Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell'antico borgo di Perlupo
Un’antica via si snoda tra i resti di un mondo perduto e sussurra memorie di un passato che ancora respira tra le pieghe dei monti

Tra le alture di Ortì
Tra le suggestive alture di Ortì, piccola frazione a circa 30 minuti da Reggio Calabria, si apre un sentiero che conduce tra i resti silenziosi di un passato dimenticato. A 667 metri sul livello del mare, nella località di Passo di Arasì, un’antica via si fa strada tra la fitta vegetazione evocando memorie di un passato che ancora vive tra questi monti.

Perlupo: Il fascino senza tempo di un borgo dimenticato
Davanti a noi, situato su un piccolo promontorio all’interno della valle, si mostra il suggestivo borgo abbandonato di Perlupo noto localmente come “Pirrupu” (dal dialetto, “burrone“). L’antico insediamento si colloca in un contesto paesaggistico di straordinario valore storico e naturalistico. La sua posizione, infatti, offre una vista di rara suggestione sul torrente Annunziata e sulle acque dello Stretto di Messina.


Un sentiero tra memorie e natura
Avanziamo lungo un sentiero stretto, fiancheggiato da casolari abbandonati e frammenti di un passato rurale. La vegetazione, fitta e vorace, nasconde un antico mulino, custode di storie dimenticate.




Tra i ruderi e il silenzio di Perlupo: Il passato che vive nei dettagli
Giunti ai piedi del borgo, ci attende una ripida salita, un’ultima prova prima di accedere al cuore del paese. Qui, tra i ruderi di case, ovili e frantoi, ci muoviamo con rispetto, immersi in un’atmosfera carica di magia e di silenzio, che amplifica il significato di questi luoghi.

Memorie tra le rovine di un borgo perduto
L’eco di un’epoca lontana risuona tra le rovine di questo antico insediamento, citato nei testi storici come uno dei borghi colpiti dalle incursioni saracene del X secolo. Un tempo cuore pulsante di una comunità dedita all’agricoltura, il villaggio prosperava grazie alla fertilità delle sue terre e ai vivaci scambi commerciali con i centri vicini, di Trizzino, Arasì, Ortì, Straorino e Reggio Calabria.














Avventura selvaggia tra canne e dirupi
Ci lasciamo alle spalle Perlupo, pronti a riprendere il cammino verso la località Alitio, snodo cruciale del sentiero di ritorno. L’impresa si presenta più complessa del previsto, l’accesso al greto del torrente Annunziata è più volte ostacolato da una fitta vegetazione di canne e rovi che nascondono insidiosi dirupi. Dopo una faticosa marcia nel cuore selvaggio della zona, raggiungiamo finalmente l’alveo del fiume, dove un varco umido e fangoso ci introduce in una gola angusta che ne aumenta il fascino dell’avventura.



Verso Arasì: oltre la gola, il fascino della valle ai piedi del borgo
Ci aggrappiamo agli arbusti per superare i costoni terrosi che si affacciano sul corso d’acqua, mentre il sentiero si snoda in un intreccio di radici e rocce. Superata la gola, il paesaggio si apre su un falso piano che si estende tra due promontori, offrendo una vista suggestiva sulla valle ai piedi del Borgo di Arasì.



L’incontro con Antonio: La magia dell’ospitalità calabrese
Lungo il cammino, incontriamo Antonio, un agricoltore dal sorriso sincero, di ritorno dai campi. Il suo passo è anticipato dal festoso abbaiare del suo fedele cagnolino, che si lancia in una corsa giocosa, subito accolto dall’esuberanza di Lilli. Con la naturale ospitalità della gente di questi luoghi, Antonio ci offre un passaggio sul retro del suo veicolo cassonato che noi accettiamo di buon grado.



Camminare di notte
Camminare di notte è ormai un rito, un’esperienza che riaccende l’emozione e alimenta il senso di avventura. Salutiamo il Borgo di Arasì che alle nostre spalle brilla tra i monti. Davanti, la città di Reggio Calabria si apre come un faro luminoso sulle acque dello Stretto. Anche questa volta torniamo a casa con il peso della stanchezza, ma con la ricchezza delle nostre conquiste e dei panorami che rimarranno impressi nella memoria.





Autore: Claudio Bova
©Riproduzione riservata
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