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Roghudi Vecchio

Roghudi Vecchio, pittoresco borgo di origini greche, sorge tra le montagne dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria.
Situato su uno sperone di roccia, a 527 metri di altitudine, divide idrograficamente la fiumara dell’Amendolea dalle gole del Torrente Furria. Racchiuso in un paesaggio di pendii scoscesi, domina il letto ghiaioso della fiumara, mentre alle sue spalle si erge imponente il Monte Cavallo.
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Le origini e la storia

Il termine “Roghudi” risuona attraverso i secoli, tracciando un legame indelebile con l’antica lingua greca. Si ipotizza che i primi abitanti, probabilmente pastori, si siano stabiliti nell’area tra l’XI e il XII secolo, attratti dalle fertili terre dell’Aspromonte in cerca di pascoli per il loro bestiame. Un’altra ipotesi suggerisce che popolazioni costiere calabre, minacciate dalle incursioni saracene tra il X e l’XI secolo, abbiano cercato rifugio nell’impervio territorio montano di Roghudi.

Declino e rinascita

Tormentato dalle forze implacabili della natura, Roghudi ha resistito a inondazioni e calamità, ma il suo destino è stato segnato dalla lenta morsa del tempo. Abbandonato dai suoi abitanti dopo le devastanti alluvioni degli anni ’70, il borgo antico si è trasformato in un monumento silenzioso, testimone mutevole di un passato glorioso e di un presente malinconico.
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Il cuore diviso di Roghudi

Oggi Roghudi oggi si presenta diviso in due parti distinte e distanti separate da una distanza notevole di circa 40 km. La prima si trova in prossimità di Melito di Porto Salvo, la seconda parte è situata sulle pendici meridionali dell’Aspromonte, dove si erge il villaggio ormai disabitato di Roghudi Vecchio.
Nonostante ciò, nel Nuovo Paese persiste ancora una presenza significativa di parlanti dell’antico idioma greco, custodi di tradizioni che si manifestano principalmente nella sfera domestica e durante le festività religiose.

Il fascino ancestrale di Roghudi Vecchio

Le rovine pittoresche, le strette viuzze e i panorami mozzafiato di Roghudi Vecchio lo rendono un’attrazione irresistibile per i visitatori. La chiesetta di San Nicola, recentemente restaurata, diventa un santuario di pace e contemplazione nel cuore del borgo. Tuttavia, di notte, l’atmosfera cambia, e le antiche leggende si risvegliano. Si narra di tragedie e misteri che permeano l’atmosfera notturna, come i lamenti dei bambini che risuonano tra le rovine. La tradizione vuole che fossero vittime di un destino crudele, precipitando nei crepacci che caratterizzavano l’abitato. Non è casuale che a Roghudi fosse pratica comune fissare robusti chiodi ai muri delle case, dove le madri legavano i loro piccoli alle caviglie per proteggerli da simili tragedie. Questo rituale, intriso di superstizione e necessità, riflette la lotta per la sopravvivenza in un ambiente ostile, testimoniando la resilienza di una comunità isolata.
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I segreti delle Rocce e del passato

Nelle vicinanze, la frazione di Ghorio di Roghudi svela le sue meraviglie geologiche. Qui, a monte di ripidi dirupi, emergono imponenti formazioni rocciose naturali conosciute come le “Rocca tu Dracu” e le “Caldaie del Latte. Questi monumenti geologici non sono solo meraviglie visive, ma anche custodi di leggende antiche. Racconti di draghi e tesori perduti si intrecciano con la bellezza selvaggia di questi luoghi, trasportando i visitatori in un viaggio emozionante tra mito e realtà.

Il grecanico: Tesoro linguistico e culturale

In questo prezioso borgo, le tracce del grecanico (antico idioma greco-calabro), risplendono come autentico scrigno di testimonianze culturali e linguistiche dell’area. Sebbene pochi conoscano ancora l’antico idioma greco-calabro, la sua preservazione è un omaggio alla ricchezza lessicale di un popolo e al suo legame indissolubile con il passato.

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