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Diario di viaggio

Valle grecanica osservata dalla vetta

Monte Cataluce

Monte Cataluce Viaggio nel cuore segreto del basso Ionio reggino: da Rocca di Varva a Monte Cataluce! Share Contenuto 1. Un territorio da raccontare: il basso Ionio reggino2. Nel territorio di San Lorenzo3. Rocche, volti e mito: la pareidolia nel paesaggio4. Dalla Rocca di Varva a Monte Cataluce: l’inizio del cammino5. Adattamento, concentrazione e pazienza6. Monoliti, affacci e sentieri dimenticati7. La vetta e l’incertezza del tempo8. Tra frane e antichi passaggi9. Terrazzamenti, rovi e memoria agricola10. Contrada Modafferi: silenzio e suggestione11. Il ritorno sul Sentiero dell’Inglese12. La notte, le fiumare e le luci della valle13. Un incontro che vale il viaggio14. Perché visitare Monte Cataluce?15. Domande frequenti16. Avvertenza Scheda tecnica Dove si trova Monte Cataluce?Monte Cataluce si trova nel territorio di San Lorenzo, nella provincia di Reggio Calabria, nel cuore del basso Ionio reggino, all’interno dell’area grecanica della valle dell’Amendolea.Monte Cataluce è un percorso adatto a tutti?Sì, Monte Cataluce può essere frequentato da escursionisti di diversi livelli lungo i percorsi ordinari. Tuttavia, l’itinerario descritto in questo articolo si sviluppa al di fuori dei tracciati escursionistici convenzionali e presenta condizioni di potenziale rischio. Leggere attentamente le avvertenze in fondo all’articolo. Dettagli tecnici🥾 Durata percorso: 6-7 ore (Rocche di Varva–Monte Cataluce)📏 Lunghezza: circa 11 km⛰️ Dislivello: +600 m⏱️ Difficoltà: EE💧 Acqua: portare almeno 1 litro a persona (assenza di fonti lungo il percorso)📸 Attrezzatura: Bastoncini, frontale, abbigliamento tecnico, GPS o app cartografica offline Un territorio da raccontare Prosegue la mappatura del basso Ionio reggino, un lavoro di esplorazione lento e consapevole che intreccia cammino, osservazione e racconto. Un viaggio attraverso luoghi iconici e profondamente identitari, dove la natura aspra e la memoria del territorio convivono lungo sentieri spesso dimenticati. Nel territorio di San Lorenzo Ci troviamo nel territorio di San Lorenzo, entroterra ionico della provincia di Reggio Calabria. Qui la natura domina incontrastata, tra rilievi aspri, silenzi profondi e tracce di un tempo che sembra essersi fermato. Un territorio che più volte ha incrociato il nostro cammino, rendendoci protagonisti di esperienze intense, imprevedibili e profondamente legate all’identità di questi luoghi. Serro Castellace e la Rotta degli abissi Leggi di più No posts found Rocche, volti e miti: la pareidolia nel paesaggio L’area è caratterizzata da grandi rocce, che stimolano l’immaginazione. Qui, la mente associa spontaneamente le forme naturali a volti umani, figure mitologiche o animali, in un fenomeno noto come pareidolia (dal greco εἴδωλον “immagine” e παρά “vicino“). Non è un caso isolato. Dinamiche simili caratterizzano numerosi luoghi emblematici della Calabria, rafforzando il legame profondo tra paesaggio, percezione e narrazione del territorio. Da Monte Sprea alle Rocche di Prastarà Leggi di più No posts found Mocissà e la Valle delle Mummie Leggi di più No posts found Dalla Rocca di Varva a Monte Cataluce: l’inizio del cammino Ripartiamo dalla suggestiva Rocca di Varva, con l’obiettivo di raggiungere la vetta di Monte Cataluce. La bellezza di questi luoghi si mostra intima e riservata, trasformando ogni passo in un’esperienza preziosa.Sulla strada incontriamo un anziano signore, custode spontaneo di queste terre. La sua accoglienza autentica ci ricorda che qui non si è semplici visitatori, ma ospiti accolti come parte di una comunità viva. Ci salutiamo con un arrivederci, certi che questo incontro tornerà nel nostro racconto. Adattamento, concentrazione e pazienza Il cammino si snoda lungo uno sterrato ai piedi di Monte Urda, reso insidioso dalle recenti piogge. Il terreno fangoso obbliga a muoversi con cautela su cordoli stretti, cercando appoggi tra rocce e cespugli. Ogni passo richiede equilibrio e attenzione. È l’essenza dell’escursionismo autentico, quello che non concede scorciatoie, fatto di adattamento, concentrazione e pazienza. Armo Leggi di più No posts found Monoliti, affacci e sentieri dimenticati Proseguiamo lungo il sentiero che unisce Rocca di Varva a San Pantaleone, tra monoliti e affacci panoramici che raccontano l’identità aspra di questo territorio.In direzione Barone, intercettiamo una traccia secondaria che ci conduce progressivamente alle pendici di Monte Cataluce. La risalita del costone, brullo e ciottoloso, regala sensazioni crescenti fino alla vetta. Nonostante il luogo sia già noto, la vista dall’alto restituisce la sensazione di una conquista. La vetta e l’incertezza del tempo Dall’alto si aprono nuove prospettive sulla Fiumara Amendolea e sull’intera valle grecanica. Ma il cielo cambia rapidamente. Rombolii lontani annunciano l’arrivo di nuove piogge.Decidiamo di rientrare affrontando l’incognita del percorso alternativo, con lo spirito rocambolesco e determinato che da sempre anima i nostri itinerari in montagna. Tra frane e antichi passaggi Carte alla mano, ci addentriamo in un vallone apparentemente ordinario, alla ricerca di un antico collegamento tra due promontori. La traccia, che dall’alto sembrava chiara, scompare tra frane e smottamenti.La discesa è ripida, il terreno fangoso e instabile. Avvicinandoci al torrente a fondo valle, il pantano limaccioso trattiene gli scarponi opponendo resistenza ad ogni passo. Sopra di noi, il fragore dei tuoni anticipa un cambiamento imminente, accompagnando il nostro arrivo sul greto. Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché? Leggi di più No posts found Terrazzamenti, rovi e memoria agricola Risaliamo la dorsale tra rovi intricati e una vegetazione impenetrabile, nel tentativo di raggiungere antichi terrazzamenti. Ciò che un tempo era un passaggio sicuro oggi richiede uno sforzo intenso, quasi epico.Il progressivo abbandono ha lasciato campo libero a una natura rigogliosa e dominante. Tra pianori, un tempo coltivati ad aranci e ulivi, si percepisce ancora la memoria delle comunità agricole che modellavano il territorio con tenacia e resilienza. Contrada Modafferi: silenzio e suggestione Dopo una camminata intensa, raggiungiamo contrada Modafferi. Il paesaggio si apre lentamente rivelando i resti di un di un antico caseggiato adagiato su un imponente masso. Ai piedi della roccia si apre una grotta di ampie dimensioni, un tempo probabilmente adibita a stalla.Il silenzio che avvolge il luogo, l’umidità e l’immobilità del paesaggio regalano un’emozione intensa e sorprendentemente suggestiva. Il ritorno sul Sentiero dell’Inglese Tra ulivi e piccoli scorci di campagna incontaminata attraversiamo l’antico abitato dove poche case resistono al tempo. Reti per la raccolta delle olive e attrezzi agricoli testimoniano ancora una presenza discreta dell’uomo e segnalano al contempo una via d’uscita sicura nelle vicinanze.Proseguendo lungo il sentiero, giungiamo in località Grotta, tappa del primo sopralluogo e incontro felice con gli abitanti del posto.

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Nevicata improvvisa sul crinale durante l’escursione Sella Entrata Motticella

Escursione invernale sulle creste del Sant’Agata

Escursione invernale sulle Creste del Sant’Agata Da Sella Entrata a Motticella, tra boschi innevati, panorami inattesi e silenzi assoluti in un ambiente selvaggio e suggestivo Share Contenuto 1. Un inizio d’anno tra gelo e meraviglia2. Verso l’Aspromonte: la sfida del freddo3. Da Sella Entrata a Motticella4. L’avvicinamento5. Un sentiero immacolato tra storia e panorami6. Gelo, vento, neve eh…ritirata7. La fatica invisibile della neve8. Tra monte Cendri e monte Micheletta9. Un ritorno carico di bellezza Scheda tecnica Il percorso parte da Sella Entrata (1400 m) e si sviluppa tra boschi di pino e castagno, con ampi panorami sulla Fiumara Sant’Agata, sulla costa e, nelle giornate limpide, sull’Etna.In presenza di neve abbondante l’itinerario assume carattere EE, richiedendo buona preparazione fisica, attrezzatura invernale e capacità di orientamento.Percorso innevato consigliato solo a escursionisti allenati, da affrontare esclusivamente con condizioni meteo-nivologiche favorevoli. Ciaspolata / Escursionismo invernale🥾 Durata percorso: 5–6 ore (anello Sella Entrata–Motticella)📏 Lunghezza: circa 10 km⛰️ Dislivello: +360 m⏱️ Difficoltà: EE💧 Acqua: portare almeno 1 litro a persona (assenza di fonti lungo il percorso)📸 Attrezzatura: Ciaspole, frontale, abbigliamento tecnico, GPS o app cartografica offline Un inizio d’anno tra gelo e meraviglia Il nuovo anno in Calabria è iniziato con suggestioni inaspettate. Un’ondata di freddo intenso, accompagnata da nevicate diffuse, ha interessato il territorio anche a quote inferiori ai 1000 metri di quota. La natura, con il suo fascino invernale, ha mostrato il suo lato più autentico capace di ispirare il desiderio di un’avventura intima e profondamente stimolante. Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Leggi di più No posts found Verso l’Aspromonte: la sfida del freddo Accogliamo la sfida del freddo pianificando un’escursione lungo i sentieri innevati dell’Aspromonte. Come sempre, i preparativi sono accurati: attrezzatura adeguata, studio del percorso e gestione degli spostamenti, fondamentali per affrontare neve e gelo in sicurezza. La montagna non perdona l’improvvisazione, soprattutto in inverno. Da Sella Entrata a Motticella Un itinerario che, in altre stagioni, risulta accessibile a molti, ma che in condizioni invernali richiede buona preparazione fisica e attrezzatura specifica come ciaspole e abbigliamento tecnico. Quello che doveva essere un semplice sopralluogo si trasforma, ancora una volta, in un’esperienza intensa e memorabile. Nino Martino “Cacciadiavoli”: storia e mito del brigante calabrese Leggi di più No posts found La leggenda della Mano di Maddà Leggi di più No posts found L’avvicinamento Raggiungiamo Sella Entrata, a quota 1400 m s.l.m, punto di partenza dell’itinerario, percorrendo la strada Reggio Calabria – Mosorrofa – Campi di Sant’Agata. La neve, presente in abbondanza, rende necessaria una modifica del mezzo: in località Donna lasciamo l’auto e proseguiamo con un piccolo fuoristrada, più adatto alle condizioni invernali estreme. All’incrocio tra la SS 183 e la strada per Cardeto, piccolo comune in Provincia di Reggio Calabria, indossiamo le ciaspole e iniziamo a camminare lungo una pista sterrata che si inoltra in un bosco ceduo di pino e di castagno. Un sentiero immacolato tra storia e panorami Procediamo su un sentiero intatto, segnato solo dalle impronte dei racchettoni che incidono la neve come testimonianza silenziosa del nostro passaggio.Il paesaggio si apre progressivamente sulla Vallata della Fiumara Sant’Agata, offrendo affacci suggestivi sulla costa e, più lontano, sull’Etna. Dall’alto riconosciamo i resti degli antichi insediamenti di Cardeto nord: Chiumputu, Loddini, Iriti, Castanea, Cholachecco. A valle scorre il Torrente Catacino, che, insieme al Torrente del Forno, alimentano la Fiumara Sant’Agata creando gole, gurne e salti d’acqua nascosti da un arcigno crinale roccioso ai piedi di Motticella. Gelo, vento, neve eh…ritirata Una sferzante nevicata improvvisa ci raggiunge sul crinale. Gelo, vento e neve ci costringono ad una ritirata non voluta. Ritorniamo sui nostri passi ma decidiamo di chiudere il giro seguendo una pista sul versante settentrionale incrociata all’andata. Una scelta che si rivelerà più impegnativa del previsto. La fatica invisibile della neve La distanza dalle auto è breve, ma le condizioni proibitive rendono ogni passo faticoso. La neve, tanto affascinante, nasconde insidie non misurate. Camminare sulla neve fresca ci comporta uno sforzo muscolare maggiore rispetto alla camminata normale. Il peso delle ciaspole, dell’attrezzatura e il freddo intenso aumentano ulteriormente il nostro dispendio energetico. Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché? Leggi di più No posts found Tra Monte Cendri e Monte Micheletta Giunti ai piedi di Monte Cendri e di Monte Micheletta, la risalita mostra il suo lato più severo. Circa 300 metri di dislivello ci separano dalle cime che diventano una prova di resistenza considerevole. La sera ci raggiunge. Il bagliore delle torce frontali si riflette sul candore della neve, mentre il bosco ovattato assorbe il rumore della nostra presenza. Intorno a noi solo le tracce di caprioli e della fauna locale. In questo silenzio assoluto, la natura sembra restituirci la stessa gratitudine con cui la stiamo attraversando. Ci sentiamo privilegiati e la fatica non ci fa più paura. Un ritorno carico di bellezza Dalla cima rientriamo verso il punto di partenza con soddisfazione e riconoscenza. Portiamo con noi il ricordo di un’esperienza fatta di resilienza, fatica e bellezza autentica. Le creste del Sant’Agata, in inverno, non sono solo un luogo, sono un incontro profondo con la montagna e con noi stessi. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Lago Costantino: la mia prima grande avventura Cascata di Mazzulisà Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Rocca di Varva: natura, geologia e benessere

Rocca di Varva: tra natura, geologia e benessere Un cammino esperienziale tra uliveti, silenzi e rocce antiche nel cuore del basso Ionio reggino Share Contenuto 1. Un viaggio tra natura e geologia nel basso ionio reggino2. Un percorso ad anello tra ulivi, vigneti e panorami mozzafiato3. Un cammino silenzioso e terapeutico4. Rocca di Varva: il monolite del tempo5. Le rocce conglomeratiche del basso ionio reggino6. Verso la Fiumara lungo il Sentiero dell’Inglese7. Sosta nel Borgo Grotta: accoglienza e autenticità8. Il ritorno tra silenzi sospesi9. Scopri altri itinerari nelle vicinanze10. Fonti e approfondimenti11. FAQ – Domande frequenti Scheda tecnica 🥾 Durata percorso: 5–6 ore (anello San Pantaleone–Grotta–Condofuri)📏 Lunghezza: circa 10 km⛰️ Dislivello: +450 m⏱️ Difficoltà: media💧 Acqua: portare almeno 2 litri a persona (assenza di fonti lungo il percorso)☀️ Periodo consigliato: primavera e autunno, per clima mite e giornate limpide📸 Attrezzatura: scarponi da trekking, bastoncini, cappello, GPS o app cartografica offline⚠️ Sicurezza: segnaletica presente, tuttavia meglio procedere in gruppo o con guida locale. Un viaggio tra natura e geologia nel basso ionio reggino C’è un luogo, nel cuore del basso ionio reggino, dove la natura racconta la storia della Terra. Tra uliveti secolari, vigne profumate e macchia mediterranea, il paesaggio diventa un intreccio di geologia, memoria e leggenda. Un percorso ad anello tra ulivi, vigneti e panorami mozzafiato Poco distante dal borgo di San Pantaleone, una piccola frazione del Comune di San Lorenzo, in provincia di Reggio Calabria, parte un sentiero che conduce alla suggestiva Rocca di Varva. Il percorso segue una tranquilla via interpoderale, che conserva in alcuni tratti il fascino autentico della campagna rurale. Un cammino silenzioso e terapeutico Oltrepassata una piccola strada che costeggia il cimitero del borgo, il sentiero si fa più intimo e ci guida alle pendici del Monte Urda. Il silenzio del luogo invita alla lentezza, alla meditazione, a un cammino che diventa quasi “terapia”. Camminare lentamente, senza fretta, diventa un gesto consapevole, un modo naturale per ridurre lo stress e rigenerare corpo e mente. Il silenzio in cammino Camminare lentamente, in silenzio e facendo attenzione a non far rumore, permette di calmare la mente durante lo spostamento del corpo, secondo un processo che ti consente di arrivare a destinazione con la mente più lucida rispetto a quando hai iniziato. In più scoprirai le percezioni ampliarsi Rocca di Varva: il monolite del tempo Man mano che si procede, all’orizzonte appare una grande roccia isolata: la Rocca di Varva, un monolite naturale che si eleva come un antico guardiano tra i campi. Osservata da diverse angolazioni, la roccia muta colore con la luce: dorata all’alba, rossastra al tramonto, come se volesse raccontare il passare del tempo attraverso le sfumature della terra.È un luogo ideale per chi ama la fotografia naturalistica, il geoturismo e le esperienze di trekking a contatto con l’autenticità dei paesaggi calabresi. Serro Castellace e la Rotta degli abissi Leggi di più No posts found Le rocce calcarenitiche del basso ionio reggino Le rocce che compongono la Rocca di Varva sono formate da antichi processi di sedimentazione, testimonianze preziose della storia geologica di questa parte della Calabria. Queste formazioni calcarenitiche raccontano il passato di un territorio che ha saputo conservare la propria identità naturale e selvaggia. Un patrimonio unico che contribuisce a rendere il paesaggio del basso ionio reggino uno dei più affascinanti e suggestivi del Sud Italia. Verso la Fiumara lungo il Sentiero dell’Inglese Proseguendo il cammino, orientando lo sguardo verso l’alveo del Torrente Pisciato (o Zoparia), il sentiero si fa più selvaggio. Intercettiamo un tratto del celebre Sentiero dell’Inglese, percorso storico-naturalistico che attraversa la Bovesia. Da qui, la vista si apre come un anfiteatro naturale sulla Fiumara di Condofuri che più in basso confluisce nella Fiumara dell’Amendolea. Ogni passo è un’immersione nel silenzio, nella memoria e nella bellezza autentica della Calabria greca. Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Leggi di più No posts found Sosta nel Borgo Grotta: accoglienza e autenticità Il percorso ci conduce poi verso Grotta, una piccola località collinare del comune di Condofuri. Questo borgo rurale, nel cuore dell’Area Grecanica, ci accoglie con la sua genuina semplicità e ogni incontro diventa racconto. Le case in pietra, i profumi della campagna, il calore spontaneo della sua gente, ci invitano, silenziosamente, a restare ancora un po’. Dopo una breve sosta, tra chiacchiere e sorrisi, riprendiamo il cammino procedendo verso l’alveo ciottoloso della Fiumara di Condofuri. Il ritorno tra silenzi sospesi Il sentiero del ritorno attraversa le località Calammati e Canna. Dall’alto gustiamo panorami che si aprono su San Lorenzo, Monte Scafi, Condofuri con la sua fiumara e il borgo antico di Bova. Si cammina lentamente, quasi a voler prolungare la magia del viaggio, mentre il profumo della campagna guida gli ultimi passi verso il punto di partenza. Chi visita questi territori porta con sé un frammento di silenzio, di bellezza e di verità. La Rocca di Varva resta lì, maestosa e immobile, a ricordarci che ogni viaggio in questi luoghi continua dentro di noi, nel ricordo di una terra che parla all’anima e custodisce il mistero del tempo. Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Leggi di più No posts found Scopri altri itinerari nelle vicinanze Se questo cammino ti ha ispirato, continua a leggere qui: Borgo Cerasara, viaggio nell’agrosud reggino Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! I canyon di Motta San Giovanni: Tesori naturali a bassa quota Pellaro e il Vallone Palombaro I canyon di Motta San Giovanni: Tesori naturali a bassa quota Mocissà e la Valle delle Mummie Da Monte Sprea alle Rocche di Prastarà Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Dalla Fiumara Amendolea a Gallicianò Da Bova a Roghudi Vecchio Da Bova alla Fiumara Amendolea: Viaggio tra antichi sentieri I calanchi di San Lorenzo Fonti e approfondimenti San Lorenzo: uno degli ultimi borghi ad abbandonare la lingua greca Sentiero dell’Inglese Edward Lear: diario di un viaggio a piedi (L’altro Aspromonte) Edward Lear e la Calabria del XIX secolo A San Lorenzo si punta sul turismo esperienziale Erbe

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Sentiero dell'Inglese

Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco

Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Trekking, storia e spiritualità nel cuore della Calabria greca Share Contenuto 1. Pietrapennata: dove il tempo si è fermato2. I martisi3. Tra le case e il silenzio del borgo4. Verso Staiti: dove la montagna incontra il mare5. Staiti: Un luogo fuori dal tempo6. Il Museo dei Santi Italo-Greci7. Le porte parlanti di Staiti8. Sul Sentiero dell’Inglese9. Tra pinete e memorie bizantine10. La Rocca di Sant’Ippolito11. Edward Lear: un viaggio nel tempo12. L’anima dei cammini dell’Aspromonte13. Scopri altri itinerari in Aspromonte14. Fonti e approfondimenti15. FAQ – Domande frequenti Scheda tecnica 🥾 Durata percorso: 5–6 ore (anello Pietrapennata–Staiti–Alica–Pietrapennata)📏 Lunghezza: circa 15 km⛰️ Dislivello: +650 m⏱️ Difficoltà: media💧 Acqua: portare almeno 2 litri a persona (assenza di fonti lungo il percorso)☀️ Periodo consigliato: primavera e autunno, per clima mite e giornate limpide📸 Attrezzatura: scarponi da trekking, bastoncini, cappello, GPS o app cartografica offline⚠️ Sicurezza: segnaletica presente ma in alcuni tratti sbiadita; meglio procedere in gruppo o con guida locale. Pietrapennata: dove il tempo si è fermato Proseguendo il nostro viaggio tra i sentieri selvaggi e silenziosi dell’Aspromonte, arriviamo a Pietrapennata, un pittoresco borgo calabrese immerso nel cuore della provincia di Reggio Calabria, a pochi chilometri da Palizzi. Silenzioso e discreto, perfetto per chi cerca pace e autenticità lontano dai circuiti turistici più affollati. Adagiato a 670 metri di altitudine, ai piedi del Monte Punta di Gallo, custodisce un fascino rurale e paesaggistico unico.  I martisi Secondo la tradizione orale, questo suggestivo borgo calabrese sarebbe stato fondato dai Cavalieri di Malta, un dettaglio che ancora oggi caratterizza la sua identità storica e culturale. Non a caso, gli abitanti di Pietrapennata sono tuttora conosciuti come i “martisi”. Lago Costantino: la mia prima grande avventura Leggi di più No posts found Da Bova alla Fiumara Amendolea: Viaggio tra antichi sentieri Leggi di più No posts found Tra le case e il silenzio del borgo Prima di intraprendere il nostro cammino, ci immergiamo tra le viuzze di Pietrapennata. Nonostante oggi conti pochissimi abitanti, Pietrapennata emana un’energia autentica e magnetica. Il silenzio del borgo, regala una sensazione di isolamento rigenerante, ideale per chi ama il trekking e l’escursionismo. Da qui partono sentieri panoramici, tra cui quello che conduce al suggestivo Monastero dell’Alica (o “della Lica”). Verso Staiti: dove la montagna incontra il mare Lasciato alle spalle il borgo, imbocchiamo la panoramica SP165, un cammino che si snoda tra curve sospese sulla valle. È un tragitto breve, ma intenso: pochi chilometri bastano perché il paesaggio cominci a mutare. Abbandoniamo l’asfalto imboccando una pista secondaria che rivela da subito tutta la sua essenza mediterranea. Da un lato le pendici dei rilievi pre-aspromontani cedono il posto a terrazzamenti profumati di erbe selvatiche; dall’altro, l’immenso blu del Mar Ionio si apre all’orizzonte e sembra non avere confini. In lontananza, aggrappato al fianco della Rocca Giambatore, appare Staiti, prossimo capitolo del nostro viaggio. Staiti: Un luogo fuori dal tempo Staiti si presenta come un piccolo gioiello medievale. Con le sue radici bizantine e il lascito dei monaci basiliani, è uno dei borghi più autentici dell’Aspromonte greco. Esploriamo il suo lato più intimo, fatto di silenzi, panorami e ospitalità sincera. Fuori dalle rotte del turismo di massa, rappresenta la Calabria autentica, quella che seduce chi la scopre e che invita a restare. I belvedere offrono viste mozzafiato sulla fiumara di Bruzzano e il silenzio del borgo diventa quasi un rito d’ascolto.  Il Museo dei Santi Italo-Greci Tra le gemme di Staiti spicca il Museo dei Santi Italo-Greci, dedicato alla memoria dei monaci che vissero questi luoghi come eremi di preghiera e meditazione. Il museo si inserisce in un più ampio progetto di recupero delle tradizioni greco-ortodosse e si affianca al Sentiero delle Chiese Bizantine, un itinerario a cielo aperto decorato da bassorilievi che narrano episodi e simboli della spiritualità calabrese. Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno Leggi di più No posts found Le porte parlanti di Staiti Ma Staiti non è solo passato. Camminando tra le vie del centro, ci si imbatte nelle porte Staitesi, un originale progetto di arte urbana che trasforma semplici ingressi in spazi di riflessione. Un lavoro svolto dal Servizio Civile 2018, con la collaborazione del Presidente della Pro-loco di Staiti. Superfici vissute su cui parole e colori diventano messaggi sociali, parte di un itinerario urbano che unisce arte e viaggio. Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Leggi di più No posts found Sul Sentiero dell’Inglese Dal centro di Staiti, seguiamo la segnaletica bianco-rossa che indica il Sentiero dell’Inglese, uno dei percorsi escursionistici più noti del Sud Italia. Procediamo lungo una via panoramica che inizia a salire di quota fino a diventare in breve sterrata. Mentre il silenzio del paesaggio ci avvolge, una piccola Panda 4×4 compare all’improvviso. È la gente del posto, ci salutano con un sorriso e ci regalano un prezioso consiglio per il ritorno: ‘Seguite sempre il mare’ Un invito che racchiude l’essenza di questi luoghi: autentici, selvaggi e spirituali, dove l’orientamento non è solo geografico ma anche interiore. Tra pinete e memorie bizantine Proseguiamo lungo il sentiero, lasciamo la strada sterrata principale nei pressi di una giovane pineta per addentrarci in una pista secondaria immersa nella macchia mediterranea, tra felci, ginestre e profumi di terra umida.Poco più avanti, tra antichi terrazzamenti e muretti a secco, appaiono i ruderi dell’antico monastero della Madonna dell’Alica (o della Lica), di cui restano ancora visibili le mura e il campanile. Secondo gli storici, l’edificio risalirebbe al XII secolo e sarebbe appartenuto a un complesso monastico di origine bizantina. La Rocca di Sant’Ippolito Lasciata alle spalle la chiesa, il sentiero risale dolcemente la collina, regalandoci scorci su Bova e sulle maestose cime aspromontane. In questo paesaggio incontaminato, a dominare la scena naturale, si staglia la Rocca di Sant’Ippolito, un imponente pinnacolo roccioso alto circa venticinque metri. Oggi questa rocca è meta ambita dagli amanti dell’arrampicata sportiva, che dall’alto trovano una ricompensa straordinaria: una vista panoramica mozzafiato che abbraccia boschi fitti, vallate profonde e, in lontananza, l’azzurro del mare. Edward

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Lago Costantino: la mia prima grande avventura

Lago Costantino: la mia prima grande avventura

Lago Costantino: la mia prima grande avventura Il racconto di una esplorazione indimenticabile che ha ispirato il mio modo di viaggiare Share Contenuto 1. Il 1998 e il richiamo dell’Aspromonte2. Notte insonne prima della partenza3. Partenza all’alba lungo la Statale 1064. San Luca e il primo incontro con l’Aspromonte5. Il rito del caffè6. L’incontro inatteso: la generosità autentica dell’Aspromonte7. Lungo la fiumara Bonamico: fatica, rocce e natura primordiale8. La fatica invisibile9. L’invenzione della barella per alleggerire il carico10. L’abbandono necessario11. Presagio nascosto tra le rocce: il piccolo cinghiale della fiumara12. L’arrivo al Lago Costantino13. L’incontro inatteso14. Preparativi rapidi, mani in sincronia15. Una fortezza di tela16. La notte dei cinghiali: un assedio nel cuore della notte17. Barricati nel buio18. L’alba sul Lago Costantino19. Un risveglio magico20. Una barchetta dimenticata ci porta verso l’altra sponda21. Il Lago che non c’è più: ricordi e immagini di un luogo perduto22. La notte in cui nacque il lago23. Un angolo di tempo sospeso24. La lenta erosione del lago25. Un geosito di rilevanza internazionale: la memoria di un lago26. Fonti e approfondimenti Il 1998 e il richiamo dell’Aspromonte Era il 1998 e, insieme alla maggiore età, arrivò quel brivido di libertà che spalanca le porte del mondo. La patente in tasca, qualche spicciolo per la benzina e una voglia irrefrenabile di esplorare luoghi che fino ad allora avevo solo immaginato. Fu così che nacque la prima grande avventura. La destinazione era il Lago Costantino, situato lungo il corso della Fiumara del Bonamico. Con me, un piccolo gruppo di amici e due instancabili compagni a quattro zampe: Zagor e Thor, pronti ad esplorare ogni angolo nascosto dell’Aspromonte. Notte insonne prima della partenza La notte prima del viaggio passata insonne. Un film di suggestioni e fantasie si raccontava già nella mia mente. Il buio profondo della notte, i suoi silenzi, le stelle, la natura selvaggia, le risate, le storie scambiate tra compagni. Scene mai vissute oscillavano tra sogno e anticipazione. La Statale 106 Era appena l’alba quando girai la chiave della mia vecchia Peugeot. La Statale 106 ionica, collegamento strategico che connette vari comuni costieri della Provincia di Reggio Calabria, offriva scorci panoramici sulla costa a cui tutt’oggi si fatica a resistere. È una linea sottile che cuce storie, paesi, volti, paesaggi e piazze già animate dal primo caffè. In quella luce calda c’era la promessa di un viaggio diverso. A sinistra, il profilo delicato delle colline, a destra, il blu del mare ionio. Una bellezza semplice ma irresistibile, che ci costringeva ogni tanto a rallentare solo per goderne lo spettacolo. San Luca e il primo incontro con l’Aspromonte Giunti al bivio per San Luca, ebbi un momento di esitazione. L’Aspromonte di ieri, era più discreto, la vita correva con ritmi differenti e la nostra convinzione che il turista potesse essere visto con diffidenza, con sospetto. Non era paura, ma un velo sottile di riservatezza, come se certi segreti della montagna non potessero essere svelati a chiunque. Il rito del caffè Prima di immergerci nella natura della fiumara Bonamico, punto di partenza e di ritorno del nostro viaggio, ci concedemmo la pausa, quasi rituale, di un caffè. Cercavamo con delicatezza un modo per avvicinarci alla gente del posto lasciando parlare il nostro sincero interesse per il luogo. Non cercavamo frasi ad effetto né domande affrettate, volevamo semplicemente esserci, con discrezione. L’incontro inatteso: la generosità autentica dell’Aspromonte Non passò molto tempo prima che quella nostra curiosità venisse ricambiata. Con una gentilezza spontanea e quasi inattesa un signore ci offrì il suo aiuto: «Vi accompagno io al fiume», invitandoci a lasciare le auto nel cortile della sua casa. Un gesto di fiducia e generosità, così autentico da scardinare subito gli stereotipi di un territorio percepito come chiuso e inospitale. Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Leggi di più No posts found Lungo la fiumara Bonamico: fatica, rocce e natura primordiale Giunti sul lato idrografico sinistro della fiumara ci rendemmo subito conto dell’entità spropositata del nostro carico. Due cani, 3 tende (tra cui una militare di circa 40 chili), zaini stracarichi di ricambi, viveri e attrezzi. Insomma più che una semplice escursione sembrava di prepararci ad una vera missione. Davanti a noi una distesa senza fine di pietre e rocce, interrotta dal continuo richiamo del fiume che ci avrebbe costretto a ricorrenti guadi.  Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto Leggi di più No posts found Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Leggi di più No posts found La fatica invisibile Quello che affrontavamo non era solo una fatica fisica, ma anche mentale. Il territorio era spoglio, selvaggio, senza alcun sentiero tracciato o segnaletica a guidarci. Non avevamo GPS, né app di tracciamento, nessuna cartina dettagliata o strumenti di orientamento ad indicarci la direzione. Il mondo digitale era assente. In tasca, solo un vecchio Nokia, testimone dei tempi più semplici. L’invenzione della barella per alleggerire il carico Ricordo con nitidezza il momento in cui decidemmo di costruire una barella improvvisata. Non era un progetto elegante o raffinato, ma una soluzione essenziale per alleggerire il peso delle nostre attrezzature. Ogni oggetto sulle nostre spalle sembrava aumentare di peso, trasformando ogni passaggio in un piccolo supplizio fisico. L’abbandono necessario Dopo alcune ore di faticoso avanzamento, fummo costretti ad abbandonare la nostra carriola improvvisata. Con una punta di rammarico, selezionammo solo gli elementi indispensabili da portarci dietro nascondendo con cura il resto tra le rocce vicino al fiume. Un piccolo tesoro da recuperare al ritorno.https://www.tacuntu.it/wp-content/uploads/2025/08/lago-costantino-fiumara-bonamico.mp4 Presagio nascosto tra le rocce: il piccolo cinghiale della fiumara Liberi dal peso, il passo divenne più agile. I cani si lanciarono in corse sfrenate, tra roccia e acqua mentre i nostri richiami si perdevano nella valle. All’improvviso, un piccolo cinghiale sbucò tra le rocce. Quel frammento di selvatichezza era un presagio. Contenuta a fatica la vivacità di Zagor, riprendemmo ad avanzare lungo il corso del fiume. Il sole scendeva, le ombre si allungavano e il lago era ancora lontano, nascosto dalle insidie della gola. L’arrivo al Lago Costantino Superammo il

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Cascata Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte, dove natura e memoria si intrecciano in un racconto affascinante Share Contenuto 1. Viaggio attraverso la memoria2. La foresta perduta3. L’incendio del 20214. Un sentiero che si racconta 5. L’incontro con la cascata di Mazzulisà6. Le acque del vallone Cerasia e Cano7. Le origini del nome8. Avvicinamento9. Raccomandazioni10. Fonti e approfondimenti Scheda tecnica Difficoltà EEDislivello: circa 200 mt. (solo andata)Altitudini: Pietra Mazzulisà (1481 m.) – Cascata (1200 m. circa)Tempi avvicinamento: 1 ora circa (solo andata)Nota bene: Quest’articolo è stato redatto con informazioni tratte da fonti di repertorio Viaggio attraverso la memoria L’itinerario che conduce alla Cascata Mazzulisà si sviluppa lungo un crinale che si affaccia sullo Ionio, delineando un tracciato che va ben oltre la dimensione della semplice escursione. È un vero e proprio viaggio nella memoria di una terra segnata da profonde ferite, ma capace di custodire e rigenerare la propria tenace bellezza. La foresta perduta La vegetazione, un tempo rigogliosa e imponente, era dominata da esemplari monumentali di Pini Larici e di Querce, veri e propri patriarchi sfuggiti ai tagli sistematici che hanno consumato le foreste circostanti. La loro presenza dominava il paesaggio, conferendogli un’aura solenne, quasi sacra. L’incendio del 2021 Nel 2021 devastanti incendi hanno avvolto la foresta vetusta monumentale di Acatti e Afreni, trasformando in cenere la biodiversità di un’area di straordinario valore naturalistico e paesaggistico. Un sentiero che si racconta Dalla cima di Pietra Mazzulisà e lungo il crinale delle località Acatti e Afreni, lo sguardo abbraccia i due versanti che separano la valle Infernale dalla valle del Potis.Proprio qui, tra le pieghe più segrete di queste vallate, nascono alcune delle fiumare più suggestive del massiccio aspromontano che modellano il territorio e alimentano la vita di questi luoghi selvaggi. L’incontro con la cascata di Mazzulisà La scoperta della cascata è quasi improvvisa. Dopo aver raggiunto l’alveo della fiumara Butramo, si risale il suo corso per un centinaio di metri. Un suggestivo salto d’acqua si stacca dalle pareti e cade con fragore in una pozza cristallina scavata nel tempo dal logorio incessante dell’acqua. Le acque del vallone Cerasia e del vallone Cano La Cascata Mazzulisà, situata nella Butramo alta, è alimentata dalle acque del vallone Cerasia. Più a valle, anche il vallone Cano confluisce nella fiumara madre, incrementando il flusso del corso d’acqua che scivola verso valle. Cascata di Mazzulisà o del Passo infernale Le fonti cartografiche consultate non riportano alcuna indicazione toponomastica specifica, rendendo necessaria un’attribuzione denominativa basata su elementi geografici locali. In questo contesto, la cascata è stata identificata con il toponimo zonale di Pietra Mazzulisà (dal greco “pietra miliare”). Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti autorevoli, Antonio Stranges, studioso e profondo conoscitore dell’Aspromonte, indentifica l’area in questione con il nome di Passo Infernale, uno dei rari punti di guado del torrente Butramo all’interno della selvaggia e impervia Valle Infernale. In tale contesto, l’adozione del nome di Cascata del Passo Infernale potrebbe apparire giustificata, in quanto capace di restituire con maggiore esattezza sia la collocazione geografica, sia il valore simbolico e paesaggistico di questo suggestivo ambiente naturale.  Avvicinamento L’itinerario si sviluppa su un crinale di alta montagna, nella parte sommitale dell’Aspromonte, sicuramente tra i luoghi più incontaminati del Parco Nazionale. Dal Casello forestale di Cano si giunge in località Pietra Mazzulisà e si prosegue lungo un ripido crinale, all’interno di una fitta foresta. Le gole del Butramo, poste alla propria destra, offrono una vista impressionante e vertiginosa. Raccomandazioni La zona A del Parco Nazionale dell’Aspromonte è l’area più protetta e rigida del parco, dove è consentito l’accesso solo a piedi lungo i sentieri ufficiali. L’area è caratterizzata da una ricca biodiversità e da una flora e fauna protette. Fonti e approfondimenti […] Dal 16 al 18 ottobre del 1951 si scatenò una tra le più gravi alluvioni che colpì il versante meridionale della Calabria: strariparono corsi d’acqua, crollarono ponti, paesi rimasero isolati e si ebbero circa 70 vittime. Il giovane friulano Enrico Vuerich fu sorpreso dal maltempo nei boschi di Ferraina e volle spostarsi verso la zona di Cano, forse ritenuta più sicura e dalla quale poter raggiungere il paese […] La furia delle acque fu tale che il corpo non venne più trovato. A ricordo del tragico evento rimane una piccola croce al passo di Infernale, nel punto in cui si guada il torrente e dove si ritiene che la morte lo colse. Un altro tassello di questa storia è una targa in marmo posta nella chiesetta del cimitero di San Luca. […].Friulani in Aspromonte di L’Altro Aspromonte – di Alfonso Picone Chiodo San Luca e Polsi di Alfonso Picone Chiodo e Domenico Raso.  Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata.  Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Lago Costantino: la mia prima grande avventura Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia Continua a leggere… Consigli Utili Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché? Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché La guida essenziale per scegliere l’assicurazione… Continua a leggere… Consigli Utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Cani da pastore: ecco come gestire l’incontro con calma e sicurezza Scopri come affrontare al meglio… Continua a leggere… Rubriche Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Contenuto 1. Zecche:… Continua a leggere… Rubriche

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Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica

Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle gole del torrente Spasula San Gianni. Dove il silenzio diventa memoria e la natura riorganizza i suoi confini Share Contenuto 1. La doppia anima dell’Aspromonte2. La natura riorganizza i suoi confini3. Sopralluoghi e rilievi cartografici4. La progressione ora si misura in centimetri5. Dove le mappe smettono di parlare e inizia la vera avventura6. L’ora della verità: quando la storia ci indica la via7. Il sentiero nascosto8. Il torrente Spasula San Gianni: Avventura nel regno della Cascata Carruso9. Tra pareti rocciose e massi sospesi: il fragile equilibrio della natura10. La Cascata Carruso11. Insidie nascoste tra le gole del torrente12. La fatica del ritorno: la natura detta le sue regole13. Un ritorno carico di magia Scheda Tecnica Difficoltà Tecnica: EEAPeriodo: Marzo/NovembreComune: AfricoSquadra: Bova, Marra, Gorog, (Lilli)Cascata: 16 metriData esplorazione: 06.04.2025 La doppia anima dell’Aspromonte La nostra esplorazione verso la cascata Carruso inizia da Africo, cuore antico dell’Aspromonte. Questo angolo della Calabria custodisce una doppia anima: da un lato, le cicatrici di una storia umana fatta di isolamento e resilienza, dall’altro, il trionfo della natura che imperterrita si riappropria dei suoi spazi. Terrazzamenti sospesi sull’orlo del possibile, sentieri dimenticati che si aggrappano alle pendici, antiche vie pastorali scavate nella memoria della montagna. Ogni dettaglio racconta una lunga convivenza, dove il passato umano e quello naturale si intrecciano in un’armonia tanto dura quanto affascinante. La natura riorganizza i suoi confini Oggi, però, il paesaggio sta cambiando, la natura riorganizza i suoi confini.Quello che un tempo era un paesaggio antropizzato si è trasformato in un labirinto vivente, dove ogni passo è una trattativa con la terra, un atto di ascolto. Eppure, proprio in questa apparente ostilità risiede il fascino di questi luoghi.È qui, dove la vegetazione ridisegna gli spazi con geometrie proprie, che il silenzio diventa voce e memoria, più eloquente di qualsiasi archivio scritto. Sopralluoghi e rilievi cartografici L’incontro con la Cascata Carruso non è stata una semplice escursione, ma il risultato di una meticolosa preparazione. Sopralluoghi, ricerche cartografiche e documenti video d’archivio, hanno ricostruito pezzo per pezzo il puzzle di questo territorio dimenticato. La progressione ora si misura in centimetri Dopo varie esplorazioni e incertezze, un’ombra di speranza si fa strada tra le nostre decisioni. Un percorso che, pur promettendo sfide, sembra più incoraggiante rispetto ai sentieri impervi già affrontati.Abbandoniamo la sicurezza e le comodità del sentiero principale, ultimo avamposto di civiltà, per addentrarci in un tracciato che si restringe progressivamente, trasformandosi in un labirinto di vegetazione. Esili passaggi ci conducono tra ginestraie e intricati arbusti che ci avvolgono con i loro arti spinosi costringendoci a continue deviazioni. La progressione ora si misura in centimetri, non più in metri. Ogni graffio, ogni attimo di disorientamento non sono ostacoli, ma capitoli necessari di questa storia. In territori così selvaggi, l’imprevisto non è un incidente di percorso, è il percorso stesso. Dove le mappe smettono di parlare e inizia la vera avventura Dall’alto mappiamo visivamente la complessa topografia dei crinali aspromontani, testimonianza delle nostre esplorazioni precedenti. Difronte a noi si elevano Monte Iofri, Puntone Galera e il Crinale degli Dei. E poi l’abisso. Ai nostri piedi, si apre il vallone Spasula attraversato dall’omonimo fiume che, più a valle, confluirà nel torrente Aposcipo. Questo non è un semplice panorama, ma un invito silenzioso alla prossima sfida che ci attende laggiù, nel dirupo, dove le mappe smettono di parlare e inizia il vero viaggio. L’ora della verità: quando la storia ci indica la via Il cronometro naturale di queste alture segna un tempo implacabile. La ricerca di un varco si fa sempre più pressante, mentre le ore di luce scandiscono inesorabili il ritmo della nostra avanzata. L’Aspromonte sembra voler mascherare i suoi segreti, ma proprio quando la speranza sembra abbandonarsi alla rassegnazione, un video d’archivio rivela un antico sentiero dimenticato. La mappa mentale del territorio si riscrive istantaneamente. Quello che i satelliti non mostrano, la memoria storica ce lo restituisce. A volte l’esplorazione non è questione di forza fisica, ma di ricordi collettivi. Quei pochi pixel sgranati su un display impolverato hanno cambiato il corso della nostra esplorazione dimostrando che, nella natura più estrema, spesso sono le tracce del nostro passato a illuminare il nostro futuro. Il sentiero nascosto Nell’ombra del versante nord-occientale, un sentiero sottile si fa strada tra querce secolari. Avanziamo seguendo le tracce di animali che ci hanno preceduto tra geometrie fantasma di terrazzamenti ormai divorati dalla vegetazione. Gli arbusti, fitti e intricati, cedono il passo ad una pista scoscesa che avanza decisa verso il greto del fiume. Il torrente Spasula San Gianni: avventura nel regno della Cascata del Carruso Il percorso, ultimo testimone di un antico collegamento tra le alture e la gola, compie una svolta decisiva. Giunti a valle su un dolce pianoro, la natura cambia nuovamente il suo aspetto, svelando un ambiente selvaggio e imprevedibile. Ci immergiamo in un mondo acquatico che esige un altro tipo di approccio e di cautela. Il torrente Spasula San Gianni, porta d’accesso al regno della cascata perduta, si mostra gonfio e vitale dalle recenti piogge stagionali. Serpeggia tra le pareti rocciose di un canyon profondo, raccogliendo le acque di piccoli affluenti che ne accrescono la forza e alimentano l’attesa dell’incontro con la cascata del Carruso. Tra pareti rocciose e massi sospesi: il fragile equilibrio della natura La nostra avanzata segue il ritmo ancestrale delle acque. Le sponde, ci offrono passaggi precari interrotti da continui guadi. Costeggiamo imponenti pareti rocciose, massi sospesi in un equilibrio instabile. Ogni detrito al nostro passaggio racconta una storia di lento movimento, equilibri delicati che ci impongono una marcia rispettosa. Una bellezza fugace destinata a trasformarsi ancora.Lilli, la nostra bussola vivente ci ricorda che l’istinto spesso precede la ragione, che l’empatia con il territorio nasce dall’osservazione silenziosa e che in ambienti così selvaggi esiste un linguaggio comune a tutte le creature. La Cascata del Carruso Improvvisamente, il letto del fiume si allarga. Tra la fitta vegetazione, si intravede l’imponente figura di una cascata. Una spettacolare esplosione d’acqua che precipita

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Da Ortì ad Arasì alla scoperta di Perlupo

Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo

Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Un’antica via si snoda tra i resti di un mondo perduto e sussurra memorie di un passato che ancora respira tra le pieghe dei monti Share Tra le alture di Ortì Tra le suggestive alture di Ortì, piccola frazione a circa 30 minuti da Reggio Calabria, si apre un sentiero che conduce tra i resti silenziosi di un passato dimenticato. A 667 metri sul livello del mare, nella località di Passo di Arasì, un’antica via si fa strada tra la fitta vegetazione evocando memorie di un passato che ancora vive tra questi monti. Perlupo: Il fascino senza tempo di un borgo dimenticato Davanti a noi, situato su un piccolo promontorio all’interno della valle,  si mostra il suggestivo borgo abbandonato di Perlupo noto localmente come “Pirrupu” (dal dialetto, “burrone“). L’antico insediamento si colloca in un contesto paesaggistico di straordinario valore storico e naturalistico. La sua posizione, infatti, offre una vista di rara suggestione sul torrente Annunziata e sulle acque dello Stretto di Messina.  Un sentiero tra memorie e natura Avanziamo lungo un sentiero stretto, fiancheggiato da casolari abbandonati e frammenti di un passato rurale. La vegetazione, fitta e vorace, nasconde un antico mulino, custode di storie dimenticate.  Tra i ruderi e il silenzio di Perlupo: Il passato che vive nei dettagli Giunti ai piedi del borgo, ci attende una ripida salita, un’ultima prova prima di accedere al cuore del paese. Qui, tra i ruderi di case, ovili e frantoi, ci muoviamo con rispetto, immersi in un’atmosfera carica di magia e di silenzio, che amplifica il significato di questi luoghi. Memorie tra le rovine di un borgo perduto L’eco di un’epoca lontana risuona tra le rovine di questo antico insediamento, citato nei testi storici come uno dei borghi colpiti dalle incursioni saracene del X secolo. Un tempo cuore pulsante di una comunità dedita all’agricoltura, il villaggio prosperava grazie alla fertilità delle sue terre e ai vivaci scambi commerciali con i centri vicini, di Trizzino, Arasì, Ortì, Straorino e Reggio Calabria.   Avventura selvaggia tra canne e dirupi Ci lasciamo alle spalle Perlupo, pronti a riprendere il cammino verso la località Alitio, snodo cruciale del sentiero di ritorno. L’impresa si presenta più complessa del previsto, l’accesso al greto del torrente Annunziata è più volte ostacolato da una fitta vegetazione di canne e rovi che nascondono insidiosi dirupi. Dopo una faticosa marcia nel cuore selvaggio della zona, raggiungiamo finalmente l’alveo del fiume, dove un varco umido e fangoso ci introduce in una gola angusta che ne aumenta il fascino dell’avventura. Verso Arasì: oltre la gola, il fascino della valle ai piedi del borgo Ci aggrappiamo agli arbusti per superare i costoni terrosi che si affacciano sul corso d’acqua, mentre il sentiero si snoda in un intreccio di radici e rocce. Superata la gola, il paesaggio si apre su un falso piano che si estende tra due promontori, offrendo una vista suggestiva sulla valle ai piedi del Borgo di Arasì. L’incontro con Antonio: La magia dell’ospitalità calabrese Lungo il cammino, incontriamo Antonio, un agricoltore dal sorriso sincero, di ritorno dai campi. Il suo passo è anticipato dal festoso abbaiare del suo fedele cagnolino, che si lancia in una corsa giocosa, subito accolto dall’esuberanza di Lilli. Con la naturale ospitalità della gente di questi luoghi, Antonio ci offre un passaggio sul retro del suo veicolo cassonato che noi accettiamo di buon grado. Camminare di notte Camminare di notte è ormai un rito, un’esperienza che riaccende l’emozione e alimenta il senso di avventura. Salutiamo il Borgo di Arasì che alle nostre spalle brilla tra i monti. Davanti, la città di Reggio Calabria si apre come un faro luminoso sulle acque dello Stretto. Anche questa volta torniamo a casa con il peso della stanchezza, ma con la ricchezza delle nostre conquiste e dei panorami che rimarranno impressi nella memoria. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Benvenuti Ciao sono Claudio, insieme a Monika e alla piccola Lilli giro per la Calabria in cerca di nuovi luoghi da esplorare e da raccontare. Diario di viaggio raccoglie tutte le nostre avventure, se vuoi sapere qualcosa in più su di noi e sulla nostra passione ‘clicca qui‘ Seguici sui social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram I nostri video racconti Consigli utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: difese efficaci per il tuo cane Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia

Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Un viaggio affascinante tra natura selvaggia e storia antica, dove i resti di una comunità dimenticata raccontano di resilienza, di ingegno e di legami profondi con luoghi dimenticati Share Staiti: un borgo sospeso nel tempo Adagiato lungo il fianco della Rocca Giambatore e con lo sguardo proteso verso le acque del Mar Ionio, sorge il caratteristico borgo di Staiti, piccolo Comune della città metropolitana di Reggio Calabria. Un gioiello arroccato a 550 metri sul livello del mare che si fonde armoniosamente con il paesaggio aspro e maestoso che lo circonda. Varcare la soglia di questo luogo significa compiere un viaggio a ritroso nel tempo, ad un’epoca in cui i sentieri si intrecciavano tra le case in un abbraccio perfetto con la montagna stessa, dove l’uomo e la natura hanno stretto un patto di eterna convivenza. Il fascino del borgo raccontato da Edward Lear A rendere ancora più suggestivo questo luogo, è il racconto che ne fece il celebre scrittore e illustratore inglese Edward Lear, che nel 1847 immortalò Staiti in vivide immagini, consegnandole alla memoria del tempo. Oggi il borgo, di origini bizantine, rappresenta il punto di arrivo del ‘Sentiero dell’Inglese‘, un percorso che rievoca il viaggio dell’autore e che offre ai visitatori l’opportunità di immergersi nella storia e nella natura di questi luoghi. Un viaggio tra panorami mozzafiato e incontri inaspettati La nostra avventura prende il via lungo una strada provinciale che si affaccia sulla suggestiva valle della Fiumara di Bruzzano, regalando una vista panoramica sul pittoresco Borgo di Staiti. Giunti in località Rocca del Cagnolo, ci incamminiamo lungo un sentiero sterrato, accompagnati dal placido incedere di mucche e maiali che pascolano liberamente, testimoni di una natura ancora incontaminata e di una tradizione agro-pastorale che resiste al passare del tempo. Il vallone Cuvolo e la scoperta di un paradiso nascosto Proseguendo verso località Cesaro, ci addentriamo in un bosco fitto e rigoglioso, superando il vallone Fosso Scura e di seguito la località di Ellera. Da qui, un sentiero sinuoso ci conduce lungo una cresta rocciosa che domina il vallone Cuvolo.All’interno di questa incisione, le acque dei torrenti Cuvolo e Sciondolo si incontrano e confluiscono, creando uno spettacolo naturale e inaspettato: cascate spettacolari e pozze d’acqua cristallina di un verde smeraldo intenso che lasciano senza fiato. La tentazione delle gurne e la promessa di nuove avventure Questa scoperta mette in crisi il nostri piani originari. Affascinati dall’irresistibile tentazione di raggiungere le gurne a valle e di catturare la loro bellezza immortale, ci concediamo un momento di riflessione per valutare l’opportunità di una deviazione che ci avvicini alle cascate. Dopo un’attenta analisi del percorso e delle condizioni, decidiamo di resistere al richiamo irresistibile dello scrosciare dell’acqua, rimandando l’esplorazione ad una occasione più propizia. Tuttavia, non rinunciamo a mappare visivamente l’itinerario che si apre a valle, consapevoli che questo luogo magico merita un’escursione dedicata e un’attenzione approfondita in futuro. Uno sguardo al futuro: Motticella, Monte Scapparrone e il vallone Cuvolo Mentre ci prepariamo a tornare sui nostri passi, lo sguardo viene inevitabilmente attratto dalla maestosa presenza del Monte Scapparrone, che domina l’orizzonte e fa da imponente sfondo al nostro cammino. Poco distante, si mostrano Portella Ficara e Monte Grosso, sentinelle silenziose di questo territorio aspro e selvaggio. Ai nostri piedi il vallone Cuvolo e Poggio l’Edera quest’ultimo meta del nostro viaggio che presto accenderà la nostra avventura. Poggio l’Edera: un viaggio nel tempo Attraversando una dolce sella, il passo si fa progressivamente più rapido, offrendo un punto di osservazione privilegiato sul vallone di Torno e sul Borgo di Motticella. Il paesaggio si apre in un equilibrio tra natura incontaminata e memoria storica, dando vita a un racconto stratificato che si svela a ogni passo.Il sentiero, modellato dal passaggio degli animali, si snoda tra una vegetazione fitta e impenetrabile, dove i rovi spinosi lasciano tracce tangibili del percorso intrapreso. L’esplorazione è scandita da momenti di ascolto e contemplazione, interrotti solo dall’irresistibile richiamo del luogo stesso.Avanzando con passo lento e attento, ci immergiamo nella selvaggia bellezza della valle. Il paesaggio si dischiude gradualmente, rivelando angoli remoti e segreti gelosamente custoditi. L’ambiente circostante esercita un fascino profondo ancor prima di essere raggiunto, alimentato dall’immaginazione e dalla suggestione del viaggio. Un richiamo silenzioso, che trova in questi luoghi non solo una meta, ma un’esperienza di riconciliazione e riflessione, in un dialogo costante tra natura e spirito. [the_ad id=”20193″] Resilienza e ingegno tra le pietre del passato È qui, avvolti da una vegetazione intricata e rigogliosa, che affiorano i resti dell’antica comunità di Poggio l’Edera. Questi ruderi, silenziosi testimoni di un passato remoto, raccontano una storia di resilienza e ingegno umano, lasciando intravedere le tracce di un’esistenza semplice ma laboriosa. Le pietre, levigate dal tempo e plasmate dagli eventi, svelano frammenti di una vita organizzata: abitazioni costruite con perizia, mulini che sfruttavano l’energia dell’acqua, campi coltivati con tenacia e una quotidianità profondamente legata ai cicli della natura. Ogni dettaglio parla di un equilibrio precario tra l’uomo e l’ambiente, un equilibrio che ha resistito per secoli, ma che oggi appare fragile e sospeso nel tempo. La storia di Poggio l’Edera, sebbene muta, conserva un valore profondo, invitando alla riflessione sulla nostra relazione con il passato e sulla responsabilità di preservare la memoria delle civiltà che ci hanno preceduto. Il mulino perduto Avanziamo con determinazione tra l’intrico di una vegetazione fitta e implacabile, aprendoci un varco verso il letto del torrente Edera. La meta è l’antico mulino Palamara, silenzioso testimone di un’epoca lontana, adagiato alle pendici del poggio. Giunti dinanzi alla struttura, ne osserviamo l’architettura immaginandola nel suo pieno fervore produttivo. Varcando la soglia, scorgiamo una vecchia macina in pietra, ora avvolta da un manto di muschio, che racconta il passato operoso di questo luogo. Proseguendo lungo il costone che conduce alla confluenza del fiume, scopriamo con stupore che l’ingegneria idraulica che lo alimentava era più complessa di quanto pensassimo. Solide mura in pietra, erette con sapiente maestria, guidavano l’acqua verso un bacino di raccolta, incanalandola poi

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Tracciolino sull'Amendolea

Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato

Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Preparati a scoprire l’incanto dell’Aspromonte! Dal borgo di Gallicianò alla carcara di Stuppari, esplora sentieri dimenticati e respira il fascino autentico di luoghi senza tempo Share L’incanto di Gallicianò: Un viaggio tra leggende, natura selvaggia e ricordi senza tempo La nostra avventura si sviluppa ancora una volta tra le aspre incisioni aspromontane, dove la natura ha forgiato panorami straordinari e la storia, ricca di leggende, si mescola a tradizioni che raccontano di epoche lontane. Siamo a Gallicianò, pittoresca frazione del comune di Condofuri in Provincia di Reggio Calabria. Questo incantevole borgo, circondato da sentieri che attraversano paesaggi selvaggi e suggestivi, conserva ancora l’autenticità e la tranquillità di un luogo lontano dal tempo. Il sentiero primordiale Lasciamo alle spalle il suggestivo villaggio, avanzando all’interno di un passaggio che rivela da subito la sua essenza primordiale, dove il senso di avventura si mescola all’inquietudine del dirupo.Ad ogni passo, il cammino si perde e si ritrova, amplificando il sentimento di allerta e di prudenza che diventa parte dell’esperienza stessa.  Il percorso si fa più ripido, mentre la roccia, logora dal tempo e segnata dal passaggio di animali, diventa testimone silenziosa della vita che anima questi luoghi così impervi e primitivi. Il panoramico silenzio di Carmenedda La fatica del cammino trova la sua ricompensa in località Carmenedda, punto panoramico che sovrasta la valle dell’Amendolea. Qui, il paesaggio si svela in tutta la sua maestosa semplicità: una natura aspra e selvaggia si intreccia in un abbraccio di colori, luci e ombre. In lontananza, il richiamo di un pastore si leva nell’aria fondendosi con il silenzio della valle. Suoni che sembrano provenire da un tempo lontano, capaci di risvegliare nel cuore emozioni ancestrali e un senso profondo di connessione con le radici dell’umanità stessa. Nel cuore di Cameni: Un viaggio tra natura e memoria Proseguendo lungo il sentiero, si accede ai rigogliosi paesaggi di Cameni, un’area in cui la natura si manifesta in tutta la sua prorompente vitalità. Qui, la vegetazione selvaggia avvolge con forza i resti di antiche costruzioni rurali, mute testimonianze di un passato agricolo che ancora resiste al trascorrere del tempo. Il Tracciolino sull’Amendolea Ci addentriamo sempre più nel cuore di una vegetazione selvaggia e impenetrabile, attraversando sentieri naturali che procedono su sporgenze naturali sospese tra cielo e terra, offrendo vedute mozzafiato sul letto serpeggiante della Fiumara.Un itinerario ricco di fascino e bellezza, capace di suscitare suggestioni e parallelismi con il più celebre Tracciolino, il percorso panoramico che collega Palmi a Bagnara nell’estremo sud della provincia di Reggio Calabria. Non a caso ribattezzato il ‘Tracciolino sull’Amendolea‘ (cit. Francesco), un tributo alla sua unicità e alla capacità di evocare emozioni analoghe in un contesto di eccezionale valore naturalistico e culturale. Il crepuscolo a guardia del tempo Il nostro obiettivo si avvicina, ma il crepuscolo all’orizzonte ci avverte che il tempo stringe. Siamo immersi in un mondo perduto, dove i confini naturali univano e separavano terre e comunità. Un luogo che racconta storie di isolamento e bellezza, che sembra appartenerci e sfuggirci al tempo stesso, intriso di silenzi senza tempo, in cui la natura domina incontrastata ed ogni elemento sembra custodire un segreto del passato. La carcara di Stuppari: Testimonianza silenziosa di un trascorso operoso Attraversiamo la località di Stuppari, dove i resti di una struttura muraria di forma circolare, probabilmente una carcara – antica fornace utilizzata per produrre calce – emerge dal terreno come testimonianza silenziosa di un trascorso operoso. Costruita in maniera non casuale, ma sapientemente posizionata vicino al luogo da cui si estraeva la materia prima necessaria al suo funzionamento. In questo luogo, dove le tracce del tempo si intrecciano con la bellezza incontaminata della natura, la storia prende vita, narrata attraverso le pietre e il silenzio che avvolge il paesaggio. Sargagna: Luogo di resilienza e adattamento Finalmente raggiungiamo Sargagna, un toponimo che non si limita a identificare un luogo geografico, ma racchiude in sé un richiamo potente alla cultura e alla storia della valle. Il suono stesso del nome sembra evocare la rudezza e la complessità di questo territorio.Osservando il paesaggio, si svela un frammento della vita che un tempo animava questi luoghi. Qui, sacrificio, resilienza e adattamento non erano solo virtù, ma necessità quotidiane. Il viaggio nei segreti della valle Proseguendo la nostra discesa verso valle, ci immergiamo tra terrazzamenti scavati dall’ingegno umano, gebbie che raccolgono acqua preziosa e canali di irrigazione, segni tangibili della sapienza contadina. È come camminare nella memoria, tra i racconti di chi ha vissuto, lavorato e amato queste terre.E poi, l’incontro con i resti di una vecchia abitazione. Un rudere solitario, ultimo baluardo di un passato ormai lontano, svela frammenti di vite dimenticate. Sullo sfondo, in lontananza, il letto ghiaioso dell’Amendolea diventa il teatro di una scena primordiale. Un grosso cinghiale, simbolo di forza e vulnerabilità, sfreccia disperatamente lungo il greto, in cerca di rifugio. Attorno a lui, l’oscurità che avanza diventa complice di un pericolo invisibile, celando i predatori notturni che popolano la valle. Ed è di nuovo sera… La magia della notte: Un incontro con la natura selvaggia La notte, quel momento in cui il mondo si trasforma e la natura rivela il suo volto più autentico, è ormai diventata un rituale irrinunciabile. Un appuntamento al buio, forse cercato, forse temuto, che mescola stupore e inquietudine. Il silenzio avvolge ogni cosa, interrotto solo dai suoni misteriosi e familiari della vita notturna.Attraversiamo a piedi nudi le acque gelide della fiumara Amendolea, illuminata dai fasci tremolanti delle nostre torce. Lilli, la nostra vivace compagnia a quattro zampe, freme con entusiasmo, pronta a tuffarsi in quel mondo d’ombra e di riflessi. Focolio: Il ritorno tra luci e ombre su crinali solitari Il percorso ci conduce velocemente verso un’ansa sabbiosa, protetta dall’abbraccio di monumentali ontani. È un luogo di rara bellezza, ma anche di sottile tensione, dove la vita notturna, invisibile e vigile, potrebbe osservare i nostri movimenti, valutando la nostra intrusione.Con passi misurati, iniziamo a salire lungo il crinale, mentre l’atmosfera, intrisa dei profumi di terra e vegetazione, si fonde con il

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