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Facciata della chiesa di Maria Santissima Assunta situata ad Arno, Reggio Calabria, con cielo azzurro e una scalinata d'ingresso, incorniciata da una staccionata colorata in primo piano.

Armo

Armo Natura e comunità: il legame tra sentieri e vita locale del borgo, anima rurale alle porte di Reggio Calabria Share Contenuto 1. Geografia di un borgo autentico2. Origine del nome e identità territoriale3. Camminare ad Armo: un’esperienza che sa di radici4. Il cuore del borgo: Piazza Chiesa e la vita di comunità5. La Parrocchia di Maria Santissima Assunta: fede e identità6. Armo e le radici basialiane7. Il dono del discernimento: tra agiografia e leggenda8. Il racconto di Sant’Elia9. La grotta eremitica di Sant’Arsenio: un luogo sospeso tra natura e spiritualità10. Un romitorio immerso nella natura selvaggia11. Geologia della grotta: un ambiente naturale modellato dal tempo12. Visitare la Grotta: comunità, accoglienza e turismo sostenibile13. Canyon Rumbulisi: avventura nascosta nell’entroterra reggino14. Origine del nome Rumbulisi15. La raccolta differenziata…in sella agli asinelli16. Tradizione e innovazione: un modello replicabile17. Armo: un esempio di sostenibilità tra i borghi italiani18. Consigli utili19. Fonte e approfondimenti Geografia di un borgo autentico La piccola frazione di Armo è adagiata su una rocca naturale ai piedi del monte San Demetrio (974 m s.l.m.), a soli 15 km a sud-est di Reggio Calabria. Il borgo domina dall’alto un paesaggio inciso dall’acqua: da un lato la fiumara di Armo, dall’altro il vallone di Luppari.  Origine del nome e identità territoriale Il nome Armo custodisce un legame profondo con la storia e la geografia del luogo. Alcune interpretazioni lo fanno risalire al greco “Armon”, ovvero grotta, un richiamo agli antichi rifugi naturali e agli spazi di culto che punteggiavano queste vallate.Altre letture parlano di “Armos”, rupe o sperone roccioso, descrivendo perfettamente la posizione strategica del borgo, sospeso tra cielo e vallate. Anche i toponimi locali accompagnano l’escursionista in un viaggio nel tempo: Pirgo (torre), Pegadi (sorgente), Gurnale (pozza d’acqua) evocano un paesaggio vissuto e nominato dalle civiltà che hanno attraversato questa parte di Calabria.  Camminare ad Armo: un’esperienza che sa di radici Esplorare Armo significa scegliere un ritmo diverso. I sentieri sono narrazioni vive che collegano natura e comunità. Le sue strette viuzze invitano a perdersi, a osservare, a fermarsi.  Accompagnati da Stefano Costantino, profondo conoscitore del territorio, scopriamo il borgo passo dopo passo.  Qui, dove i bambini giocano ancora per strada e il silenzio è parte del paesaggio, l’anima antica di Armo incontra una nuova sorprendente vitalità. Vivaci murales, realizzati dai giovani del posto, colorano le facciate delle abitazioni trasformando il paese in un esempio virtuoso di rigenerazione culturale.  Il cuore del borgo: Ruga da Cresia e la vita di comunità L’intero borgo di Armo si raccoglie attorno alla sua piazza principale, Piazza Chiesa, nota anche come Ruga da Cresia. È qui che il paese respira, tra incontri quotidiani, racconti condivisi e quella dimensione umana che rende unici i borghi dell’entroterra reggino.Sedersi su una panchina, osservare le porte socchiuse, ascoltare le voci che rimbalzano tra le case; tutto contribuisce a costruire un’esperienza autentica, perfetta per chi cerca turismo lento.È proprio in questa piazza che incontriamo la signora Fortunata, per tutti semplicemente “Nata”. Con naturale ospitalità si offre di accompagnarci alla scoperta della Chiesa parrocchiale di Maria Santissima Assunta, punto di riferimento spirituale e sociale per tutta la comunità locale. La Parrocchia di Maria Santissima Assunta: fede e identità La Parrocchia di Maria Santissima Assunta rappresenta il cuore religioso di Armo. Non è solo un edificio sacro, ma un luogo di memoria collettiva, dove si intrecciano tradizioni e storie di generazioni.Entrarvi significa immergersi in una dimensione intima, dove il silenzio racconta più delle parole. Qui, la fede è parte integrante della vita quotidiana del borgo, un elemento che rafforza il senso di appartenenza e di identità territoriale. Armo e le radici basiliane: spiritualità nell’entroterra calabrese La storia di Armo si intreccia profondamente con quella della vicina Motta Sant’Agata e con la presenza dei monaci basiliani nel territorio reggino.Questa eredità spirituale è ancora percepibile lungo i sentieri della Calabria meridionale, dove grotte, eremi e luoghi di culto raccontano una religiosità intensa e radicata nella natura. Tra le figure più suggestive della tradizione ascetica locale spicca Sant’Arsenio da Armo, monaco profondamente legato a questi luoghi, assieme al suo discepolo Sant’Elia Speleota. Il dono del discernimento: tra agiografia e leggenda Secondo l’agiografia monastica, Sant’Arsenio da Armo ricevette dallo Spirito Santo un dono raro e potente: la capacità di distinguere gli spiriti beati da quelli malvagi.Questo carisma gli permetteva di leggere nell’animo umano, comprendendo la sincerità del pentimento e la reale condizione spirituale dei fedeli. Un elemento che rafforza il fascino mistico di Armo, rendendolo uno dei luoghi più suggestivi per chi esplora le leggende della Calabria. U miraculu di Ceza du Signuri Leggi di più No posts found Il racconto di Sant’Elia Speleota: una storia tra fede e giudizio Nel suo Bios, Sant’Elia Speleota tramanda un episodio emblematico della vita del maestro Arsenio.Si narra del tentativo del monaco di convertire un mercante di schiavi, rimasto però indifferente ai suoi ammonimenti. Poco tempo dopo, l’uomo morì. La vedova, nel tentativo di ottenere perdono per l’anima del marito, chiese la celebrazione di una messa in suffragio.Durante la funzione, mentre Arsenio stava per pronunciare il nome del defunto, accadde qualcosa di straordinario: per tre volte, un angelo gli impedì di parlare, coprendogli la bocca. Un segno inequivocabile.Il monaco comprese allora che l’anima di quell’uomo non poteva essere salvata. Da qui nacque una riflessione destinata a rimanere nella tradizione orale del territorio: “Certi peccati sono leggeri come paglia o fieno, e facilmente vengono cancellati; altri invece sono pesanti come il ferro o il piombo… e difficilmente verranno rimessi” La Grotta eremitica di Sant’Arsenio: un luogo sospeso tra natura e spiritualità A pochi passi dal borgo, immersa in un paesaggio silenzioso e quasi intatto, si trova la Grotta eremitica di Sant’Arsenio.Situata a circa cinquecento metri a sud-est di Armo, a 375 metri di altitudine s.l.m., in località Sifurio, sulla destra idrografica della fiumara di Armo, questa cavità naturale rappresenta l’antico romitorio che accolse il santo durante la sua permanenza nel territorio reggino. Un romitorio immerso nella natura selvaggia La cavità conserva ancora oggi il suo carattere originario, con interventi umani minimi e

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Pittura religiosa di Andrea Valere, raffigurante l'incontro spirituale tra la Madonna e un pastore, con gregge di pecore e un albero di gelso

U miraculu di Ceza du Signuri

U miraculu di Ceza du Signuri Armo, storie di fede e mistero che animano il borgo Share Contenuto 1. Fede e memoria collettiva2. Spilingari, teatro del prodigio3. Miracolo di Armo: le pecore inginocchiate in adorazione4. La processione verso la Chiesa parrocchiale5. Fonti e approfondimenti Fede e memoria collettiva La Parrocchia di Maria Santissima Assunta, nel cuore di Armo, caratteristico borgo del comune di Reggo Calabria, custodisce un bellissimo dipinto di Andrea Valere. L’opera, donata per devozione, racconta un evento prodigioso noto come: U miraculu di Ceza du Signuri. Spilingari, teatro del prodigio Spilingari, località adagiata lungo la riva sinistra del torrente Armo, a valle dell’antico borgo, fu il luogo in cui si compì il miracolo. Negli anni ’90 dell’Ottocento alcuni ladri entrarono nella chiesa parrocchiale e rubarono oggetti sacri, tra cui una preziosa pisside. Per liberarsi delle Sacre Particole decisero di svuotarla sotto un albero di gelso, chiamato Ceza in dialetto locale. Armo Leggi di più No posts found Miracolo di Armo: le pecore inginocchiate in adorazione Il pastore Leandro Siclari guidava, com’era solito, il suo gregge lungo i sentieri che attraversano la valle. Improvvisamente notò un belare e un comportamento insolito delle pecore che si inginocchiarono intorno ad un piccolo mucchio di ostie, come a riconoscere un evento straordinario. Leandro, colpito dalla scena miracolosa, comprese subito che si trattava di qualcosa di speciale. Senza perdere un istante si diresse verso il paese per informare il parroco. Passando dalla contrada Pegadi incontrò alcuni abitanti del luogo. Tra loro c’era anche la giovane Felicia Marino di Domenico che percepì subito l’importanza del messaggio e corse anch’essa ad Armo per avvisare il curato del prodigio. Dipinto olio su tela di Andrea Valere, 2021 La processione verso la Chiesa Parrocchiale Accertata la veridicità dell’evento, il parroco e i fedeli si recarono a Spilingari tra canti e preghiere per recuperare le Sacre Particole, riportandole in chiesa. A chiudere la processione, il gregge guidato dal pastore, testimone silenzioso e fedele del miracolo. Fonti e approfondimenti – Plutino p.T.. ofm conv., I Cezza du Signuri in “Riparazione eucaristica” dell’A.L.E.R. della Provincia Picena, Anno 43, Genn. 2004 – MEGALIZZI F. D., La devozione eucaristica ad Armo, Parrocchia di Armo, Giu. 2016 Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! 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Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché La guida essenziale per scegliere l’assicurazione… Continua a leggere… Consigli Utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Cani da pastore: ecco come gestire l’incontro con calma e sicurezza Scopri come affrontare al meglio… Continua a leggere… Rubriche Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Contenuto 1. Zecche:… Continua a leggere… Rubriche Zecche: difese efficaci per il tuo cane Zecche: difese efficaci per il tuo cane Se hai un cane, sai bene quanto sia importante proteggerlo… Continua a leggere… Consigli Utili Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Contenuto 1. 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Ritratto storico dello scrittore inglese George Gissing, fotografia in bianco e nero pubblicata da RF Fenno & Co., New York, nel 1896.

George Gissing e la Calabria

George Gissing e la Calabria Un viaggio narrato sulle rive dello Ionio, tra Magna Grecia, paesaggi e memoria Share Contenuto 1. Quando la Calabria entra nella letteratura europea2. Chi era George Gissing: uno scrittore in cerca di Sud3. Il richiamo del Mediterraneo e la promessa della Magna Grecia4. Perché Gissing viaggiò in Calabria5. By the Ionian Sea: un diario di viaggio diverso6. L’itinerario ionico: dalle città antiche alla Calabria interna7. Le persone: dignità nella fatica8. Paesaggio e memoria9. Il contrasto tra Magna Grecia e modernità10. François Lenormant: la guida silenziosa11. Perché George Gissing è importante per la Calabria12. Perché George Gissing è importante per la Calabria13. Fonti e approfondimenti Quando la Calabria entra nella letteratura europea Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la Calabria era ancora una terra ai margini dei grandi itinerari culturali europei. Pochi scrittori si spinsero davvero lungo la costa ionica, osservandola senza filtri e senza esotismi. Tra questi, uno dei più lucidi e sensibili fu George Gissing, romanziere inglese dell’età vittoriana.Il suo viaggio nel Sud Italia, raccontato in By the Ionian Sea, non è un semplice resoconto turistico, ma una narrazione profonda del territorio; un incontro tra paesaggio, storia e condizione umana, in cui la Calabria entra a pieno titolo nella letteratura europea. Edward Lear e la Calabria del XIX secolo Leggi di più No posts found Chi era George Gissing: uno scrittore in cerca di Sud George Robert Gissing (1857–1903) fu uno degli osservatori più acuti della società vittoriana. Scrittore appartato, spesso ai margini del successo e in costante attrito con il proprio tempo, visse l’Inghilterra industriale come una gabbia morale prima ancora che sociale. La sua biografia è segnata da scelte estreme e da un senso di sacrificio quasi tragico. A differenza di molti autori che raccontarono la miseria da osservatori esterni, Gissing la conobbe sulla propria pelle. La povertà non fu per lui un tema letterario, ma una condizione quotidiana.  Pubblicato da RF Fenno & Co, New York, 1896, Public domain, via Wikimedia Commons Il richiamo del Mediterraneo e la promessa della Magna Grecia Fin da giovane, grazie allo studio del latino e della storia antica, Gissing sviluppò una fascinazione crescente per il Mediterraneo e per la Magna Grecia. Quelle terre del Sud Italia rappresentavano per lui non solo un passato glorioso, ma un’alternativa possibile alla modernità frenetica. Uno spazio dove il tempo sembrava scorrere diversamente, e dove il passato continuava a dialogare con la vita quotidiana. Perché Gissing viaggiò in Calabria Nel 1897, afflitto da problemi di salute e da un crescente senso di estraneità, Gissing lasciò Londra e intraprese un viaggio verso l’Italia meridionale. Cercava un clima più mite, ma soprattutto un luogo in cui la storia non fosse confinata nei libri o nei musei, bensì ancora visibile nei paesaggi, nei gesti, nelle parole della gente. Spingersi oltre Napoli, verso il Mezzogiorno più remoto, era considerato allora un atto bizzarro, quasi temerario. Per molti viaggiatori inglesi, partire per la Calabria equivaleva a un salto nell’ignoto.Prima di mettersi in viaggio, studiò testi classici e opere archeologiche. Tra queste, fu decisiva La Grande Grèce di François Lenormant, che divenne la sua guida invisibile lungo le coste ioniche. In uno dei passaggi più visionari dei suoi testi Gissin scrive: “Contemplerò il Mar Ionio, non solo da un treno o da un battello a vapore come prima, ma con molto tempo libero… Vedrò le rive dove un tempo c’erano Taranto e Sibari, Crotone e Locri.” In queste parole c’è già il senso del suo viaggio in Calabria: non una semplice esplorazione, ma un ritorno consapevole alle origini del Mediterraneo, dove il Sud non era periferia, ma centro del mondo. By the Ionian Sea: un diario di viaggio diverso Pubblicato tra il 1900 e il 1901, By the Ionian Sea: Notes of a Ramble in Southern Italy è uno dei testi di viaggio più intensi dedicati al Sud Italia.Non è una guida, né un libro celebrativo. È un diario narrativo fatto di: rovine della Magna Grecia, paesaggi ionici, inermi villaggi, incontri quotidiani. Gissing osserva senza idealizzare, ma con empatia e precisione. Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Leggi di più No posts found L’itinerario ionico: dalle città antiche alla Calabria interna Nel suo viaggio lungo la costa ionica, George Gissing attraversa un Sud ancora fuori dalle rotte del turismo internazionale, seguendo un percorso che da Napoli lo conduce a Taranto, Metaponto, Sibari e Crotone, per poi addentrarsi nella Calabria interna: Catanzaro, Squillace, fino a Reggio Calabria. È un itinerario geografico e umano che racconta una Calabria autentica, segnata da povertà diffusa, malaria e isolamento, ma attraversata da una dignità profonda e silenziosa. Gissing osserva nuove figure sociali, assetti urbani irregolari, un paesaggio naturale che inizia a cedere il passo a una modernizzazione incerta e spesso violenta. Senza cercarlo, diventa testimone di una trasformazione postunitaria frammentata e carica di tensioni, dove progresso e marginalità convivono. Un racconto territoriale che ancora oggi aiuta a comprendere le contraddizioni storiche e sociali del Mezzogiorno d’Italia, lungo quell’asse ionico che unisce antiche civiltà e ferite contemporanee. Le persone: dignità nella fatica Uno degli aspetti più moderni del racconto è l’attenzione alle persone comuni. Il suo viaggio non è mai un esercizio estetico. Gissing osserva le rovine magnogreche, ma anche le mani dei contadini, il fango delle strade, la fatica dei pescatori, l’accoglienza degli oste. Non li osserva dall’alto, ma li racconta come protagonisti silenziosi del territorio. Una delle scene più intense riguarda una donna che tenta di vendere merci porta a porta, respinta ovunque, ma mai privata della sua dignità. “…carrying upon her head a heavy pile… she entered shops, and paused at house doors… yet she bore herself with a dignity not easily surpassed.” “…portando sulla testa un pesante mucchio di cose… entrava nei negozi e si fermava sulle porte delle case… eppure si comportava con una dignità non facilmente superabile.” È qui che la Calabria smette di essere paesaggio e diventa umanità viva. Estratto da: Linee di Storia della Calabria di Domenico Ficarra, Edizioni Logos, 1980

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Giovane donna escursionista che si rilassa in natura

Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché?

Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché La guida essenziale per scegliere l’assicurazione giusta e vivere ogni escursione con tranquillità e sicurezza Share Contenuto 1. La bellezza del sentiero… e gli imprevisti da non sottovalutare2. Perché serve davvero un’assicurazione in montagna3. Dove stipularla4. Come scegliere la polizza giusta5. Mini-checklist per escursionisti: cosa controllare prima di partire6. Un piccolo costo, una grande tranquillità La bellezza del sentiero… e gli imprevisti da non sottovalutare C’è un momento, mentre si sale lungo un sentiero di montagna, in cui tutto sembra perfetto. Il passo è leggero, la mente si apre e la natura diventa compagna silenziosa. Ma chi cammina in natura lo sa: la bellezza porta con sé anche imprevisti. Una caviglia storta, un temporale improvviso, una scivolata su rocce bagnate possono trasformare un’escursione in un ricordo complicato. In questi momenti, avere un’assicurazione dedicata non è un dettaglio, ma una vera ancora di sicurezza. Estate in Calabria? Non solo mare! Leggi di più No posts found Perché serve davvero un’assicurazione in montagna A differenza di una semplice passeggiata urbana, l’escursionismo porta lontano da ospedali e infrastrutture. In molte regioni d’Italia, e ancor più all’estero, eventuali soccorsi alpini non sono sempre gratuiti, il costo varia significativamente da regione a regione e in base alla situazione. L’intervento di un elicottero può arrivare a costare migliaia di euro. Un’assicurazione dedicata copre non solo il recupero e il trasporto, ma spesso anche le spese mediche successive, la responsabilità civile verso terzi e, nei pacchetti più completi, perfino il rimpatrio sanitario se si viaggia fuori dal Paese. Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto Leggi di più No posts found Dove stipularla Oggi le possibilità sono molteplici: – Associazioni escursionistiche e alpinistiche (come CAI o altre realtà locali) offrono polizze dedicate ai soci. – Compagnie assicurative tradizionali propongono pacchetti viaggio che includono trekking, escursioni e sport outdoor. – Portali online specializzati consentono di personalizzare la copertura in base alla durata, alla difficoltà del percorso e alla destinazione, anche solo per pochi giorni. Come scegliere la polizza giusta Non tutte le coperture sono uguali: è importante leggere le clausole. Alcuni punti chiave da verificare: Massimali per il soccorso in montagna (sia a piedi che con elicottero). Attività coperte: escursioni semplici, vie ferrate, alta quota (trekking oltre i 3.000 metri), ciaspolate, ecc. Estensione geografica: solo in Italia, in Europa o nel mondo. Esclusioni: ad esempio, alcune polizze non coprono attività considerate “alpinistiche” o l’uso di attrezzatura tecnica. Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! Leggi di più No posts found Mini-checklist per escursionisti: cosa controllare prima di partire Da stampare e tenere nello zaino: Ho verificato che il soccorso alpino sia incluso (a piedi ed elicottero)? Ho controllato il massimale di spesa previsto? So quali attività sono coperte (escursionismo semplice, ferrate, alta quota…)? Ho controllato se la copertura vale solo in Italia o anche all’estero? Ho letto le esclusioni (per evitare sorprese)? Ho un contatto rapido (numero verde o app) in caso di emergenza? Un piccolo costo, una grande tranquillità In montagna la leggerezza conta. L’assicurazione non toglie libertà, la amplifica: ti permette di vivere il sentiero senza pensieri, con la sicurezza di avere sempre un appoggio se qualcosa va storto. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Escursione invernale sulle creste del Sant’Agata Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Lago Costantino: la mia prima grande avventura Cascata di Mazzulisà No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Cos’è la processionaria… Continua a leggere… Consigli Utili Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Il trekking con il proprio… Continua a leggere… Consigli Utili Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! Se sei un amante delle avventure… Continua a leggere… Consigli Utili Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto Contenuto 1. Materiale: leggerezza… Continua a leggere… Consigli Utili Estate in Calabria? Non solo mare! Estate in Calabria? Non solo mare! 5 consigli per vivere la tua vacanza senza pensieri Terra… Continua a leggere… Consigli Utili Erbe spontanee commestibili calabresi: Un tesoro di sapori selvatici Erbe spontanee commestibili calabresi: Un tesoro di sapori selvatici Scopri le 10 piante più comuni e… Continua a leggere… Consigli Utili Escursionismo: 10 semplici consigli per chi inizia Escursionismo: 10 Semplici consigli per chi inizia Guida completa per esploratori alle prime armi:… Continua a leggere… Questo è un avviso In questo articolo, troverai link di affiliazione Amazon e Google Adsense. Se acquisti tramite link Amazon, o clicchi sui banner pubblicitari di Google, guadagnerò una piccola commissione. Questo mi aiuta a supportare il mio blog e a creare contenuti di qualità. × La nostra Newsletter NIENTE SPAM PROMESSO! Iscriviti qui!

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Rappresentazione simbolica della mano di Maddà impressa nel legno secondo la tradizione

La leggenda della Mano di Maddà

La leggenda della Mano di Maddà Tra ricerche d’archivio, testimonianze pastorali e memorie popolari: il mistero di Maddà, il personaggio che intreccia storia e mito aspromontano Share Contenuto 1. Le ricerche di Alfonso Picone2. La testimonianza del pastore Vincenzo “u Croccu”3. La mano impressa nel legno: un segno ancora visibile4. Storia o leggenda? Il collegamento con la storia: Berengario Maldà di Cardona5. Il contributo linguistico della tradizione grecanica6. Castelli, territori e potere: Il presidio delle alture e la logica del controllo7. Il ruolo dei castellani nella Calabria aragonese: Potere e fedeltà8. Signorie d’ufficio9. Berengario Maldà e il controllo di Amendolea10. La voce poetica di Coletta figlio di Antonello11. La lunga catena dei signori di Amendolea12. Maddà nella memoria popolare grecanica: paura, prepotenza e vendetta13. Maddà contro l’eroe popolare14. L’intervento del brigante Nino Martino15. Una storia di sangue tra fratelli16. Fonti e approfondimenti17. FAQ – La Leggenda della Mano di Maddà Le ricerche di Alfonso Picone Chiodo L’interesse per il toponimo Maddà nacque dagli studi di Alfonso Picone Chiodo, che lo individuò nelle carte IGM in agro di Cardeto, nei pressi dei Piani di Salo, lungo la strada che conduce al lago del Menta. Da quel momento, un semplice riferimento cartografico si trasformò in un enigma che intreccia storia, tradizione pastorale e memoria popolare.  La testimonianza del pastore Vincenzo “u Croccu” L’aneddoto che riaccende un mito Il mito riprese vita grazie al racconto di Vincenzo Romeo, detto u Croccu, pastore di Croce di Melia. La sua testimonianza riportò alla luce la figura di un enigmatico personaggio chiamato Maddà. Copyright: Immagine pubblicata sul sito www.laltroaspromonte.it, tratta da un video prodotto da QuestoèAspromonte con la collaborazione di Alfonso Picone Chiodo. In foto: Alfonso Picone Chiodo e Vincenzo Romeo La mano impressa nel legno: un segno ancora visibile Secondo il racconto, un uomo chiamato Maddà, mentre veniva condotto via, “ttaccatu” (cioè arrestato e legato), esclamò «Sciogghitimi a manu mi fazzu Maddà, chi non sacciu si passu cchiù i ccà» poggiando la mano con tale forza su un abete da lasciarne impressa l’impronta, da risultare visibile ancora oggi. Immagine rappresentativa creata con AI Storia o leggenda? Il collegamento con la storia: Berengario Maldà di Cardona Lo studioso Pasquale Faenza ampliò il quadro interpretativo suggerendo, pur con cautela, un possibile legame tra Maddà e Berengario Maldà di Cardona, barone di Amendolea nella seconda metà del XV secolo. Il soprannome “Maddà”, pronunciato alla francese, è effettivamente attestato nelle comunità grecaniche, ma l’espressione tradizionale «mi fazzu maddà» sembra rimandare più a un’origine popolare e linguistica che a un riferimento storicamente circoscritto. Il contributo linguistico della tradizione grecanica Nella tradizione grecanica emergono legami lessicali interessanti. Faenza¹ ricorda che: – Il toponimo Maddà compare anche a Serra San Bruno; – il termine grecanico maddaricu indica una tela grossolana; – si dice ancora maddini di lana per riferirsi alla lana tosata; – nel vocabolario di Ferdinando d’Andrea, Maddà è presente come soprannome in località Condofuri. Castelli, territori e potere Il presidio delle alture e la logica del controllo La storia della Calabria medievale racconta un territorio aspro, frammentato, spesso difficile da governare, diviso amministrativamente in Citra e Ultra. In questo scenario, i castelli d’altura divennero presidi fondamentali. Tra essi spiccava Amendolea (Amigdalarum), antichissimo castrum del casale di Bova, arroccato a 358 metri sul livello del mare. Dalla sua rupe dominava l’intera vallata dell’Amendolea, controllando transiti, traffici e dinamiche territoriali. Oggi l’abitato si trova ai piedi del pendio, ma fino agli anni Cinquanta le case occupavano ancora la sommità della collina, mantenendo viva la memoria di quel passato strategico. Il ruolo dei castellani nella Calabria aragonese Potere e fedeltà Secondo il pensiero di Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini, papa Pio II, il titolo di duca di Calabria non era attribuito casualmente ai primogeniti del re di Napoli. Chi riusciva a reggere quella «lontana, indocile provincia» dimostrava di avere la capacità di governare un intero regno. In questo quadro, la figura del castellano non era un semplice incarico militare. Egli incarnava fedeltà politica, capacità amministrativa e gestione territoriale. Immagine rappresentativa creata con AI Signorie d’ufficio Queste funzioni generarono vere e proprie “signorie d’ufficio”, poteri non ereditari, ma capaci di radicarsi profondamente sul territorio (in modo lecito o abusivo), talvolta assumendo forme paragonabili alle signorie feudali, pur restando formalmente subordinati alla Corona aragonese. Berengario Maldà e il controllo di Amendolea In questo sistema di poteri, emerge la figura di Berengario Maldà de Cadorna. Durante il periodo angioino-aragonese, nel 1459, Amendolea e quindi anche Roghudi e Roccaforte, vengono concesse da Ferrante d’Aragona a Berengario Maldà de Cadorna (già castellano della vicina Bova). Il provvedimento fu, in realtà, una dura punizione contro Antonello Amendolea, colpevole di aver sostenuto la causa angioina. Fiumara Amendolea Leggi di più No posts found La voce poetica di Coletta figlio di Antonello Mentre il potere cambiava, la cultura calabrese del Quattrocento trovava un interprete nella figura di Coletta, figlio di Antonello Amendolea. Rimatore in lingua volgare, compositore alla corte di Alfonso d’Aragona, Coletta rievocava la sua vallata con invettive pungenti, vivacità popolaresca e audacia espressiva. Una testimonianza letteraria che conserva ancora le memorie di una perdita familiare e territoriale. Non è sulo gentilomo/ quillo che nasce gentile,/ non le basta aver lo nomo/ si li fatte soi so’ vile La lunga catena dei signori di Amendolea Tuttavia, il castello di Amendolea non tornò mai alla famiglia Amendolea, passando nel 1495 a Bernardino Abenavoli del Franco, poi ai Martirano (1528-1532), ai Mendoza (1532-1597) e infine ai Ruffo di Bagnara (1624-1794). I Ruffo, pur non risiedendo direttamente ad Amendolea, delegavano la gestione del feudo a fiduciari chiamati baglivi, sostenuti da sgherri (bravi), garantendo così il controllo del territorio per oltre un secolo e mezzo.  Maddà nella memoria popolare grecanica: paura, prepotenza e vendetta Nella memoria degli anziani di Roghudi e Gallicianò, il barone Maldà incarnava l’archetipo della prepotenza feudale, pronto a uccidere per futili motivi e a imporre lo ius primae noctis nelle terre sotto il suo controllo.Secondo la tradizione, fu eliminato dal proprio fratello, noto invece per essere un difensore del popolo. Un

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Rievocazione storica di una banda di briganti con abiti in velluto e damasco, simili ai “Diavoli del Sud” di Nino Martino.

Nino Martino “Cacciadiavoli”: storia e mito del brigante calabrese

Nino Martino il Cacciadiavoli. Storia e mito del brigante che divenne leggenda Il brigante dell’Aspromonte diventato leggenda e venerato come un Santo Share Contenuto 1. L’uomo che divenne leggenda tra storia, ribellione e miracolo2. Il contesto storico del brigantaggio calabrese3. Le prime testimonianze storiche3-1. L’eroica resistenza di Malgeri3-2. L’assedio, la disfatta e la scia di sangue4. L’ascesa del brigante e la nascita dei “Diavoli del Sud”5. Agostino il Cecato, fratello per scelta6. La morte di Nino Martino: Tre versioni per una stessa sorte6-1. Versione 1: La tragedia del fuoco amico6-2. Versione 2: La vendetta dei compagni6-3. Versione 3: Tradimento e giustizia dei nobili7. Luoghi del mito: sulle tracce del Cacciadiavoli7-1. “Piazza” o “Monumento” Nino Martino7-2. La Grotta di Nino Martino7-3. Gambarie d’Aspromonte8. Brigante, santo, simbolo del Sud9. Note10. Fonti e approfondimenti11. Itinerari escursionistici12. FAQ – Domande frequenti L’uomo che divenne leggenda tra storia, ribellione e miracolo Tra i personaggi più enigmatici ed affascinanti del brigantaggio calabrese spicca la figura di Nino Martino, conosciuto come il Cacciadiavoli. Le fonti lo collocano tra XVI e XIX secolo, in un territorio incerto dove realtà e mito si contaminano in modo indissolubile. La sua storia si muove tra documenti d’epoca, narrazioni popolari, canti e memorie contadine. In questo mosaico culturale, Martino evolve da ribelle perseguitato a figura quasi sacra, destinato a diventare, secondo il folklore, protagonista di un prodigio che ancora oggi alimenta l’immaginario collettivo. Il contesto storico del brigantaggio calabrese La Calabria del Cinquecento era un territorio segnato da miseria e oppressione. Tasse gravose e angherie dei feudatari rendevano la vita dei braccianti e dei pastori una continua lotta per la sopravvivenza. È in questo scenario che nacquero le prime forme di ribellione armata. Bande di uomini che il popolo percepiva non come criminali, ma come difensori dei più deboli, eroi popolari dal fascino ambiguo e irresistibile. La loro fama cresceva sia per la protezione che ricevevano dalla gente, sia per l’uso strategico che i nobili facevano di loro, trasformandoli in strumenti di terrore e controllo. Fonte immagine: https://www.aboutartonline.com Le prime testimonianze storiche Una cronaca del cantor Tegani (1576) narra l’assalto di 43 banditi guidati da Ascanio Mosolino, Nino Martino, Marcello Scopelliti e Gio. Michele Tuscano alla casa di Colletta Malgeri, nei pressi di Ortì. Gli uomini di Martino, chiamati “schierati”, così temuti quanto ammirati, venivano descritti nella cronaca con parole che incutevano rispetto e al contempo destavano irresistibile curiosità:“…in specie davasi aria lieta di guerriglieri, vestendo colori smaglianti, la quale vita di avventure facea girar la testa a’ nostri villanzuoli, che tra i duri lavori di zappa undiansi canticchiare: A’ la campagna, a lu felici staria la campagna cu Ninu Martinuvestendu l’omini soi a la rialivestunu di damascu crimisinu!!!” L’eroica resistenza di Malgeri Malgeri, insieme a otto compagni, resistette valorosamente per oltre due ore, respingendo ogni tentativo d’irruzione fino a cadere mortalmente ferito all’interno della propria dimora. I banditi, frustrati dall’inefficacia dei loro assalti, pur avendo dato fuoco a due porte di una casa contigua, tentarono di abbattere l’abitazione con l’artiglieria. Tuttavia, la loro imprudenza si ritorse contro. Un barile di polvere lasciato troppo vicino prese fuoco, causando un’esplosione che ferì diversi assalitori, tra cui Nino Martino e Marcello Scopelliti. Questo fallimento costrinse i briganti ad  abbandonare l’assalto. L’assedio, la disfatta e la scia di sangue Nel frattempo, altri sei banditi si riversarono nelle abitazioni circostanti, saccheggiando denaro e gioielli. Tra le vittime vi furono Silvio Barone e Baptista Rota, dalle cui case furono trafugati ducati, scudi e oggetti di valore. Durante questa incursione fu uccisa Grazia, la moglie di Rota, perché non riuscì a consegnare ulteriore denaro. Il sangue versato rimase come cruda testimonianza della brutalità dei banditi e dell’orrore che accompagnava le loro scorrerie. L’ascesa del brigante e la nascita dei “Diavoli del Sud” Secondo la narrazione ottocentesca, Martino avrebbe sviluppato una precoce ribellione alla durezza della vita rurale segnato dalle vessazioni dei potenti e alle ingiustizie dei poteri locali. Da bandito solitario divenne il capo di una banda organizzata, ricordata come i “Diavoli del Sud”. Perfetti conoscitori dell’Aspromonte, si muovevano tra boschi e grotte come creature selvatiche cercando al loro interno riparo e invisibilità. “Egli viveva nei boschi, a capo di una banda numerosa e agguerrita che, giusto l’espressione della leggenda, egli trattava alla riali, e cioè, con la magnificenza di un re. I suoi compagni vestiti di splendidi velluti avevano armi sopraffine, mangiavano robustamente, e vivevano come i lupi della montagna, magnifici, temuti a cento miglia d’intorno”. (Francesco Perri nel suo libro Racconti di Aspromonte, edizione Qualecultura) Edward Lear e la Calabria del XIX secolo Leggi di più No posts found Agostino il Cecato, fratello per scelta Congetture suggeriscono che Martino fosse un figlio illegittimo del principe di Bisignano, affidato a un pastore e poi respinto quando tentò di ritornare nel consesso civile. La tradizione calabrese lega a questa vicenda il destino di Agostino, figlio legittimo del principe e protagonista di un intreccio di vendette e legami inattesi. Rapito per vendetta da Martino in tenera età e cresciuto come un fratello, Agostino divenne col tempo il suo più fedele alleato. Si racconta che, per salvarlo da un agguato, Agostino perse un occhio, guadagnandosi il soprannome di “cecato”. Il momento più celebre del racconto lo vede salire sul patibolo travestito da monaco per confessare il condannato Martino. Ucciso il boia, liberò il brigante davanti alla folla, in una scena che richiama i codici del romanzo cavalleresco e alimenta il mito del brigante-eroe. La morte di Nino Martino: Tre versioni per una stessa sorte La morte del Cacciadiavoli è avvolta da tre affascinanti narrazioni, tutte profondamente radicate nel folklore calabrese. Versione 1: La tragedia del fuoco amico Padula narra che Martino fu ucciso dai suoi stessi compagni, che lo scambiarono per una spia mentre attendeva sull’uscio di casa la madre addormentata. ¹ Riconosciuto il volto amico, i compagni chiamarono la madre, portarono il corpo nella sua cantina seppellendolo sotto una botte di vino. Qui avvenne il prodigio.  Si narra che Nino, dopo la morte violenta, si rialzò e inginocchiatosi dietro la

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François Lenormant, archeologo e viaggiatore francese del XIX secolo

François Lenormant: Viaggiatore e studioso della Calabria

François Lenormant: viaggiatore e studioso della Calabria Come lo studioso francese dell’Ottocento raccontò storia, cultura e identità della Calabria ottocentesca Share Contenuto 1) François Lenormant: Viaggiatore e Studioso della Calabria2) Chi era François Lenormant 3) Perché scelse la Calabria 4) I viaggi in Calabria: un’indagine tra cultura e territorio5) Un approccio da antropologo ante litteram6) L’importanza dei siti archeologici calabresi 7) L’importanza dei siti archeologici calabresi 8) Il ruolo di Lenormant nella valorizzazione della Calabria9) Un ponte tra la Calabria e l’Europa 10) Perché François Lenormant è ancora importante oggi 11) Fonti e approfondimenti François Lenormant: viaggiatore e studioso della Calabria François Lenormant, rappresenta una figura fondamentale per la conoscenza moderna della Calabria del XIX secolo. I suoi viaggi, condotti tra il 1879 e il 1881, diedero vita a una delle più dettagliate e affascinanti descrizioni della regione, ancora oggi considerate una fonte preziosa per studiosi, ricercatori e appassionati di storia del Mezzogiorno. Chi era François Lenormant Archeologo, orientalista, storico e prolifico scrittore, François Lenormant fu uno dei più brillanti intellettuali francesi dell’Ottocento. La sua formazione multidisciplinare lo portò a viaggiare in diverse aree del Mediterraneo, dall’Oriente alla Magna Grecia, alla ricerca di tracce culturali capaci di spiegare l’evoluzione delle civiltà antiche. Perché scelse la Calabria La Calabria esercitò su Lenormant un fascino particolare: terra periferica e poco esplorata, secondo lui celava testimonianze uniche della storia greca, romana e bizantina. In un’epoca in cui molti archeologi si concentravano sulle grandi capitali del mondo antico, Lenormant decise invece di rivolgere lo sguardo ai luoghi dimenticati, intuendone il potenziale scientifico. I viaggi in Calabria: un’indagine tra cultura e territorio I suoi viaggi sono raccontati nell’opera La Grande Grèce, un testo fondamentale che descrive con precisione paesaggi, siti archeologici e tradizioni popolari della Calabria dell’Ottocento Un approccio da antropologo ante litteram Lenormant non si limitò all’analisi storica: osservò le abitudini delle comunità locali, le tradizioni linguistiche e persino le leggende popolari. Questo sguardo multidimensionale lo rende, per certi aspetti, anticipatore degli studi antropologici moderni. Estratto da: Linee di Storia della Calabria di Domenico Ficarra, Edizioni Logos, 1980 L’importanza dei siti archeologici calabresi Tra le aree che maggiormente lo colpirono spiccano: Sibari, simbolo della colonizzazione greca; Crotone, patria di Pitagora e della filosofia antica; Locri Epizefiri, ricca di reperti e testimonianze di culti femminili; Reggio Calabria, punto strategico tra Magna Grecia e Mediterraneo. Attraverso descrizioni minuziose e confronti filologici, Lenormant contribuì a far conoscere in Europa la straordinaria ricchezza archeologica calabrese. Il ruolo di Lenormant nella valorizzazione della Calabria Il suo lavoro ebbe un impatto significativo non solo dal punto di vista scientifico, ma anche culturale e identitario. «Non credo che esista in nessuna parte del mondo qualcosa di più bello della pianura ove fu Sibari. Vi è riunita ogni bellezza in una volta: la ridente verzura dei dintorni di Napoli, la vastità dei più maestosi paesaggi alpestri, il sole ed il mare della Grecia» Un ponte tra la Calabria e l’Europa Grazie a Lenormant, la Calabria iniziò a essere percepita come un territorio chiave per comprendere la storia del Mediterraneo antico. Le sue pubblicazioni circolarono nelle principali accademie europee, offrendo un’immagine della regione innovativa e lontana dagli stereotipi. Edward Lear e la Calabria del XIX secolo Leggi di più No posts found Perché François Lenormant è ancora importante oggi François Lenormant non fu soltanto un grande archeologo, ma un vero viaggiatore della Calabria, capace di interpretarne la storia con sguardo scientifico e insieme romantico. La sua eredità culturale resta fondamentale per chiunque voglia comprendere le radici profonde della regione e il suo ruolo nel mosaico della civiltà mediterranea. Fonti e approfondimenti – François Lenormant ” Il piacere di viaggiare” – Il viaggio di Francois Lenormant nella Calabria centrale – La Grande Grèce – Lenormant ‘A traverse l’Apulie et la Lucanie’ – La Calabria e le rovine: abbandono, memoria e costruzione identitaria – Itinerari per i siti archeologici della Magna Grecia percorrendo la ferrovia ionica sulle orme del Grand Tour – Edward Lear e la Calabria del XIX secolo Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! 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Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché La guida essenziale per scegliere l’assicurazione… Continua a leggere… Consigli Utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Cani da pastore: ecco come gestire l’incontro con calma e sicurezza Scopri come affrontare al meglio… Continua a leggere… Rubriche Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Contenuto 1. Zecche:… Continua a leggere… Rubriche Zecche: difese efficaci per il tuo cane Zecche: difese efficaci per il tuo cane Se hai un cane, sai bene quanto sia importante proteggerlo… Continua a leggere… Consigli Utili Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Contenuto 1. 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Edward Lear e la Calabria del XIX secolo

Edward Lear e la Calabria del XIX secolo La Calabria dell’Ottocento: tra mito, natura e mistero Share Contenuto 1. La terra del Sud che affascinò i viaggiatori stranieri2. La “Calabria Ulteriore Prima”: il volto antico dell’estremo Sud3. Edward Lear: l’artista inglese che scoprì la Calabria4. Un viaggio di scoperta nel cuore del Mediterraneo5. Il viaggio in Calabria del 1847: alla scoperta dell’Aspromonte6. “Diario di un viaggio a piedi”: la Calabria raccontata da Lear7. Il Santuario di Polsi: il cuore spirituale dell’Aspromonte8. L’eredità di Edward Lear e la riscoperta moderna della Calabria selvaggia9. Fonti e approfondimenti La terra del Sud che affascinò i viaggiatori stranieri Nel cuore del XIX secolo, la Calabria si presentava come una terra ancora sconosciuta. Viaggiatori stranieri provenienti da tutta Europa giungevano fin qui attratti dal fascino magnogreco, dalle tradizioni popolari e dal mito romantico del brigantaggio, simbolo di un Sud arcaico e ribelle. Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Leggi di più No posts found La “Calabria Ulteriore Prima”: il volto antico dell’estremo Sud Un territorio aspro, ma ricco di storia e cultura All’epoca, la parte meridionale della regione era conosciuta come “Calabria Ulteriore Prima”: un territorio aspro, ma ricco di storia e cultura.Artisti e intellettuali dell’Ottocento intrapresero lunghi viaggi per conoscerne usi, costumi e paesaggi, animati dal desiderio di raccontare l’anima più autentica dell’Italia meridionale. Fonte: Diario di un viaggio a piedi Calabria 1847 / Edward Lear – Parallelo 38, 1976 Edward Lear: l’artista inglese che scoprì la Calabria Un inglese tra arte e curiosità mediterranea Tra i grandi protagonisti di questi viaggi c’è Edward Lear (1812–1888), figura emblematica della letteratura satirica. Pittore, illustratore, poeta e musicista, Lear è ricordato per la sua doppia anima: artista paesaggista e autore di testi ironici e giocosi, come A Book of Nonsense (1846) e Laughable Lyrics. Fu apprezzato persino dalla famiglia reale inglese, tanto da insegnare disegno alla regina Vittoria. Un viaggio di scoperta nel cuore del Mediterraneo Prima di giungere in Italia, Lear aveva esplorato Grecia, Albania, le Isole Ionie e la Corsica, pubblicando diari illustrati di straordinaria bellezza.Tra le sue opere naturalistiche più famose si ricorda Illustrations of the Family of Psittacidae or Parrots, dedicata ai pappagalli tropicali. Il viaggio in Calabria del 1847: alla scoperta dell’Aspromonte Da Reggio Calabria ai sentieri dell’entroterra Nel 1847, partendo dalla Sicilia, Edward Lear sbarcò a Reggio Calabria, pronto a esplorare una regione ancora ignota ai viaggiatori europei.Accompagnato dall’amico John Proby e dalla guida locale Ciccio con il suo asino, percorse a piedi le vallate dell’Aspromonte, attraversando borghi grecofoni, fiumare e uliveti secolari. L’esperienza durò dal 25 luglio al 5 settembre e segnò profondamente l’artista, che rimase affascinato dalla cordialità e ospitalità dei calabresi, considerate un’eredità sacra delle antiche civiltà classiche. Lago Costantino: la mia prima grande avventura Leggi di più No posts found “Diario di un viaggio a piedi”: la Calabria raccontata da Lear Un capolavoro della letteratura di viaggio Nel 1852 Lear pubblicò a Londra “Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria”, tradotto in Italia come “Diario di un viaggio a piedi”.Quest’opera rappresenta una pietra miliare della letteratura di viaggio ottocentesca, offrendo uno dei primi resoconti illustrati della Calabria meridionale. Attraverso acquerelli e incisioni, Lear immortalò paesaggi aspri e struggenti, scene di vita contadina e panorami sospesi tra cielo e mare.Il suo sguardo, al tempo stesso poetico e realistico, restituisce una Calabria viva, intrisa di dignità e di antiche tradizioni.  Fonte: Diario di un viaggio a piedi Calabria 1847 / Edward Lear – Parallelo 38, 1976 – (Palizzi) Il Santuario di Polsi: il cuore spirituale dell’Aspromonte Tra le tappe più evocative spicca il Santuario di Santa Maria di Polsi, antico cuore spirituale dell’Aspromonte. Immerso in un paesaggio aspro e incontaminato, crocevia tra devozione popolare e natura primordiale, ancora oggi conserva l’aura di sacralità descritta dall’artista. Senza dubbio, Santa Maria di Polsi è una delle più notevoli scene che io abbia mai visto; l’edificio è pittoresco, ma non molto antico, senza pretese di gusto architettonico; ed è situato in alto sopra il grande torrente, che viene in giù dalla vera cima dell’Aspromonte, la cui vetta – Montalto – è il tetto e la corona del paesaggio. Il carattere perpendicolare dello scenario è sorprendente, le rupi boscose da sinistra a destra lo chiudono come le quinte di un teatro; e poiché nessun altro edificio è in vista, l’incanto e la solitudine di questo luogo è completo”. L’eredità di Edward Lear e la riscoperta moderna della Calabria selvaggia L’itinerario percorso da Edward Lear è oggi diventato un noto percorso di trekking e di esplorazione culturale chiamato: “Il Sentiero dell’Inglese“. Il cammino attraversa i paesaggi selvaggi e affascinanti del Parco Nazionale dell’Aspromonte e della Calabria Grecanica, guidando i moderni viaggiatori verso luoghi che Lear descrisse con meraviglia nelle sue pagine. Il suo “Diario di un viaggio a piedi” è considerato una finestra letteraria e artistica sulla Calabria del XIX secolo, ancora capace di emozionare studiosi, turisti e amanti della storia.  Fonti e approfondimenti – Edward Lear – Edward Lear: diario di un viaggio a piedi – Il lungo Cammino del Sentiero dell’Inglese – Edward Lear: Sguardi nuovi per vecchi sentieri – Il Sentiero dell’Inglese: in viaggio con Edward Lear nell’anima della Calabria – Edward Lear (1812-1888). Nuovi ‘ritratti’ di paesi e paesaggi di Calabria – Il Sentiero dell’inglese – WWF Progetto C.A.D.I.S.P.A.Ospitalità diffusa in Aspromonte orientale – Per la Calabria selvaggia Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Lago Costantino: la mia prima grande avventura Cascata di Mazzulisà Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome

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Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra

Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Un viaggio tra le fiumare dell’Aspromonte, dove la natura selvaggia incontra la memoria di un territorio scolpito dall’acqua e dal tempo Contenuto 1. Dove l’acqua incontra la memoria2. Bellezza e imprevedibilità del paesaggio3. Comunità tenaci tra i pendii scoscesi e sentieri nascosti4. I torbidi torrenti di Alvaro5. Corsi d’acqua dalla doppia vita6. Un equilibrio fragile e vitale7. L’Aspromonte ostile e misterioso8. I pionieri dell’esplorazione delle fiumare9. Alfonso Picone Chiodo memoria storica dell’Aspromonte10. 1985: La sfida simbolica della La Verde11. 1986: L’impresa delle tre fiumare12. 1987: Jonti ’87, Aspromonte dallo Ionio al Tirreno13. 1990 Malfamato 1: L’odissea nella Fiumara Butramo14. Torrentismo: la discesa come scoperta15. Giuseppe Trovato e l’esplorazione di oltre sessanta gole16. 1996 Malfamato 2: Il richiamo della Butramo17. 1997: La conquista della Valle Infernale18. Le fiumare, custodi di segreti da svelare19. Fonti e approfondimenti Dove l’acqua incontra la memoria Nel cuore dell’Aspromonte, le fiumare raccontano una storia antica, scolpita nella pietra e nell’acqua. Esplorarle è molto più di un semplice viaggio: è un’immersione profonda in un mondo sospeso tra natura selvaggia e memoria collettiva. Bellezza e imprevedibilità del paesaggio Questi alvei irregolari, spesso asciutti in estate e impetuosi in inverno, incarnano la doppia anima del territorio: bellezza mozzafiato e improvvisa imprevedibilità. Ma dietro la loro apparente asprezza, le fiumare celano una connessione profonda con l’uomo. Sono arterie vive di una cultura contadina e pastorale che, nei secoli, ha modellato l’identità di intere comunità. Comunità tenaci tra i pendii scoscesi e sentieri nascosti Qui, tra pendii scoscesi e sentieri nascosti, si sono sviluppate comunità tenaci, abituate a convivere con la natura e a trarne sostentamento, preservando fino ai giorni nostri la connotazione autentica di questi luoghi. I torbidi torrenti di Alvaro Nell’aspra e selvaggia geografia dell’Aspromonte, le fiumare rappresentano un elemento distintivo del paesaggio idrografico. Lo scrittore Corrado Alvaro, figlio di questa terra, le definiva con efficacia: torbidi torrenti, evocando la loro natura impetuosa e mutevole. Corsi d’acqua dalla doppia vita Si tratta di corsi d’acqua a regime torrentizio, caratterizzati da un’alta energia erosiva e da un comportamento idrologico fortemente stagionale. Durante la stagione delle piogge, le fiumare si trasformano: da aridi solchi di pietra in impetuosi torrenti, capaci di trascinare a valle enormi masse d’acqua e detriti. Nei mesi più secchi, al contrario, il loro alveo rimane spesso asciutto o attraversato da esili rivoli, in un’alternanza ciclica che scandisce il tempo e la vita di questo territorio. Un equilibrio fragile e vitale Sono corsi d’acqua effimeri, la cui esistenza è strettamente legata a un insieme di condizioni ambientali e antropiche peculiari. “Un complesso equilibrio tra clima, assetto geologico e litologico, dinamiche geodinamiche, caratteristiche idrologiche, oltre che influenze urbane e culturali…”, espressione viva del rapporto millenario tra l’uomo e il paesaggio aspromontano.   L’Aspromonte ostile e misterioso La loro natura aspra e incontaminata ha, nel corso dei decenni, esercitato un irresistibile richiamo su studiosi, escursionisti e appassionati di sport estremi. In un’epoca in cui l’Aspromonte era ancora percepito come una montagna maledetta, ostile, segnata dall’ombra dell’anonima sequestri, da latitanze e da una reputazione sinistra, l’esplorazione di questi luoghi si configurava come un atto audace.Mancavano guide, mappe affidabili, sentieri segnati e ogni forma di supporto organizzato per l’attività escursionistica. I pionieri dell’esplorazione delle fiumare Tuttavia, proprio questa aura di mistero e ostilità fu la molla che spinse un piccolo nucleo di appassionati ad avvicinarsi, studiare e infine attraversare questi luoghi, in un’autentica attività pionieristica. Chi si avventurava tra le gole e i greti pietrosi delle fiumare lo faceva affidandosi all’intuito e alla volontà di scoprire ciò che fino ad allora era rimasto nascosto.I racconti dei primi esploratori, oggi preziosa testimonianza storica, costituiscono un archivio di esperienze, dettagli tecnici e suggestioni, capaci ancora di ispirare e stimolare nuove spedizioni e ricerche. Alfonso Picone Chiodo memoria storica dell’Aspromonte Tra le figure che hanno segnato questa fase iniziale dell’esplorazione delle fiumare, spicca il nome di Alfonso Picone Chiodo. Saggista, studioso e autorevole voce nella cronaca storica dell’Aspromonte, prese parte e contribuì attivamente all’organizzazione delle prime spedizioni. Ancora oggi offre un contributo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione culturale di questo territorio. I diritti d’immagine sono di Alfonso Picone Chiodo: www.laltroaspromonte.it × 1985: La sfida simbolica della La Verde Fu nel 1985 che si registrò uno degli episodi più emblematici di questo nuovo corso. Un gruppo di tre escursionisti, tra cui lo stesso Picone Chiodo, tentò di risalire in tre giorni il letto della Fiumara La Verde fino a Montalto, la cima più alta dell’Aspromonte. A muoverli era soprattutto la sete di scoperta: la voglia di sapere cosa si celasse dietro ogni ansa del fiume, il fascino di cascate sconosciute, il richiamo di laghetti nascosti nel cuore della montagna. Era un viaggio in un mondo segreto, mai esplorato fino ad allora. L’obiettivo, tuttavia, non era solo sportivo, ma anche simbolico: dimostrare che la montagna poteva essere vissuta, raccontata e valorizzata, scrollandosi di dosso l’immagine cupa che la accompagnava. Un messaggio forte, inciso tra rocce, acque e silenzi, destinato a cambiare per sempre il modo in cui si guarda a questa montagna. 1986: L’impresa delle tre fiumare Forti di questa prima esperienza, nel 1986, in una delle missioni più ambiziose dell’escursionismo calabrese, decisero di affrontare contemporaneamente la risalita delle tre fiumare più lunghe, impervie e simboliche del versante orientale dell’Aspromonte: l’Amendolea, la La Verde e il Bonamico. L’iniziativa si trasformò in una vera e propria spedizione esplorativa. Per affrontare questa sfida, vennero coinvolti numerosi escursionisti, suddivisi in tre squadre, ciascuna incaricata di risalire una fiumara fino al punto più alto raggiungibile. L’impresa, per l’epoca senza precedenti, suscitò l’attenzione dei media nazionali. Gli articoli di giornale non tardarono ad arrivare, contribuendo a diffondere la conoscenza di un territorio ancora poco esplorato e alimentando un crescente interesse per l’Aspromonte e le sue straordinarie bellezze naturali. 1987: Jonti ’87, Aspromonte dallo Ionio al Tirreno L’anno seguente, nel 1987, prende forma il progetto Jonti ’87, promosso dall’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte”. L’itinerario fu ispirato da un passo evocativo di Fulco Pratesi: «Correva fino

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Cascata Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte, dove natura e memoria si intrecciano in un racconto affascinante Share Contenuto 1. Viaggio attraverso la memoria2. La foresta perduta3. L’incendio del 20214. Un sentiero che si racconta 5. L’incontro con la cascata di Mazzulisà6. Le acque del vallone Cerasia e Cano7. Le origini del nome8. Avvicinamento9. Raccomandazioni10. Fonti e approfondimenti Scheda tecnica Difficoltà EEDislivello: circa 200 mt. (solo andata)Altitudini: Pietra Mazzulisà (1481 m.) – Cascata (1200 m. circa)Tempi avvicinamento: 1 ora circa (solo andata)Nota bene: Quest’articolo è stato redatto con informazioni tratte da fonti di repertorio Viaggio attraverso la memoria L’itinerario che conduce alla Cascata Mazzulisà si sviluppa lungo un crinale che si affaccia sullo Ionio, delineando un tracciato che va ben oltre la dimensione della semplice escursione. È un vero e proprio viaggio nella memoria di una terra segnata da profonde ferite, ma capace di custodire e rigenerare la propria tenace bellezza. La foresta perduta La vegetazione, un tempo rigogliosa e imponente, era dominata da esemplari monumentali di Pini Larici e di Querce, veri e propri patriarchi sfuggiti ai tagli sistematici che hanno consumato le foreste circostanti. La loro presenza dominava il paesaggio, conferendogli un’aura solenne, quasi sacra. L’incendio del 2021 Nel 2021 devastanti incendi hanno avvolto la foresta vetusta monumentale di Acatti e Afreni, trasformando in cenere la biodiversità di un’area di straordinario valore naturalistico e paesaggistico. Un sentiero che si racconta Dalla cima di Pietra Mazzulisà e lungo il crinale delle località Acatti e Afreni, lo sguardo abbraccia i due versanti che separano la valle Infernale dalla valle del Potis.Proprio qui, tra le pieghe più segrete di queste vallate, nascono alcune delle fiumare più suggestive del massiccio aspromontano che modellano il territorio e alimentano la vita di questi luoghi selvaggi. L’incontro con la cascata di Mazzulisà La scoperta della cascata è quasi improvvisa. Dopo aver raggiunto l’alveo della fiumara Butramo, si risale il suo corso per un centinaio di metri. Un suggestivo salto d’acqua si stacca dalle pareti e cade con fragore in una pozza cristallina scavata nel tempo dal logorio incessante dell’acqua. Le acque del vallone Cerasia e del vallone Cano La Cascata Mazzulisà, situata nella Butramo alta, è alimentata dalle acque del vallone Cerasia. Più a valle, anche il vallone Cano confluisce nella fiumara madre, incrementando il flusso del corso d’acqua che scivola verso valle. Cascata di Mazzulisà o del Passo infernale Le fonti cartografiche consultate non riportano alcuna indicazione toponomastica specifica, rendendo necessaria un’attribuzione denominativa basata su elementi geografici locali. In questo contesto, la cascata è stata identificata con il toponimo zonale di Pietra Mazzulisà (dal greco “pietra miliare”). Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti autorevoli, Antonio Stranges, studioso e profondo conoscitore dell’Aspromonte, indentifica l’area in questione con il nome di Passo Infernale, uno dei rari punti di guado del torrente Butramo all’interno della selvaggia e impervia Valle Infernale. In tale contesto, l’adozione del nome di Cascata del Passo Infernale potrebbe apparire giustificata, in quanto capace di restituire con maggiore esattezza sia la collocazione geografica, sia il valore simbolico e paesaggistico di questo suggestivo ambiente naturale.  Avvicinamento L’itinerario si sviluppa su un crinale di alta montagna, nella parte sommitale dell’Aspromonte, sicuramente tra i luoghi più incontaminati del Parco Nazionale. Dal Casello forestale di Cano si giunge in località Pietra Mazzulisà e si prosegue lungo un ripido crinale, all’interno di una fitta foresta. Le gole del Butramo, poste alla propria destra, offrono una vista impressionante e vertiginosa. Raccomandazioni La zona A del Parco Nazionale dell’Aspromonte è l’area più protetta e rigida del parco, dove è consentito l’accesso solo a piedi lungo i sentieri ufficiali. L’area è caratterizzata da una ricca biodiversità e da una flora e fauna protette. Fonti e approfondimenti […] Dal 16 al 18 ottobre del 1951 si scatenò una tra le più gravi alluvioni che colpì il versante meridionale della Calabria: strariparono corsi d’acqua, crollarono ponti, paesi rimasero isolati e si ebbero circa 70 vittime. Il giovane friulano Enrico Vuerich fu sorpreso dal maltempo nei boschi di Ferraina e volle spostarsi verso la zona di Cano, forse ritenuta più sicura e dalla quale poter raggiungere il paese […] La furia delle acque fu tale che il corpo non venne più trovato. A ricordo del tragico evento rimane una piccola croce al passo di Infernale, nel punto in cui si guada il torrente e dove si ritiene che la morte lo colse. Un altro tassello di questa storia è una targa in marmo posta nella chiesetta del cimitero di San Luca. […].Friulani in Aspromonte di L’Altro Aspromonte – di Alfonso Picone Chiodo San Luca e Polsi di Alfonso Picone Chiodo e Domenico Raso.  Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata.  Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Lago Costantino: la mia prima grande avventura Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia Continua a leggere… Consigli Utili Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché? 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