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Ambiente e territorio

Facciata della chiesa di Maria Santissima Assunta situata ad Arno, Reggio Calabria, con cielo azzurro e una scalinata d'ingresso, incorniciata da una staccionata colorata in primo piano.

Armo

Armo Natura e comunità: il legame tra sentieri e vita locale del borgo, anima rurale alle porte di Reggio Calabria Share Contenuto 1. Geografia di un borgo autentico2. Origine del nome e identità territoriale3. Camminare ad Armo: un’esperienza che sa di radici4. Il cuore del borgo: Piazza Chiesa e la vita di comunità5. La Parrocchia di Maria Santissima Assunta: fede e identità6. Armo e le radici basialiane7. Il dono del discernimento: tra agiografia e leggenda8. Il racconto di Sant’Elia9. La grotta eremitica di Sant’Arsenio: un luogo sospeso tra natura e spiritualità10. Un romitorio immerso nella natura selvaggia11. Geologia della grotta: un ambiente naturale modellato dal tempo12. Visitare la Grotta: comunità, accoglienza e turismo sostenibile13. Canyon Rumbulisi: avventura nascosta nell’entroterra reggino14. Origine del nome Rumbulisi15. La raccolta differenziata…in sella agli asinelli16. Tradizione e innovazione: un modello replicabile17. Armo: un esempio di sostenibilità tra i borghi italiani18. Consigli utili19. Fonte e approfondimenti Geografia di un borgo autentico La piccola frazione di Armo è adagiata su una rocca naturale ai piedi del monte San Demetrio (974 m s.l.m.), a soli 15 km a sud-est di Reggio Calabria. Il borgo domina dall’alto un paesaggio inciso dall’acqua: da un lato la fiumara di Armo, dall’altro il vallone di Luppari.  Origine del nome e identità territoriale Il nome Armo custodisce un legame profondo con la storia e la geografia del luogo. Alcune interpretazioni lo fanno risalire al greco “Armon”, ovvero grotta, un richiamo agli antichi rifugi naturali e agli spazi di culto che punteggiavano queste vallate.Altre letture parlano di “Armos”, rupe o sperone roccioso, descrivendo perfettamente la posizione strategica del borgo, sospeso tra cielo e vallate. Anche i toponimi locali accompagnano l’escursionista in un viaggio nel tempo: Pirgo (torre), Pegadi (sorgente), Gurnale (pozza d’acqua) evocano un paesaggio vissuto e nominato dalle civiltà che hanno attraversato questa parte di Calabria.  Camminare ad Armo: un’esperienza che sa di radici Esplorare Armo significa scegliere un ritmo diverso. I sentieri sono narrazioni vive che collegano natura e comunità. Le sue strette viuzze invitano a perdersi, a osservare, a fermarsi.  Accompagnati da Stefano Costantino, profondo conoscitore del territorio, scopriamo il borgo passo dopo passo.  Qui, dove i bambini giocano ancora per strada e il silenzio è parte del paesaggio, l’anima antica di Armo incontra una nuova sorprendente vitalità. Vivaci murales, realizzati dai giovani del posto, colorano le facciate delle abitazioni trasformando il paese in un esempio virtuoso di rigenerazione culturale.  Il cuore del borgo: Ruga da Cresia e la vita di comunità L’intero borgo di Armo si raccoglie attorno alla sua piazza principale, Piazza Chiesa, nota anche come Ruga da Cresia. È qui che il paese respira, tra incontri quotidiani, racconti condivisi e quella dimensione umana che rende unici i borghi dell’entroterra reggino.Sedersi su una panchina, osservare le porte socchiuse, ascoltare le voci che rimbalzano tra le case; tutto contribuisce a costruire un’esperienza autentica, perfetta per chi cerca turismo lento.È proprio in questa piazza che incontriamo la signora Fortunata, per tutti semplicemente “Nata”. Con naturale ospitalità si offre di accompagnarci alla scoperta della Chiesa parrocchiale di Maria Santissima Assunta, punto di riferimento spirituale e sociale per tutta la comunità locale. La Parrocchia di Maria Santissima Assunta: fede e identità La Parrocchia di Maria Santissima Assunta rappresenta il cuore religioso di Armo. Non è solo un edificio sacro, ma un luogo di memoria collettiva, dove si intrecciano tradizioni e storie di generazioni.Entrarvi significa immergersi in una dimensione intima, dove il silenzio racconta più delle parole. Qui, la fede è parte integrante della vita quotidiana del borgo, un elemento che rafforza il senso di appartenenza e di identità territoriale. Armo e le radici basiliane: spiritualità nell’entroterra calabrese La storia di Armo si intreccia profondamente con quella della vicina Motta Sant’Agata e con la presenza dei monaci basiliani nel territorio reggino.Questa eredità spirituale è ancora percepibile lungo i sentieri della Calabria meridionale, dove grotte, eremi e luoghi di culto raccontano una religiosità intensa e radicata nella natura. Tra le figure più suggestive della tradizione ascetica locale spicca Sant’Arsenio da Armo, monaco profondamente legato a questi luoghi, assieme al suo discepolo Sant’Elia Speleota. Il dono del discernimento: tra agiografia e leggenda Secondo l’agiografia monastica, Sant’Arsenio da Armo ricevette dallo Spirito Santo un dono raro e potente: la capacità di distinguere gli spiriti beati da quelli malvagi.Questo carisma gli permetteva di leggere nell’animo umano, comprendendo la sincerità del pentimento e la reale condizione spirituale dei fedeli. Un elemento che rafforza il fascino mistico di Armo, rendendolo uno dei luoghi più suggestivi per chi esplora le leggende della Calabria. U miraculu di Ceza du Signuri Leggi di più No posts found Il racconto di Sant’Elia Speleota: una storia tra fede e giudizio Nel suo Bios, Sant’Elia Speleota tramanda un episodio emblematico della vita del maestro Arsenio.Si narra del tentativo del monaco di convertire un mercante di schiavi, rimasto però indifferente ai suoi ammonimenti. Poco tempo dopo, l’uomo morì. La vedova, nel tentativo di ottenere perdono per l’anima del marito, chiese la celebrazione di una messa in suffragio.Durante la funzione, mentre Arsenio stava per pronunciare il nome del defunto, accadde qualcosa di straordinario: per tre volte, un angelo gli impedì di parlare, coprendogli la bocca. Un segno inequivocabile.Il monaco comprese allora che l’anima di quell’uomo non poteva essere salvata. Da qui nacque una riflessione destinata a rimanere nella tradizione orale del territorio: “Certi peccati sono leggeri come paglia o fieno, e facilmente vengono cancellati; altri invece sono pesanti come il ferro o il piombo… e difficilmente verranno rimessi” La Grotta eremitica di Sant’Arsenio: un luogo sospeso tra natura e spiritualità A pochi passi dal borgo, immersa in un paesaggio silenzioso e quasi intatto, si trova la Grotta eremitica di Sant’Arsenio.Situata a circa cinquecento metri a sud-est di Armo, a 375 metri di altitudine s.l.m., in località Sifurio, sulla destra idrografica della fiumara di Armo, questa cavità naturale rappresenta l’antico romitorio che accolse il santo durante la sua permanenza nel territorio reggino. Un romitorio immerso nella natura selvaggia La cavità conserva ancora oggi il suo carattere originario, con interventi umani minimi e

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Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra

Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Un viaggio tra le fiumare dell’Aspromonte, dove la natura selvaggia incontra la memoria di un territorio scolpito dall’acqua e dal tempo Contenuto 1. Dove l’acqua incontra la memoria2. Bellezza e imprevedibilità del paesaggio3. Comunità tenaci tra i pendii scoscesi e sentieri nascosti4. I torbidi torrenti di Alvaro5. Corsi d’acqua dalla doppia vita6. Un equilibrio fragile e vitale7. L’Aspromonte ostile e misterioso8. I pionieri dell’esplorazione delle fiumare9. Alfonso Picone Chiodo memoria storica dell’Aspromonte10. 1985: La sfida simbolica della La Verde11. 1986: L’impresa delle tre fiumare12. 1987: Jonti ’87, Aspromonte dallo Ionio al Tirreno13. 1990 Malfamato 1: L’odissea nella Fiumara Butramo14. Torrentismo: la discesa come scoperta15. Giuseppe Trovato e l’esplorazione di oltre sessanta gole16. 1996 Malfamato 2: Il richiamo della Butramo17. 1997: La conquista della Valle Infernale18. Le fiumare, custodi di segreti da svelare19. Fonti e approfondimenti Dove l’acqua incontra la memoria Nel cuore dell’Aspromonte, le fiumare raccontano una storia antica, scolpita nella pietra e nell’acqua. Esplorarle è molto più di un semplice viaggio: è un’immersione profonda in un mondo sospeso tra natura selvaggia e memoria collettiva. Bellezza e imprevedibilità del paesaggio Questi alvei irregolari, spesso asciutti in estate e impetuosi in inverno, incarnano la doppia anima del territorio: bellezza mozzafiato e improvvisa imprevedibilità. Ma dietro la loro apparente asprezza, le fiumare celano una connessione profonda con l’uomo. Sono arterie vive di una cultura contadina e pastorale che, nei secoli, ha modellato l’identità di intere comunità. Comunità tenaci tra i pendii scoscesi e sentieri nascosti Qui, tra pendii scoscesi e sentieri nascosti, si sono sviluppate comunità tenaci, abituate a convivere con la natura e a trarne sostentamento, preservando fino ai giorni nostri la connotazione autentica di questi luoghi. I torbidi torrenti di Alvaro Nell’aspra e selvaggia geografia dell’Aspromonte, le fiumare rappresentano un elemento distintivo del paesaggio idrografico. Lo scrittore Corrado Alvaro, figlio di questa terra, le definiva con efficacia: torbidi torrenti, evocando la loro natura impetuosa e mutevole. Corsi d’acqua dalla doppia vita Si tratta di corsi d’acqua a regime torrentizio, caratterizzati da un’alta energia erosiva e da un comportamento idrologico fortemente stagionale. Durante la stagione delle piogge, le fiumare si trasformano: da aridi solchi di pietra in impetuosi torrenti, capaci di trascinare a valle enormi masse d’acqua e detriti. Nei mesi più secchi, al contrario, il loro alveo rimane spesso asciutto o attraversato da esili rivoli, in un’alternanza ciclica che scandisce il tempo e la vita di questo territorio. Un equilibrio fragile e vitale Sono corsi d’acqua effimeri, la cui esistenza è strettamente legata a un insieme di condizioni ambientali e antropiche peculiari. “Un complesso equilibrio tra clima, assetto geologico e litologico, dinamiche geodinamiche, caratteristiche idrologiche, oltre che influenze urbane e culturali…”, espressione viva del rapporto millenario tra l’uomo e il paesaggio aspromontano.   L’Aspromonte ostile e misterioso La loro natura aspra e incontaminata ha, nel corso dei decenni, esercitato un irresistibile richiamo su studiosi, escursionisti e appassionati di sport estremi. In un’epoca in cui l’Aspromonte era ancora percepito come una montagna maledetta, ostile, segnata dall’ombra dell’anonima sequestri, da latitanze e da una reputazione sinistra, l’esplorazione di questi luoghi si configurava come un atto audace.Mancavano guide, mappe affidabili, sentieri segnati e ogni forma di supporto organizzato per l’attività escursionistica. I pionieri dell’esplorazione delle fiumare Tuttavia, proprio questa aura di mistero e ostilità fu la molla che spinse un piccolo nucleo di appassionati ad avvicinarsi, studiare e infine attraversare questi luoghi, in un’autentica attività pionieristica. Chi si avventurava tra le gole e i greti pietrosi delle fiumare lo faceva affidandosi all’intuito e alla volontà di scoprire ciò che fino ad allora era rimasto nascosto.I racconti dei primi esploratori, oggi preziosa testimonianza storica, costituiscono un archivio di esperienze, dettagli tecnici e suggestioni, capaci ancora di ispirare e stimolare nuove spedizioni e ricerche. Alfonso Picone Chiodo memoria storica dell’Aspromonte Tra le figure che hanno segnato questa fase iniziale dell’esplorazione delle fiumare, spicca il nome di Alfonso Picone Chiodo. Saggista, studioso e autorevole voce nella cronaca storica dell’Aspromonte, prese parte e contribuì attivamente all’organizzazione delle prime spedizioni. Ancora oggi offre un contributo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione culturale di questo territorio. I diritti d’immagine sono di Alfonso Picone Chiodo: www.laltroaspromonte.it × 1985: La sfida simbolica della La Verde Fu nel 1985 che si registrò uno degli episodi più emblematici di questo nuovo corso. Un gruppo di tre escursionisti, tra cui lo stesso Picone Chiodo, tentò di risalire in tre giorni il letto della Fiumara La Verde fino a Montalto, la cima più alta dell’Aspromonte. A muoverli era soprattutto la sete di scoperta: la voglia di sapere cosa si celasse dietro ogni ansa del fiume, il fascino di cascate sconosciute, il richiamo di laghetti nascosti nel cuore della montagna. Era un viaggio in un mondo segreto, mai esplorato fino ad allora. L’obiettivo, tuttavia, non era solo sportivo, ma anche simbolico: dimostrare che la montagna poteva essere vissuta, raccontata e valorizzata, scrollandosi di dosso l’immagine cupa che la accompagnava. Un messaggio forte, inciso tra rocce, acque e silenzi, destinato a cambiare per sempre il modo in cui si guarda a questa montagna. 1986: L’impresa delle tre fiumare Forti di questa prima esperienza, nel 1986, in una delle missioni più ambiziose dell’escursionismo calabrese, decisero di affrontare contemporaneamente la risalita delle tre fiumare più lunghe, impervie e simboliche del versante orientale dell’Aspromonte: l’Amendolea, la La Verde e il Bonamico. L’iniziativa si trasformò in una vera e propria spedizione esplorativa. Per affrontare questa sfida, vennero coinvolti numerosi escursionisti, suddivisi in tre squadre, ciascuna incaricata di risalire una fiumara fino al punto più alto raggiungibile. L’impresa, per l’epoca senza precedenti, suscitò l’attenzione dei media nazionali. Gli articoli di giornale non tardarono ad arrivare, contribuendo a diffondere la conoscenza di un territorio ancora poco esplorato e alimentando un crescente interesse per l’Aspromonte e le sue straordinarie bellezze naturali. 1987: Jonti ’87, Aspromonte dallo Ionio al Tirreno L’anno seguente, nel 1987, prende forma il progetto Jonti ’87, promosso dall’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte”. L’itinerario fu ispirato da un passo evocativo di Fulco Pratesi: «Correva fino

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Cascata Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte, dove natura e memoria si intrecciano in un racconto affascinante Share Contenuto 1. Viaggio attraverso la memoria2. La foresta perduta3. L’incendio del 20214. Un sentiero che si racconta 5. L’incontro con la cascata di Mazzulisà6. Le acque del vallone Cerasia e Cano7. Le origini del nome8. Avvicinamento9. Raccomandazioni10. Fonti e approfondimenti Scheda tecnica Difficoltà EEDislivello: circa 200 mt. (solo andata)Altitudini: Pietra Mazzulisà (1481 m.) – Cascata (1200 m. circa)Tempi avvicinamento: 1 ora circa (solo andata)Nota bene: Quest’articolo è stato redatto con informazioni tratte da fonti di repertorio Viaggio attraverso la memoria L’itinerario che conduce alla Cascata Mazzulisà si sviluppa lungo un crinale che si affaccia sullo Ionio, delineando un tracciato che va ben oltre la dimensione della semplice escursione. È un vero e proprio viaggio nella memoria di una terra segnata da profonde ferite, ma capace di custodire e rigenerare la propria tenace bellezza. La foresta perduta La vegetazione, un tempo rigogliosa e imponente, era dominata da esemplari monumentali di Pini Larici e di Querce, veri e propri patriarchi sfuggiti ai tagli sistematici che hanno consumato le foreste circostanti. La loro presenza dominava il paesaggio, conferendogli un’aura solenne, quasi sacra. L’incendio del 2021 Nel 2021 devastanti incendi hanno avvolto la foresta vetusta monumentale di Acatti e Afreni, trasformando in cenere la biodiversità di un’area di straordinario valore naturalistico e paesaggistico. Un sentiero che si racconta Dalla cima di Pietra Mazzulisà e lungo il crinale delle località Acatti e Afreni, lo sguardo abbraccia i due versanti che separano la valle Infernale dalla valle del Potis.Proprio qui, tra le pieghe più segrete di queste vallate, nascono alcune delle fiumare più suggestive del massiccio aspromontano che modellano il territorio e alimentano la vita di questi luoghi selvaggi. L’incontro con la cascata di Mazzulisà La scoperta della cascata è quasi improvvisa. Dopo aver raggiunto l’alveo della fiumara Butramo, si risale il suo corso per un centinaio di metri. Un suggestivo salto d’acqua si stacca dalle pareti e cade con fragore in una pozza cristallina scavata nel tempo dal logorio incessante dell’acqua. Le acque del vallone Cerasia e del vallone Cano La Cascata Mazzulisà, situata nella Butramo alta, è alimentata dalle acque del vallone Cerasia. Più a valle, anche il vallone Cano confluisce nella fiumara madre, incrementando il flusso del corso d’acqua che scivola verso valle. Cascata di Mazzulisà o del Passo infernale Le fonti cartografiche consultate non riportano alcuna indicazione toponomastica specifica, rendendo necessaria un’attribuzione denominativa basata su elementi geografici locali. In questo contesto, la cascata è stata identificata con il toponimo zonale di Pietra Mazzulisà (dal greco “pietra miliare”). Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti autorevoli, Antonio Stranges, studioso e profondo conoscitore dell’Aspromonte, indentifica l’area in questione con il nome di Passo Infernale, uno dei rari punti di guado del torrente Butramo all’interno della selvaggia e impervia Valle Infernale. In tale contesto, l’adozione del nome di Cascata del Passo Infernale potrebbe apparire giustificata, in quanto capace di restituire con maggiore esattezza sia la collocazione geografica, sia il valore simbolico e paesaggistico di questo suggestivo ambiente naturale.  Avvicinamento L’itinerario si sviluppa su un crinale di alta montagna, nella parte sommitale dell’Aspromonte, sicuramente tra i luoghi più incontaminati del Parco Nazionale. Dal Casello forestale di Cano si giunge in località Pietra Mazzulisà e si prosegue lungo un ripido crinale, all’interno di una fitta foresta. Le gole del Butramo, poste alla propria destra, offrono una vista impressionante e vertiginosa. Raccomandazioni La zona A del Parco Nazionale dell’Aspromonte è l’area più protetta e rigida del parco, dove è consentito l’accesso solo a piedi lungo i sentieri ufficiali. L’area è caratterizzata da una ricca biodiversità e da una flora e fauna protette. Fonti e approfondimenti […] Dal 16 al 18 ottobre del 1951 si scatenò una tra le più gravi alluvioni che colpì il versante meridionale della Calabria: strariparono corsi d’acqua, crollarono ponti, paesi rimasero isolati e si ebbero circa 70 vittime. Il giovane friulano Enrico Vuerich fu sorpreso dal maltempo nei boschi di Ferraina e volle spostarsi verso la zona di Cano, forse ritenuta più sicura e dalla quale poter raggiungere il paese […] La furia delle acque fu tale che il corpo non venne più trovato. A ricordo del tragico evento rimane una piccola croce al passo di Infernale, nel punto in cui si guada il torrente e dove si ritiene che la morte lo colse. Un altro tassello di questa storia è una targa in marmo posta nella chiesetta del cimitero di San Luca. […].Friulani in Aspromonte di L’Altro Aspromonte – di Alfonso Picone Chiodo San Luca e Polsi di Alfonso Picone Chiodo e Domenico Raso.  Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata.  Sostieni il progetto! 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Africo: Chiesa di San Salvatore

Africo

Africo Il borgo fantasma nel cuore dell’Aspromonte. Un luogo sospeso nel tempo, dove le rovine parlano di resilienza e la natura riconquista il suo regno Contenuto 1. Africo2. Le origini del nome: tra greco e latino3. Tracce di un passato perduto4. San Leo: il patrono che unisce Africo e Bova5. Tra isolamento, povertà e resistenza6. La tragica alluvione del 19517. Un esodo forzato: dalle montagne alla costa8. Alla scoperta del borgo fantasma9. I ruderi che parlano10. La processione di San Leo: un filo tra passato e presente11. Conclusioni12. Consigli utili Arroccato su una ripida pendice che domina il torrente Casalinuovo, nel cuore selvaggio dell’Aspromonte, sorge il borgo abbandonato di Africo. Le sue rovine, avvolte da un silenzio quasi sacro, raccontano una storia di resilienza e abbandono.  Cascata Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Cascata Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle… No posts found Le origini del nome: tra greco e latino Il nome di questo paese affonda le sue radici in un passato lontano. Alcuni studiosi lo collegano al greco àprichos (άπριχος), mentre altri lo attribuiscono al latino apricus, entrambi termini legati all’idea di luce, sole, e terre esposte al calore. Ma questa è solo la prima traccia di un viaggio che ci porta indietro nel tempo, tra miti, colonizzazioni e spiritualità. Tracce di un passato perduto Alcune ipotesi suggeriscono la presenza di insediamenti già in epoca pre-magnogreca. Tuttavia, sono i reperti bizantini a testimoniare con maggiore certezza l’esistenza di una comunità organizzata in questa zona. Ma è con l’arrivo dei monaci basiliani, probabilmente già nel X secolo, che Africo assume un ruolo significativo nella spiritualità calabrese. Questi religiosi, in fuga dalle persecuzioni iconoclaste dell’Impero Bizantino, trovarono rifugio tra le asperità dell’Aspromonte, fondando eremi e monasteri che divennero centri di cultura e fede. San Leo: il patrono che unisce Africo e Bova In epoca normanna, tra l’XI e il XII secolo, Africo fu legata a una figura di grande importanza religiosa: San Leo, patrono del paese. La tradizione narra che il santo nacque a Bova, uno dei borghi più iconici della Calabria grecanica, e che compì i suoi studi nel convento basiliano della SS. Annunziata di Africo prima di abbracciare la vita monastica. Questo legame tra Africo e Bova non è solo spirituale, ma anche storico e culturale, testimonianza di un’epoca in cui la Calabria era crocevia di popoli, lingue e tradizioni. Tra isolamento, povertà e resistenza Nel 1928, Umberto Zanotti Bianco – studioso e attivista meridionalista – si avventurò tra i sentieri impervi dell’Aspromonte per raggiungere Africo, un borgo arroccato nella Calabria più remota. Al suo fianco, il giovane Manlio Rossi Doria, futuro grande economista agrario. Quello che trovarono fu un microcosmo di sofferenza e abbandono, una realtà lontana anni luce dall’Italia che avanzava verso la modernità. Le case, molte ancora ferite dal terremoto del 1908, sembravano aggrappate alla montagna in bilico tra rovina e resistenza. Il paese era isolato geograficamente, tagliato fuori dalle vie di comunicazione, e la povertà era talmente radicata da plasmare ogni aspetto della vita quotidiana. A peggiorare la situazione, tasse indiscriminate gravavano su una popolazione che già faticava a sfamarsi. Lo Stato sembrava aver dimenticato Africo, lasciando i suoi abitanti in un limbo di sopravvivenza primitiva. La tragica alluvione del 1951 Nell’autunno del 1951, una violenta alluvione si abbatté sui paesi di Africo e Casalnuovo. In pochi giorni, fiumi di fango e detriti travolsero case, strade e campi, lasciando dietro di sé nove vittime (tre ad Africo, sei a Casalnuovo) e un paesaggio irriconoscibile. Le autorità, di fronte all’entità della catastrofe, non ebbero alternative: i due centri furono evacuati. Migliaia di persone, con indosso solo ciò che erano riuscite a salvare, furono costrette ad abbandonare la loro terra.[the_ad id=”20365″] Un esodo forzato: dalle montagne alla costa Per anni, vissero in campi profughi, in attesa di un futuro incerto. Solo all’inizio degli anni ’60 sorse Africo Nuovo, un borgo costruito ex novo lungo la costa ionica. Ma la transizione non fu semplice: il comune rimase senza confini ufficiali fino al 1980, mentre la sua gente, una volta legata ad un’economia rurale povera ma autosufficiente, si ritrovò sradicata, in bilico tra passato e presente. Alla scoperta del borgo fantasma L’accesso al borgo è già di per sé un’avventura. Una mulattiera impervia, percorribile solo a piedi negli ultimi tratti, serpeggia tra la vegetazione rigogliosa, evocando l’isolamento e i pericoli che caratterizzavano la vita degli abitanti. I ruderi che parlano Tra i resti più riconoscibili spicino all’ingresso del paese c’è la scuola elementare intitolata a Umberto Zanotti Bianco, il politico che immortalò Africo nei suoi scritti, descrivendone la poesia e le difficoltà. Poco distante, i ruderi del Municipio testimoniano quello che un tempo era il cuore amministrativo del borgo.Proseguendo tra la vegetazione, si incontrano i resti della Chiesa di San Salvatore, con il suo campanile ancora in piedi e la campana in bronzo, muta da decenni. Accanto, il cimitero custodisce lapidi ormai illeggibili: qui i defunti riposarono fino al 1999, prima di essere trasferiti nella nuova Africo, costruita dopo il disastro. La processione di San Leo: un filo tra passato e presente Non tutto è perduto nel silenzio di Africo Antico. Ogni anno, a maggio, dal 1972, i fedeli tornano qui per celebrare San Leo, patrono del paese. Una suggestiva processione parte da Africo Nuova e raggiunge i ruderi della chiesa di San Leo, riportando per un giorno vita e devozione tra queste pietre dimenticate. Conclusioni Africo Antico non è solo una meta, ma un’esperienza emozionale. Un viaggio qui non è solo un’escursione, ma un pellegrinaggio nella memoria. Un luogo da scoprire per chi ama camminare tra storia e natura, lontano dai percorsi turistici convenzionali. Bova Bova Alla scoperta di Bova: Il cuore della Calabria greca Nel cuore della Calabria… Roghudi Vecchio Roghudi Vecchio Roghudi Vecchio, pittoresco borgo di origini greche, sorge tra le… Gallicianò Gallicianò Un tuffo nell’anima greca della Calabria Gallicianò, incantevole… No posts found Consigli utili Abbina la visita di Africo a un tour della Costa dei Gelsomini e dei borghi grecanici

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Fiumara Amendolea viaggio straordinario tra natura e tradizione. Esplora il selvaggio corso della fiumara, percorri i sinuosi sentieri tra paesaggi incantevoli, borghi antichi e la ricca eredità delle comunità greche di Calabria

Fiumara Amendolea

Fiumara Amendolea Un viaggio di 38 km tra natura, storia e tradizione La magia della Fiumara Amendolea: Un abbraccio affascinante tra natura e tradizione Immersa in un’atmosfera quasi primordiale, la fiumara Amendolea si presenta come un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Il suo nome, Amendolea (Amendulìa Potamò nel greco di Calabria), evoca un paesaggio plasmato dalla presenza millenaria di mandorli che ancora oggi punteggiano la valle. Persino nel dialetto locale, l’eco di questa eredità sopravvive: qui, le mandorle sono ancora chiamate “mmenduli“, un termine che racchiude secoli di storia e tradizione. Esplorare questi luoghi significa addentrarsi in un mondo dove natura e cultura si fondono in un equilibrio perfetto. Un viaggio che non è solo geografico, ma un vero e proprio tuffo nell’anima più autentica della Calabria. Lago Costantino: la mia prima grande avventura Leggi di più No posts found Spettacolo mutevole La fiumara Amendolea si snoda per 38 chilometri attraverso l’Aspromonte, un serpente liquido che muta con le stagioni. D’inverno, il suo fragore riempie la valle  trascinando con sé la forza primordiale delle montagne. D’estate, invece, si ritrae in un silenzio quasi arido, lasciando solo tracce del suo passaggio tra i ciottoli levigati. Qui si nasconde una delle chiavi per comprendere la colonizzazione greca di questa parte della Calabria. Borghi come Bova, Gallicianò, Roccaforte del Greco, Condofuri e Roghudi sorgono nelle vicinanze del suo corso come testimoni silenziosi di un’epoca in cui l’acqua era (tra le varie ipotesi) una via, non un ostacolo. Oggi, tra le sue sponde, resta il mistero di un passato che ancora aspetta di essere svelato. Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato No posts found Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! Seguici sui social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram I nostri video racconti Consigli utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: difese efficaci per il tuo cane Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia Continua a leggere… Diario di viaggio Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Rocca di Varva: tra natura, geologia e benessere Un cammino esperienziale tra uliveti, silenzi e rocce… Continua a leggere… Diario di viaggio Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Trekking, storia e spiritualità nel… Continua a leggere… Diario di viaggio Lago Costantino: la mia prima grande avventura Lago Costantino: la mia prima grande avventura Il racconto di una esplorazione indimenticabile che ha… Continua a leggere… Rubriche Cascata di Mazzulisà Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte, dove… Continua a leggere… Diario di viaggio Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle gole del torrente… Continua a leggere… Diario di viaggio Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Un’antica via si snoda tra i resti… Continua a leggere… Diario di viaggio Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Un viaggio affascinante tra… Continua a leggere… Diario di viaggio Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Preparati a scoprire l’incanto dell’Aspromonte!… Continua a leggere… Diario di viaggio Serro Castellace e la Rotta degli abissi Serro Castellace e la Rotta degli abissi San Pantaleone: Alla scoperta del cuore selvaggio della Provincia… Continua a leggere… Diario di viaggio Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! Scopri il mistero della ‘casa sulla casa’:… Continua a leggere… La nostra Newsletter Registrati qui! Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram

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Cascata Riace

Cascata Riace Scopri la Cascata di Riace e il raro vivaio di Woodwardia radicans, un angolo di natura incontaminata in Calabria Bodiversità e paesaggio incontaminato Situata nelle vicinanze degli storici borghi di Anoia Superiore e Giffone, a circa un’ora di distanza dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, la cascata Riace rappresenta un affascinante sito di interesse naturalistico. Nonostante il suo straordinario valore paesaggistico, questo luogo rimane ancora poco documentato, offrendo un’esperienza immersiva in un ambiente incontaminato e ricco di biodiversità. Un salto d’acqua di suggestiva bellezza Questo maestoso salto d’acqua, con un’altezza di circa 20 metri, si inserisce armoniosamente in una profonda gola, conservandone l’aspetto selvaggio e incontaminato. La sua recente individuazione rappresenta un significativo avanzamento nella nostra ricerca e apre la strada verso nuove esplorazioni e approfondimenti. La sua origine è legata a un corso d’acqua il cui nome non compare nella cartografia ufficiale IGM, ma che la popolazione locale identifica con il toponimo Riace. Un habitat unico: la Woodwardia radicans L’accesso alla cascata avviene tramite un sentiero ben definito, che si addentra progressivamente in uno stretto vallone umido e ombroso, caratterizzato da un ambiente selvaggio e incontaminato. All’interno di quest’area si trova uno dei rari vivai di Woodwardia radicans (una rara felce gigante), un vero fossile vivente, sopravvissuto all’età dei dinosauri, di grande interesse botanico. Consigli per la visita e la tutela ambientale L’itinerario non richiede competenze tecniche specifiche, ma è consigliato l’uso di un casco protettivo e di un abbigliamento adeguato ad ambienti umidi e potenzialmente scivolosi. Si invita inoltre a rispettare l’equilibrio ecologico del sito, un habitat fragile che ha mantenuto intatta la sua biodiversità fino ai giorni nostri.[the_ad id=”20365″] Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata.  Benvenuti Ciao sono Claudio, insieme a Monika e alla piccola Lilli giro per la Calabria in cerca di nuovi luoghi da esplorare e da raccontare. Diario di viaggio raccoglie tutte le nostre avventure, se vuoi sapere qualcosa in più su di noi e sulla nostra passione ‘clicca qui‘ Seguici sui social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram I nostri video racconti Consigli utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: difese efficaci per il tuo cane Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20442″] Continua a leggere… Rubriche Cascata di Mazzulisà Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte, dove… Continua a leggere… Diario di viaggio La magia delle Cascate Lafricegli La magia delle cascate Lafricegli Alla scoperta di un paradiso nascosto tra le pieghe dei monti aspromontani…. Continua a leggere… Cascate Cascata Ninarello Cascata Ninarello Una meraviglia nel cuore di Piminoro Nelle vicinanze del pittoresco borgo di Piminoro,… Continua a leggere… Cascate Cascata Grandecaccia Cascata Grandecaccia Selvaggia meraviglia primordiale Nella suggestiva località di San Giorgio Morgeto… Continua a leggere… Diario di viaggio La cascata di Pietra Cappa La cascata di Pietra Cappa Un’esplorazione affascinante alla scoperta della suggestiva cascata… Continua a leggere… Diario di viaggio Cascate Teresa e Paola Cascate Teresa e Paola Una giornata di avventura nella natura incontaminata del torrente Calivi Benvenuti… Continua a leggere… Diario di viaggio Cascate Linnha e Castanò Cascate Linnha e Castanò Scopri l’incanto delle cascate Linnha e Castanò nell’incontaminata… Continua a leggere… La nostra Newsletter Registrati qui! Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram

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Cascate Lafricegli

La magia delle Cascate Lafricegli

La magia delle cascate Lafricegli Alla scoperta di un paradiso nascosto tra le pieghe dei monti aspromontani. Pronti per l’avventura? Contenuto 1. Alla scoperta delle Cascate Lafricegli2. Santa Cristina d’Aspromonte: Un paradiso naturale da scoprire3. L’inizio del cammino: Piani di Zervò4. Un percorso selvaggio5. La prima grande cascata: Lafricegli 16. Una natura primitiva e lussureggiante7. Il pranzo ai piedi della cascata8. La sfida finale: l’ultima cascata9. La conquista di Lafricegli 210. Il ritorno11. Un incontro memorabile12. Conclusioni Alla scoperta delle Cascate Lafricegli Il nostro viaggio prosegue attraverso gli scenari incantevoli dell’Aspromonte, custode di inesauribili segreti e incredibili meraviglie. Le calde giornate di giugno ci spingono verso quote più elevate, dove il clima più fresco e la confortevole ombra dei grandi faggi mitigano le temperature e offrono un piacevole rifugio dalla calura estiva.  Santa Cristina d’Aspromonte: Un paradiso naturale da scoprire Ci troviamo a Santa Cristina d’Aspromonte, suggestivo Comune in provincia di Reggio Calabria. Questo luogo offre una natura variegata e affascinante. Nella zona bassa predominano uliveti secolari, testimoni di una tradizione agricola millenaria. Salendo di quota gli ulivi cedono il passo a boschi rigogliosi di querce e lecci. Sulle vette più alte, infine, si ergono maestosi pini, faggi e abeti, creando un ambiente montano di grande fascino e suggestione. Questa varietà di vegetazione, unita alla presenza di fauna selvatica, fa di Santa Cristina d’Aspromonte un paradiso per gli amanti della natura e dell’escursionismo. Sentieri e percorsi immersi nel verde permettono di esplorare i diversi ambienti naturali, regalando emozioni indimenticabili. Un vero e proprio mosaico naturale, dove la natura si esprime in tutta la sua bellezza e varietà, rendendo questa località una meta ideale per chi desidera immergersi in un’oasi di pace e tranquillità. L’inizio del cammino: Piani di Zervò Il nostro viaggio prende il via nell’affascinante cornice dei Piani di Zervò, presso l’ex sanatorio Vittorio Emanuele III, un’area naturale di singolare bellezza situata nel cuore del Parco Nazionale d’Aspromonte. Tuttavia, il nostro percorso sarà tutt’altro che definito. Come spesso accade, le nostre ricerche ci spingono in luoghi impervi e poco praticati nell’estremo tentativo di raggiungere l’obiettivo programmato. Le misteriose cascate, infatti, sono rese ancora più enigmatiche e leggendarie dalle scarse, o quasi nulle, informazioni che abbiamo reperito dalle fonti a nostra disposizione. Un percorso selvaggio Carichi di aspettative abbandoniamo presto il Sentiero Serro Muzzu per addentrarci in una fitta vegetazione di felci ed eriche seguendo il corso di un torrente che separa idrograficamente i Piani di Zervò dalla località Modera di Panacuma. Costeggiamo i ripidi declivi che fiancheggiano il fiume, superando abilmente piccoli salti d’acqua che aumentano progressivamente di altezza, fino a giungere a monte della prima grande verticale. Cascata di Mazzulisà Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte,… Cascata Riace Cascata Riace Scopri la Cascata di Riace e il raro vivaio di Woodwardia radicans,… Cascata Ninarello Cascata Ninarello Una meraviglia nel cuore di Piminoro Nelle vicinanze del pittoresco… No posts found La prima grande cascata: Lafricegli 1 L’avvicinamento alla cascata ci pone davanti ad un’ardita impresa. La discesa lungo il versante idrografico sinistro del torrente si rivela dirupata e scivolosa. Un manto di foglie ammortizza i nostri passi, mentre Lilli, nostra guida, si muove con destrezza lungo la scoscesa dorsale. Finalmente, davanti ai nostri occhi si innalza uno spettacolare salto d’acqua di circa 30 metri, custodito tra poderosi costoni rocciosi ricoperti di muschi e licheni. Una natura primitiva e lussureggiante La bellezza di questa cascata ci pone di fronte a una natura selvaggia e lussureggiante. Un luogo primitivo dove la vegetazione mediterranea si mescola a quella subtropicale delle antiche foreste pluviali. L’ambiente circostante sembra immune alle interferenze umane, mantenendo intatta la sua autenticità e incontaminata asperità.  Il pranzo ai piedi della cascata Immortaliamo la nostra presenza sotto il fragoroso scroscio delle cascate consumando il nostro pranzo ai piedi della cascata. L’acqua nebulizzata si perde nell’aria temperando la nostra fatica. La purezza del luogo e la sua straordinaria biodiversità offrono un’esperienza sensoriale unica, un’immersione totale in un ecosistema che sembra sospeso nel tempo. La sfida finale: l’ultima cascata Rinfrancati, proseguiamo lungo il torrente raggiungendo l’estremità proibita dell’ultimo salto. Una vertiginosa caduta di circa 50 metri si perde nel vuoto, proseguendo il suo percorso in una valle sempre più impenetrabile. La conquista di Lafricegli 2 Con ostinata determinazione decidiamo di affrontare la cascata dal basso consapevoli che il ritorno comporterà un notevole sforzo fisico. Ed proprio quando si è al limite che bisogna dare il massimo, no? Il percorso è una prova di resistenza e forza di volontà. Procediamo lungo un arduo declivio, giungendo finalmente ai piedi dell’ultima cascata: Lafricegli 2. Un massiccio costone umido trasmette una presenza imponente e silenziosa. La roccia bagnata sotto i nostri piedi testimonia il potere dell’acqua che scorre vigorosa. Giunti al punto più basso, la soddisfazione di aver raggiunto il nostro obiettivo è palpabile. Tuttavia, la vera sfida è ancora davanti a noi: il ritorno. Il ritorno Con il corpo affaticato e la mente focalizzata, ci prepariamo ad affrontare il difficile cammino in salita. Ogni passo è un test di resistenza, ogni respiro un segno della nostra determinazione. Risalendo il pendio, il sentiero iniziale appare come un miraggio. Ma non ci arrendiamo! Con tenacia e forza di volontà superiamo ogni ostacolo trovando nel sostegno reciproco la motivazione per continuare. Un incontro memorabile Mentre ci avviamo verso la conclusione di questa avventura due caprioli ci appaiono all’improvviso quasi a voler salutare il nostro passaggio. Un incontro che suggella una giornata già indimenticabile, un momento che rimarrà scolpito nella nostra memoria. Conclusioni Abbiamo esplorato e conquistato le incredibili cascate Lafricegli, attraversando sentieri selvaggi e immergendoci in una natura primitiva e incontaminata. Ora tocca a voi prendere il testimone e vivere quest’incredibile viaggio. Preparatevi a scoprire un mondo dove la magia è reale e la natura parla una lingua antica e affascinante. Buon viaggio, esploratori! Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi

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Nel cuore della Calabria meridionale, posta su un'altura che domina il mar Ionio, sorge la cittadina di Bova. Scopri su TaCuntu!

Bova

Bova Alla scoperta di Bova: Il cuore della Calabria greca Nel cuore della Calabria meridionale, posta su un’altura che domina il mar Ionio, sorge la cittadina di Bova. Considerata uno dei borghi più belli d’Italia, un gioiello di storia e cultura, rappresenta uno degli ultimi baluardi della lingua e delle tradizioni grecaniche in Italia. Tappa obbligatoria per chiunque voglia scoprire l’anima autentica della Calabria. Un viaggio nel tempo Bova, conosciuta anche come “Vùa” in greco-calabro, vanta una storia millenaria, con insediamenti che risalgono al neolitico. La zona è culla secolare della minoranza linguistica ellenofona di Calabria, non a caso denominata Bovesia. Situata sul versante ionico meridionale dell’Aspromonte, ha preservato intatte le sue tradizioni e la sua cultura grazie a una combinazione di fattori storici e geografici. La difficoltà nei collegamenti e l’asperità dell’entroterra, infatti, hanno trasformato l’intera area grecanica in una vera e propria isola culturale, un baluardo di identità e resilienza.La posizione elevata di Bova ne fece un rifugio durante le incursioni saracene, similmente a molti altri centri storici della Calabria meridionale.  La cultura grecanica Il greco-calabro, o grecanico, è una delle lingue minoritarie più antiche d’Italia, parlata da una piccola comunità di persone nella zona di Bova. L’influenza bizantina, infatti, è evidente nella lingua, nella cultura e nell’architettura locale. Questo dialetto, oggetto di studi linguistici e culturali, è un diretto discendente del greco antico e rappresenta un patrimonio immateriale di inestimabile valore. Viene tramandato oralmente di generazione in generazione, mantenendo vive le antiche tradizioni linguistiche e culturali della Magna Grecia.  L’accoglienza di un borgo autentico Gli abitanti di Bova sono noti per la loro ospitalità. Le piccole botteghe artigiane e i ristoranti del borgo offrono prodotti tipici di alta qualità. Non si può visitare Bova senza assaggiare i deliziosi formaggi locali, le ricotte, i salumi e la famosa ‘lestopitta’ antico pane dalle origini greche, un connubio di sapori che riflette l’anima stessa del territorio.  Arte e architettura Bova vanta anche un ricco patrimonio artistico. La Cattedrale di San Leo, con la sua facciata imponente e gli interni decorati, è un esempio significativo di architettura religiosa. I resti del castello di origine normanna racchiudono in sé il leggendario mito dell’”Orma della Reggina”. Secondo questa antica leggenda, bastava che il piede di una fanciulla combaciasse perfettamente con quello della Regina fondatrice per far sì che la roccia si aprisse svelando il tesoro custodito al suo interno.  Escursioni e natura Nascosto tra i suggestivi vicoli dell’antico borgo di Bova, si snoda il Sentiero della Civiltà Contadina. Questo percorso, vero e proprio museo all’aperto, offre un viaggio affascinante nel mondo della cultura contadina offrendo ai visitatori un’immersione autentica nella cultura rurale di un tempo. Per gli amanti della natura, Bova è il punto di partenza ideale per esplorare il Parco Nazionale dell’Aspromonte. Sentieri escursionistici ben segnalati conducono attraverso paesaggi mozzafiato offrendo un’esperienza unica e suggestiva. Una delle escursioni più popolari è il Sentiero dell’Inglese, un percorso storico che segue le tracce lasciate da Edward Lear, paesaggista inglese che esplorò la Calabria a metà Ottocento.  Affidarsi alle guide locali: Un valore aggiunto Per vivere appieno l’esperienza di Bova e dei suoi dintorni, è altamente consigliato affidarsi alle guide locali. Questi esperti del territorio non solo conoscono i sentieri migliori e più sicuri, ma possono anche arricchire l’escursione con racconti e aneddoti che rivelano la cultura e le tradizioni del luogo.[the_ad id=”20183″] Come arrivare Raggiungere Bova non è difficile, ma richiede un po’ di pazienza. Da Reggio Calabria, si percorre la SS106 fino a Melito di Porto Salvo, per poi seguire le indicazioni verso Bova lungo una strada panoramica che serpeggia tra le colline. Il viaggio, seppur tortuoso, è ripagato dalla bellezza del paesaggio e dalla scoperta di un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Conclusione Bova è un luogo che incanta e sorprende, dove tradizione e natura si fondono in un equilibrio perfetto. Visitare questo borgo significa immergersi in una realtà autentica, lontana dal turismo di massa, e scoprire una Calabria diversa, fatta di storie antiche e panorami mozzafiato. Per chi cerca una destinazione unica, ricca di cultura e bellezze naturali, Bova rappresenta una scelta ideale. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, il nostro impegno si basa su uno scambio reciproco di idee non di denaro. Promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! Seguici sui social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Cascata Ninarello, poderosa verticale di 50 mt. Scopri su TaCuntu

Cascata Ninarello

Cascata Ninarello Una meraviglia nel cuore di Piminoro Nelle vicinanze del pittoresco borgo di Piminoro, suggestiva frazione montana del Comune di Oppido Mamertina, si celano percorsi torrentistici e naturalistici di straordinaria bellezza. Un rifugio perfetto per chi desidera vivere esperienze indimenticabili e scoprire la bellezza selvaggia dell’Aspromonte. Tra le gemme di questo paesaggio mozzafiato spiccano le Cascate Ninarello, con una verticale spettacolare di quasi 50 metri, che lasciano senza fiato chiunque vi si trovi davanti. Ma non sono le sole: l’intera zona è animata dalla forza dell’acqua, come dimostra “U schicciu da cataratta”, una poderosa cascata di circa 40 metri che segna il punto culminante del torrente Ferrandina. Un sentiero tra tesori naturali L’approccio alla Cascata Ninarello avviene attraverso un sentiero immerso in una lussureggiante vegetazione. All’interno di questo luogo primordiale si celano tesori naturali come la Grutta dei Quatrari (grotta dei ragazzini), un tunnel di circa sessanta metri che si perde nel cuore della terra. Inserita nel Catasto delle Grotte della Calabria con il numero identificativo “Cb 431” è un tesoro nascosto che aspetta solo di essere esplorato! [the_ad id=”20176″] Come avvicinarsi alla cascata? L’accesso a questo spettacolo naturale offre due alternative, ciascuna richiedente specifiche competenze. Per gli appassionati di canyoning, è possibile affrontare la discesa lungo il corso del Ninarello con l’ausilio di corde e una preparazione adeguata. Tuttavia, questa impresa richiede una conoscenza approfondita delle tecniche e una buona dose di coraggio. Per coloro che preferiscono un’esperienza più tranquilla, l’escursionismo offre un percorso ad anello di moderata difficoltà. Si consiglia sempre di intraprendere queste avventure in compagnia di guide locali esperte, che possono garantire una navigazione sicura attraverso i tesori naturali di questo suggestivo territorio. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20442″] Continua a leggere… Diario di viaggio Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle gole del torrente… Continua a leggere… Diario di viaggio Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Un’antica via si snoda tra i resti… Continua a leggere… Diario di viaggio Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Un viaggio affascinante tra… Continua a leggere… Diario di viaggio Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Preparati a scoprire l’incanto dell’Aspromonte!… Continua a leggere… Diario di viaggio Serro Castellace e la Rotta degli abissi Serro Castellace e la Rotta degli abissi San Pantaleone: Alla scoperta del cuore selvaggio della Provincia… Continua a leggere… Diario di viaggio Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! Scopri il mistero della ‘casa sulla casa’:… Continua a leggere… Diario di viaggio Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Alla scoperta di Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Scopri panorami mozzafiato, antichi… Continua a leggere… Diario di viaggio Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno Scopri l’invalicabile cascata… Continua a leggere… Diario di viaggio La magia delle Cascate Lafricegli La magia delle cascate Lafricegli Alla scoperta di un paradiso nascosto tra le pieghe dei monti aspromontani…. Continua a leggere… Diario di viaggio Alla scoperta del Torrente Vacale Alla scoperta del Torrente Vacale Avventura nel Torrente Vacale, mistero e fascino nel cuore del Parco… Continua a leggere… [the_ad id=”20134″]

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Cascata Grandecaccia

Cascata Grandecaccia

Cascata Grandecaccia Selvaggia meraviglia primordiale Nella suggestiva località di San Giorgio Morgeto si erge maestosa la Cascata Grandecaccia, conosciuta anche come lo “schioppo di manganeji”. Questo imponente salto d’acqua, con circa 40 metri di altezza, conserva l’incanto di luoghi inesplorati, selvaggi e primordiali.[the_ad id=”20193″] Avvicinamento L’accesso alla cascata offre due opzioni, ciascuna richiedenti specifiche competenze:Per gli appassionati di torrentismo, è possibile risalire il corso del Torrente Vacale e del Grandecaccia.Per chi preferisce un approccio più tranquillo, l’escursionismo offre un percorso dalla località Barca (Trippacorta). Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! Video racconti Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia [the_ad id=”20442″] Continua a leggere… Pellaro e il Vallone Palombaro Pellaro e il Vallone Palombaro Scopri il fascino del Vallone… Continua a leggere… La cascata di Pietra Cappa La cascata di Pietra Cappa Un’esplorazione affascinante alla scoperta della… Continua a leggere… Load More [the_ad id=”20134″]

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