Giuseppe Zuccalà, medico e sindaco di San Lorenzo
Giuseppe Zuccalà Medico e sindaco di San Lorenzo, tra medicina, impegno civile, memoria e il mistero di una Lancia Flavia all’interno di una chiesetta dell’Aspromonte. Share Contenuto 1. Giuseppe Zuccalà2. La cappella, l’automobile e una storia che aspettava di essere scoperta3. Il mistero di Monte Peripoli4. Alla ricerca di una risposta5. Un’infanzia segnata dalla perdita paterna6. La scelta della medicina7. Lo studente che sfidò il regime8. Il ritorno a San Lorenzo9. Il medico di tutti10. La guerra cambia tutto11. Gli anni più difficili12. La guerra e gli sfollati13. Da medico a sindaco14. Un uomo alla guida della rinascita15. La nascita di una nuova democrazia16. L’inizio di una lunga stagione amministrativa17. Un paese da ricostruire18. Una strada costruita quasi dal nulla19. L’inaugurazione e una storia ancora da scrivere20. Quando la montagna mette alla prova il progetto21. Il segno lasciato da Zuccalà22. Quattro volte sindaco23. Dalla montagna al mare24. Un medico che non si fermava mai25. Una notte a Largaduri26. I tre doni di Chorio27. Un amministratore dalla parte degli ultimi28. Le condizioni per una comunità moderna29. Il progetto di Monte Peripoli30. L’idea di una montagna turistica31. La chiesetta della Madonna della Neve32. Prima di tutto, la strada33. L’appello ai cittadini lontani34. Un progetto costruito insieme35. L’arrivo della Madonna della Neve36. La salita a Peripoli37. Un sindaco senza privilegi38. L’ultimo viaggio39. Perché quell’automobile è dentro la cappella?40. Dalle strade all’altare41. L’eredità42. La Madonna salvata dal fuoco43. Una storia che continua44. Fonti e approfondimenti La cappella, l’automobile e una storia che aspettava di essere scoperta Ci sono storie che non si trovano cercandole. Sono loro a venirti incontro.La storia di Giuseppe Zuccalà, medico e sindaco di San Lorenzo, mi si presentò così, durante uno dei percorsi nell’area grecanica in provincia di Reggio Calabria.E tutto cominciò da un’automobile.Non una macchina parcheggiata lungo una strada.Ma un’automobile dentro una piccola chiesa di montagna. Il mistero di Monte Peripoli Il cammino mi guidò sul monte Peripoli, dove ancora oggi sorge una piccola cappella dedicata alla Madonna della Neve. Un luogo, un tempo, circondato da una fitta pineta. Oggi, invece, profondamente segnato dagli incendi che negli anni hanno devastato questa parte dell’Aspromonte. L’ultimo, nel 2021, cancellò quasi completamente il bosco intorno alla chiesetta.Fu però un dettaglio inatteso a cambiare il senso di quella visita. Attraverso un piccolo foro nella porta di ferro che impediva l’accesso alla cappella, riuscii a guardare all’interno. Sotto quella che sembrava essere la mensa dell’altare compariva una sagoma insolita: un’automobile, una vecchia Lancia Flavia nera, murata all’interno dell’edificio. La domanda era inevitabile: perché un’automobile si trova dentro una chiesetta di montagna? E soprattutto: chi aveva deciso di mettercela? Immagine tratta dall’archivio fotografico di Claudio Bova. Tutti i diritti riservati. Alla ricerca di una risposta Per trovare una risposta raggiunsi il vicino Comune di San Lorenzo. Fu li che, tra i ricordi di chi lo aveva conosciuto, cominciarono ad emergere i primi frammenti di questa storia. La testimonianza e i contributi inediti messi a disposizione dal figlio, Saverio Zuccalà, insieme al prezioso lavoro di Fortunato Mangiola, ricostruirono, poco alla volta, la vicenda di un uomo diventato parte della memoria stessa della comunità. Dietro quella macchina non c’era soltanto un’immagine del passato, ma la storia di un uomo: un medico, un amministratore, un sindaco che aveva scelto di legare profondamente la propria esistenza alla terra in cui era nato e alla comunità che aveva servito. Il suo nome era Giuseppe Zuccalà. Immagine tratta dal volume Storia di Giuseppe Zuccalà: medico e sindaco di San Lorenzo, di Fortunato Mangiola. I diritti sulle immagini e sui contenuti sono riservati all’autore e agli aventi diritto. Un’infanzia segnata dalla perdita paterna Giuseppe Zuccalà, figlio di Francesco Saverio, nacque nel 1909, all’interno di una delle più antiche famiglie laurentine. Nel 1918, quando aveva appena nove anni, perse il padre. La tragedia segnò profondamente la sua infanzia e lo costrinse ad allontanarsi dal paese, frequentando diverse scuole della provincia di Reggio Calabria.Quella lontananza, tuttavia, contribuì a formare il carattere di un giovane curioso, determinato e particolarmente sensibile alle difficoltà degli altri. La scelta della medicina Dopo aver conseguito la maturità classica, Giuseppe decise di iscriversi alla Facoltà di medicina di Messina.La scelta della medicina non fu soltanto professionale. La perdita del padre aveva lasciato in lui una consapevolezza precisa: stare accanto a chi soffre, curare, ma soprattutto non lasciare solo chi ha bisogno. Lo studente che sfidò il regime Durante gli anni universitari accadde un episodio destinato a cambiare il corso della sua vita.Nel corso di una manifestazione studentesca, Zuccalà improvvisò un comizio nel quale attaccò duramente il podestà della città. La reazione delle autorità fu immediata.La milizia intervenne, lo arrestò e gli notificò il foglio di via permanente dalla Sicilia.La motivazione lo definiva un “pericoloso soggetto eversivo”.Per Giuseppe, Messina era diventata, quasi all’improvviso, una città da cui partire. Alla fine dell’estate, la scelta apparve inevitabile. Lasciò la Sicilia e si trasferì a Roma, dove avrebbe proseguito il proprio percorso di studi.Nel 1931 conseguì la laurea in medicina con il massimo dei voti e la lode.Roma gli offriva prospettive, un futuro professionale decisamente diverso da quello che lo avrebbe atteso in un piccolo paese dell’Aspromonte. Eppure Zuccalà fece una scelta controcorrente.Decise di tornare a casa. Il ritorno a San Lorenzo Prima del ritorno concluse un corso di perfezionamento in pneumologia.Era una specializzazione particolarmente importante in un’epoca nella quale la tubercolosi e le malattie dell’apparato respiratorio rappresentavano un problema enorme.Poi tornò a San Lorenzo. Qui cominciò a esercitare la professione.E ben presto il paese capì di avere davanti un medico speciale.Ma Zuccalà non era semplicemente un medico che aspettava i pazienti nel proprio studio. Era un medico che andava a cercarli. skip render: ucaddon_post_list Il medico di tutti Negli anni quaranta curarsi non era semplice. Le medicine erano spesso preparazioni galeniche, le possibilità terapeutiche erano molto più limitate rispetto a oggi e per molte famiglie anche una visita medica rappresentava una difficoltà economica.Lo studio di Zuccalà diventò così un punto di riferimento, trasformando il proprio lavoro in una vera missione.Al mattino visitava nel suo studio, spesso affollato
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