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Diario di viaggio

Pellaro e il Vallone Palombaro: Un viaggio straordinario tra natura e avventure all'aperto

Pellaro e il Vallone Palombaro

Pellaro e il Vallone Palombaro Scopri il fascino del Vallone Palombaro di Pellaro e la sua bellissima cascata Share Pellaro:  Avventure straordinarie e meraviglie naturali a pochi passi da Reggio Calabria In questo nuovo racconto esploreremo insieme le straordinarie bellezze di Pellaro, piccolo quartiere situato nella parte meridionale della città di Reggio Calabria. Oltre alla splendida costa, ribattezzata come il ‘Piccolo Brasile’ per le sue perfette condizioni climatiche e paesaggistiche, ha una forte connotazione naturale che ben si presta a molteplici attività all’aria aperta rivolte sia a principianti che ad esperti.  Destinazione imperdibile per gli appassionati di sport all’aria aperta Da oltre un ventennio, questa incantevole destinazione attira un crescente flusso turistico nazionale ed internazionale. Windsurf, kytesurf, escursioni, mountain bike, torrentismo, canyoning, passeggiate a cavallo, sono solo una parte delle esperienze che potrai vivere in questo luogo magico. Qui, l’unico limite è la tua voglia di esplorare.  Da Quattronari a Zerma Il nostro avventuroso viaggio inizia nel cuore della località Quattronari, a pochi passi dalla Parrocchia di San Giovanni Battista. Ci addentriamo lungo un sentiero che ci conduce attraverso le suggestive rovine di un’antica borgata, località nota dai locali come Mulini o ‘U Mulinu’. Durante la nostra esplorazione, scopriamo i resti della chiesetta di San Francesco da Paola e quelli un antico acquedotto in pietra. Un’importante opera d’ingegneria sulla cui sommità è posto un crocifisso in ferro, simbolo di resilienza e fervida spiritualità. Senza perdere altro tempo proseguiamo la salita seguendo un sentiero che ci guida verso località Zerma. Il Vallone Palombaro e la sua cascata nascosta Giungiamo quindi su un pianoro attraversando una vegetazione rigogliosa di piante selvatiche tipica dell’area. I colori vivaci della stagione segnano all’orizzonte i confini tra cielo e terra. Alle nostre spalle si apre il Vallone Palombaro all’interno del quale, nascosto da un’imperscrutabile gola, si mostra uno spettacolare salto d’acqua di circa 20 metri il cui nome è chiaramente accostato alla località in cui permane. Una meravigliosa cascata naturale, meta ideale per avventure adrenaliniche come il canyoning o il torrentismo, il cui ingresso si apre a quota 250 metri sul livello del mare (fonte: Catasto AIC) a poca distanza dal centro abitato di Pellaro. Incredibile, no? Alla scoperta della “chiusa”: tra rocce a strapiombo e panorami mozzafiato Proseguiamo il nostro viaggio costeggiando il versante interno del Vallone. Qui, la conformazione del terreno cambia gradualmente da conglomerato sabbioso a roccia compatta e dura. Superiamo massi e piccole depressioni fino a raggiungere un massiccio costone roccioso che si impone sulla gola, quasi a soffocarla, che i locali usano chiamare “a chiusa”. Un’esperienza immersa nella natura e nella storia Questo contrafforte roccioso, esposto a fortissime raffiche di vento che interessano l’intera area, domina la valle ed è soggetto a erosioni e frane. Immagina questo maestoso sperone ergersi imponente sulla valle sfidando con coraggio le potenti raffiche di vento che l’attraversano. La sua storia è una danza avvincente, le sue rocce raccontano segreti che fanno scaturire fantasie e probabili leggende. La mente viaggia attraverso questo spettacolo naturale, intraprendendo un affascinante viaggio nella fantasia. Proseguiamo il nostro cammino, lasciamo alle spalle Serro dello Schiavo, Monte Leporicchio e Cosentino. Presto giungiamo in contrada Martino, crocevia della nostra ultima, ma impegnativa, salita. Panorami mozzafiato e formazioni rocciose bizzarre Camminiamo fino in cima non perdendo di vista la vetta di monte Gonìa. Conquistiamo finalmente la sommità giungendo nell’area denominata Falde di S. Aloi. Da qui un incantevole panorama si apre sul borgo di Motta San Giovanni che si staglia lungo il crinale come un dipinto vivo, offrendoci una prospettiva unica e straordinaria. Ma non è solo la vista a lasciarci senza fiato. Durante il cammino, incredibili formazioni modellate dalla potente azione erosiva degli elementi naturali, presentano delle cavità originali che meritano di essere fotografate e documentate per la loro straordinaria unicità. La sensazione di stupore ed entusiasmo che proviamo di fronte a tali meraviglie è indescrivibile. E noi siamo qui, testimoni privilegiati di tutto ciò, pronti a lasciarci trasportare dall’entusiasmo di questa straordinaria avventura. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! 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Il Crinale degli Dei e la Cascata Cicutà: Bellezze selvaggie e incontaminate dell'Aspromonte

Il Crinale degli Dei e la Cascata Cicutà

Il Crinale degli Dei e la Cascata Cicutà Avventura tra sentieri selvaggi dell’Aspromonte: trekking sul Crinale degli Dei e alla scoperta della remota Cascata Cicutà Share Alla scoperta del crinale degli Dei e della cascata Cicutà Ci troviamo sul Crinale degli Dei, un luogo che già dal nome evoca panorami mozzafiato e la magia incontaminata dell’Aspromonte. Questa dorsale fa da spartiacque tra le gole di due fiumare iconiche della provincia: la fiumara La Verde e la Butramo. Camminare qui non è solo muoversi nello spazio, è entrare in sintonia con un mondo antico, selvaggio e straordinariamente vivo. Pernottamento in quota Raggiungere la Cascata Cicutà non è un’impresa da poco. Il percorso richiede esperienza, e, soprattutto, un pernottamento in quota per vivere pienamente la magia del crinale. Dopo aver montato l’accampamento, la tentazione di esplorare la montagna di notte è irresistibile. Dall’alto, le luci dell’antico borgo di Precacore illuminano la valle, creando una cornice di ricordi indelebili. Il briefing prima della partenza All’alba, il nostro team si prepara per la partenza: un breve briefing tecnico, l’auto carica di materiali e soprattutto di entusiasmo. Ogni passo ci avvicina all’obiettivo con la consapevolezza che la natura qui non concede nulla, ma restituisce tutto in bellezza. Esplorando sentieri tradizionali…ed oltre Il percorso ufficiale è ben segnalato, massicciate e cenge scolpite nella roccia raccontano secoli di storia geologica. Ma per chi, come noi, ama l’avventura, il richiamo della natura va oltre i sentieri convenzionali, alla ricerca di passaggi dimenticati che custodiscono la storia nascosta di queste montagne. Vertiginosi fuoripista tra roccia e vegetazione Qui, muoversi tra rocce verticali e vegetazione incontaminata richiede attenzione e coraggio, in un continuo gioco di equilibrio sospeso tra natura e vuoto. I dislivelli impegnativi mettono alla prova resistenza e concentrazione, ma la straordinaria bellezza del paesaggio ripaga ampiamente ogni sforzo. Arrivo in località Croce di Dio: Il cuore della nostra avventura Arrivati in località Croce di Dio, ci concediamo una pausa per recuperare fiato prima di immergerci nell’emozione dell’ultima discesa. Rallentiamo il passo mentre lo sguardo si perde tra le cime e i panorami selvaggi. Un momento perfetto per lasciarsi sorprendere dalla soddisfazione di un’escursione così impegnativa ma incredibilmente appagante. La meraviglia nascosta: Cascata Cicutà La Cascata Cicutà, appare solo a chi sa cercarla. Senza dubbio, uno dei luoghi più aspri, remoti e affascinanti da esplorare in Aspromonte, un angolo di natura selvaggia che si lascia scoprire solo da chi accetta la sfida dell’ignoto e del silenzio. Un’avventura oltre i limiti convenzionali Pochissimi hanno avuto il privilegio di avventurarsi fin qui senza l’uso di corde e imbraghi, strumenti spesso indispensabili in questo ambiente severo. Eppure, con esperienza, attenzione e rispetto per la montagna, dimostreremo che raggiungere la Cascata Cicutà è possibile anche così, affidandosi solo ai propri passi e alla conoscenza del territorio. Un salto di bellezza e mistero sul torrente Ferraina Seguendo una stretta dorsale panoramica che domina vertiginosamente il torrente Ferraina, ci troviamo davanti a due imponenti salti d’acqua che precipitano nel vuoto per circa 70 metri. Uno spettacolo potente e primordiale, dove la natura selvaggia dell’Aspromonte si manifesta senza filtri. La cascata, aspra e remota, deve probabilmente il suo nome alla cicuta, (o belladonna secondo la tradizione orale locale) pianta affascinante e ingannevole, la cui bellezza nasconde un pericolo potenzialmente letale. Tra prudenza, rispetto e promessa di ritorno In questo luogo estremo, la bellezza convive con il rischio, ricordandoci che l’escursionismo in montagna richiede sempre prudenza e consapevolezza. Con l’ora ormai avanzata, le energie al limite e l’adrenalina ancora alta, comprendiamo che la discesa completa sul Ferraina dovrà attendere. Ci voltiano con nostalgia, ma la promessa è chiara: torneremo, perché questo luogo selvaggio dell’Aspromonte resterà sempre un richiamo irresistibile Fulese, felese e zonari: paesaggi narranti Le fulese non sono semplici vallate, ma veri e propri paesaggi narranti, dove da secoli si intreccia il dialogo profondo tra uomo e natura. Burroni scolpiti dall’acqua, precipizi vertiginosi e valli maestose raccontano una storia antica, fatta di adattamento, rispetto e memoria. Attraversando i borghi della Grecìa Calabra, il termine si trasforma e prende nuove forme: a Gallicianò diventa felese, modellandosi sulla lingua e sull’identità locale. Non mancano le affinità con i “zonari”, parola grecanica che condivide le stesse sfumature di significato e rafforza il legame profondo tra paesaggio e cultura. Parole che attraversano il tempo Questi termini non sono semplici definizioni geografiche, ma vere e proprie tracce linguistiche di un territorio vivo. Raccontano una lingua che attraversa i secoli, evolvendosi insieme alla storia delle comunità che abitano questi luoghi. Domande frequenti Dove si trovano il Crinale degli Dei e la Cascata Cicutà? Il Crinale degli Dei si trova principalmente nel comune di Samo (Reggio Calabria), una dorsale montuosa che separa la fiumara La Verde dalla valle della fiumara Butramo. La Cascata Cicutà è un luogo remoto e difficile da raggiungere, situato lungo sentieri selvaggi e panoramici dell’Aspromonte. Qual è il livello di difficoltà del percorso? Il trekking è impegnativo e richiede esperienza escursionistica. Il percorso attraversa sentieri ufficiali, cenge rocciose e fuoripista vertiginosi tra rocce e vegetazione. È consigliato solo a escursionisti preparati e attenti, con buona resistenza fisica e capacità di orientamento È necessario pernottare? Sì. Per vivere pienamente l’esperienza del Crinale degli Dei e raggiungere la Cascata Cicutà, è consigliato un pernottamento in zona, che permette di ammirare i panorami notturni e partire all’alba per la tappa successiva. Perché si chiama “Cascata Cicutà”? Il nome potrebbe derivare dalla pianta cicuta. La pianta è affascinante ma potenzialmente velenosa. Qual è il periodo migliore per l’escursione? L’escursione è consigliata in primavera e autunno, quando il clima è più mite e il paesaggio offre colori spettacolari. Evitare i periodi di pioggia intensa per la sicurezza lungo i fuoripista e le cenge rocciose. Cosa rende unica questa esperienza? L’escursione al Crinale degli Dei e alla Cascata Cicutà è un’avventura oltre i limiti convenzionali, dove la bellezza selvaggia dell’Aspromonte si unisce al fascino della scoperta, del silenzio e della storia geologica e culturale del territorio. Avvertenza Nota di sicurezza per escursionisti Gli itinerari pubblicati su TaCuntu

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Fiumara Butramo: Avventura nella Valle Infernale. Dal Campolico, a Monte Varet: Tra antichi sentieri e cascate mozzafiato

Fiumara Butramo: Avventura nella Valle Infernale

Fiumara Butramo: Avventura nella Valle Infernale Dal Campolico, a Monte Varet: Tra antichi sentieri e cascate mozzafiato Esplora la magica Fiumara Butramo, cuore pulsante della misteriosa Valle Infernale. Lasciati coinvolgere dal richiamo della natura lungo le sue rive e preparati a vivere un’avventura senza pari. Antri rocciosi e suggestive cascate Il viaggio inaspettato e affascinante verso Monte Varet inizia dalla località Campolico, Sant’Agata del Bianco. Un itinerario che avanza su antichi passi lungo un crinale scosceso che incede rapidamente e termina la sua prima parte sul letto del torrente Buzzi. Rallentiamo il cammino con qualche sosta, scavalcando grandi rocce che costeggiano il corso del fiume. La nostra curiosità viene interrotta da una suggestiva cascata custodita all’interno di un antro roccioso che limita il passaggio e segna il confine del nostro giro. Raggiugiamo la vetta L’esperienza non può dirsi completa senza un’imprevista sorpresa. Una tempesta improvvisa si abbatte su di noi, costringendoci a tornare frettolosamente sui nostri passi. Ci arrampichiamo con cautela lungo un sentiero opposto, cercando rifugio all’interno di un fitto bosco di lecci. Con l’allentarsi della pioggia, decidiamo di raggiungere la vetta che separa il torrente Campolico dalle gole della fiumara Butramo. Da qui, possiamo ammirare la straordinaria bellezza del crinale Acatti e degli Dei, mentre il maestoso massiccio di Pietra Volata si erge imponente alle nostre spalle. Sospesi nel cuore di una valle primordiale Nonostante le avverse condizioni meteorologiche, ci sentiamo immersi in un’atmosfera insolita e primordiale, come se fossimo i protagonisti di una grande avventura, nel cuore di una valle inospitale, lungo un crinale che evoca esplorazioni eroiche. Tuttavia, il tempo non ci concede tregua e la pioggia riprende con forza, costringendoci a cercare riparo lungo il versante che presto percorreremo fino all’alveo del torrente Butramo. Sul letto del Butramo all’interno della Valle Infernale Scampata la pioggia, giungiamo finalmente sul letto della fiumara Butramo che scorre all’interno della cosiddetta ‘Valle infernale’. Ne costeggiamo il suo greto, affrontando con cautela guadi nell’acqua e imponenti rocce che ostacolano il nostro cammino durante il percorso. Le spettacolari cascate laterali si uniscono al fiume aggiungendo valore alla nostra esplorazione. L’emozione di aver raggiunto i piedi del Monte Varet segna l’inizio del nostro ritorno, ma è anche un momento di profonda riflessione. Nel corso della nostra avventura, abbiamo attraversato antichi sentieri, ammirato cascate incantevoli e affrontato tempeste improvvise, ogni momento è stato un’opportunità per connettersi con la natura e sentirsi parte di qualcosa di più grande, qualcosa di unico. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. 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La Cascata di Pietra Cappa: Un salto d'acqua maestoso, incorniciato da imponenti rocce e da una natura incontaminata

La cascata di Pietra Cappa

La cascata di Pietra Cappa Un’esplorazione affascinante alla scoperta della suggestiva cascata Pietra Cappa: Un monumento di storia e bellezza naturale Il nostro viaggio alla scoperta delle meraviglie nascoste della Calabria ci conduce in uno degli angoli più suggestivi del Parco Nazionale d’Aspromonte: Pietra Cappa. Questa imponente formazione rocciosa, situata tra i comuni di San Luca e Natile Vecchio, domina la Vallata delle Grandi Pietre e svetta nel cuore di un paesaggio giurassico e primordiale.  Viaggio nell’intimità di una natura e i resti di un antico Monasatero Bizantino Muoviamo i primi passi lungo un sentiero ben segnalato attraversando una fitta foresta di castagni che conferisce all’area il suggestivo nome di Castagneto. Il nostro viaggio ha inizio al Casello forestale di San Giorgio, un luogo immerso nel silenzio e nella storia. Poco distante, nascosto da maestose querce, si ergono i resti di un antico monastero bizantino, risalente al VII-VIII secolo d.C. Questo sito, meno conosciuto rispetto alla celebre Stilo, custodisce un fascino unico: si tratta di una delle quattro Chiese a croce greca presenti in Calabria, e forse la più imponente e maestosa tra tutte. Oggi, di quella grandezza passata, rimangono solo alcuni muri in pietra, testimoni silenziosi di un’epoca lontana. Tra le rovine, è possibile scorgere materiali di recupero di epoca romana, che aggiungono ulteriori strati di storia a questo luogo magico.  La nostra esplorazione La nostra esplorazione ci spinge erroneamente a risalire il corso d’acqua del Vallone Salice. Lungo il cammino, avvolta da imponenti rocce e da una vegetazione lussureggiante che caratterizza l’intera valle, si svela una meravigliosa gurna (vasca) di colore verde smeraldo animata da una piccola cascata di circa 4 metri. Un irresistibile parco acquatico che ci invita al suo interno per goderne la sua bellezza selvaggia. Fonte Ficara Bianca: Un cambio di scenario Dopo un bagno rigenerante riprendiamo la nostra nostra avventura. Superiamo una piccola cascata, arrampicandoci lungo un ripido sentiero che si snoda sulla destra idrografica del torrente, giungendo spediti alla Fonte Ficara Bianca. Qui, il paesaggio subisce una singolare metamorfosi. La portata dell’acqua diminuisce e il terreno diventa aspro, quasi inospitale. Qualcosa che non torna! Strategia e speranza Dopo una breve valutazione, ci rendiamo conto di aver intrapreso una direzione errata. Decidiamo quindi di tornare indietro lungo il tratto di fiume appena percorso e proseguire la discesa sul letto del torrente. Avanziamo attraverso il paesaggio incontaminato nella speranza di scorgere finalmente la cascata tanto desiderata, avvicinandoci sempre più al cuore selvaggio di questa avventura.[the_ad id=”20360″] La scoperta della cascata di Pietra Cappa: ‘U schicciu du rimitu’ Con calma esploriamo l’intima parte del Vallone Salice. Passaggi stretti e profondi, guadi sempre più frequenti e l’impeto dell’acqua sempre più tonante segnalano un’imminente rivelazione. Improvvisamente un possente costone roccioso sulla destra idrografica del fiume frena il nostro incedere. Lo sguardo si perde sotto ai nostri piedi. Una profonda e inattesa gola inghiotte con fragore il corso del torrente. Ci siamo! Dall’alto godiamo con stupore la bellezza dell’inaspettata scoperta: La Cascata di Pietra Cappa, ‘U schicciu du rimitu‘ (la cascata dell’eremita). Il fascino della cascata di Pietra Cappa: Un salto di 7 metri nel cuore della natura La straordinaria bellezza di Pietra Cappa si completa attraverso la sua cascata. Un maestoso salto di circa 7 metri, che culmina in un ampio laghetto di colore verde smeraldo. Un anfratto silenzioso funge da custode, preservando questo gioiello naturale da occhi indiscreti, creando un’atmosfera surreale di protezione e intimità.Un viaggio coinvolgente, tra la maestosità naturale e la storia spirituale, che rende ogni passo un’esperienza unica e straordinaria. Pietra Cappa: Luogo straordinario da visitare, apprezzare e custodire Dopo una breve sosta decidiamo di rientrare al Casello forestale di San Giorgio. Un giro sulle alture del monolite chiude la nostra splendida avventura. Indiscutibile il fascino evidente di questo luogo che tra sacro e profano storie, leggende e miti racconta un luogo straordinario da visitare, apprezzare e custodire. Un invito a tutti coloro che amano avventurarsi oltre i sentieri battuti, alla ricerca di emozioni autentiche e luoghi carichi di significato. Benvenuti Ciao sono Claudio, insieme a Monika e alla piccola Lilli giro per la Calabria in cerca di nuovi luoghi da esplorare e da raccontare. Diario di viaggio raccoglie tutte le nostre avventure, se vuoi sapere qualcosa in più su di noi e sulla nostra passione ‘clicca qui‘ Seguici sui social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp I nostri video racconti Consigli utili Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto Escursioni in estate: Consigli utili No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Cascate Teresa e Paola | Esperienze Attive

Cascate Teresa e Paola

Cascate Teresa e Paola Viaggio nel cuore incontaminato del torrente Calivi. Un’immersione totale nella natura selvaggia tra gole profonde, acqua e rocce In questa nuova esplorazione ci avventureremo all’interno del torrente Calivi, con l’obiettivo di raggiungere e documentare le suggestive Cascate Teresa e Paola. Un percorso che promette non solo bellezza paesaggistica, ma anche un contatto diretto con una natura viva e autentica di questi luoghi. Cuore selvaggio dell’Aspromonte Ci troviamo nel cuore dell’Aspromonte settentrionale, nel territorio di Santa Cristina d’Aspromonte, distante circa 70 chilometri dal capoluogo Reggio Calabria. Qui, a 513 metri sul livello del mare, la montagna si mostra nella sua veste più intima e misteriosa, fatta di silenzi e atmosfere sospese. In questo contesto, la natura conserva il suo stato primordiale, il tempo scorre lento, quasi sospeso. Tutto appare immutato, lasciando intatto il fragile equilibrio che lega profondamente l’uomo al suo ambiente naturale. Teresa e Paola, l’enigma dei toponimi Il primo aspetto che colpisce è proprio il toponimo attribuito a questi due salti: Teresa e Paola. Nonostante l’apparente leggerezza suggerita dai nomi, l’approccio alle cascate richiede un impegno notevole e molta prudenza, specialmente durante la fase di ritorno. Alla ricerca di risposte Spinti dalla curiosità di approfondire l’origine dei nomi associati a queste cascate, decidiamo di effettuare una breve sosta nel vicino Comune di Santa Cristina d’Aspromonte. Nel tentativo di trovare risposte, ci rivolgiamo ad alcuni residenti del luogo raccogliendo testimonianze dirette e frammenti di ricordi tramandati nel tempo. Dai racconti emerge che tale denominazione sarebbe stata assegnata da una guida escursionistica proveniente dal vicino Comune di Careri. Resta tuttavia avvolto nel mistero il motivo per cui queste meraviglie naturali siano state battezzate proprio con due nomi femminili: Teresa e Paola. La storia o la leggenda che potrebbe collegare i due nomi alle cascate rimane, per ora, irrisolta. La voce del paese: gli ‘Schiccioli du pellegrinu’ Proseguendo nelle nostre ricerche, emergono nuovi dettagli che arricchiscono ulteriormente le nostre indagini. Scopriamo, infatti, che gli abitanti del posto, per tradizione e con un pizzico di poesia, chiamano queste cascate più verosibilmente con l’appellativo dialettale di “Schiccioli du pellegrinu”. Un nome evocativo, che nel nostro immaginario richiama antichi percorsi, di cammini solitari e storie dimenticate che si perdono nel tempo.  Un sorprendente parco acquatico naturale Parzialmente soddisfatti dalle risposte raccolte, lasciamo alle spalle l’abitato per raggiungere in auto il punto di partenza della nostra avventura. Bastano pochi minuti di strada per ritrovarci di fronte all’ingresso di un autentico parco acquatico naturale. In questo labirinto di gurne e cascatelle, il cammino si trasforma in un’intensa immersione contemplativa, lasciandoci con la sensazione di toccare, almeno per un istante, la parte più intima e segreta di questo luogo. Il fascino della cascata Teresa e il suo laghetto primordiale Dopo un’entusiasmante camminata di circa tre ore, giungiamo alla prima cascata, conosciuta anche come ‘U schicciu i Teresa’. Davanti ai nostri occhi, l’acqua compie un salto di circa 20 metri per riversarsi in un ampio e profondo laghetto creando uno scenario suggestivo, quasi primordiale. È il momento perfetto per concedersi un bagno rigenerante. La temperatura piacevole dell’acqua, unita alla calda giornata estiva, rende questa pausa non solo meritata, ma anche necessaria per riprendere fiato e godere appieno della magia del luogo. L’ascesa al secondo salto Ricaricate le energie, ripartiamo decisi a raggiungere la seconda cascata. Con mani e piedi ci arrampichiamo sul versante idrografico sinistro del torrente, aiutandoci con radici, rocce e piccole sporgenze naturali. Giunti in cima, un sentiero stretto ci guida rapidamente, attraverso una fitta lecceta, sul greto del torrente a monte della cascata ‘Teresa’, aprendoci la via verso un nuovo spettacolo d’acqua e roccia. La sosta rigenerante alla cascata Paola Proseguiamo il cammino per altri trenta minuti, tra massi levigati e giochi di luce che filtrano tra gli alberi. Ed ecco che, come un segreto ben custodito, appare la cascata Paola. Anche qui la natura ha plasmato un ampio e profondo laghetto, una vera oasi che invita a tuffarci di nuovo. Un bagno rinfrescante scioglie la tensione dell’ascesa e regala un’ultima pausa prima di intraprendere la via del ritorno. Un’esperienza indimenticabile di natura e divertimento In conclusione, l’esplorazione delle cascate Teresa e Paola si rivela un’avventura intensa e gratificante, immersa nella selvaggia bellezza del torrente Calivi. Laghetti trasparenti, salti d’acqua spettacolari e percorsi che richiedono un impegno fisico notevole danno vita ad un’esperienza unica. Una giornata trascorsa tra fatica, risate e meraviglia, che lascia un ricordo indelebile e un forte senso di connessione con la natura più autentica. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata.  Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Serro Castellace e la Rotta degli abissi No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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