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Da Bova a Roghudi Vecchio. Weekend di trekking in Aspromonte tra cascate, antichi borghi e natura incontaminata

Da Bova a Roghudi Vecchio

Un viaggio avvincente tra cascate, antichi borghi e natura incontaminata

Da Bova a Roghudi Vecchio. Weekend di trekking in Aspromonte tra cascate, antichi borghi e natura incontaminata

Zaino in spalla e guinzaglio alla mano pronti per un nuovo cammino

Come ogni weekend zaino in spalla e guinzaglio alla mano si parte per una nuova esplorazione carichi di aspettative ma anche di incognite. Durante la settimana si pianifica, si discute di tracce, di tagli e fuoripista cercando di calcolare anche l’imponderabile. L’esperienza spesso conferma che la vera natura del percorso si determina proprio durante l’esplorazione. Intendiamoci, non sono cammini usuali, ed è proprio questo il segreto del nostro entusiasmo.

Fuoripista, dalla località Silipa alla scoperta della valle

Siamo nuovamente in zona grecanica, Aspromonte ionico, pronti ad affrontare un itinerario di grande fascino che dal comune di Bova ci condurrà fino al borgo di Roghudi vecchio. Il sentiero che percorreremo si snoda chiaramente verso la fiumara Amendolea promettendo un cammino avventuroso e ricco di emozioni. Il nostro viaggio inizia con un fuoripista dalla località ‘Silipa’ (nota anche come Silipà o Silipì). Questo toponimo, probabilmente derivante dal greco “sýlipon” (luogo dei silipi), identificava una pianta erbacea spontanea molto comune nell’area del Mediterraneo, l’Hyparrhenia hirta.
Cascata nascosta all’interno di un Canyon inospitale. TaCuntu.it

Cascata nascosta all’interno di un Canyon inospitale

Giunti in località Mensa, nel corso di una pausa di ricognizione, scorgiamo in lontananza sull’opposto versante della fiumara, una cascata nascosta all’interno di un canyon selvaggio e inospitale. L’entusiasmo di questa scoperta ci conquista immediatamente. Decidiamo quindi di accelerare il passo per raggiungere l’alveo dell’Amendolea deviando il nostro cammino verso l’inaspettata rivelazione. La tiepida giornata invernale riserva ancora poche ore di luce. La notte si avvicina e siamo consapevoli che il ritorno sarà lungo, freddo e buio, ma l’attrazione irresistibile per la cascata e l’euforia del ritrovamento alimenta il nostro desiderio incontenibile di esplorare quel posto ameno.

Vegetazione camarda e primitiva

Attraversiamo i primi guadi ingegnandoci con passaggi improvvisati su pietre che fendono il corso della fiumara. Arriviamo così a Sargagna, località intermedia posta tra i suggestivi borghi di Gallicianò e Roccaforte del Greco. A passo svelto ci inoltriamo nel cupo vallone cercando di proporzionare i tempi di strada e le ore di luce restanti. Seguiamo le tracce di calpestii di animali selvaggi attraverso le carcasse consumate di prede che si perdono all’interno di una vegetazione camarda (dal grecanico “vegetazione di cespugli spinosi” Rohlfs, 1977) e primitiva.

Avventura sotto il fragoroso scroscio delle cascate

Le nostre mappe forniscono una chiara descrizione di due affascinanti valloni attraversati da altrettanti torrenti che convergono a valle sul letto della fiumara Amendolea. Dopo circa 30 minuti di escursione, raggiungiamo il suggestivo scenario ai piedi della cascata Glicorace, un toponimo probabilmente legato all’omonimo vallone, più a valle noto anche come vallone Pareli. Questa cascata, scoperta ed attrezzata nel 2009, è ora una meta ambita per gli appassionati di canyoning, pronti a discendere con adeguata attrezzatura e preparazione le verticali all’interno della gola. La nostra emozione cresce ulteriormente quando, nascosta tra una vegetazione densa ed impenetrabile, scopriamo con entusiasmo una seconda cascata alimentata dal torrente Grecia, il cui toponimo sembra anch’esso associato all’omonimo vallone. Proseguendo nella nostra esplorazione, il tempo sembra fermarsi. Ci lasciamo avvolgere dall’euforia della scoperta, immortalando la nostra avventura sotto il fragoroso scroscio delle cascate.
Avventura sotto il fragoroso scroscio delle cascate. TaCuntu.it

Da Roghudi vecchio a Bova, rientro notturno

È tardi, anzi tardissimo, siamo consapevoli che la deviazione ha comportato un notevole ritardo sul programma. Rapidamente facciamo ritorno sui nostri passi. Risaliamo la fiumara costeggiando le località di Silimachi, Castana, Cuzzarra e Noì, luoghi un tempo caratterizzati da coltivazioni diffuse e terrazzamenti con ulivi e ciliegi. Nonostante non siamo ancora a metà del nostro percorso, il tempo stringe. A poche centinaia di metri, vediamo il borgo di Roghudi vecchio, nostro obiettivo inziale e indicatore programmato per il nostro rientro. Meno di 20 minuti per recuperare energie e consumare il nostro pranzo, poiché il sole comincia a tramontare rapidamente, lasciando spazio alla notte. Sono le 16:50, il ritorno prevede una salita di circa 8 km. Sfruttando al massimo la tenue luce che filtra tra la densa vegetazione, cerchiamo di sfuggire all’oscurità notturna e raggiungere velocemente un sentiero sicuro. Nonostante l’umidità e il freddo notturno, la fatica della salita ci riscalda, mitigando i brividi e accelerando il nostro cammino.
Da Roghudi vecchio a Bova, rientro notturno. TaCuntu.it

Tra casolari abbandonati, ululati notturni e mucche curiose

È notte ormai, il tramestio dei nostri passi si unisce ai suoni della notte. Il silenzio della montagna amplifica i rumori e la sensazione di isolamento allertando al contempo tutti i nostri sensi. Qui siamo ospiti di un ambiente dominato da eventi e da predatori. Una valle popolata da lupi che durante la risalita non tardano a farsi sentire. Proseguiamo velocemente il nostro rientro superando casolari abbandonati e mucche adagiate lungo piccole soste a bordo strada che scrutano con attenzione e curiosità il nostro passaggio. Ci fermiamo per consultare la nostra posizione e calcolare i tempi di arrivo. Ululati sempre più insistenti e ravvicinati caricano d’ansia il nostro avvicinamento alla base.  Sono le 19:30 e la macchina dista da noi ancora 40 minuti. Allocchi, barbagianni si aggirano sopra le nostre teste, rapaci notturni che sfruttano strategicamente la notte durante le battute di caccia. Ormai ci siamo, come ultima fatica percorriamo a ritroso un breve fuoripista su roccia che accorcia notevolmente il nostro arrivo e mette in sicurezza la nostra mascotte a 4 zampe.
Tra casolari abbandonati, ululati notturni e mucche curiose. TaCuntu.it

Ricchezza naturale da proteggere e custodire

Considerevole la ricchezza e la vivacità faunistica di quest’ambiente dove l’interazione con l’uomo è nulla o pressoché limitata alle ore diurne. Luoghi un tempo frequentati da abitanti della vallata testimoniano ancora oggi una forte connotazione storica, culturale e naturale da proteggere e custodire. Una biodiversità che, se compresa, potrebbe offrire opportunità di sviluppo e buone pratiche da replicare su più ampia scala.
Ricchezza naturale da proteggere e custodire. TaCuntu.it

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