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Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra

Un viaggio tra le fiumare dell’Aspromonte, dove la natura selvaggia incontra la memoria di un territorio scolpito dall’acqua e dal tempo

Dove l’acqua incontra la memoria

Nel cuore dell’Aspromonte, le fiumare raccontano una storia antica, scolpita nella pietra e nell’acqua. Esplorarle è molto più di un semplice viaggio: è un’immersione profonda in un mondo sospeso tra natura selvaggia e memoria collettiva.

Bellezza e imprevedibilità del paesaggio

Questi alvei irregolari, spesso asciutti in estate e impetuosi in inverno, incarnano la doppia anima del territorio: bellezza mozzafiato e improvvisa imprevedibilità. Ma dietro la loro apparente asprezza, le fiumare celano una connessione profonda con l’uomo. Sono arterie vive di una cultura contadina e pastorale che, nei secoli, ha modellato l’identità di intere comunità.

Comunità tenaci tra i pendii scoscesi e sentieri nascosti

Qui, tra pendii scoscesi e sentieri nascosti, si sono sviluppate comunità tenaci, abituate a convivere con la natura e a trarne sostentamento, preservando fino ai giorni nostri la connotazione autentica di questi luoghi.

I torbidi torrenti di Alvaro

Nell’aspra e selvaggia geografia dell’Aspromonte, le fiumare rappresentano un elemento distintivo del paesaggio idrografico. Lo scrittore Corrado Alvaro, figlio di questa terra, le definiva con efficacia: torbidi torrenti, evocando la loro natura impetuosa e mutevole.

Corsi d’acqua dalla doppia vita

Si tratta di corsi d’acqua a regime torrentizio, caratterizzati da un’alta energia erosiva e da un comportamento idrologico fortemente stagionale. Durante la stagione delle piogge, le fiumare si trasformano: da aridi solchi di pietra in impetuosi torrenti, capaci di trascinare a valle enormi masse d’acqua e detriti. Nei mesi più secchi, al contrario, il loro alveo rimane spesso asciutto o attraversato da esili rivoli, in un’alternanza ciclica che scandisce il tempo e la vita di questo territorio.

Un equilibrio fragile e vitale

Sono corsi d’acqua effimeri, la cui esistenza è strettamente legata a un insieme di condizioni ambientali e antropiche peculiari. “Un complesso equilibrio tra clima, assetto geologico e litologico, dinamiche geodinamiche, caratteristiche idrologiche, oltre che influenze urbane e culturali…”, espressione viva del rapporto millenario tra l’uomo e il paesaggio aspromontano.  

L’Aspromonte ostile e misterioso

La loro natura aspra e incontaminata ha, nel corso dei decenni, esercitato un irresistibile richiamo su studiosi, escursionisti e appassionati di sport estremi. In un’epoca in cui l’Aspromonte era ancora percepito come una montagna maledetta, ostile, segnata dall’ombra dell’anonima sequestri, da latitanze e da una reputazione sinistra, l’esplorazione di questi luoghi si configurava come un atto audace.
Mancavano guide, mappe affidabili, sentieri segnati e ogni forma di supporto organizzato per l’attività escursionistica.

I pionieri dell’esplorazione delle fiumare

Tuttavia, proprio questa aura di mistero e ostilità fu la molla che spinse un piccolo nucleo di appassionati ad avvicinarsi, studiare e infine attraversare questi luoghi, in un’autentica attività pionieristica. Chi si avventurava tra le gole e i greti pietrosi delle fiumare lo faceva affidandosi all’intuito e alla volontà di scoprire ciò che fino ad allora era rimasto nascosto.
I racconti dei primi esploratori, oggi preziosa testimonianza storica, costituiscono un archivio di esperienze, dettagli tecnici e suggestioni, capaci ancora di ispirare e stimolare nuove spedizioni e ricerche.

Alfonso Picone Chiodo memoria storica dell'Aspromonte

Tra le figure che hanno segnato questa fase iniziale dell’esplorazione delle fiumare, spicca il nome di Alfonso Picone Chiodo. Saggista, studioso e autorevole voce nella cronaca storica dell’Aspromonte, prese parte e contribuì attivamente all’organizzazione delle prime spedizioni. Ancora oggi offre un contributo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione culturale di questo territorio.

1985: La sfida simbolica della La Verde

Fu nel 1985 che si registrò uno degli episodi più emblematici di questo nuovo corso. Un gruppo di tre escursionisti, tra cui lo stesso Picone Chiodo, tentò di risalire in tre giorni il letto della Fiumara La Verde fino a Montalto, la cima più alta dell’Aspromonte. A muoverli era soprattutto la sete di scoperta: la voglia di sapere cosa si celasse dietro ogni ansa del fiume, il fascino di cascate sconosciute, il richiamo di laghetti nascosti nel cuore della montagna. Era un viaggio in un mondo segreto, mai esplorato fino ad allora. L’obiettivo, tuttavia, non era solo sportivo, ma anche simbolico: dimostrare che la montagna poteva essere vissuta, raccontata e valorizzata, scrollandosi di dosso l’immagine cupa che la accompagnava. Un messaggio forte, inciso tra rocce, acque e silenzi, destinato a cambiare per sempre il modo in cui si guarda a questa montagna.

1986: L’impresa delle tre fiumare

Forti di questa prima esperienza, nel 1986, in una delle missioni più ambiziose dell’escursionismo calabrese, decisero di affrontare contemporaneamente la risalita delle tre fiumare più lunghe, impervie e simboliche del versante orientale dell’Aspromonte: l’Amendolea, la La Verde e il Bonamico. L’iniziativa si trasformò in una vera e propria spedizione esplorativa. Per affrontare questa sfida, vennero coinvolti numerosi escursionisti, suddivisi in tre squadre, ciascuna incaricata di risalire una fiumara fino al punto più alto raggiungibile. L’impresa, per l’epoca senza precedenti, suscitò l’attenzione dei media nazionali. Gli articoli di giornale non tardarono ad arrivare, contribuendo a diffondere la conoscenza di un territorio ancora poco esplorato e alimentando un crescente interesse per l’Aspromonte e le sue straordinarie bellezze naturali.
Amendolea, La verde, Bonamico

1987: Jonti ’87, Aspromonte dallo Ionio al Tirreno

L’anno seguente, nel 1987, prende forma il progetto Jonti ’87, promosso dall’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte”. L’itinerario fu ispirato da un passo evocativo di Fulco Pratesi: «Correva fino a qualche anno fa la voce che nessun uomo avesse mai valicato l’Aspromonte da un versante all’altro...». Una frase divenuta motore ideale di un’attraversata di sei giorni, che portò gli escursionisti dal versante ionico, lungo la fiumara La Verde – ormai relativamente conosciuta – a quello tirrenico, attraversando l’allora inesplorata fiumara di Favazzina.

1990 Malfamato 1: L’odissea nella Fiumara Butramo

Tra le imprese memorabili spicca l’esplorazione della Fiumara Butramo, affluente della Bonamico, compiuta nei primi anni ’90 da alcuni soci del CAI di Catanzaro, guidati da Francesco Bevilacqua. L’ambiente, fino ad allora inesplorato, si rivelò tanto affascinante quanto ostile. Ostacoli imprevisti costrinsero gli escursionisti a un bivacco d’emergenza nell’alveo del fiume, e ad un rientro faticoso e improvvisato durante il giorno seguente. L’eco dell’impresa si diffuse rapidamente, attirando l’attenzione della stampa locale e contribuendo ad alimentare il mito di queste terre impervie e selvagge.

Torrentismo: la discesa come scoperta

Sempre nel cuore degli anni ‘90, l’Aspromonte divenne teatro di una trasformazione silenziosa ma significativa. Fu in questo periodo che si affacciarono per la prima volta alcune discipline sportive legate all’ambiente montano e fluviale, tra cui lo sci di fondo escursionistico, lo scialpinismo e, soprattutto, il torrentismo. Quest’ultima pratica, ancora poco conosciuta all’epoca, prevedeva una modalità inedita di esplorazione dei corsi d’acqua: anziché risalire i torrenti, si iniziò a percorrerli in discesa, seguendone il flusso naturale, armati di attrezzatura alpinistica, imbraghi, caschi, chiodi, moschettoni e martelli da roccia.

Giuseppe Trovato e l’esplorazione di oltre sessanta gole

L’interesse per questi ambienti selvaggi e spettacolari crebbe rapidamente, attirando l’attenzione di studiosi, appassionati e professionisti del settore. Tra le figure più rilevanti di questo periodo emergono precursori come Giuseppe Trovato, speleologo e guida torrentistisca di consolidata esperienza, che nel corso degli anni portò a termine l’esplorazione di oltre sessanta gole nell’area aspromontana, dalle gole del Sant’Agata al San Leo, dal Furria, affluente della fiumara Amendolea al Butramo. La sua attività, ancora oggi ininterrotta, ha rappresentato un punto di riferimento per la formazione e la promozione delle attività sportive e naturalistiche legate al territorio aspromontano a livello nazionale ed internazionale.

1996 Malfamato 2: Il richiamo della Butramo

Fu nel 1996 che, sull’onda dell’entusiasmo acceso da Alfonso Picone, Giuseppe Trovato decise di raccogliere il testimone lasciato da Bevilacqua e organizzare una nuova spedizione esplorativa. Ma un’improvvisa tempesta alluvionale e condizioni meteo sfavorevoli costrinsero il gruppo a una ritirata forzata, lasciando intatto il mistero della gola.

1997: La conquista della Valle Infernale

La svolta arrivò nel 1997. Equipaggiati con chiodi da roccia, cordini, martello e corde, Trovato e il suo team affrontarono con determinazione l’intero corso della Butramo, completando integralmente la traversata. Fu un’impresa epica. Per la prima volta, il Butramo venne percorso integralmente. Cadde così il mito della Valle Infernale, leggendaria per la sua difficoltà: non più territorio inviolabile, ma pagina finalmente scritta dal torrentismo calabrese.

Le fiumare, custodi di segreti da svelare

Un viaggio nelle fiumare dell’Aspromonte è, quindi, anche un viaggio nella storia di chi ha saputo riconoscerne il valore e trasformarlo in passione, conoscenza e impegno. E ancora oggi l’Aspromonte non smette di stupirci e chissà quanti segreti ancora avrà da svelare.

Fonti e approfondimenti

Autore: Claudio Bova 
©Riproduzione riservata. 

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