende l’immaginazione. La sua presenza è magnetica, quasi ancestrale, e ci invita a un dialogo intimo con l’ambiente che ci ospita.Salirvi richiederebbe più tempo di quanto ne abbiamo a disposizione, ma la mente inizia a disegnare i contorni della prossima avventura fatta di sogni, di strategie e di quella sottile magia che alimenta ogni nostra sfida. Un viaggio così non si misura in chilometri, ma in emozioni Un nuovo giorno si profila all’orizzonte e con esso, la voglia inesauribile di scoprire. Qui, tra rocce e leggende, la storia si intreccia con quella del paesaggio, in una narrazione senza fine in cui la meraviglia è protagonista assoluta.Durante l’avvicinamento, lo scenario muta in un quadro vivo e pulsante. Le suggestive Rocche di Stinò, di Molaro, di Prastarà e, in lontananza, l’intrigante profilo di Pentedattilo si mostrano in tutta la loro maestosità. Luoghi di leggende e resilienza caratterizzati da imponenti conformazioni rocciose di incredibile suggestione e fascino. Un viaggio così non si misura in chilometri, ma in emozioni. Terrazzamenti, simboli di resilienza e ingegnosità In questo angolo di mondo, la natura appare arida, quasi ostile, con una bellezza cruda e selvaggia che disegna ogni promontorio. Il percorso si snoda tra ripidi “gadduni” (valloni) ed un’intricata vegetazione di “buccisse”. Un intreccio visivo segnato dalle cicatrici di incendi che hanno alterato, a volte irrimediabilmente, il paesaggio e la sua antica vocazione agricola e pastorale. Sui versanti scoscesi sorgono ancora oggi i resti di antichi terrazzamenti, mosaici agricoli che narrano una memoria collettiva di ingegno e resistenza. Posti lungo le dorsali più accidentate e apparentemente impraticabili, questi manufatti trasformavano l’impossibile in opportunità, frenando il lavaggio, contrastando le frane e preservando il fragile equilibrio ambientale. Queste opere non sono solo un retaggio del passato, ma simboli di resilienza e ingegnosità, che continuano a raccontare la storia di una comunità legata alla sua terra. Un misterioso monolite testimone di una storia geologica antichissima La nostra esplorazione prosegue conducendoci tra queste alture dove, ad ogni passo, il panorama si apre ad una visione mozzafiato.Dalla vetta, il nostro sguardo si volge al Monte La Croce, punto di partenza del nostro viaggio, alla nostra destra il comune di Motta San Giovanni domina con eleganza e rigore l’intera valle, mentre, all’interno di una vertiginosa veduta, un rivolo d’acqua percorre lentamente il letto della Fiumara di Lazzaro.Ed è proprio da questa posizione che scorgiamo in lontananza, un monolite dalla forma peculiare, immobile testimone di una storia geologica antichissima.Spinti dalla forza irresistibile di un nuovo obiettivo, decidiamo di rimandare ad altra data la scoperta di quel luogo. Inizia la vera sfida: Tra affacci vertiginosi e paesaggi selvaggi Non potendo lasciare che la nostra indagine restasse incompiuta, ripartiamo dopo qualche tempo, determinati a svelare il mistero del monolite. Il nostro cammino ci conduce su una lingua di terra che domina la località di Cacalupo offrendo un’ottima prospettiva per comprendere le forme dei rilievi circostanti e orientare i nostri passi.Proseguiamo su uno sterrato che ci guida sul promontorio di Contrada Malasca. La vegetazione cambia sfumatura e il paesaggio si fa ancora più selvaggio, mentre scendiamo verso la località Farmacina. È qui che inizia la vera sfida: una discesa lungo un crinale fragile e scosceso, dove il terreno accidentato si fonde con una vista vertiginosa. Le prache: profonda connessione tra l’uomo e la sua terra Ma non è solo la natura a raccontare storie! Camminando, ci imbattiamo in affascinanti costruzioni rurali, testimonianze silenziose della storia del luogo. Le pietre di queste strutture, chiamate “prache”, sono disposte con un’abilità semplice e spontanea. Poste in opera senza leganti e connessioni, svelano la tecnica e l’ingegno dell’architettura popolare. Rocce di modeste dimensioni, spesso estratte dal luogo stesso della costruzione, venivano abilmente assemblate per la realizzazione di antichi abituri e ricoveri di animali. Il risultato è un’armonia di linee essenziali che dialogano perfettamente con il paesaggio, fondendo funzione e bellezza, economia e semplicità. Ogni struttura sembra respirare con il territorio

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Oltre l'invalicabile. Alla scoperta della cascata ra campana e della Fiumara Torno

Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno

Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno Rivivi le emozioni più intense del nostro viaggio. Scopri il magnetismo di luoghi remoti e inesplorati. Avventura nella Fiumara Torno Come sempre la stagione estiva diventa occasione ideale per affrontare nuove imprese e sbloccare obiettivi lasciati irrisolti. Anche quest’anno tornano protagoniste le fresche acque della fiumara Torno che scorrono per oltre 12 km fino al borgo di Motticella e dividono idrograficamente i comuni di Brancaleone e Bruzzano Zeffirio.  La sfida dell’invalicabile Il nostro ritorno ha un unico obiettivo: superare l’invalicabile. Una cascata di modeste dimensioni che si tuffa con forza in una gurna ampia e profonda. Non lasciatevi ingannare dalla sua apparenza contenuta: ciò che le manca in altezza, lo compensa in ostilità. Non a caso, ha conquistato con merito il titolo di invalicabile. Le pareti che la circondano, infatti, sono concave, lisce come vetro, prive di appigli, e rendono ogni tentativo di superarla un confronto diretto con la natura stessa.[the_ad id=”20365″] L’accesso al torrente Il greto del torrente è facilmente raggiungibile percorrendo in discesa un breve sterrato. Il primo tratto si rivela una piacevole passeggiata, un invito alla destrezza e alla cautela mentre ci si muove su rocce scivolose e continui passaggi in ambienti umidi e primitivi. Gurnali da Campana Il cammino prosegue all’interno di un canyon sempre più stretto, scolpito nel tempo da acque antiche e silenzi profondi. Alla fine di questo sinuoso passaggio, si apre improvvisamente un’ampia conca localmente conosciuta come ‘Gurnali da Campana‘. Davanti a noi, una cascata di piccole dimensioni si riversa all’interno della profonda  vasca naturale con un fragore sommesso, accrescendo il senso di rara bellezza che caratterizza l’intera area. La difficoltà oggettiva nel superarla rappresenta un ulteriore banco di prova per chi tenta di spingersi oltre, ponendo ancora una volta la natura come guardiana silenziosa di questo angolo primordiale e inalterato. La conquista dell’invalicabile Il nostro approccio è più riflessivo rispetto agli anni precedenti. Non ci lanciamo in improbabili scalate, ma studiamo attentamente le pareti alla ricerca di vulnerabilità da sfruttare con intelligenza e tecnica. Tra le fessure della roccia notiamo un buon punto di ancoraggio all’interno del quale fissare una corda. Un’intuizione geniale che cambierà la narrazione di questa storia e permetterà di raggiungere un incredibile risultato. La vittoria Dopo vari tentativi la corda si rivela un utile appoggio per espugnare la parete. Dall’alto godiamo l’istante della conquista. Immortaliamo con soddisfazione l’invalicabile valicato proiettando la nostra avventura verso un nuovo corso. Un nuovo inizio Il nostro viaggio comincia proprio dal nuovo mondo, primitivo e primordiale. Sopra di noi, pareti a strapiombo sembrano inghiottire il nostro passaggio. Qui non siamo chiaramente i benvenuti! Gli ostacoli si moltiplicano, i guadi sempre più profondi e il fracasso dell’acqua sempre più tonante sembra inibire il nostro entusiasmo. Scrutiamo con attenzione le imponenti falesie che si fanno vive al nostro passaggio. Avventura, adrenalina, incoscienza, paura! Questo luogo ci attrae e ci respinge. La sfida continua Restiamo discreti, ci muoviamo con cautela cercando un varco per uscire da questo incredibile paesaggio che amiamo e temiamo in ugual misura. Siamo quasi alla fine, le carte ci indicano una possibile via d’uscita. Verso la civiltà Percorriamo mani e piedi un rovinoso pendio posto sulla sinistra idrografica del fiume. Sulla pelle i segni indelebili del nostro passaggio. Meno di 700 metri ci separano dall’asfalto. Ogni passo ci avvicina alla meta mostrando dall’alto il nostro intrepido trascorso. Attraversiamo la località di S. Caterina, concludendo così un’avventura che ha testato i nostri limiti e ampliato i nostri orizzonti. E mentre l’asfalto si avvicina, sorridiamo sapendo che questa è solo una tappa del nostro interminabile viaggio. Perché, alla fine, è là fuori che sentiamo di appartenere, dove ogni passo è una scoperta e ogni fine è solo l’inizio di qualcosa di straordinario. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! 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Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20442″] Continua a leggere… Consigli Utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Cani da pastore: ecco come gestire l’incontro con calma e sicurezza Scopri come affrontare al meglio… Continua a leggere… Rubriche Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Contenuto 1. Zecche: cosa sono e come… Continua a leggere… Rubriche Zecche: difese efficaci per il tuo cane Zecche: difese efficaci per il tuo cane Se hai un cane, sai bene quanto sia importante proteggerlo dalle… Continua a leggere… Consigli Utili Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Contenuto 1. 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Cascate Lafricegli

La magia delle Cascate Lafricegli

La magia delle cascate Lafricegli Alla scoperta di un paradiso nascosto tra le pieghe dei monti aspromontani. Pronti per l’avventura? Share Contenuto 1. Alla scoperta delle Cascate Lafricegli2. Santa Cristina d’Aspromonte: Un paradiso naturale da scoprire3. L’inizio del cammino: Piani di Zervò4. Un percorso selvaggio5. La prima grande cascata: Lafricegli 16. Una natura primitiva e lussureggiante7. Il pranzo ai piedi della cascata8. La sfida finale: l’ultima cascata9. La conquista di Lafricegli 210. Il ritorno11. Un incontro memorabile12. Conclusioni Avvertenza Gli itinerari pubblicati su TaCuntu hanno carattere esclusivamente descrittivo e riflettono esperienze personali. Essi non costituiscono guide ufficiali, né consigli professionali. I percorsi possono includere sentieri poco evidenti, crinali esposti e terreni instabili. Chiunque decida di intraprendere gli itinerari descritti lo fa a proprio rischio e pericolo. Per la sicurezza personale, si raccomanda di:– Affidarsi a guide locali esperte;– Non percorrere da soli itinerari non segnati o poco conosciuti;– Utilizzare equipaggiamento adeguato e strumenti di orientamento idonei;– Verificare preventivamente le condizioni meteorologiche e del terreno. TaCuntu e i suoi gestori declinano ogni responsabilità per danni, infortuni, incidenti o perdite di qualsiasi tipo derivanti dall’utilizzo delle informazioni presenti sul sito. L’escursionismo deve essere praticato con prudenza, preparazione e rispetto del territorio. Alla scoperta delle Cascate Lafricegli Il nostro viaggio prosegue attraverso gli scenari incantevoli dell’Aspromonte, custode di inesauribili segreti e incredibili meraviglie. Le calde giornate di giugno ci spingono verso quote più elevate, dove il clima più fresco e la confortevole ombra dei grandi faggi mitigano le temperature e offrono un piacevole rifugio dalla calura estiva.  Santa Cristina d’Aspromonte: Un paradiso naturale da scoprire Ci troviamo a Santa Cristina d’Aspromonte, suggestivo Comune in provincia di Reggio Calabria. Questo luogo offre una natura variegata e affascinante. Nella zona bassa predominano uliveti secolari, testimoni di una tradizione agricola millenaria. Salendo di quota gli ulivi cedono il passo a boschi rigogliosi di querce e lecci. Sulle vette più alte, infine, si ergono maestosi pini, faggi e abeti, creando un ambiente montano di grande fascino e suggestione. Questa varietà di vegetazione, unita alla presenza di fauna selvatica, fa di Santa Cristina d’Aspromonte un paradiso per gli amanti della natura e dell’escursionismo. Sentieri e percorsi immersi nel verde permettono di esplorare i diversi ambienti naturali, regalando emozioni indimenticabili. Un vero e proprio mosaico naturale, dove la natura si esprime in tutta la sua bellezza e varietà, rendendo questa località una meta ideale per chi desidera immergersi in un’oasi di pace e tranquillità. L’inizio del cammino: Piani di Zervò Il nostro viaggio prende il via nell’affascinante cornice dei Piani di Zervò, presso l’ex sanatorio Vittorio Emanuele III, un’area naturale di singolare bellezza situata nel cuore del Parco Nazionale d’Aspromonte. Tuttavia, il nostro percorso sarà tutt’altro che definito. Come spesso accade, le nostre ricerche ci spingono in luoghi impervi e poco praticati nell’estremo tentativo di raggiungere l’obiettivo programmato. Le misteriose cascate, infatti, sono rese ancora più enigmatiche e leggendarie dalle scarse, o quasi nulle, informazioni che abbiamo reperito dalle fonti a nostra disposizione. Un percorso selvaggio Carichi di aspettative abbandoniamo presto il Sentiero Serro Muzzu per addentrarci in una fitta vegetazione di felci ed eriche seguendo il corso di un torrente che separa idrograficamente i Piani di Zervò dalla località Modera di Panacuma. Costeggiamo i ripidi declivi che fiancheggiano il fiume, superando abilmente piccoli salti d’acqua che aumentano progressivamente di altezza, fino a giungere a monte della prima grande verticale. skip render: ucaddon_post_list La prima grande cascata: Lafricegli 1 L’avvicinamento alla cascata ci pone davanti ad un’ardita impresa. La discesa lungo il versante idrografico sinistro del torrente si rivela dirupata e scivolosa. Un manto di foglie ammortizza i nostri passi, mentre Lilli, nostra guida, si muove con destrezza lungo la scoscesa dorsale. Finalmente, davanti ai nostri occhi si innalza uno spettacolare salto d’acqua di circa 30 metri, custodito tra poderosi costoni rocciosi ricoperti di muschi e licheni. Una natura primitiva e lussureggiante La bellezza di questa cascata ci pone di fronte a una natura selvaggia e lussureggiante. Un luogo primitivo dove la vegetazione mediterranea si mescola a quella subtropicale delle antiche foreste pluviali. L’ambiente circostante sembra immune alle interferenze umane, mantenendo intatta la sua autenticità e incontaminata asperità.  Il pranzo ai piedi della cascata Immortaliamo la nostra presenza sotto il fragoroso scroscio delle cascate consumando il nostro pranzo ai piedi della cascata. L’acqua nebulizzata si perde nell’aria temperando la nostra fatica. La purezza del luogo e la sua straordinaria biodiversità offrono un’esperienza sensoriale unica, un’immersione totale in un ecosistema che sembra sospeso nel tempo. La sfida finale: l’ultima cascata Rinfrancati, proseguiamo lungo il torrente raggiungendo l’estremità proibita dell’ultimo salto. Una vertiginosa caduta di circa 50 metri si perde nel vuoto, proseguendo il suo percorso in una valle sempre più impenetrabile. La conquista di Lafricegli 2 Con ostinata determinazione decidiamo di affrontare la cascata dal basso consapevoli che il ritorno comporterà un notevole sforzo fisico. Ed proprio quando si è al limite che bisogna dare il massimo, no? Il percorso è una prova di resistenza e forza di volontà. Procediamo lungo un arduo declivio, giungendo finalmente ai piedi dell’ultima cascata: Lafricegli 2. Un massiccio costone umido trasmette una presenza imponente e silenziosa. La roccia bagnata sotto i nostri piedi testimonia il potere dell’acqua che scorre vigorosa. Giunti al punto più basso, la soddisfazione di aver raggiunto il nostro obiettivo è palpabile. Tuttavia, la vera sfida è ancora davanti a noi: il ritorno. Il ritorno Con il corpo affaticato e la mente focalizzata, ci prepariamo ad affrontare il difficile cammino in salita. Ogni passo è un test di resistenza, ogni respiro un segno della nostra determinazione. Risalendo il pendio, il sentiero iniziale appare come un miraggio. Ma non ci arrendiamo! Con tenacia e forza di volontà superiamo ogni ostacolo trovando nel sostegno reciproco la motivazione per continuare. Un incontro memorabile Mentre ci avviamo verso la conclusione di questa avventura due caprioli ci appaiono all’improvviso quasi a voler salutare il nostro passaggio. Un incontro che suggella una giornata già indimenticabile, un momento che rimarrà scolpito nella nostra memoria. Conclusioni Abbiamo esplorato e conquistato le

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Nel cuore della Calabria meridionale, posta su un'altura che domina il mar Ionio, sorge la cittadina di Bova. Scopri su TaCuntu!

Bova

Bova Alla scoperta di Bova: Il cuore della Calabria greca Share Contenuto 1. Bova2. Un viaggio nel tempo3. La cultura grecanica4. L’accoglienza di un mondo autentico5. Arte e architettura6. Escursioni e natura7. Affidarsi alle guide locali: Un valore aggiunto8. Come arrivare9. Conclusione Avvertenza Gli itinerari pubblicati su TaCuntu hanno carattere esclusivamente descrittivo e riflettono esperienze personali. Essi non costituiscono guide ufficiali, né consigli professionali. I percorsi possono includere sentieri poco evidenti, crinali esposti e terreni instabili. Chiunque decida di intraprendere gli itinerari descritti lo fa a proprio rischio e pericolo. Per la sicurezza personale, si raccomanda di:– Affidarsi a guide locali esperte;– Non percorrere da soli itinerari non segnati o poco conosciuti;– Utilizzare equipaggiamento adeguato e strumenti di orientamento idonei;– Verificare preventivamente le condizioni meteorologiche e del terreno. TaCuntu e i suoi gestori declinano ogni responsabilità per danni, infortuni, incidenti o perdite di qualsiasi tipo derivanti dall’utilizzo delle informazioni presenti sul sito. L’escursionismo deve essere praticato con prudenza, preparazione e rispetto del territorio. Nel cuore della Calabria meridionale, posta su un’altura che domina il mar Ionio, sorge la cittadina di Bova. Considerata uno dei borghi più belli d’Italia, un gioiello di storia e cultura, rappresenta uno degli ultimi baluardi della lingua e delle tradizioni grecaniche in Italia. Tappa obbligatoria per chiunque voglia scoprire l’anima autentica della Calabria. Un viaggio nel tempo Bova, conosciuta anche come “Vùa” in greco-calabro, vanta una storia millenaria, con insediamenti che risalgono al neolitico. La zona è culla secolare della minoranza linguistica ellenofona di Calabria, non a caso denominata Bovesia. Situata sul versante ionico meridionale dell’Aspromonte, ha preservato intatte le sue tradizioni e la sua cultura grazie a una combinazione di fattori storici e geografici. La difficoltà nei collegamenti e l’asperità dell’entroterra, infatti, hanno trasformato l’intera area grecanica in una vera e propria isola culturale, un baluardo di identità e resilienza.La posizione elevata di Bova ne fece un rifugio durante le incursioni saracene, similmente a molti altri centri storici della Calabria meridionale.  La cultura grecanica Il greco-calabro, o grecanico, è una delle lingue minoritarie più antiche d’Italia, parlata da una piccola comunità di persone nella zona di Bova. L’influenza bizantina, infatti, è evidente nella lingua, nella cultura e nell’architettura locale. Questo dialetto, oggetto di studi linguistici e culturali, è un diretto discendente del greco antico e rappresenta un patrimonio immateriale di inestimabile valore. Viene tramandato oralmente di generazione in generazione, mantenendo vive le antiche tradizioni linguistiche e culturali della Magna Grecia.  L’accoglienza di un borgo autentico Gli abitanti di Bova sono noti per la loro ospitalità. Le piccole botteghe artigiane e i ristoranti del borgo offrono prodotti tipici di alta qualità. Non si può visitare Bova senza assaggiare i deliziosi formaggi locali, le ricotte, i salumi e la famosa ‘lestopitta’ antico pane dalle origini greche, un connubio di sapori che riflette l’anima stessa del territorio.  Arte e architettura Bova vanta anche un ricco patrimonio artistico. La Cattedrale di San Leo, con la sua facciata imponente e gli interni decorati, è un esempio significativo di architettura religiosa. I resti del castello di origine normanna racchiudono in sé il leggendario mito dell’”Orma della Reggina”. Secondo questa antica leggenda, bastava che il piede di una fanciulla combaciasse perfettamente con quello della Regina fondatrice per far sì che la roccia si aprisse svelando il tesoro custodito al suo interno.  Escursioni e natura Nascosto tra i suggestivi vicoli dell’antico borgo di Bova, si snoda il Sentiero della Civiltà Contadina. Questo percorso, vero e proprio museo all’aperto, offre un viaggio affascinante nel mondo della cultura contadina offrendo ai visitatori un’immersione autentica nella cultura rurale di un tempo. Per gli amanti della natura, Bova è il punto di partenza ideale per esplorare il Parco Nazionale dell’Aspromonte. Sentieri escursionistici ben segnalati conducono attraverso paesaggi mozzafiato offrendo un’esperienza unica e suggestiva. Una delle escursioni più popolari è il Sentiero dell’Inglese, un percorso storico che segue le tracce lasciate da Edward Lear, paesaggista inglese che esplorò la Calabria a metà Ottocento.  Affidarsi alle guide locali: Un valore aggiunto Per vivere appieno l’esperienza di Bova e dei suoi dintorni, è altamente consigliato affidarsi alle guide locali. Questi esperti del territorio non solo conoscono i sentieri migliori e più sicuri, ma possono anche arricchire l’escursione con racconti e aneddoti che rivelano la cultura e le tradizioni del luogo. Come arrivare Raggiungere Bova non è difficile, ma richiede un po’ di pazienza. Da Reggio Calabria, si percorre la SS106 fino a Melito di Porto Salvo, per poi seguire le indicazioni verso Bova lungo una strada panoramica che serpeggia tra le colline. Il viaggio, seppur tortuoso, è ripagato dalla bellezza del paesaggio e dalla scoperta di un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Conclusione Bova è un luogo che incanta e sorprende, dove tradizione e natura si fondono in un equilibrio perfetto. Visitare questo borgo significa immergersi in una realtà autentica, lontana dal turismo di massa, e scoprire una Calabria diversa, fatta di storie antiche e panorami mozzafiato. Per chi cerca una destinazione unica, ricca di cultura e bellezze naturali, Bova rappresenta una scelta ideale. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure skip render: ucaddon_post_list Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Cascata Ninarello, poderosa verticale di 50 mt. Scopri su TaCuntu

Cascata Ninarello

Cascata Ninarello Una meraviglia nel cuore di Piminoro Share Contenuto 1. Un sentiero tra tesori naturali2. Come avvicinarsi alla cascata? Avvertenza Gli itinerari pubblicati su TaCuntu hanno carattere esclusivamente descrittivo e riflettono esperienze personali. Essi non costituiscono guide ufficiali, né consigli professionali. I percorsi possono includere sentieri poco evidenti, crinali esposti e terreni instabili. Chiunque decida di intraprendere gli itinerari descritti lo fa a proprio rischio e pericolo. Per la sicurezza personale, si raccomanda di:– Affidarsi a guide locali esperte;– Non percorrere da soli itinerari non segnati o poco conosciuti;– Utilizzare equipaggiamento adeguato e strumenti di orientamento idonei;– Verificare preventivamente le condizioni meteorologiche e del terreno. TaCuntu e i suoi gestori declinano ogni responsabilità per danni, infortuni, incidenti o perdite di qualsiasi tipo derivanti dall’utilizzo delle informazioni presenti sul sito. L’escursionismo deve essere praticato con prudenza, preparazione e rispetto del territorio. Nelle vicinanze del pittoresco borgo di Piminoro, suggestiva frazione montana del Comune di Oppido Mamertina, si celano percorsi torrentistici e naturalistici di straordinaria bellezza. Un rifugio perfetto per chi desidera vivere esperienze indimenticabili e scoprire la bellezza selvaggia dell’Aspromonte. Tra le gemme di questo paesaggio mozzafiato spiccano le Cascate Ninarello, con una verticale spettacolare di quasi 50 metri, che lasciano senza fiato chiunque vi si trovi davanti. Ma non sono le sole: l’intera zona è animata dalla forza dell’acqua, come dimostra “U schicciu da cataratta”, una poderosa cascata di circa 40 metri che segna il punto culminante del torrente Ferrandina. Un sentiero tra tesori naturali L’approccio alla Cascata Ninarello avviene attraverso un sentiero immerso in una lussureggiante vegetazione. All’interno di questo luogo primordiale si celano tesori naturali come la Grutta dei Quatrari (grotta dei ragazzini), un tunnel di circa sessanta metri che si perde nel cuore della terra. Inserita nel Catasto delle Grotte della Calabria con il numero identificativo “Cb 431” è un tesoro nascosto che aspetta solo di essere esplorato! Come avvicinarsi alla cascata? L’accesso a questo spettacolo naturale offre due alternative, ciascuna richiedente specifiche competenze.Per gli appassionati di canyoning, è possibile affrontare la discesa lungo il corso del Ninarello con l’ausilio di corde e una preparazione adeguata. Tuttavia, questa impresa richiede una conoscenza approfondita delle tecniche e una buona dose di coraggio.Per coloro che preferiscono un’esperienza più tranquilla, l’escursionismo offre un percorso ad anello di moderata difficoltà. Si consiglia sempre di intraprendere queste avventure in compagnia di guide locali esperte, che possono garantire una navigazione sicura attraverso i tesori naturali di questo suggestivo territorio. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure skip render: ucaddon_post_list Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia Continua a leggere… skip render: ucaddon_uc_card_post_carousel Questo è un avviso In questo articolo, troverai link di affiliazione Amazon e Google Adsense. Se acquisti tramite link Amazon, o clicchi sui banner pubblicitari di Google, guadagnerò una piccola commissione. Questo mi aiuta a supportare il mio blog e a creare contenuti di qualità. La nostra Newsletter NIENTE SPAM PROMESSO! Iscriviti qui!

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Torrente Vacale, un luogo intriso di mistero e fascino nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte

Alla scoperta del Torrente Vacale

Alla scoperta del Torrente Vacale Avventura nel Torrente Vacale, mistero e fascino nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte Torrenti e fiumare, aree selvagge e primordiali Con l’arrivo delle giornate più lunghe e soleggiate trasformiamo le nostre avventure in epiche traversate. Percorriamo distanze maggiori dedicando più tempo alle nostre esplorazioni. Il caldo ci guida all’interno di torrenti e fiumare, aree selvagge e primordiali un tempo protagoniste indiscusse dell’economia locale. In questi luoghi ogni passo è un invito alla scoperta, una connessione tangibile con una natura incontaminata e con un passato che trasuda storia e resilienza. Alla ricerca di tesori nascosti Immersi nell’incantevole scenario del Parco Nazionale dell’Aspromonte, ci lanciamo in un’avventura senza tempo alla scoperta di un gioiello nascosto: il torrente Vacale. Questo corso d’acqua, che funge da confine naturale tra i comuni di Cittanova e San Giorgio Morgeto, ci attende con la sua aura di mistero e fascino primordiale. Tra le fronde di alberi secolari, ci addentriamo nelle profondità di questo luogo desiderosi di svelare i suoi segreti più profondi. [the_ad id=”20193″] La scoperta di un tunnel misterioso Durante l’avvicinamento al torrente la nostra attenzione viene distrattamente catturata da una piccola spelonca abilmente mimetizzata dalla rigogliosa vegetazione circostante. Questa terra è spesso punteggiata da piccoli cunicoli che offrono rifugio alla variegata fauna locale. Il ristretto pertugio, inizialmente sottovalutato, si rivela l’ingresso di un enigmatico tunnel. Un passaggio segreto che richiama irresistibilmente la nostra curiosità e alimenta il desiderio di svelarne i suoi misteri. Avventura all’interno della grotta Con il cuore in gola e la fioca luce di una torcia, ci avventuriamo con coraggio all’interno dell’enigmatico foro. Passo dopo passo avanziamo carponi all’interno di un tunnel stretto e cupo mentre Lilli, nostra guida instancabile e pioniera nell’esplorazione, traccia la via attraverso l’oscuro cammino. Improvvisamente un bagliore in lontananza rinnova la nostra determinazione segnando un’imminente via d’uscita. Una sorpresa dopo l’altra In questa straordinaria avventura, una singola scoperta non basta a definire l’intera esperienza, ogni istante assicura un’incommensurabile ricchezza. Eppure, questa sola rivelazione basterebbe a rendere la giornata indimenticabile, ma c’è di più. Rapiti da un viaggio che promette emozioni senza fine, ogni passo ci introduce a nuove sorprese.[the_ad id=”20193″] Il Torrente Vacale Il corso del torrente Vacale si fa compagno di viaggio, un’opportunità non solo per mettere alla prova il nostro spirito avventuroso, ma anche per abbracciare l’incanto selvaggio della natura. Noto per la sua rilevanza storica e la sua intrinseca bellezza, il torrente Vacale emerge come un’icona immutabile del tempo. Originariamente, le sue “gurne”, piccoli bacini d’acqua formati da ostacoli naturali, erano veri e propri teatri di vita quotidiana che univano lavoro e socialità. Oggi, questo affluente naturale è divenuto un’attrazione irrinunciabile per gli escursionisti in cerca di emozioni autentiche immersi nell’armonia del paesaggio circostante. La sfida della cascata Grandecaccia Avanziamo tra rocce stondate dal corso del fiume e tra i ruderi di imponenti briglie abbattute dall’impeto della corrente. Fossili di mulini e antichi frantoi, emblemi di sopravvivenza e di sacrificio contadino, restano immobili testimonianze di una memoria collettiva. Un’epoca in cui la vita era scandita dal ritmo della natura e dall’ingegno dell’uomo. Ogni passo su questo percorso evoca emozioni ancestrali anticipando avventure straordinarie. E mentre il tempo scorre, i nostri passi diventano sempre più gravosi nell’estremo tentativo di conquistare la maestosa cascata Grandecaccia. In un ambiente in cui il tempo riveste un valore tanto inestimabile quanto implacabile, la realizzazione di quest’ambizioso obiettivo si trasforma in un’epica battaglia contro il tempo stesso. La delusione e la determinazione Il fragore del torrente accoglie con fermezza ogni tentativo di conquista mentre il calare inesorabile del sole ci sottrae il lusso del tempo. Affrontiamo i primi chilometri con l’angoscia di perdere questo eccezionale abbraccio con la grande cascata. Nonostante la prossimità del traguardo, le scarse ore di luce restanti non consentono di portare a termine questa titanica impresa. Coscienti dei limiti temporali, ci arrendiamo all’inevitabile, rinviando l’incontro con la Grandecaccia a future ricerche. Ma è solo l’inizio di una nuova fase della nostra avventura. [the_ad id=”20176″] Alla scoperta del Borgo Cernatali e del Monte Piraino Carte alla mano, tracciamo un nuovo percorso di ritorno. Abbandoniamo le acque del torrente Vacale per esplorare il pittoresco villaggio di Cernatali nel tentativo di conquistare la maestosa vetta del Monte Piraino. Un’ascesa di circa 400 metri attraverso una vegetazione intricata di fronde e arbusti. Giungiamo al remoto villaggio seguendo il calpestio di animali che ci hanno preceduto. Una distesa di felci ed eriche nascondono i nostri passi preservando gelosamente l’intimità di questo luogo. Con curiosità ci aggiriamo per le vie di questo piccolo borgo. L’eredità di un’epoca pastorale ci viene rivelata da un’anziana donna ultra ottantenne, simbolo di resistenza e determinazione, custode vivente di una comunità al limite del silenzio. Il nostro passaggio è breve, consapevoli che il cammino di ritorno sarà ancora lungo e ricco di sorprese. Una nuova fase dell’avventura Riprendiamo il nostro cammino attraversando sentieri dimenticati che progressivamente si perdono all’interno di una vorace vegetazione. Affrontiamo con fermezza il tortuoso versante del Monte Piraino, mentre il sole al tramonto colora la cresta del Monte Campanaro. Ma non siamo soli nel nostro viaggio: un cancello invalicabile e una fitta vegetazione ostacolano il nostro cammino, sfidando il nostro impegno. Procediamo con cautela attraverso un campo recintato, consapevoli della presenza di due possenti cani che vigilano su un branco di bovini al pascolo. Evitiamo attentamente di attirare la loro attenzione, orientando la nostra rotta verso una via di fuga più sicura. L’incertezza della notte Quando tutto sembrava volgere al meglio, ecco che l’imponderabile ritorna a farci compagnia. Mentre la luce calda del crepuscolo cede lentamente il passo al tenue chiarore della notte, ci troviamo nuovamente imbrigliati in un intricato labirinto di sentieri abbandonati dove ogni passo è un interrogativo senza risposta. Nella penombra delle 21:00, le nostre torce fendono il buio, proiettando ombre di giganti tra antichi alberi di ulivi. Nonostante l’auto sia a portata di mano, la fitta vegetazione ci obbliga a ripensare un’altra volta il nostro cammino. Ritorno alla civiltà Mentre le lancette avanzano implacabili

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Roghudi Vecchio

Roghudi Vecchio Roghudi Vecchio, pittoresco borgo di origini greche, sorge tra le montagne dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Situato su uno sperone di roccia, a 527 metri di altitudine, divide idrograficamente la fiumara dell’Amendolea dalle gole del Torrente Furria. Racchiuso in un paesaggio di pendii scoscesi, domina il letto ghiaioso della fiumara, mentre alle sue spalle si erge imponente il Monte Cavallo. Le origini e la storia Il termine “Roghudi” risuona attraverso i secoli, tracciando un legame indelebile con l’antica lingua greca. Si ipotizza che i primi abitanti, probabilmente pastori, si siano stabiliti nell’area tra l’XI e il XII secolo, attratti dalle fertili terre dell’Aspromonte in cerca di pascoli per il loro bestiame. Un’altra ipotesi suggerisce che popolazioni costiere calabre, minacciate dalle incursioni saracene tra il X e l’XI secolo, abbiano cercato rifugio nell’impervio territorio montano di Roghudi. Declino e rinascita Tormentato dalle forze implacabili della natura, Roghudi ha resistito a inondazioni e calamità, ma il suo destino è stato segnato dalla lenta morsa del tempo. Abbandonato dai suoi abitanti dopo le devastanti alluvioni degli anni ’70, il borgo antico si è trasformato in un monumento silenzioso, testimone mutevole di un passato glorioso e di un presente malinconico. Il cuore diviso di Roghudi Oggi Roghudi oggi si presenta diviso in due parti distinte e distanti separate da una distanza notevole di circa 40 km. La prima si trova in prossimità di Melito di Porto Salvo, la seconda parte è situata sulle pendici meridionali dell’Aspromonte, dove si erge il villaggio ormai disabitato di Roghudi Vecchio. Nonostante ciò, nel Nuovo Paese persiste ancora una presenza significativa di parlanti dell’antico idioma greco, custodi di tradizioni che si manifestano principalmente nella sfera domestica e durante le festività religiose. Il fascino ancestrale di Roghudi Vecchio Le rovine pittoresche, le strette viuzze e i panorami mozzafiato di Roghudi Vecchio lo rendono un’attrazione irresistibile per i visitatori. La chiesetta di San Nicola, recentemente restaurata, diventa un santuario di pace e contemplazione nel cuore del borgo. Tuttavia, di notte, l’atmosfera cambia, e le antiche leggende si risvegliano. Si narra di tragedie e misteri che permeano l’atmosfera notturna, come i lamenti dei bambini che risuonano tra le rovine. La tradizione vuole che fossero vittime di un destino crudele, precipitando nei crepacci che caratterizzavano l’abitato. Non è casuale che a Roghudi fosse pratica comune fissare robusti chiodi ai muri delle case, dove le madri legavano i loro piccoli alle caviglie per proteggerli da simili tragedie. Questo rituale, intriso di superstizione e necessità, riflette la lotta per la sopravvivenza in un ambiente ostile, testimoniando la resilienza di una comunità isolata. I segreti delle Rocce e del passato Nelle vicinanze, la frazione di Ghorio di Roghudi svela le sue meraviglie geologiche. Qui, a monte di ripidi dirupi, emergono imponenti formazioni rocciose naturali conosciute come le “Rocca tu Dracu” e le “Caldaie del Latte. Questi monumenti geologici non sono solo meraviglie visive, ma anche custodi di leggende antiche. Racconti di draghi e tesori perduti si intrecciano con la bellezza selvaggia di questi luoghi, trasportando i visitatori in un viaggio emozionante tra mito e realtà. Il grecanico: Tesoro linguistico e culturale In questo prezioso borgo, le tracce del grecanico (antico idioma greco-calabro), risplendono come autentico scrigno di testimonianze culturali e linguistiche dell’area. Sebbene pochi conoscano ancora l’antico idioma greco-calabro, la sua preservazione è un omaggio alla ricchezza lessicale di un popolo e al suo legame indissolubile con il passato. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure skip render: ucaddon_post_list Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia Continua a leggere… skip render: ucaddon_uc_card_post_carousel Questo è un avviso In questo articolo, troverai link di affiliazione Amazon e Google Adsense. Se acquisti tramite link Amazon, o clicchi sui banner pubblicitari di Google, guadagneremo una piccola commissione. Questo ci aiuta a supportare il blog e a creare contenuti di qualità. La nostra Newsletter NIENTE SPAM PROMESSO! Iscriviti qui!

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Lazzaro e Motta San Giovanni: tesori a a bassa quota.

I canyon di Motta San Giovanni: Tesori naturali a bassa quota

I canyon di Motta San Giovanni: Tesori naturali a bassa quota Un viaggio straordinario alla scoperta di canyon e grotte naturali a poca distanza dalla città di Reggio Calabria Tesori a bassa quota Il nostro viaggio si evolve in un’affascinante esplorazione nell’agro sud reggino tra i rilievi di Lazzaro e Motta San Giovanni, tesori a bassa quota a poca distanza dalla Città di Reggio Calabria. Un contesto privilegiato per le nostre ricerche e parte integrante di un percorso storico-naturale che favorisce la valorizzazione e la promozione di queste aree. Esplorando valloni nascosti: La magia della progressiva discesa Una lenta progressione ci pone difronte ad una natura bizzarra, quella lussureggiante tipica della macchia mediterranea e quella arida e inospitale, tipica di aree desertiche che domina gran parte di questi promontori.  Tre canyon straordinari: Ferrina, Buttisco e Rocca Boara Procediamo all’interno di stretti passaggi, interrotti da vertiginosi dirupi, che si affacciano sull’antistante torrente Oliveto. Le crepe rocciose, scolpite dall’erosione di acqua e vento, rivelano migliaia di fossili marini e corridoi sinuosi che ricordano gli slot canyon d’oltreoceano. La nostra curiosità ci spinge ad esplorarne tre: lo Stretto Ferrina, il Buttisco e Rocca Boara detta anche ‘A petra da zita’. Gole divise da altrettanti rilievi che superiamo con impegnative salite e caute discese. Rocca Boara Rocca Boara Rocca Boara Rocca Boara L’inattesa scoperta della Grotta di Cuturi Il nostro giro si arricchisce di una scoperta inaspettata. Un antro di ampie dimensioni in località Cuturi si apre a cornice sul mare creando uno scenario surreale degno di essere vissuto e immortalato. Un parco naturale da valorizzare e tutelare Questa area, a pochi passi dalla Città di Reggio Calabria, rappresenta un parco naturale straordinario che richiede attenzione e tutela. La sua fragilità e l’esposizione al progressivo sfruttamento umano sottolineano l’importanza di valorizzarne la sua naturale destinazione e la sua fragile bellezza. Avvertenza Nota di sicurezza per escursionisti Gli itinerari pubblicati su TaCuntu hanno carattere esclusivamente descrittivo e riflettono esperienze personali. Essi non costituiscono guide ufficiali, né consigli professionali. I percorsi possono includere sentieri poco evidenti, crinali esposti e terreni instabili. Chiunque decida di intraprendere gli itinerari descritti lo fa a proprio rischio e pericolo. Per la sicurezza personale, si raccomanda di:– Affidarsi a guide locali esperte;– Non percorrere da soli itinerari non segnati o poco conosciuti;– Utilizzare equipaggiamento adeguato e strumenti di orientamento idonei;– Verificare preventivamente le condizioni meteorologiche e del terreno. TaCuntu e i suoi gestori declinano ogni responsabilità per danni, infortuni, incidenti o perdite di qualsiasi tipo derivanti dall’utilizzo delle informazioni presenti sul sito. L’escursionismo deve essere praticato con prudenza, preparazione e rispetto del territorio. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! 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Pellaro e il Vallone Palombaro: Un viaggio straordinario tra natura e avventure all'aperto

Pellaro e il Vallone Palombaro

Pellaro e il Vallone Palombaro Scopri il fascino del Vallone Palombaro di Pellaro e la sua bellissima cascata Share Pellaro:  Avventure straordinarie e meraviglie naturali a pochi passi da Reggio Calabria In questo nuovo racconto esploreremo insieme le straordinarie bellezze di Pellaro, piccolo quartiere situato nella parte meridionale della città di Reggio Calabria. Oltre alla splendida costa, ribattezzata come il ‘Piccolo Brasile’ per le sue perfette condizioni climatiche e paesaggistiche, ha una forte connotazione naturale che ben si presta a molteplici attività all’aria aperta rivolte sia a principianti che ad esperti.  Destinazione imperdibile per gli appassionati di sport all’aria aperta Da oltre un ventennio, questa incantevole destinazione attira un crescente flusso turistico nazionale ed internazionale. Windsurf, kytesurf, escursioni, mountain bike, torrentismo, canyoning, passeggiate a cavallo, sono solo una parte delle esperienze che potrai vivere in questo luogo magico. Qui, l’unico limite è la tua voglia di esplorare.  Da Quattronari a Zerma Il nostro avventuroso viaggio inizia nel cuore della località Quattronari, a pochi passi dalla Parrocchia di San Giovanni Battista. Ci addentriamo lungo un sentiero che ci conduce attraverso le suggestive rovine di un’antica borgata, località nota dai locali come Mulini o ‘U Mulinu’. Durante la nostra esplorazione, scopriamo i resti della chiesetta di San Francesco da Paola e quelli un antico acquedotto in pietra. Un’importante opera d’ingegneria sulla cui sommità è posto un crocifisso in ferro, simbolo di resilienza e fervida spiritualità. Senza perdere altro tempo proseguiamo la salita seguendo un sentiero che ci guida verso località Zerma. Il Vallone Palombaro e la sua cascata nascosta Giungiamo quindi su un pianoro attraversando una vegetazione rigogliosa di piante selvatiche tipica dell’area. I colori vivaci della stagione segnano all’orizzonte i confini tra cielo e terra. Alle nostre spalle si apre il Vallone Palombaro all’interno del quale, nascosto da un’imperscrutabile gola, si mostra uno spettacolare salto d’acqua di circa 20 metri il cui nome è chiaramente accostato alla località in cui permane. Una meravigliosa cascata naturale, meta ideale per avventure adrenaliniche come il canyoning o il torrentismo, il cui ingresso si apre a quota 250 metri sul livello del mare (fonte: Catasto AIC) a poca distanza dal centro abitato di Pellaro. Incredibile, no? Alla scoperta della “chiusa”: tra rocce a strapiombo e panorami mozzafiato Proseguiamo il nostro viaggio costeggiando il versante interno del Vallone. Qui, la conformazione del terreno cambia gradualmente da conglomerato sabbioso a roccia compatta e dura. Superiamo massi e piccole depressioni fino a raggiungere un massiccio costone roccioso che si impone sulla gola, quasi a soffocarla, che i locali usano chiamare “a chiusa”. Un’esperienza immersa nella natura e nella storia Questo contrafforte roccioso, esposto a fortissime raffiche di vento che interessano l’intera area, domina la valle ed è soggetto a erosioni e frane. Immagina questo maestoso sperone ergersi imponente sulla valle sfidando con coraggio le potenti raffiche di vento che l’attraversano. La sua storia è una danza avvincente, le sue rocce raccontano segreti che fanno scaturire fantasie e probabili leggende. La mente viaggia attraverso questo spettacolo naturale, intraprendendo un affascinante viaggio nella fantasia. Proseguiamo il nostro cammino, lasciamo alle spalle Serro dello Schiavo, Monte Leporicchio e Cosentino. Presto giungiamo in contrada Martino, crocevia della nostra ultima, ma impegnativa, salita. Panorami mozzafiato e formazioni rocciose bizzarre Camminiamo fino in cima non perdendo di vista la vetta di monte Gonìa. Conquistiamo finalmente la sommità giungendo nell’area denominata Falde di S. Aloi. Da qui un incantevole panorama si apre sul borgo di Motta San Giovanni che si staglia lungo il crinale come un dipinto vivo, offrendoci una prospettiva unica e straordinaria. Ma non è solo la vista a lasciarci senza fiato. Durante il cammino, incredibili formazioni modellate dalla potente azione erosiva degli elementi naturali, presentano delle cavità originali che meritano di essere fotografate e documentate per la loro straordinaria unicità. La sensazione di stupore ed entusiasmo che proviamo di fronte a tali meraviglie è indescrivibile. E noi siamo qui, testimoni privilegiati di tutto ciò, pronti a lasciarci trasportare dall’entusiasmo di questa straordinaria avventura. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! 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