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Le Prache di Casalnuovo e il Vallone Marte-Gigliola

Canyon nascosti dell’Aspromonte tra forre, cascate e creste selvagge

L’Aspromonte come laboratorio di esplorazione lenta

La curiosità, spesso, ci conduce verso luoghi estremi, verso ciò che resta ai margini delle mappe più frequentate. Non è incoscienza ma un rapporto diretto con il territorio, un legame autentico con la montagna e con la sua memoria.

Esplorazione Vallone Maro Francesco

Il sopralluogo come forma di conoscenza del territorio

Il sopralluogo, nel linguaggio di chi frequenta questi posti, non ha nulla di spettacolare, è un movimento lento e metodico, fatto di piccoli spostamenti, di ritorni sugli stessi percorsi, di osservazioni ripetute. Ogni passaggio aggiunge un dettaglio nuovo ed è proprio qui che il cammino diventa anche una forma di conoscenza.

Casalnuovo di Africo: un borgo sospeso nel tempo

L’ultima esplorazione ci conduce a Casalnuovo, frazione del comune di Africo, in provincia di Reggio Calabria. Il borgo, oggi disabitato, si trova su una rupe a circa 700 metri di altitudine, sulla destra idrografica del torrente Apòscipo.
Per chi si avventura lungo i sentieri di trekking in Calabria, Casalnuovo rappresenta una tappa significativa, non solo per il paesaggio, ma per ciò che resta della sua storia.

Il percorso verso Casalnuovo: tra sentieri e paesaggi rurali

Raggiungere Casalnuovo significa intraprendere un percorso che è già parte dell’esperienza stessa. Si segue inizialmente lo stesso itinerario che conduce ad Africo, attraversando paesaggi aspri e panoramici. Lungo la strada, la presenza di capre e mucche non sono elementi di contorno ma parte integrante del paesaggio. Superati i Campi di Bova, nei pressi del Monte Lestì (conosciuto anche come Monte Grosso), la via si apre a una biforcazione. Qui il tragitto cambia direzione deviando verso i resti dell’antico borgo di Casalnuovo.

Storia e memoria: le alluvioni che segnarono Casalnuovo

Come accadde per Africo, anche Casalnuovo fu profondamente segnato dalle alluvioni del 1951 e del 1953. Tra il 15 e il 20 ottobre 1951, piogge persistenti provocarono frane devastanti; fango, detriti e pietre scesero a valle, causando vittime e la distruzione di intere aree abitate. Da allora, questi luoghi conservano una memoria viva, che si percepisce ancora camminando tra i resti dell’antico abitato.
Già nel 1797, lo storico Lorenzo Giustiniani descriveva Casalnuovo come un villaggio agricolo e pastorale, abitato da circa 600 persone, dedite anche alla produzione della seta. Secondo la tradizione riportata da Costantino Romeo, il territorio affonda le radici in un antico insediamento chiamato Tignano, da cui deriverebbe il nome “tignanisi”.

Punto di partenza: i ruderi e il Vallone Casalnuovo

L’escursione inizia tra i ruderi dell’antico paese. Davanti a noi si apre la frana di Punt.ne Casazri e il Vallone Casalnuovo, all’interno del quale scorrono le acque del torrente omonimo. Il territorio si articola in una rete complessa di impluvi e incisioni secondarie, tipiche di un ambiente modellato da piogge intense e dinamiche idrogeologiche attive.

Vallone Maro Francesco e i corsi d’acqua effimeri

Alla nostra destra si apre il vallone Maro Francesco, una profonda incisione valliva attraversata da un corso d’acqua che prende vigore nei periodi di piogge intense. Non è raro, in Aspromonte, incontrare toponimi che evocano vicende di vite tragicamente interrotte, quasi a sottolineare il legame profondo tra comunità e ambiente.

Fiumara La Verde
Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra

Moka: l’incontro con i cani pastore

Poco prima del nostro avvio, dal nulla, ci fanno visita due cani pastore. Uno di loro, una graziosa cagnolina, quasi avesse già deciso di accompagnarci, si accoda al gruppo e inizia a seguirci lungo il sentiero, con l’andatura tranquilla di chi conosce già la strada.
La batteziamo “Moka“, per quella macchia scura color caffè che le incornicia l’occhio sinistro e le dona uno sguardo dolce e curioso.
A controllare ogni movimento, però, c’è anche Lilli, la nostra cagnolina. Diffidente e territoriale, segue con attenzione la nuova arrivata, sorvegliando le distanze e fissando con simpatica gelosia il confine entro cui è disposta a tollerare le attenzioni di Moka verso il gruppo.

Le Prache di Casalnuovo

Con l’aiuto di un drone individuiamo dall’alto un passaggio tra la vegetazione più fitta, unico varco possibile per proseguire. Lasciata la strada sterrata,  intercettiamo una traccia secondaria immersa nella macchia aspromontana. La discesa verso il torrente richiede attenzione. Il terreno, friabile e a tratti esposto, obbliga a muoversi con cautela tra rocce, arbusti e vecchi segni di passaggio. Dopo un breve avvicinamento raggiungiamo finalmente le acque del Maro Francesco, nel cuore di uno dei luoghi più sorprendenti e meno conosciuti dell’Aspromonte.

Un ambiente selvaggio scolpito dall’acqua

Questo tratto, noto come Prache di Casalnuovo, segnalato anche nel catasto forre della Calabria dagli appassionati di canyoning, conserva un carattere selvaggio e autentico. 
Placche levigate, gole scolpite dall’acqua e una sequenza di salti che raggiungono i quindici metri modellano un ambiente luminoso e dinamico, osservabile da diversi punti lungo il canyon. All’interno l’acqua scorre con un fragore continuo, riflettendo una sensazione inattesa di calore.

Sul crinale di Monte Linsito

Proseguiamo il nostro cammino seguendo una sottile traccia lasciata dagli animali, risalendo lentamente il versante opposto della valle. Il sentiero, appena accennato tra erba e pietre, ci guida fino al crinale del Monte Linsito.
Raggiungiamo così un piccolo pianoro in località Previtera. Qui veniamo sorpresi dalla presenza di una numerosa famiglia di maiali neri, immobili a osservare con diffidenza il nostro passaggio.

Il pianoro di Previtera e il ritorno a Casalnuovo

La nostra presenza, soprattutto quella dei cani che ci accompagnano, rompe per un attimo l’equilibrio del luogo. Gli esemplari di maiali più grandi si allertano immediatamente e, con istinto protettivo, si frappongono tra noi e i loro piccoli, controllando con attenzione e sospetto ogni nostro movimento.
Riprendiamo quindi il cammino, lasciandoci alle spalle il pianoro e la sua atmosfera selvatica. Il sentiero chiude lentamente l’anello dell’escursione, guidandoci ancora una volta tra i resti e i silenzi dell’antico borgo di Casalnuovo.

Verso Bova: trekking tra creste e valloni

Dopo una prima esplorazione che, da sola, avrebbe potuto già chiudere la nostra avventura, risaliamo in auto e puntiamo verso l’area di Bova. Il nuovo obiettivo è guadagnare l’affaccio su una cascata nascosta all’interno del Vallone Marte-Gigliola, raggiungibile attraverso un cammino di circa due chilometri.
Lasciare Moka non è stato semplice. Il momento del saluto ha il peso di una separazione improvvisa, di quelle che non trovano preparazione nè difese. Mentre l’auto si allontana, il suo sguardo resta fermo, incredulo, una presenza silenziosa ma difficile da dimenticare. 

Valle grecanica osservata dalla vetta
Monte Cataluce

La cresta rocciosa tra il Vallone Marte e l’orizzonte ionico

Trascorsi circa 5 km, parcheggiamo nuovamente la nostra auto nei pressi di un sentiero che si perde all’interno di una pineta. Ed è proprio qui che accade qualcosa di inatteso.
Nonostante la strada già percorsa, Moka è di nuovo con noi. È arrivata correndo, affaticata ma con la stessa energia ostinata dell’inizio. Sembrava non avesse mai preso in considerazione l’idea di lasciarci andare, decisa a seguire il cammino fino in fondo, insieme con noi.

Il passaggio dal bosco alla pietra

Di nuovo al completo, ci inoltriamo all’interno di un fitto bosco dove la luce si spezza tra i rami e il sentiero sembra assorbirci lentamente. Poi, quasi senza preavviso, il paesaggio cambia volto; il verde si apre e lascia spazio alla pietra. Ci troviamo su una cresta rocciosa, un punto dove la montagna si fa linea e lo sguardo corre lontano fino alle coste del Mar Ionio.

La cascata nascosta nel vallone Marte-Gigliola

La cascata che cerchiamo, circa trenta metri di salto, non si concede facilmente. È nascosta all’interno del vallone Marte-Gigliola, invisibile fino all’ultimo, lontana da sentieri evidenti e quasi assente dalle carte.
Il vallone, attrezzato nel 2015 da appassionati di canyoning, porta nel nome il ricordo di Gigliola Mancinelli, appassionata esploratrice di forre di queste latitudini, scomparsa tragicamente durante una spedizione in Nepal.

La discesa nel canyon e la magia della cascata

La discesa verso il fondo del canyon richiede molta attenzione. I tratti esposti, la pietre instabili e i pendii ripidi rallentano il cammino, imponendo concentrazione a ogni passaggio. Eppure, una volta arrivati, tutto si placa.
L’acqua scende con forza, alimentata dalle piogge invernali, avvolge le pareti con una nebula suggestiva. È uno di quei luoghi che sembrano fuori dal tempo, remoto e sorprendente, perfetto per chi in Calabria cerca cascate nascoste e itinerari ancora lontani dalle rotte più battute.

Il ritorno e l’incontro con la montagna

Ma in montagna è sempre il tempo a decidere quando fermarsi. Riprendiamo il sentiero affrontando ancora quel costone friabile che aveva reso complicata la discesa, con la stanchezza nelle gambe e il rumore dell’acqua che lentamente si allontana alle nostre spalle.
Giunti alle auto, Moka si stacca dal gruppo e scompare lentamente tra i profili della sua montagna. Ci salutiamo così, portando con noi la sua semplice vivacità e il ricordo di un’avventura che resterà nella memoria dei nostri viaggi, con la certezza che, prima o poi, sarà nuovamente protagonista di nuove avventure.

Avvertenza

Nota di sicurezza per escursionisti

Gli itinerari pubblicati su TaCuntu hanno carattere esclusivamente descrittivo e riflettono esperienze personali. Essi non costituiscono guide ufficiali, né consigli professionali. I percorsi possono includere sentieri poco evidenti, crinali esposti e terreni instabili. Chiunque decida di intraprendere gli itinerari descritti lo fa a proprio rischio e pericolo.

Per la sicurezza personale, si raccomanda di:
– Affidarsi a guide locali esperte;
Non percorrere da soli itinerari non segnati o poco conosciuti;
– Utilizzare equipaggiamento adeguato e strumenti di orientamento idonei;
– Verificare preventivamente le condizioni meteorologiche e del terreno.

TaCuntu e i suoi gestori declinano ogni responsabilità per danni, infortuni, incidenti o perdite di qualsiasi tipo derivanti dall’utilizzo delle informazioni presenti sul sito. L’escursionismo deve essere praticato con prudenza, preparazione e rispetto del territorio.

Fonti e approfondimenti

Autore: Claudio Bova 
©Riproduzione riservata

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