Il Monastero greco-ortodosso dei Santi Elia e Filarete di Seminara
1. Il Monastero greco-ortodosso dei Santi Elia e Filarete di Seminara
2. La storia: undici secoli di monachesimo italogreco in Calabria
3. La Piana di Gioia Tauro: rifugio naturale e spirituale
4. Seminara e la tradizione culturale calabrese
5. Tra spiritualità e difesa dell’Ortodossia
6. L’ortodossia in Calabria: non una novità, ma una radice
7. Un’identità antica: la grecità della Calabria
8. La svolta normanna e la perdita della memoria
9. Una memoria che resiste sotto traccia
10. Un viaggio dentro la storia invisibile
11. Sant’Elia di Enna: il monaco che attraversò il Mediterraneo
12. La fondazione del monastero di Seminara
13. L’ultimo viaggio e il ritorno a casa
14. Il ritorno via mare: da Salonicco a Tauriana
15. Il monastero dopo Elia: memoria e continuità
16. La fine di un’epoca: il terremoto del 1783
17. La rinascita nel XXI secolo
18. Architettura bizantina calabrese: un dialogo tra spazio e fede
19. Il campanile: tradizioni ancora vive
20. La voce del monastero
21. Il nartece: la soglia della fede
22. La navata e i santi italogreci
23. Cristo in trono: iconografia bizantina
24. La Porta Bella: simbolo di un confine aperto
25. Perché visitare il Monastero di Seminara
26. Informazioni utili per la visita
27. Fonti e approfondimenti
Chi percorre le strade secondarie che attraversano le campagne di Seminara, in provincia di Reggio Calabria, difficilmente si aspetta di imbattersi in qualcosa di simile. Eppure, tra il verde quieto della Piana di Gioia Tauro, quella che in antichità veniva chiamata Valle delle Saline, spunta una struttura silenziosa e discreta, che sembra custodire secoli di storia dentro le sue mura.
È il Monastero greco-ortodosso dei Santi Elia da Enna e Filarete l’Ortolano, un luogo sacro che appartiene all’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Non è una semplice chiesa. È un punto di incontro tra mondi: tra Oriente e Occidente, tra la Magna Grecia e il Medioevo, tra il passato imperiale di Bisanzio e la Calabria contemporanea.


La storia: undici secoli di monachesimo italogreco in Calabria
Quando la Calabria era terra di monaci greci
Per comprendere davvero questo luogo bisogna fare un passo indietro, anzi, parecchi.
Dall’VIII secolo a.C., il Sud Italia è stato parte della Magna Grecia, una rete di colonie elleniche che portarono in Calabria lingua, cultura e radici spirituali profonde. Con l’avvento del Cristianesimo e la nascita dell’Impero Bizantino, la regione visse una seconda stagione di straordinario fermento culturale.
Monasteri, comunità religiose e centri di studio teologico si diffusero in tutto il territorio, dando vita a quello che oggi viene definito monachesimo italogreco.
La Piana di Gioia Tauro: rifugio naturale e spirituale
La Piana di Gioia Tauro, rappresentava il contesto ideale per la vita eremitica. I boschi offrivano rifugio ai monaci, spesso in fuga dalle incursioni islamiche che interessavano le coste. In questo scenario, Seminara divenne uno dei centri più attivi e importanti di questo fermento spirituale calabrese.
Seminara e la tradizione culturale calabrese
La storia di Seminara è legata a figure di grande rilievo, protagoniste di un dialogo culturale tra Oriente e Occidente.
Tra queste spicca Barlaam di Seminara, teologo e filosofo che operò a Costantinopoli nel XIII secolo, contribuendo al dibattito religioso e filosofico del suo tempo.
Accanto a lui, il suo allievo Leonzio Pilato, figura fondamentale per la diffusione della cultura greca in Europa. Fu maestro di Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, partecipando attivamente alla riscoperta dei testi classici durante il primo Umanesimo.
Tra spiritualità e difesa dell’Ortodossia
Un altro protagonista di questo territorio è San Luca il Grammatico, originario di Melicuccà. Il termine “grammatico”, dal greco grammatikòs, indica la sua formazione da letterato.
San Luca fu uno dei più importanti difensori dell’Ortodossia in Calabria e divenne il primo vescovo della diocesi di Isola Capo Rizzuto, allora conosciuta come Asylon. La sua figura testimonia quanto la spiritualità bizantina in Calabria fosse radicata e influente.
L'ortodossia in Calabria: non una novità, ma una radice
La Calabria non è solo mare e borghi arroccati. È una terra stratificata, dove ogni sentiero attraversa secoli di storia. Camminando tra le colline e le pendici dell’Aspromonte, capita di imbattersi in luoghi che raccontano una verità poco conosciuta: l’ortodossia in Calabria non è un’eredità recente, ma una presenza antica, profondamente radicata nel territorio.
Il Monastero di Seminara è uno di questi luoghi. Non è soltanto una meta culturale: è una tappa che cambia il modo di leggere questa terra.
Un’identità antica: la grecità della Calabria
Quando si parla di ortodossia, spesso si pensa a qualcosa di lontano, “orientale”. In realtà, in Calabria, essa rappresenta una continuità storica. Qui la cultura greca non è mai scomparsa.
Dall’VIII secolo a.C., con la Magna Grecia, fino all’età moderna, la lingua e la cultura ellenica hanno attraversato queste montagne e queste vallate senza interruzioni. Mentre in gran parte dell’Europa occidentale il greco veniva dimenticato, in Calabria si continuava a parlarlo, a studiarlo e a trasmetterlo.
I monasteri erano centri vivi: non solo luoghi di preghiera, ma anche di studio. I monaci ricopiavano testi antichi, custodendo opere che avrebbero poi alimentato l’umanesimo e il rinascimento.
In questo senso, camminare oggi lungo questi territori significa attraversare una memoria viva, fatta di sentieri, ruderi e tradizioni ancora percepibili.
La svolta normanna e la perdita della memoria
Con l’arrivo dei Normanni nell’XI secolo, il quadro cambia radicalmente. Inizia un processo graduale ma deciso di latinizzazione della Chiesa meridionale.
Vescovi e abati di rito latino vengono imposti, i monasteri greci vengono assorbiti o soppressi, e una parte importante della cultura locale viene progressivamente marginalizzata.
Non si tratta solo di un cambiamento religioso, ma di una vera trasformazione culturale. La memoria dell’Italia bizantina si affievolisce, anche se non scompare del tutto.
Una memoria che resiste sotto traccia
Nonostante questo processo, la cancellazione non è mai stata totale. La memoria bizantina in Calabria continua a vivere, nascosta tra montagne, monasteri isolati e comunità resilienti.
Ancora nel XVIII secolo emergono testimonianze di monaci che celebrano secondo il rito bizantino, segno che questa identità non è mai stata completamente dissolta. Fino al 1750 si trovano fonti certe che parlano di religiosi che si definiscono “greci”, custodi di una tradizione che resiste alla cosiddetta damnatio memoriae.
Più che una scomparsa, si può parlare di una lenta marginalizzazione culturale della memoria, che però non riesce a spegnere del tutto le radici profonde di questo territorio.
Un viaggio dentro la storia invisibile
Visitare oggi l’antico monastero greco-ortodosso di Seminara non significa semplicemente entrare in una chiesa. È un’esperienza più profonda.
Qui si tocca con mano uno degli strati più antichi della storia calabrese, spesso dimenticato. I santi raffigurati negli affreschi non sono figure lontane o esotiche: sono santi calabresi, parte integrante della cultura locale.
L’ortodossia non è qualcosa di estraneo o “orientale” nel senso moderno. È, piuttosto, una delle radici autentiche di questa terra. Quando si parla di “greco”, infatti, non si intende la Grecia come stato contemporaneo, ma l’intera civiltà ellenistica e greco-romana cristianizzata, che ha plasmato il Mediterraneo per secoli.
Sant’Elia di Enna: il monaco che attraversò il Mediterraneo
Dalla Sicilia alla Calabria, tra fede e viaggi
Nel IX secolo, molto prima dell’arrivo dei Normanni, un monaco siciliano segna profondamente la storia di questo territorio: Sant’Elia di Enna.
Nato come Giovanni Rachites, in greco ‘Ιωάννης Ραχίτης‘, è una figura che appartiene a quella che viene definita la Chiesa “indivisa”, precedente alla separazione tra cattolici e ortodossi. La sua vita è un vero racconto di viaggio nel Mediterraneo medievale.
Dopo l’invasione araba della Sicilia, che lo costringe a lasciare la sua terra, Elia viene catturato e portato in Africa come schiavo. Riuscito a liberarsi, intraprende un lungo cammino spirituale che lo porta a Gerusalemme. Presso la basilica dell’Anastasis (resurrezione) prende i voti, professando nelle mani del patriarca Elia III che gli impose il proprio nome e, successivamente continua il suo cammino attraverso il Sinai, l’Egitto, la Persia e Antiochia.
La fondazione del monastero di Seminara
Intorno all’884, Elia arriva in Calabria e fonda il suo monastero nella Valle delle Saline, nei pressi di Seminara. È qui che nasce una delle prime comunità monastiche di tradizione greca della regione.
Il cenobio cresce rapidamente, attirando monaci e diventando un punto di riferimento spirituale. La fama di Elia si diffonde in tutto l’Impero Bizantino: è considerato un taumaturgo, capace di compiere miracoli.
L’ultimo viaggio e il ritorno a casa
Negli ultimi anni della sua vita, ormai anziano, Sant’Elia intraprese un nuovo viaggio verso Costantinopoli, cuore dell’Impero bizantino. Fu lo stesso imperatore Leone VI il Saggio a convocarlo alla sua corte, chiedendo il suo intervento per la guarigione della figlia.
Il cammino, però, si interruppe prima del previsto. Giunto a Salonicco, Elia comprese che il suo tempo stava per finire. Era il 17 agosto del 903 quando, circondato dai suoi discepoli, espresse un desiderio semplice e profondamente radicato nella sua identità: tornare nella sua terra, nella sua Calabria, e riposare nel monastero di Seminara.


Il ritorno via mare: da Salonicco a Tauriana
Dopo la sua morte, il viaggio di Elia non si fermò. Il suo corpo attraversò il Mediterraneo, seguendo una rotta che univa idealmente Oriente e Occidente.
Il feretro approdò a Tauriana, dove ad attenderlo c’erano i suoi discepoli. Tra loro, il più fedele: Daniele, compagno di vita e di fede. Fu lui a riportarlo nel monastero fondato da Elia nei pressi di Seminara e a dargli sepoltura.
Attorno a quella tomba, il monastero continuò a vivere e crescere, diventando un punto di riferimento spirituale per tutta la zona.
Il monastero dopo Elia: memoria e continuità
Il monastero di Seminara continuò a crescere attorno alle reliquie del Santo. Secoli dopo, dall’XI secolo, un giovane proveniente da Palermo scelse di seguirne le sue orme.
Prese il nome di Filarete e visse una vita semplice, tra lavoro nei campi e solitudine nelle montagne dell’Aspromonte. Conosciuto come “l’ortolano”, incarnava lo stesso spirito ascetico di Elia. Dopo la sua morte, anche lui venne venerato come santo, diventando patrono del luogo insieme al suo predecessore.
Oggi, nella Basilica della Madonna dei Poveri di Seminara, sono custoditi i busti reliquiari in argento dei due santi: testimonianze tangibili di una devozione che attraversa i secoli.



La fine di un’epoca: il terremoto del 1783
La lunga storia del monastero subì una battuta d’arresto nel 1783, quando un devastante terremoto colpì la Calabria. L’antica struttura crollò, segnando la fine della presenza ortodossa storica in quest’area.
La rinascita nel XXI secolo
Per vedere rinascere questo luogo sacro sono serviti più di duecento anni. Solo all’inizio degli anni Duemila il progetto ha preso forma concreta grazie all’impegno dello studioso Santo Gioffrè, profondo conoscitore dell’eredità greco-ortodossa di Seminara. Fu lui a donare il terreno su cui oggi sorge il monastero, rispondendo alle esigenze delle comunità ortodosse dell’Europa orientale stabilitesi in Calabria.
Un momento simbolico e carico di significato arrivò con la posa della prima pietra da parte del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I. Da quel gesto prese avvio una collaborazione internazionale: contribuirono la Provincia di Reggio Calabria, i monasteri del Monte Athos e numerosi fedeli provenienti da Grecia e Cipro.
Il 30 ottobre 2005 il monastero riaprì ufficialmente, con la solenne benedizione del Metropolita Ortodosso d’Italia Gennadio Zervos. Da quel giorno, questo luogo è tornato a essere un punto di riferimento spirituale e culturale per il territorio.


Architettura bizantina calabrese: un dialogo tra spazio e fede
Entrando nel monastero, si percepisce subito un ordine antico, quasi rituale. L’edificio è orientato verso est, secondo la tradizione cristiana che guarda alla luce come simbolo di rinascita.
La struttura presenta una pianta a croce latina con cupola centrale: la navata conduce naturalmente verso l’abside, mentre il transetto, anch’esso absidato su entrambi i lati, crea un equilibrio armonico tra gli spazi.
Lo stile richiama apertamente la tradizione bizantina calabrese, ben visibile anche in luoghi come la Cattolica di Stilo e il Monastero di San Giovanni Theristis di Bivongi. Chi ha visitato questi siti riconoscerà subito la stessa atmosfera raccolta, fatta di luce filtrata, silenzio e geometrie essenziali.

Il campanile: tradizioni ancora vive
Accanto alla chiesa si innalza il campanile. Alla sua base si trova un dettaglio che racconta molto della spiritualità ortodossa: la vasca battesimale.
Qui il battesimo avviene ancora per immersione completa, secondo un rito antico che conserva intatto il suo valore simbolico. È un segno concreto di continuità con le tradizioni dell’Oriente cristiano, oggi vive anche in Calabria.
La voce del monastero
A rendere la visita ancora più intensa è l’incontro con Padre Benedetto, originario di Lecce e oggi responsabile della chiesa di Seminara. La sua narrazione accompagna il visitatore oltre la semplice osservazione: ogni elemento architettonico diventa una chiave per comprendere la teologia e la storia del luogo.
Il monastero, così, non si limita a mostrarsi, si racconta.

Il nartece: la soglia della fede
Il percorso inizia dal nartece, spazio di passaggio e preparazione. Qui, in epoca antica, sostavano i catecumeni e i penitenti. La sua decorazione segna chiaramente il confine tra il mondo esterno e quello sacro.
Ai lati dell’ingresso, gli arcangeli Michele e Gabriele accolgono il visitatore con un invito in greco: entrare con rispetto, consapevoli della sacralità del luogo.


La navata e i santi italogreci
Superato il nartece, si entra nella navata, il cuore vissuto della chiesa. Secondo la tradizione ortodossa, i fedeli partecipano alla liturgia in piedi, anche se lungo le pareti sono presenti sedute per chi ne ha bisogno.
Le icone raccontano la storia dei Santi Italogreci, figure profondamente legate al Sud Italia. Tra questi emergono nomi come Nilo da Rossano, Fantino il Cavallaro, Nicodemo di Mammola, Bartolomeo di Simeri, Giovanni Theristis ed Elia lo Speleota. Sono uomini e donne che hanno vissuto una fede condivisa ancora oggi sia dal mondo ortodosso sia da quello cattolico.


Iconografia bizantina
Sulla parete principale si apre una scena solenne: Cristo in trono, rappresentato come imperatore bizantino. Accanto a lui, i santi Elia e Filarete si distinguono figure prive di aureola, riconducibili ai fondatori della chiesa e ai benefattori locali: il Patriarca, il Vescovo, il dottor Gioffrè e altri benefattori locali.
La porta bella: simbolo di un confine aperto
La porta centrale dell’iconostasi, chiamata Porta Bella, si apre solo durante le celebrazioni. È un gesto simbolico: la chiesa diventa immagine del Paradiso quando la comunità si riunisce in preghiera.
L’orientamento verso est non è casuale. La preghiera è rivolta verso Gerusalemme, verso il Santo Sepolcro, nella direzione da cui Cristo tornerà secondo la tradizione ortodossa. Questo legame con l’Oriente è uno degli elementi più profondi della spiritualità bizantina.
Perché visitare il Monastero di Seminara
Visitare il Monastero dei Santi Elia e Filarete a Seminara non è solo un’esperienza spirituale. È un viaggio dentro le stratificazioni profonde della Calabria: dalla Magna Grecia al monachesimo bizantino, fino ai legami ancora vivi con l’Oriente cristiano.
Per chi esplora la Calabria tirrenica, lontano dai percorsi più battuti, questo luogo rappresenta una tappa autentica. È un invito a rallentare, osservare e lasciarsi sorprendere: perché, in queste terre apparentemente silenziose, si nascondono storie profonde e ancora vive.
Informazioni utili per la visita
Il monastero si trova nel comune di Seminara, nella Città Metropolitana di Reggio Calabria.
La visita è possibile previo contatto con la comunità monastica: un dettaglio che contribuisce a mantenere intatta l’atmosfera raccolta e autentica del luogo.
Fonti e approfondimenti
- - La storia del monastero ortodosso dei Santi Elia e Filareto
- - Monastero ortodosso di Seminara, una perla greco-cristiana in Calabria
- - La latinizzazione della Calabria avviata dai Normanni
- - Antico monastero ortodosso maschile dei Santi Elia e Filareto - Seminara RC
- - Il grecanico: un po’ di Grecia in Calabria
- - I Riza… La lunga radice dei Greci di Calabria

©Riproduzione riservata
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