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Diario di viaggio

San Pantaleone

Serro Castellace e la Rotta degli abissi

Serro Castellace e la Rotta degli abissi San Pantaleone: Alla scoperta del cuore selvaggio della Provincia di Reggio Calabria Share Contenuto 1. San Pantaleone: Un Borgo incantato tra mare e monti2. Il panoramico affaccio sulla costa ionica3. Fiumare: confini naturali di un territorio ricco di suggestioni4. Il sentiero invisibile: eventi imponderabili e sorprese inaspettate5. Vastità e bellezza: Alla scoperta dei pianori di Curtura e Ghalipari6. La lenta discesa nel Torrente Bocatofrima7. La maestosità di Serro Castellace: un obiettivo da conquistare8. La magia dell’arrivo: sospesi tra cielo e terra9. La ‘Rotta degli abissi’10. Pinnacoli e paesaggi ciclopici11. L’Ultima sfida: l’ascesa notturna verso Serro Pistacavallo12. San Pantaleone: un’avventura che rimane nel cuore San Pantaleone: Un Borgo incantato tra mare e monti Nel cuore della Provincia di Reggio Calabria, sorge San Pantaleone, suggestiva frazione del Comune di San Lorenzo, incastonata tra la bellezza aspra dell’entroterra e la vastità del Mar Ionio. Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Leggi di più No posts found Il panoramico affaccio sulla costa ionica Questo incantevole borgo, situato a 650 metri sul livello del mare, ci accoglie con la sua caratteristica piazza, un autentico balcone naturale affacciato su una valle rigogliosa.Da questo punto privilegiato, il panorama si estende in tutta la sua magnificenza, offrendo spettacolari vedute della costa ionica reggina. Non si tratta solo di uno scorcio di rara bellezza, ma di un vero punto di riferimento per chi esplora la zona, fungendo da bussola visiva per un viaggio che unisce natura e storia. Fiumare: Confini naturali di un territorio ricco di suggestioni Alla nostra destra, in lontananza, si snoda il corso sinuoso della fiumara di Melito, o Tuccio, mentre alla sinistra il paesaggio è dominato dall’elegante abbraccio della fiumara di Condofuri con la fiumara Amendolea, confini naturali di un territorio ricco di suggestioni, pronto per essere scoperto. Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto Leggi di più No posts found Il sentiero invisibile: Eventi imponderabili e sorprese inaspettate È da qui che ha inizio la nostra avventura. Superiamo il piccolo centro abitato, lasciando alle spalle le antiche mura del villaggio, per immergerci in un paesaggio incontaminato dove il tempo sembra essersi fermato. Un sentiero, quasi invisibile, si stacca dalla strada principale, conducendoci lontano dai percorsi battuti. La nostra mappa, quindi, diventa un’alleata preziosa ed orienta i nostri passi lungo un sentiero poco accessibile. Gli obiettivi sono chiari, ma sappiamo che durante il cammino non mancheranno eventi imponderabili e sorprese inaspettate. Eppure, nonostante le incertezze, ci sentiamo pronti ad affrontare questa nuova sfida, certi che l’esperienza accumulata sarà la chiave per sostenere questa nuova avventura. Vastità e bellezza: Alla scoperta dei pianori di Curtura e Ghalipari Ogni passo è lento ma carico di significato, mentre attraversiamo i vasti pianori di Curtura. Da queste alture, lingue di terra si estendono come un trampolino vertiginoso proiettandosi verso il fondovalle. Qui, ampie incisioni si evidenziano con forza e grandezza nel paesaggio circostante, creando uno scenario naturale di rara bellezza come quello che incontriamo in località Ghalipari. Un cammino che si svela gradualmente e che si fa memoria, una connessione che cresce in intensità e che crea un legame intimo con il luogo. La lenta discesa nel Torrente Bocatofrima In questi posti la presenza umana è assente da tempo, il richiamo di cani pastore incuriositi dal nostro passaggio è più di sorpresa che di minaccia. Attraversiamo senza timore i resti di antichi insediamenti, testimonianze silenti di un passato ormai lontano, mentre la nostra discesa, lenta e costante, ci conduce sul letto del Torrente Bocatofrima. Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Leggi di più No posts found La maestosità di Serro Castellace: Un obiettivo da conquistare Ci troviamo alle pendici di Serro Castellace, un promontorio imponente composto da una profonda spaccatura centrale che ne limita il passaggio. Sopra di noi, maestose cime si ergono come sentinelle di un paesaggio primordiale, quasi invalicabili nella loro imponenza. Eppure, queste vette segnano il nostro obiettivo, un traguardo che ci spinge ad avanzare con determinazione, pronti a sfidare la natura nella speranza di raggiungerle.Non ci arrendiamo alle evidenze e, seppur le circostanze consiglierebbero di desistere, cerchiamo un varco che ci consenta di raggiungere la sommità. Un passaggio si apre tra grovigli di spine e arbusti e aumenta progressivamente in dislivello e fatica. Il passo costante si misura con il ritmo del nostro respiro sempre più frequente e affannato. Mani e piedi superiamo gli ostacoli più audaci evitando imprudenze su verticali esposte. Ci siamo! La magia dell’arrivo: Sospesi tra cielo e terra Il nostro impegno viene ripagato da una prezioso arrivo. Giungiamo sulla sommità di Castellace un pianoro che domina l’intera area, posto su una costola di terra spartiacque del Torrente Bocatofrima e quello di Misacrifa. Qui, il panorama è un premio che toglie il fiato: Serro Carafi, Monte Culisirti, Monte Cappella, Saracene e le Colline di Grosso si mostrano come un dipinto vivente. La ‘Rotta degli abissi’ Attraversiamo il vasto pianoro, percorrendo la linea del crinale che marca il suo bordo. Ai nostri lati, il paesaggio si apre a picco, mentre il promontorio si sviluppa su un morbido falsopiano verdeggiante, tracciando una rotta che sembra condurci direttamente negli abissi. Ci avviciniamo lentamente al bordo di una frattura imponente, segno di un’evidente trasformazione naturale. Una separazione netta che, in tempi passati, univa questo straordinario rilievo in un’unica lingua di terra. Pinnacoli e paesaggi ciclopici Crolli e smottamenti ne hanno lacerato la sua configurazione originaria dando vita a visioni ciclopiche, straordinarie nella loro maestosità e potenza. Imponenti pinnacoli, di roccia sedimentaria si ergono verso il cielo, come gigantesche lance di pietra, rivelando una forza primordiale e una vastità che incanta e sbalordisce. La maestosità di queste formazioni, scolpite dal tempo e dagli elementi, offre uno spettacolo straordinario di bellezza e potenza. L’Ultima sfida: L’ascesa notturna verso Serro Pistacavallo Dopo una breve sosta, decidiamo di riprendere il cammino, tornando sui nostri passi alla ricerca di una via di fuga che ci permette di raggiungere il versante opposto prima che cali la notte.

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Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa!

Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! Scopri il mistero della ‘casa sulla casa’: un’architettura stravagante che incanta e sorprende tra viti, olivi e panorami mozzafiato Share Quante volte ci mettiamo in cammino con buone intenzioni, immaginando sentieri tranquilli e paesaggi rilassanti! Eppure, non sempre le cose vanno secondo i piani. A volte, la natura decide di sorprenderci e, nel nostro caso, l’ha fatto alla grande!!! Rosario Valanidi, tra ricordi e nuove sfide: un’avventura oltre le aspettative Immersa nella bellezza incontaminata del territorio calabrese, la piccola frazione di Rosario Valanidi, nel Comune di Reggio Calabria, si presenta come punto di partenza ideale per la nostra nuova esplorazione. Adagiata tra due ampie depressioni, quella di Cerasara – già teatro di straordinarie avventure – e quella del Valanidi, la frazione si fa crocevia di suggestioni naturali di incomparabile fascino. Due valli, due mondi, ma un’unica anima che si intreccia, creando il palcoscenico perfetto per storie che sorprendono e lasciano senza fiato. Antico mulino in pietra: un’armonica fusione tra funzionalità e paesaggio Il nostro viaggio prende quota lungo il ciottoloso corso della Fiumara Valanidi, in località San Nicola. Un fiume che attraversa e modella il paesaggio di tre distinti comuni: Reggio Calabria, Motta San Giovanni e Montebello Ionico.Percorriamo lentamente il suo letto, seguendo una mulattiera arida e sassosa. Mentre avanziamo, lo sguardo si posa su una piccola struttura in pietra: un antico mulino che sembra armoniosamente integrato nel paesaggio circostante. Queste strutture, in perfetto dialogo con la natura, riuscivano a fondere con equilibrio la funzionalità con la bellezza, l’economia con la semplicità del luogo. La magia di Musieri La nostra progressione prosegue, decisa e inarrestabile, lungo un percorso che non ammette esitazioni. La stanchezza si dissolve dolcemente nel silenzioso abbraccio di ulivi centenari e di casali abbandonati che punteggiano l’incantevole località di Musieri. Superata la rigogliosa pineta in località Polumao, proseguiamo lungo un sentiero alberato che ci guida all’interno di Fosso di Pedagulli, punto di svolta del nostro itinerario. Una volta in cima il panorama si apre ad una vista mozzafiato. Alla nostra destra il tracciato appena trascorso si estende tra curve e rilievi, mentre più in basso, sullo sfondo, si scorge l’abitato di Allai, pittoresca frazione del Comune di Motta San Giovanni. Ogni passo ci conduce in luoghi che mutano e si trasformano, svelando scenari inaspettati e incredibilmente diversi, in un viaggio che racconta la straordinaria ricchezza del territorio. Tagli dell’Argenteria e il Pianoro di Campicello S. Niceto Ci addentriamo nell’affascinante panorama dei pianori di Tagli dell’Argenteria, un territorio che la tradizione associa alla memoria di antiche miniere d’argento. Oggi, il paesaggio appare profondamente segnato dalla presenza di maestose pale eoliche, che ruotano con forza a 906 metri sul livello del mare. Queste strutture, seppur simbolo di energia rinnovabile, appaiono come un contrasto stonato e stridente con la quiete e la bellezza naturale di questi luoghi. Proseguendo il nostro cammino ci dirigiamo verso un sinuoso tracciato che, passo dopo passo, ci conduce alla località Spagnolo. Qui, il sentiero si snoda attraverso un prato rigoglioso, dove una monumentale quercia si erge come sentinella al nostro passaggio.Il percorso conduce infine al pianoro di Campicello S. Niceto, una zona ricca di fascino naturalistico e tradizioni agricole, incastonato in un ambiente di rara meraviglia. A fare da sfondo, su un’altura rocciosa che domina l’intero panorama, si erge la fortificazione bizantina di Santo Niceto, un monumento che arricchisce l’orizzonte e regala al nostro arrivo un’atmosfera straordinariamente suggestiva. La vista, impreziosita dai colori caldi del tramonto, esalta l’eleganza delle sue linee, creando una scena senza tempo che incanta lo sguardo. La casa sulla casa Il viaggio continua a stupire, rivelando nuove scoperte che amplificano l’emozione di questa esperienza. In lontananza, lo sguardo si posa su una struttura dalle forme singolari, subito ribattezzata con curiosità e un pizzico di ironia ‘la casa sulla casa’. Più ci avviciniamo e più l’immaginazione lascia spazio alla realtà. Su un ampio pianoro coltivato a viti e olivi, una costruzione si palesa con una forma tanto stravagante quanto inusuale. Con il calare della sera, acceleriamo il passo, spinti dalla curiosità di comprendere la sua funzione e, non meno importante, di immortalare la sua singolare architettura. Le carte sembrano non mentire, ci troviamo difronte ad una stazione e antenna per le telecomunicazioni, posta sulla sommità di una collina che gode di un affaccio strepitoso. Il mistero è finalmente svelato, ma il nostro viaggio è lontano dall’essere concluso. Il dilemma del ritorno La luce svanisce rapidamente, lasciando spazio all’oscurità della notte, mentre ci troviamo di fronte al dilemma del ritorno. Non c’è più tempo per riflettere, e così, con passo deciso, ci lanciamo in un fuoripista che si snoda tra i terrazzamenti che dominano la valle, alla ricerca di un sentiero che le mappe indicano nelle vicinanze. Superiamo contrada Gattuso e Lavagna, mentre le luci della città, sempre più intense, ci accompagnano nel nostro cammino. Ed è di nuovo buio!Le nostre avventure sembrano condividere un sottile filo di romanticismo, intrecciato con una buona dose di sana incoscienza. Procediamo, uno dietro l’altro, su un sentiero rustico e pietroso, reso ancora più arduo dalla scarsa luce serale. Le ombre proiettate dalle torce si allungano e moltiplicano le nostre figure alimentando una crescente fiducia nell’arrivo. Giunti a valle, tuttavia, ci rendiamo conto che la nostra fatica dovrà affrontare un’ultima prova: la traversata notturna della Fiumara Valanidi! OH MIO DIO… Chiesa di San Nicola: L’ultimo passo di un viaggio che continua La Chiesa di San Nicola appare come un piccolo miraggio, sospesa tra il cielo e la terra. La sua croce azzurra, eretta su una modesta rupe, diventa il faro che guida il nostro cammino, segnando l’ultima tappa del nostro viaggio. Mentre i passi si fanno più lenti e il nostro percorso volge al termine, i ricordi si intrecciano con l’emozione di un’avventura che sta per concludersi. Eppure, nonostante la fine, è il richiamo di una nuova meta da scoprire che alimenta in noi una inaspettata energia, dove ogni passo è una promessa di scoperta, di cambiamento e di crescita. Avvertenza Nota di sicurezza per

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Monte La Croce

Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse

Alla scoperta di Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Scopri panorami mozzafiato, antichi sentieri e misteri geologici: un’emozionante avventura ti aspetta a due passi da Reggio Calabria! L’itinerario prende vita tra i suggestivi Comuni di Motta San Giovanni e Montebello Ionico, a pochi chilometri dalla Città di Reggio Calabria. Qui, scenari di straordinaria bellezza rivelano l’atmosfera unica di una terra che si racconta attraverso i luoghi, dove il tempo rallenta e il paesaggio diventa un rifugio di silenzi e di pace. Da Santolario a Monte La Croce Il nostro viaggio inizia dalla località di Santolario (nella frazione di Lazzaro, Comune di Motta San Giovanni). Un percorso scosceso si fa strada lungo una dorsale che segna l’inizio di un’avventura inattesa.Lasciamo alle nostre spalle la fresca brezza marina e la straordinaria bellezza della costa reggina mentre con entusiasmo ci avviciniamo alla sommità di Monte La Croce. Giunti in vetta il panorama permette di cogliere con maggiore intensità ogni dettaglio e sfumatura del paesaggio naturale circostante. Un susseguirsi di cime sempre più prominenti vengono improvvisamente collegate da un itinerario immaginario che nella nostra mente prende forma e concretezza, tracciando un’avventura che cresce in altezza ed intensità. E mentre il sole inizia a scaldarci, le montagne sembrano trasformarsi diventando non solo un obiettivo, ma compagne di viaggio di un cammino sempre più avvincente ed emozionante. È la bellezza di un passaggio che cresce dentro di noi, di una natura che non si limita a essere sfondo, ma diventa parte del nostro stesso percorso. Fossili marini e rocce monumentali Proseguiamo, dunque, la nostra esplorazione percorrendo uno sterrato che ci conduce a valle. Durante il cammino la nostra attenzione viene attratta dalla presenza di fossili marini e piccole cavità ricavate nella roccia, ripari naturali per la fauna che abita queste terre. Giunti in località Fale monumentali blocchi di roccia variamente sovrapposti giacciono immobili evocando lontane analogie con le più celebri e imponenti pietre di Stonehenge. [the_ad id=”20193″] Falde della Madonna. Una sottile magia alimenta la nostra sfida Davanti a noi il massiccio di Falde della Madonna si staglia imponente, un colosso di pietra silenzioso che cattura lo sguardo e accende l’immaginazione. La sua presenza è magnetica, quasi ancestrale, e ci invita a un dialogo intimo con l’ambiente che ci ospita.Salirvi richiederebbe più tempo di quanto ne abbiamo a disposizione, ma la mente inizia a disegnare i contorni della prossima avventura fatta di sogni, di strategie e di quella sottile magia che alimenta ogni nostra sfida. Un viaggio così non si misura in chilometri, ma in emozioni Un nuovo giorno si profila all’orizzonte e con esso, la voglia inesauribile di scoprire. Qui, tra rocce e leggende, la storia si intreccia con quella del paesaggio, in una narrazione senza fine in cui la meraviglia è protagonista assoluta.Durante l’avvicinamento, lo scenario muta in un quadro vivo e pulsante. Le suggestive Rocche di Stinò, di Molaro, di Prastarà e, in lontananza, l’intrigante profilo di Pentedattilo si mostrano in tutta la loro maestosità. Luoghi di leggende e resilienza caratterizzati da imponenti conformazioni rocciose di incredibile suggestione e fascino. Un viaggio così non si misura in chilometri, ma in emozioni. Terrazzamenti, simboli di resilienza e ingegnosità In questo angolo di mondo, la natura appare arida, quasi ostile, con una bellezza cruda e selvaggia che disegna ogni promontorio. Il percorso si snoda tra ripidi “gadduni” (valloni) ed un’intricata vegetazione di “buccisse”. Un intreccio visivo segnato dalle cicatrici di incendi che hanno alterato, a volte irrimediabilmente, il paesaggio e la sua antica vocazione agricola e pastorale. Sui versanti scoscesi sorgono ancora oggi i resti di antichi terrazzamenti, mosaici agricoli che narrano una memoria collettiva di ingegno e resistenza. Posti lungo le dorsali più accidentate e apparentemente impraticabili, questi manufatti trasformavano l’impossibile in opportunità, frenando il lavaggio, contrastando le frane e preservando il fragile equilibrio ambientale. Queste opere non sono solo un retaggio del passato, ma simboli di resilienza e ingegnosità, che continuano a raccontare la storia di una comunità legata alla sua terra. Un misterioso monolite testimone di una storia geologica antichissima La nostra esplorazione prosegue conducendoci tra queste alture dove, ad ogni passo, il panorama si apre ad una visione mozzafiato.Dalla vetta, il nostro sguardo si volge al Monte La Croce, punto di partenza del nostro viaggio, alla nostra destra il comune di Motta San Giovanni domina con eleganza e rigore l’intera valle, mentre, all’interno di una vertiginosa veduta, un rivolo d’acqua percorre lentamente il letto della Fiumara di Lazzaro.Ed è proprio da questa posizione che scorgiamo in lontananza, un monolite dalla forma peculiare, immobile testimone di una storia geologica antichissima.Spinti dalla forza irresistibile di un nuovo obiettivo, decidiamo di rimandare ad altra data la scoperta di quel luogo. Inizia la vera sfida: Tra affacci vertiginosi e paesaggi selvaggi Non potendo lasciare che la nostra indagine restasse incompiuta, ripartiamo dopo qualche tempo, determinati a svelare il mistero del monolite. Il nostro cammino ci conduce su una lingua di terra che domina la località di Cacalupo offrendo un’ottima prospettiva per comprendere le forme dei rilievi circostanti e orientare i nostri passi.Proseguiamo su uno sterrato che ci guida sul promontorio di Contrada Malasca. La vegetazione cambia sfumatura e il paesaggio si fa ancora più selvaggio, mentre scendiamo verso la località Farmacina. È qui che inizia la vera sfida: una discesa lungo un crinale fragile e scosceso, dove il terreno accidentato si fonde con una vista vertiginosa. Le prache: profonda connessione tra l’uomo e la sua terra Ma non è solo la natura a raccontare storie! Camminando, ci imbattiamo in affascinanti costruzioni rurali, testimonianze silenziose della storia del luogo. Le pietre di queste strutture, chiamate “prache”, sono disposte con un’abilità semplice e spontanea. Poste in opera senza leganti e connessioni, svelano la tecnica e l’ingegno dell’architettura popolare. Rocce di modeste dimensioni, spesso estratte dal luogo stesso della costruzione, venivano abilmente assemblate per la realizzazione di antichi abituri e ricoveri di animali. Il risultato è un’armonia di linee essenziali che dialogano perfettamente con il paesaggio, fondendo funzione e bellezza, economia e semplicità. Ogni struttura sembra respirare con il territorio

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Oltre l'invalicabile. Alla scoperta della cascata ra campana e della Fiumara Torno

Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno

Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno Rivivi le emozioni più intense del nostro viaggio. Scopri il magnetismo di luoghi remoti e inesplorati. Avventura nella Fiumara Torno Come sempre la stagione estiva diventa occasione ideale per affrontare nuove imprese e sbloccare obiettivi lasciati irrisolti. Anche quest’anno tornano protagoniste le fresche acque della fiumara Torno che scorrono per oltre 12 km fino al borgo di Motticella e dividono idrograficamente i comuni di Brancaleone e Bruzzano Zeffirio.  La sfida dell’invalicabile Il nostro ritorno ha un unico obiettivo: superare l’invalicabile. Una cascata di modeste dimensioni che si tuffa con forza in una gurna ampia e profonda. Non lasciatevi ingannare dalla sua apparenza contenuta: ciò che le manca in altezza, lo compensa in ostilità. Non a caso, ha conquistato con merito il titolo di invalicabile. Le pareti che la circondano, infatti, sono concave, lisce come vetro, prive di appigli, e rendono ogni tentativo di superarla un confronto diretto con la natura stessa.[the_ad id=”20365″] L’accesso al torrente Il greto del torrente è facilmente raggiungibile percorrendo in discesa un breve sterrato. Il primo tratto si rivela una piacevole passeggiata, un invito alla destrezza e alla cautela mentre ci si muove su rocce scivolose e continui passaggi in ambienti umidi e primitivi. Gurnali da Campana Il cammino prosegue all’interno di un canyon sempre più stretto, scolpito nel tempo da acque antiche e silenzi profondi. Alla fine di questo sinuoso passaggio, si apre improvvisamente un’ampia conca localmente conosciuta come ‘Gurnali da Campana‘. Davanti a noi, una cascata di piccole dimensioni si riversa all’interno della profonda  vasca naturale con un fragore sommesso, accrescendo il senso di rara bellezza che caratterizza l’intera area. La difficoltà oggettiva nel superarla rappresenta un ulteriore banco di prova per chi tenta di spingersi oltre, ponendo ancora una volta la natura come guardiana silenziosa di questo angolo primordiale e inalterato. La conquista dell’invalicabile Il nostro approccio è più riflessivo rispetto agli anni precedenti. Non ci lanciamo in improbabili scalate, ma studiamo attentamente le pareti alla ricerca di vulnerabilità da sfruttare con intelligenza e tecnica. Tra le fessure della roccia notiamo un buon punto di ancoraggio all’interno del quale fissare una corda. Un’intuizione geniale che cambierà la narrazione di questa storia e permetterà di raggiungere un incredibile risultato. La vittoria Dopo vari tentativi la corda si rivela un utile appoggio per espugnare la parete. Dall’alto godiamo l’istante della conquista. Immortaliamo con soddisfazione l’invalicabile valicato proiettando la nostra avventura verso un nuovo corso. Un nuovo inizio Il nostro viaggio comincia proprio dal nuovo mondo, primitivo e primordiale. Sopra di noi, pareti a strapiombo sembrano inghiottire il nostro passaggio. Qui non siamo chiaramente i benvenuti! Gli ostacoli si moltiplicano, i guadi sempre più profondi e il fracasso dell’acqua sempre più tonante sembra inibire il nostro entusiasmo. Scrutiamo con attenzione le imponenti falesie che si fanno vive al nostro passaggio. Avventura, adrenalina, incoscienza, paura! Questo luogo ci attrae e ci respinge. La sfida continua Restiamo discreti, ci muoviamo con cautela cercando un varco per uscire da questo incredibile paesaggio che amiamo e temiamo in ugual misura. Siamo quasi alla fine, le carte ci indicano una possibile via d’uscita. Verso la civiltà Percorriamo mani e piedi un rovinoso pendio posto sulla sinistra idrografica del fiume. Sulla pelle i segni indelebili del nostro passaggio. Meno di 700 metri ci separano dall’asfalto. Ogni passo ci avvicina alla meta mostrando dall’alto il nostro intrepido trascorso. Attraversiamo la località di S. Caterina, concludendo così un’avventura che ha testato i nostri limiti e ampliato i nostri orizzonti. E mentre l’asfalto si avvicina, sorridiamo sapendo che questa è solo una tappa del nostro interminabile viaggio. Perché, alla fine, è là fuori che sentiamo di appartenere, dove ogni passo è una scoperta e ogni fine è solo l’inizio di qualcosa di straordinario. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! 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Cascate Lafricegli

La magia delle Cascate Lafricegli

La magia delle cascate Lafricegli Alla scoperta di un paradiso nascosto tra le pieghe dei monti aspromontani. Pronti per l’avventura? Contenuto 1. Alla scoperta delle Cascate Lafricegli2. Santa Cristina d’Aspromonte: Un paradiso naturale da scoprire3. L’inizio del cammino: Piani di Zervò4. Un percorso selvaggio5. La prima grande cascata: Lafricegli 16. Una natura primitiva e lussureggiante7. Il pranzo ai piedi della cascata8. La sfida finale: l’ultima cascata9. La conquista di Lafricegli 210. Il ritorno11. Un incontro memorabile12. Conclusioni Alla scoperta delle Cascate Lafricegli Il nostro viaggio prosegue attraverso gli scenari incantevoli dell’Aspromonte, custode di inesauribili segreti e incredibili meraviglie. Le calde giornate di giugno ci spingono verso quote più elevate, dove il clima più fresco e la confortevole ombra dei grandi faggi mitigano le temperature e offrono un piacevole rifugio dalla calura estiva.  Santa Cristina d’Aspromonte: Un paradiso naturale da scoprire Ci troviamo a Santa Cristina d’Aspromonte, suggestivo Comune in provincia di Reggio Calabria. Questo luogo offre una natura variegata e affascinante. Nella zona bassa predominano uliveti secolari, testimoni di una tradizione agricola millenaria. Salendo di quota gli ulivi cedono il passo a boschi rigogliosi di querce e lecci. Sulle vette più alte, infine, si ergono maestosi pini, faggi e abeti, creando un ambiente montano di grande fascino e suggestione. Questa varietà di vegetazione, unita alla presenza di fauna selvatica, fa di Santa Cristina d’Aspromonte un paradiso per gli amanti della natura e dell’escursionismo. Sentieri e percorsi immersi nel verde permettono di esplorare i diversi ambienti naturali, regalando emozioni indimenticabili. Un vero e proprio mosaico naturale, dove la natura si esprime in tutta la sua bellezza e varietà, rendendo questa località una meta ideale per chi desidera immergersi in un’oasi di pace e tranquillità. L’inizio del cammino: Piani di Zervò Il nostro viaggio prende il via nell’affascinante cornice dei Piani di Zervò, presso l’ex sanatorio Vittorio Emanuele III, un’area naturale di singolare bellezza situata nel cuore del Parco Nazionale d’Aspromonte. Tuttavia, il nostro percorso sarà tutt’altro che definito. Come spesso accade, le nostre ricerche ci spingono in luoghi impervi e poco praticati nell’estremo tentativo di raggiungere l’obiettivo programmato. Le misteriose cascate, infatti, sono rese ancora più enigmatiche e leggendarie dalle scarse, o quasi nulle, informazioni che abbiamo reperito dalle fonti a nostra disposizione. Un percorso selvaggio Carichi di aspettative abbandoniamo presto il Sentiero Serro Muzzu per addentrarci in una fitta vegetazione di felci ed eriche seguendo il corso di un torrente che separa idrograficamente i Piani di Zervò dalla località Modera di Panacuma. Costeggiamo i ripidi declivi che fiancheggiano il fiume, superando abilmente piccoli salti d’acqua che aumentano progressivamente di altezza, fino a giungere a monte della prima grande verticale. Cascata di Mazzulisà Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte,… Cascata Riace Cascata Riace Scopri la Cascata di Riace e il raro vivaio di Woodwardia radicans,… Cascata Ninarello Cascata Ninarello Una meraviglia nel cuore di Piminoro Nelle vicinanze del pittoresco… No posts found La prima grande cascata: Lafricegli 1 L’avvicinamento alla cascata ci pone davanti ad un’ardita impresa. La discesa lungo il versante idrografico sinistro del torrente si rivela dirupata e scivolosa. Un manto di foglie ammortizza i nostri passi, mentre Lilli, nostra guida, si muove con destrezza lungo la scoscesa dorsale. Finalmente, davanti ai nostri occhi si innalza uno spettacolare salto d’acqua di circa 30 metri, custodito tra poderosi costoni rocciosi ricoperti di muschi e licheni. Una natura primitiva e lussureggiante La bellezza di questa cascata ci pone di fronte a una natura selvaggia e lussureggiante. Un luogo primitivo dove la vegetazione mediterranea si mescola a quella subtropicale delle antiche foreste pluviali. L’ambiente circostante sembra immune alle interferenze umane, mantenendo intatta la sua autenticità e incontaminata asperità.  Il pranzo ai piedi della cascata Immortaliamo la nostra presenza sotto il fragoroso scroscio delle cascate consumando il nostro pranzo ai piedi della cascata. L’acqua nebulizzata si perde nell’aria temperando la nostra fatica. La purezza del luogo e la sua straordinaria biodiversità offrono un’esperienza sensoriale unica, un’immersione totale in un ecosistema che sembra sospeso nel tempo. La sfida finale: l’ultima cascata Rinfrancati, proseguiamo lungo il torrente raggiungendo l’estremità proibita dell’ultimo salto. Una vertiginosa caduta di circa 50 metri si perde nel vuoto, proseguendo il suo percorso in una valle sempre più impenetrabile. La conquista di Lafricegli 2 Con ostinata determinazione decidiamo di affrontare la cascata dal basso consapevoli che il ritorno comporterà un notevole sforzo fisico. Ed proprio quando si è al limite che bisogna dare il massimo, no? Il percorso è una prova di resistenza e forza di volontà. Procediamo lungo un arduo declivio, giungendo finalmente ai piedi dell’ultima cascata: Lafricegli 2. Un massiccio costone umido trasmette una presenza imponente e silenziosa. La roccia bagnata sotto i nostri piedi testimonia il potere dell’acqua che scorre vigorosa. Giunti al punto più basso, la soddisfazione di aver raggiunto il nostro obiettivo è palpabile. Tuttavia, la vera sfida è ancora davanti a noi: il ritorno. Il ritorno Con il corpo affaticato e la mente focalizzata, ci prepariamo ad affrontare il difficile cammino in salita. Ogni passo è un test di resistenza, ogni respiro un segno della nostra determinazione. Risalendo il pendio, il sentiero iniziale appare come un miraggio. Ma non ci arrendiamo! Con tenacia e forza di volontà superiamo ogni ostacolo trovando nel sostegno reciproco la motivazione per continuare. Un incontro memorabile Mentre ci avviamo verso la conclusione di questa avventura due caprioli ci appaiono all’improvviso quasi a voler salutare il nostro passaggio. Un incontro che suggella una giornata già indimenticabile, un momento che rimarrà scolpito nella nostra memoria. Conclusioni Abbiamo esplorato e conquistato le incredibili cascate Lafricegli, attraversando sentieri selvaggi e immergendoci in una natura primitiva e incontaminata. Ora tocca a voi prendere il testimone e vivere quest’incredibile viaggio. Preparatevi a scoprire un mondo dove la magia è reale e la natura parla una lingua antica e affascinante. Buon viaggio, esploratori! Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi

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Torrente Vacale, un luogo intriso di mistero e fascino nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte

Alla scoperta del Torrente Vacale

Alla scoperta del Torrente Vacale Avventura nel Torrente Vacale, mistero e fascino nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte Torrenti e fiumare, aree selvagge e primordiali Con l’arrivo delle giornate più lunghe e soleggiate trasformiamo le nostre avventure in epiche traversate. Percorriamo distanze maggiori dedicando più tempo alle nostre esplorazioni. Il caldo ci guida all’interno di torrenti e fiumare, aree selvagge e primordiali un tempo protagoniste indiscusse dell’economia locale. In questi luoghi ogni passo è un invito alla scoperta, una connessione tangibile con una natura incontaminata e con un passato che trasuda storia e resilienza. Alla ricerca di tesori nascosti Immersi nell’incantevole scenario del Parco Nazionale dell’Aspromonte, ci lanciamo in un’avventura senza tempo alla scoperta di un gioiello nascosto: il torrente Vacale. Questo corso d’acqua, che funge da confine naturale tra i comuni di Cittanova e San Giorgio Morgeto, ci attende con la sua aura di mistero e fascino primordiale. Tra le fronde di alberi secolari, ci addentriamo nelle profondità di questo luogo desiderosi di svelare i suoi segreti più profondi. [the_ad id=”20193″] La scoperta di un tunnel misterioso Durante l’avvicinamento al torrente la nostra attenzione viene distrattamente catturata da una piccola spelonca abilmente mimetizzata dalla rigogliosa vegetazione circostante. Questa terra è spesso punteggiata da piccoli cunicoli che offrono rifugio alla variegata fauna locale. Il ristretto pertugio, inizialmente sottovalutato, si rivela l’ingresso di un enigmatico tunnel. Un passaggio segreto che richiama irresistibilmente la nostra curiosità e alimenta il desiderio di svelarne i suoi misteri. Avventura all’interno della grotta Con il cuore in gola e la fioca luce di una torcia, ci avventuriamo con coraggio all’interno dell’enigmatico foro. Passo dopo passo avanziamo carponi all’interno di un tunnel stretto e cupo mentre Lilli, nostra guida instancabile e pioniera nell’esplorazione, traccia la via attraverso l’oscuro cammino. Improvvisamente un bagliore in lontananza rinnova la nostra determinazione segnando un’imminente via d’uscita. Una sorpresa dopo l’altra In questa straordinaria avventura, una singola scoperta non basta a definire l’intera esperienza, ogni istante assicura un’incommensurabile ricchezza. Eppure, questa sola rivelazione basterebbe a rendere la giornata indimenticabile, ma c’è di più. Rapiti da un viaggio che promette emozioni senza fine, ogni passo ci introduce a nuove sorprese.[the_ad id=”20193″] Il Torrente Vacale Il corso del torrente Vacale si fa compagno di viaggio, un’opportunità non solo per mettere alla prova il nostro spirito avventuroso, ma anche per abbracciare l’incanto selvaggio della natura. Noto per la sua rilevanza storica e la sua intrinseca bellezza, il torrente Vacale emerge come un’icona immutabile del tempo. Originariamente, le sue “gurne”, piccoli bacini d’acqua formati da ostacoli naturali, erano veri e propri teatri di vita quotidiana che univano lavoro e socialità. Oggi, questo affluente naturale è divenuto un’attrazione irrinunciabile per gli escursionisti in cerca di emozioni autentiche immersi nell’armonia del paesaggio circostante. La sfida della cascata Grandecaccia Avanziamo tra rocce stondate dal corso del fiume e tra i ruderi di imponenti briglie abbattute dall’impeto della corrente. Fossili di mulini e antichi frantoi, emblemi di sopravvivenza e di sacrificio contadino, restano immobili testimonianze di una memoria collettiva. Un’epoca in cui la vita era scandita dal ritmo della natura e dall’ingegno dell’uomo. Ogni passo su questo percorso evoca emozioni ancestrali anticipando avventure straordinarie. E mentre il tempo scorre, i nostri passi diventano sempre più gravosi nell’estremo tentativo di conquistare la maestosa cascata Grandecaccia. In un ambiente in cui il tempo riveste un valore tanto inestimabile quanto implacabile, la realizzazione di quest’ambizioso obiettivo si trasforma in un’epica battaglia contro il tempo stesso. La delusione e la determinazione Il fragore del torrente accoglie con fermezza ogni tentativo di conquista mentre il calare inesorabile del sole ci sottrae il lusso del tempo. Affrontiamo i primi chilometri con l’angoscia di perdere questo eccezionale abbraccio con la grande cascata. Nonostante la prossimità del traguardo, le scarse ore di luce restanti non consentono di portare a termine questa titanica impresa. Coscienti dei limiti temporali, ci arrendiamo all’inevitabile, rinviando l’incontro con la Grandecaccia a future ricerche. Ma è solo l’inizio di una nuova fase della nostra avventura. [the_ad id=”20176″] Alla scoperta del Borgo Cernatali e del Monte Piraino Carte alla mano, tracciamo un nuovo percorso di ritorno. Abbandoniamo le acque del torrente Vacale per esplorare il pittoresco villaggio di Cernatali nel tentativo di conquistare la maestosa vetta del Monte Piraino. Un’ascesa di circa 400 metri attraverso una vegetazione intricata di fronde e arbusti. Giungiamo al remoto villaggio seguendo il calpestio di animali che ci hanno preceduto. Una distesa di felci ed eriche nascondono i nostri passi preservando gelosamente l’intimità di questo luogo. Con curiosità ci aggiriamo per le vie di questo piccolo borgo. L’eredità di un’epoca pastorale ci viene rivelata da un’anziana donna ultra ottantenne, simbolo di resistenza e determinazione, custode vivente di una comunità al limite del silenzio. Il nostro passaggio è breve, consapevoli che il cammino di ritorno sarà ancora lungo e ricco di sorprese. Una nuova fase dell’avventura Riprendiamo il nostro cammino attraversando sentieri dimenticati che progressivamente si perdono all’interno di una vorace vegetazione. Affrontiamo con fermezza il tortuoso versante del Monte Piraino, mentre il sole al tramonto colora la cresta del Monte Campanaro. Ma non siamo soli nel nostro viaggio: un cancello invalicabile e una fitta vegetazione ostacolano il nostro cammino, sfidando il nostro impegno. Procediamo con cautela attraverso un campo recintato, consapevoli della presenza di due possenti cani che vigilano su un branco di bovini al pascolo. Evitiamo attentamente di attirare la loro attenzione, orientando la nostra rotta verso una via di fuga più sicura. L’incertezza della notte Quando tutto sembrava volgere al meglio, ecco che l’imponderabile ritorna a farci compagnia. Mentre la luce calda del crepuscolo cede lentamente il passo al tenue chiarore della notte, ci troviamo nuovamente imbrigliati in un intricato labirinto di sentieri abbandonati dove ogni passo è un interrogativo senza risposta. Nella penombra delle 21:00, le nostre torce fendono il buio, proiettando ombre di giganti tra antichi alberi di ulivi. Nonostante l’auto sia a portata di mano, la fitta vegetazione ci obbliga a ripensare un’altra volta il nostro cammino. Ritorno alla civiltà Mentre le lancette avanzano implacabili

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Esplora le stradine di Fiumara di Muro e lasciati incantare dalla sua bellezza senza tempo!

Fiumara di Muro e l’incantevole frazione di Borgo Croce

Fiumara di Muro e l’incantevole frazione di Borgo Croce Alla scoperta di Borgo Croce, Un luogo magico e colorato dove il tempo sembra essersi fermato. Contenuto 1. Fiumara di Muro: Trek urbano tra presente e passato2. Segreti nascosti dietro le rovine del tempo3. Rione San Rocco4. Il Convento dei Cappuccini5. Borgo Croce6. Rinascita e resilienza Scheda Tecnica Difficoltà Tecnica: T/EPeriodo: Tutto l’annoComune: Fiumara di Muro A poco più di venti minuti da Reggio Calabria, sorge Borgo Croce, suggestiva frazione del Comune di Fiumara di Muro. Qui, tra le architetture semplici e l’intreccio di stradine, visitatori di ogni età ritrovano il fascino della vita essenziale e l’eco di un passato intriso di serenità e spensieratezza. Fiumara di Muro: Trek urbano tra presente e passato Il nostro percorso prende avvio dal Rione Terra, cuore storico e autentica testimonianza dell’antico abitato di Fiumara di Muro, originariamente una delle comunità più estese e sviluppate del territorio reggino. Un cammino ben segnalato e mantenuto collega la frazione di San Nicola, sede dell’amministrazione comunale di Fiumara, al suggestivo abitato di Borgo Croce. Segreti nascosti dietro le rovine del tempo Lungo il tragitto si incontrano numerose attrazioni di rilievo storico e artistico. Tra queste, l’imponente facciata di Palazzo Catalani e l’Antico Campanile della Chiesa dell’Immacolata, originaria sede arcipretale, custode di un dipinto della Vergine Maria risalente al XVII secolo, riconducibile alla scuola di Antonello da Messina. Rione San Rocco Lasciamo rapidamente l’asfalto seguendo un sentiero rigoglioso che, partendo dal rione San Rocco, conduce fino al Convento dei Cappuccini, oggi non più attivo. Il percorso ci mantiene immersi nell’atmosfera storica e suggestiva del luogo, proseguendo tra stradine acciottolate e scorci verso il mare, il cui azzurro si distingue all’orizzonte. Il Convento dei Cappuccini Adagiato su un pianoro che domina la valle, il Convento dei Cappuccini appare oggi in rovina, ma conserva un fascino un fascino austero, carico di silenzio e spiritualità. Incendi e vandalismi ne hanno deturpato l’originaria bellezza di cui permangono, seppur con evidenti ferite, raffigurazioni sacre consacrate al silenzio e all’oblio. Davanti al Convento, un lembo di terra si estende offrendo affacci suggestivi e prospettive di grande respiro.  Borgo Croce Per lungo tempo Borgo Croce è rimasto un luogo dimenticato, segnato da un progressivo abbandono dovuto da una consistente emigrazione. Negli ultimi anni, tuttavia, il borgo ha conosciuto una significativa trasformazione grazie all’impegno costante di un gruppo di cittadini che ha saputo convertire un destino di declino in opportunità di rinascita. Oggi il paese si propone come meta di un turismo emozionale e partecipativo, evidente nei murales dai colori vivaci che decorano le sue vie e negli itinerari naturalistici e culturali che riscoprono le radici autentiche del territorio. Il piccolo bar accanto alla chiesa, unico punto di ristoro del paese, offre un’accoglienza familiare che contribuisce a rendere l’esperienza di visita ancora più intensa e suggestiva. borgo-croce-1 borgo-croce-2 borgo-croce-3 borgo-croce-4 borgo-croce-5 borgo-croce-6 borgo-croce-7 borgo-croce-8 Rinascita e resilienza Oggi Borgo Croce rivive e si pubblicizza anche grazie alla grande comunità di influencer e di visitatori che attraverso le loro storie fanno brillare il Paese raccontando i colori e le bellezze di questa magica destinazione. Un esempio luminoso di resilienza e rigenerazione, faro di rinascita per comunità in cerca di ispirazione. Identità e valore hanno riguadagnato il loro posto in questo angolo dimenticato, risorgendo con forza e determinazione. Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Serro Castellace e la Rotta degli abissi No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Avventure sul Monte Pollino. Scrigno di biodiversità, dove la natura regna sovrana e il paesaggio è un'opera d'arte vivente.

Monte Pollino

Monte Pollino Dal leggendario Patriarca al Nevaio più a sud d’Europa. Preparati a vivere un’avventura magica e indimenticabile sul Monte Pollino! Il Parco Nazionale del Pollino: Cuore selvaggio dell’Italia meridionale Questa nuova avventura si sviluppa nel Parco Nazionale del Pollino, cuore selvaggio dell’Italia meridionale. Un tesoro naturalistico che abbraccia due splendide regioni: la Calabria e la Basilicata. Scrigno di biodiversità, dove la natura regna sovrana e il paesaggio è un’opera d’arte vivente. Qui, tra le vette più imponenti del Sud, potrete immergervi in una natura incontaminata, circondati da panorami mozzafiato e paesaggi che tolgono il respiro. Preparatevi a vivere un’esperienza magica e indimenticabile! [the_ad id=”21416″] La ‘Catasta’, hub turistico e culturale del Parco Se state pianificando una vacanza nel Parco Nazionale del Pollino, non perdete l’occasione di fare tappa alla ‘Catasta‘. Immersa nel suggestivo piano di Campotenese, si presenta con struttura in legno di notevoli dimensioni che sorprende per l’originalità della sua forma. Prima opera del parco ispirata alla vita di montagna, hub turistico e culturale, centro polivalente animato da numerose iniziative che celebrano la bellezza di questo luogo. Qui troverete un’accoglienza sincera e calorosa. Dopo un caffè rigenerante e una degustazione di deliziose frolle artigianali, è tempo di salutare il personale e continuare il nostro viaggio. Da Colle Impiso al Piano di Gaudolino La nostra avventura parte da Colle Impiso a 1573 metri d’altitudine. Da lì, ci immergiamo in un sentiero che procede su un falsopiano che costeggia il valloncello di Vigianello e il rassicurante mormorio del torrente Frida. Giunti alla sorgente di Spezzavummula risaliamo il dolce declivio che progressivamente ci guida fino al suggestivo Piano di Gaudolino (1684 mt). Un chilometraggio sorprendentemente ridotto per i nostri standard sportivi reso tuttavia faticoso dal pesante equipaggiamento che le nostre spalle devono sostenere. [the_ad id=”20193″] Il bivacco immerso nei boschi di Gaudolino L’ampia e rigogliosa valle del Gaudolino, posta alle pendici dell’imponente cima innevata del Pollino, ci accoglie con un’esplosione di colori cancellando magicamente la fatica del tragitto. Con spirito di avventura, prepariamo il nostro campo base all’interno di in un bivacco immerso tra i boschi sul versante occidentale del Pollino condividendo l’euforia di questa straordinaria esperienza. Alla scoperta del leggendario Patriarca Dopo una fredda e ventosa notte di trepidante attesa, il sole finalmente ci sorride e ci accompagna in una giornata primaverile carica di aspettative. Ci prepariamo quindi per un’avventura straordinaria alla scoperta del leggendario Patriarca, un maestoso Pino Loricato millenario, simbolo di forza e resilienza. Un monumentale albero di circa 1000 anni, un fossile vivente, ricadente nel Comune di Morano Calabro in località Pollinello a circa 1900 m. s.l.m. La struttura di questo colossale albero presenta una circonferenza alla base di 6.2 m ed un’altezza di circa 16 mt rendendo onore all’appellativo che gli viene attribuito. Avventure sul Pollino: Strepitosi affacci e doline custodite tra le pieghe dei monti Proseguiamo la nostra salita godendo di uno strepitoso affaccio sul Dolce Dorme, la cima più elevata del massiccio del Pollino. Una lingua di terra ci ospita per una breve sosta, offre un suggestivo panorama sull’intera valle e si perde all’orizzonte a cavallo tra la Calabria e la Basilicata. Alle nostre spalle un impegnativo declivio ci separa dal nostro obiettivo: la vetta del Monte Pollino. Non ci arrendiamo, ogni passo ci avvicina alla meta, nonostante il peso del viaggio e dell’attrezzatura. Dalla sommità del Pollino, che si eleva in una posizione centrale rispetto alle altre, si palesano le doline (depressioni del terreno di forma circolare o ovale) testimoni della straordinaria diversità di questo territorio, ricco di storia e di segreti custoditi tra le pieghe dei suoi monti. [the_ad id=”20193″] Il nevaio del Pollino: cuore gelido del Parco Tra queste suggestive e inusuali formazioni il Nevaio del Pollino, uno dei nevai posti più a sud d’Europa, all’interno del quale la neve persiste talvolta anche nei mesi estivi senza sciogliersi completamente. Aggiriamo la cavità scrutandone con curiosità e interesse il suo cuore gelido. Un’estesa coperta di neve copre l’intera dorsale occidentale, candida e suggestiva come l’ambiente che la preserva. Le sue distese ghiacciate sono il rifugio di creature alpine rare e piante preziose, mentre un silenzio mistico e contemplativo avvolge ogni piccolo movimento. Pini Loricati: Giganti silenziosi, tenaci e selvaggi Il nostro rientro è un’avventura intrapresa lungo una ripida discesa, dove lo sguardo si perde in affacci vertiginosi sulle rocce dolomitiche. In questa maestosa cornice emergono silenziosi, solitari e scultorei Pini Loricati. Simboli di tenacia e bellezza selvaggia, endemici della Calabria e della Basilicata, crescono tra le rocce e possono vivere centinaia di anni.Il loro nome, “loricato”, richiama alla mente l’idea di una corazza, una protezione robusta che riveste il tronco, testimoniando la resistenza di questi giganti di fronte alle avversità del tempo. Ogni passo lungo questo sentiero è un incontro con la sontuosità della natura che risveglia la meraviglia e la reverenza per la sua inossidabile resilienza. Cielo stellato: Ultima notte Arrivati al campo base, la tenue luce primaverile cede rapidamente il passo ad un manto di stelle, uno spettacolo che raramente si può godere tra le luci artificiali della città. Il Borgo di Civita: Antica perla arbëresh incastonata nel cuore del Parco del Pollino Al sorgere del nuovo giorno siamo pronti per il nostro ritorno. Ogni passo è carico di ricordi, ogni respiro ci riporta alla bellezza e alla sfida di questa esperienza indimenticabile.Immersi nella magia del luogo, optiamo per una sosta in auto nel pittoresco Borgo di Civita, antica perla arbëresh incastonata nel cuore del Parco del Pollino. Tra le strette viuzze di questo villaggio, il tempo sembra sospeso, un’esperienza unica che ci trasporta in un’atmosfera di autenticità e fascino senza tempo. [the_ad id=”20193″] La Timpa del Demanio e il torrente Raganello Incastonata come gemma preziosa su una dolce altura di fronte al maestoso monte Timpa del Demanio, danza sull’orlo del precipizio a guardia delle meraviglie del Pollino. A separare i due rilievi una stretta fenditura, nella quale scorre placido il torrente Raganello. Dalle sue terrazze, l’occhio si perde nell’abbraccio verde delle valli circostanti, mentre nell’aria si diffonde un profumo inebriante di erbe e fiori selvatici.

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Calanchi di San Lorenzo e Gole della Poiana.

I calanchi di San Lorenzo

I calanchi di San Lorenzo Un viaggio straordinario e avventuroso alla scoperta di monumentali formazioni geologiche naturali  I Calanchi di San Lorenzo: Museo a cielo aperto Incastonati tra i comuni di Melito Porto Salvo e San Lorenzo, a soli 40 km da Reggio Calabria, i Calanchi di San Lorenzo rappresentano uno dei paesaggi più suggestivi del basso ionio reggino. Questo museo a cielo aperto è formato da imponenti creste e canyon in argilla, modellati nel tempo dall’azione combinata di acqua, vento ed erosione. Visitare i calanchi significa entrare in contatto diretto con la geologia del territorio, immergendosi in un ambiente naturale ricco di forme e colori. L’area è una meta ideale per trekking, fotografia naturalistica ed escursioni outdoor, adatta a chi cerca paesaggi unici e itinerari di esplorazione nella natura. Il canale in località Farco La nostra esplorazione ha inizio dal crinale del Monte Sant’Antonio, spartiacque tra i torrenti Falco e Dalila. Superando piccoli ostacoli, ci inoltriamo all’interno di una fitta vegetazione raggiungendo un canale nascosto in località Farco.  Scalata sulle creste di argilla: l’esplorazione verticale Grazie a piccole fratture nella roccia, ci arrampichiamo sulle creste di queste originali formazioni naturali. Dalla sommità dell’arido cocuzzolo, la valle verde si fonde con il blu intenso del Mar Ionio, in un contrasto cromatico che lascia senza fiato. I calanchi Questi monumentali affioramenti conglomeratici (trubi), sono testimoni imponenti di un processo naturale affascinante: l’erosione del terreno. Un fenomeno noto come calanco che si manifesta in pochi periodi dell’anno, quando le piogge torrenziali scavano le rocce argillose degradandole. La scarsa copertura vegetale, infatti, lascia il terreno vulnerabile al ruscellamento creando profondi solchi lungo i fianchi delle montagne o dei colli.  La parete di roccia porosa Proseguendo verso il Monte Bisalata, costeggiando il torrente Misacrifa, incontriamo una parete porosa dal fascino singolare: una roccia che sembra respirare, scavata, screpolata, viva.Ai suoi piedi un tracciato d’argilla compatta ci guida fino al suggestivo pianoro in località Ambricorta. Il rigoglioso pianoro di Serro Carafi Procediamo il nostro giro giungendo sul rigoglioso pianoro di Serro Carafi, una lingua di terra che si affaccia sull’omologa valle. Sotto di noi, tre pinnacoli rocciosi emergono come sentinelle di pietra, custodendo il segreto del promontorio. Difficile riprende il cammino, ma il ritorno riserva ancora piacevoli soprese e un’ultima meraviglia. Le misteriose Gole della Poiana La nostra ostinata curiosità e l’irrefrenabile desiderio di ricerca ci spinge, talvolta, oltre i confini delle nostre stesse possibilità fisiche. Un ultimo obiettivo sembra alla nostra portata e allora, anima e corpo, decidiamo di affrontare un ripido declivio seguendo la brulla dorsale di Monte Cofolito. Giunti a valle ci introduciamo all’interno di un torrente asciutto percorrendo a ritroso il suo corso alla ricerca delle misteriose Gole della Poiana. Superiamo agevolmente i tronchi e le rocce che ostacolano il passaggio immergendoci completamente nella bellezza e nella grandiosità di questo luogo. All’improvviso, un tunnel scavato dagli elementi appare davanti a noi: un varco naturale generato dall’erosione, dal tempo e dall’ostinazione della natura. Il ritorno: la fatica che diventa memoria Una breve esplorazione tra le ombre del traforo ed è già tempo di rientrare. La salita è ripida, il dislivello importante, ma il sentiero ci riporta in vetta dove il viaggio era cominciato. Avventura indimenticabile L’esplorazione dei Calanchi di San Lorenzo e delle Gole della Poiana si rivelano un’avventura indimenticabile, ricca di paesaggi mozzafiato, sorprese inaspettate e sfide stimolanti. Non un semplice trekking, ma un viaggio nella geologia viva. Una storia scritta nella roccia e nei nostri passi. Un itinerario tra sfide, meraviglia e scoperta, che lascia il desiderio irriducibile di ritornare. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! 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Lazzaro e Motta San Giovanni: tesori a a bassa quota.

I canyon di Motta San Giovanni: Tesori naturali a bassa quota

I canyon di Motta San Giovanni: Tesori naturali a bassa quota Un viaggio straordinario alla scoperta di canyon e grotte naturali a poca distanza dalla città di Reggio Calabria Tesori a bassa quota Il nostro viaggio si evolve in un’affascinante esplorazione nell’agro sud reggino tra i rilievi di Lazzaro e Motta San Giovanni, tesori a bassa quota a poca distanza dalla Città di Reggio Calabria. Un contesto privilegiato per le nostre ricerche e parte integrante di un percorso storico-naturale che favorisce la valorizzazione e la promozione di queste aree. Esplorando valloni nascosti: La magia della progressiva discesa Una lenta progressione ci pone difronte ad una natura bizzarra, quella lussureggiante tipica della macchia mediterranea e quella arida e inospitale, tipica di aree desertiche che domina gran parte di questi promontori.  Tre canyon straordinari: Ferrina, Buttisco e Rocca Boara Procediamo all’interno di stretti passaggi, interrotti da vertiginosi dirupi, che si affacciano sull’antistante torrente Oliveto. Le crepe rocciose, scolpite dall’erosione di acqua e vento, rivelano migliaia di fossili marini e corridoi sinuosi che ricordano gli slot canyon d’oltreoceano. La nostra curiosità ci spinge ad esplorarne tre: lo Stretto Ferrina, il Buttisco e Rocca Boara detta anche ‘A petra da zita’. Gole divise da altrettanti rilievi che superiamo con impegnative salite e caute discese. Rocca Boara Rocca Boara Rocca Boara Rocca Boara L’inattesa scoperta della Grotta di Cuturi Il nostro giro si arricchisce di una scoperta inaspettata. Un antro di ampie dimensioni in località Cuturi si apre a cornice sul mare creando uno scenario surreale degno di essere vissuto e immortalato. Un parco naturale da valorizzare e tutelare Questa area, a pochi passi dalla Città di Reggio Calabria, rappresenta un parco naturale straordinario che richiede attenzione e tutela. La sua fragilità e l’esposizione al progressivo sfruttamento umano sottolineano l’importanza di valorizzarne la sua naturale destinazione e la sua fragile bellezza. Avvertenza Nota di sicurezza per escursionisti Gli itinerari pubblicati su TaCuntu hanno carattere esclusivamente descrittivo e riflettono esperienze personali. Essi non costituiscono guide ufficiali, né consigli professionali. I percorsi possono includere sentieri poco evidenti, crinali esposti e terreni instabili. Chiunque decida di intraprendere gli itinerari descritti lo fa a proprio rischio e pericolo. Per la sicurezza personale, si raccomanda di:– Affidarsi a guide locali esperte;– Non percorrere da soli itinerari non segnati o poco conosciuti;– Utilizzare equipaggiamento adeguato e strumenti di orientamento idonei;– Verificare preventivamente le condizioni meteorologiche e del terreno. TaCuntu e i suoi gestori declinano ogni responsabilità per danni, infortuni, incidenti o perdite di qualsiasi tipo derivanti dall’utilizzo delle informazioni presenti sul sito. L’escursionismo deve essere praticato con prudenza, preparazione e rispetto del territorio. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! 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