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Diario di viaggio

Gola Ficara Janca, Cascata Malacaccia e Monte Colaciuri

Gola Ficara Janca, Cascata Malacaccia e Monte Colaciuri Un viaggio selvaggio nel cuore dell’Aspromonte ionico Share Contenuto 1. Nel versante più selvaggio dell’Aspromonte2. La partenza all’alba verso Cirella3. Cirella e il cammino verso le gole nascoste4. Il pastore che conosce le gole dell’Aspromonte5. L’incontro davanti alla fontana 6. Il sentiero sospeso sotto Monte Iacono7. Verso la Cascata Malacaccia8. L’inizio del cammino9. Le rovine di Cirella e il fragore della fiumara10. Dentro la Ficara Janca: l’ingresso nella gola11. Quando la gola mostra il suo volto selvaggio12. Il pendio nel bosco e la salita fuori dal fiume13. Nel ventre della fiumara Ficara Janca14. Il masso che precipita nel bosco15. Gli ultimi passaggi verso la Cascata Malacaccia16. L’incontro con la Cascata Malacaccia17. Cascata Malacaccia: un ambiente remoto e primordiale18. Nel ventre dell’Aspromonte19. Il ritorno dalla gola: l’anello e la scelta di una via ardita20. La risalita della dorsale e l’impluvio verticale21. La progressione come scalata libera22. La vetta e lo sguardo sul vuoto23. Monte Colaciuri24. Un paesaggio di creste, rocce e valloni25. Il rientro lungo l’antico acquedotto26. Tra torrenti, cascate e antichi percorsi rurali27. I coltivi, i terrazzamenti e il ritorno alla civiltà28. La fine dell’escursione e il silenzio dell’Aspromonte Avvertenza Gli itinerari pubblicati su TaCuntu hanno carattere esclusivamente descrittivo e riflettono esperienze personali. Essi non costituiscono guide ufficiali, né consigli professionali. I percorsi possono includere sentieri poco evidenti, crinali esposti e terreni instabili. Chiunque decida di intraprendere gli itinerari descritti lo fa a proprio rischio e pericolo. Per la sicurezza personale, si raccomanda di:– Affidarsi a guide locali esperte;– Non percorrere da soli itinerari non segnati o poco conosciuti;– Utilizzare equipaggiamento adeguato e strumenti di orientamento idonei;– Verificare preventivamente le condizioni meteorologiche e del terreno. TaCuntu e i suoi gestori declinano ogni responsabilità per danni, infortuni, incidenti o perdite di qualsiasi tipo derivanti dall’utilizzo delle informazioni presenti sul sito. L’escursionismo deve essere praticato con prudenza, preparazione e rispetto del territorio. Nel versante più selvaggio dell’Aspromonte Ci sono esplorazioni in cui il traguardo rappresenta il momento più intenso della giornata. E poi ci sono itinerari come quello della Gola Ficara Janca, della Cascata Malacaccia e di Monte Colaciuri, dove il vero peso dell’avventura si misura nel ritorno.Da anni inseguiamo luoghi remoti, canyon nascosti e vallate dimenticate della Calabria più interna. Eppure questa volta la sensazione è diversa, più intensa, più ruvida. Forse perché certi ambienti non si limitano ad accoglierti, ti mettono alla prova. La partenza all’alba verso Cirella La giornata inizia molto prima del solito. Alle 6:15 ci ritroviamo con l’obiettivo di raggiungere Cirella, piccola frazione del Comune di Platì, entro le 8:30.Nonostante le lunghe giornate primaverili, sappiamo bene che in questi ambienti il tempo ha un valore diverso. Ogni ora di luce può diventare fondamentale quando si attraversano gole profonde, torrenti e versanti privi di sentieri evidenti.Il viaggio verso l’entroterra ionico regala sempre il carattere autentico di questa parte della Calabria. Le strade serpeggiano tra rigogliose vallate, paesi arroccati e montagne che sembrano emergere direttamente dalla pietra. skip render: ucaddon_post_list Cirella e il cammino verso le gole nascoste Il borgo di Cirella conserva ancora il fascino discreto dei paesi di montagna. Le case raccolte attorno alle strade strette, l’ospitalità semplice della gente e il paesaggio dominato dalle montagne, raccontano luoghi lontani dagli itinerari più battuti.Da questo piccolo centro inizia il nostro cammino verso ambienti sempre più aspri e isolati, dove l’acqua ha scavato gole profonde e creato luoghi quasi irraggiungibili. skip render: ucaddon_post_list Bruno, il pastore che conosce le gole dell’Aspromonte Precedenti sopralluoghi in quest’area ci avevano permesso di conoscere Bruno, un giovane pastore di circa trent’anni, che ha trascorso l’intera vita tra gli animali, i pascoli e le montagne dell’Aspromonte.Ad un primo sguardo, la vita di queste persone può sembrare quasi sospesa nel tempo, una quotidianità agreste, immersa nella natura, lontana dal traffico e dalle comodità urbane. Ma basta fermarsi qualche minuto in più ad ascoltare i loro racconti per comprendere una realtà molto diversa.Quella del pastore è una vita fatta di sacrificio, isolamento e resistenza quotidiana. Una dimensione scandita dai ritmi degli animali, dalle stagioni e dalle difficoltà di territori spesso duri da attraversare e ancora più duri da abitare. La natura qui non è uno sfondo romantico, è presenza costante, concreta, a volte severa. L’incontro davanti alla fontana Ci presentiamo puntuali davanti alla fontana del paese. Ad attenderci c’è Bruno, seduto sulla sua moto enduro, con un sorriso immediato e una stretta di mano sicura di chi queste vallate le percorre da sempre.La sua presenza è fondamentale. Conoscere l’accesso corretto alla Cascata Malacaccia non è affatto scontato, soprattutto in un territorio dove tracce e sentieri spesso si confondono con passaggi di animali e con antiche vie pastorali. Prima ancora di indicarci l’imbocco del sentiero, Bruno ci invita a seguirlo nel suo giardino per raccogliere le ciliegie, cerasa come vengono chiamate da queste parti. Un gesto semplice, spontaneo, che racconta perfettamente l’ospitalità discreta dell’entroterra calabrese. Il sentiero sospeso sotto Monte Iacono Lo seguiamo lungo uno stretto cordolo ghiaioso che corre ai piedi di Monte Iacono, un cammino in gran parte esposto su una vallata profonda e selvaggia.Questo tratto è parte di un antico itinerario che collega c.se Maila (400 metri) a Monte dei Due Mari (1070 metri), una dorsale storica che attraversa alcuni degli ambienti più spettacolari dell’Aspromonte meridionale. Sotto di noi si apre una gola scavata dalle acque del torrente Abbruschiato, anch’esso custode di gole, cascate e luoghi difficili da raggiungere.Da quassù il paesaggio appare aspro, quasi incontaminato. Le montagne precipitano verso il fondo valle e il silenzio viene interrotto soltanto dal vento e dal rumore lontano dell’acqua. skip render: ucaddon_post_list Verso la Cascata Malacaccia Dopo una generosa scorpacciata di ciliegie, salutiamo il nostro amico e decidiamo di iniziare finalmente il nostro cammino. Le sue indicazioni ci sembrano chiare e rassicuranti.In quel momento siamo convinti che raggiungere la Cascata Malacaccia non sarà un’impresa particolarmente complessa. Ma in Aspromonte le distanze non si misurano mai soltanto in chilometri. Qui ogni vallata, ogni pietra e ogni torrente possono cambiare completamente

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Le Prache di Casalnuovo e il Vallone Marte-Gigliola

Le Prache di Casalnuovo e il Vallone Marte-Gigliola Canyon nascosti dell’Aspromonte tra forre, cascate e creste selvagge Share Contenuto 1. L’Aspromonte come laboratorio di esplorazione lenta2. Il sopralluogo come forma di conoscenza del territorio3. Casalnuovo di Africo: un borgo sospeso nel tempo4. Il percorso verso Casalnuovo: tra sentieri e paesaggi rurali5. Storia e memoria: le alluvioni che segnarono Casalnuovo6. Punto di partenza: i ruderi e il Vallone Casalnuovo7. Vallone Maro Francesco e i corsi d’acqua effimeri8. Moka: l’incontro con i cani pastore9. Le Prache di Casalnuovo10. Un ambiente selvaggio scolpito dall’acqua11. Sul crinale di Monte Linsito12. Il pianoro di Previtera e il ritorno a Casalnuovo13. Verso Bova: trekking tra creste e valloni14. La cresta rocciosa tra il Vallone Marte e l’orizzonte ionico15. Il passaggio dal bosco alla pietra16. La cascata nascosta nel vallone Marte-Gigliola17. La discesa nel canyon e la magia della cascata18. Il ritorno e l’incontro con la montagna19. Avvertenza L’Aspromonte come laboratorio di esplorazione lenta La curiosità, spesso, ci conduce verso luoghi estremi, verso ciò che resta ai margini delle mappe più frequentate. Non è incoscienza ma un rapporto diretto con il territorio, un legame autentico con la montagna e con la sua memoria. Il sopralluogo come forma di conoscenza del territorio Il sopralluogo, nel linguaggio di chi frequenta questi posti, non ha nulla di spettacolare, è un movimento lento e metodico, fatto di piccoli spostamenti, di ritorni sugli stessi percorsi, di osservazioni ripetute. Ogni passaggio aggiunge un dettaglio nuovo ed è proprio qui che il cammino diventa anche una forma di conoscenza. Casalnuovo di Africo: un borgo sospeso nel tempo L’ultima esplorazione ci conduce a Casalnuovo, frazione del comune di Africo, in provincia di Reggio Calabria. Il borgo, oggi disabitato, si trova su una rupe a circa 700 metri di altitudine, sulla destra idrografica del torrente Apòscipo.Per chi si avventura lungo i sentieri di trekking in Calabria, Casalnuovo rappresenta una tappa significativa, non solo per il paesaggio, ma per ciò che resta della sua storia. Il percorso verso Casalnuovo: tra sentieri e paesaggi rurali Raggiungere Casalnuovo significa intraprendere un percorso che è già parte dell’esperienza stessa. Si segue inizialmente lo stesso itinerario che conduce ad Africo, attraversando paesaggi aspri e panoramici. Lungo la strada, la presenza di capre e mucche non sono elementi di contorno ma parte integrante del paesaggio. Superati i Campi di Bova, nei pressi del Monte Lestì (conosciuto anche come Monte Grosso), la via si apre a una biforcazione. Qui il tragitto cambia direzione deviando verso i resti dell’antico borgo di Casalnuovo. Storia e memoria: le alluvioni che segnarono Casalnuovo Come accadde per Africo, anche Casalnuovo fu profondamente segnato dalle alluvioni del 1951 e del 1953. Tra il 15 e il 20 ottobre 1951, piogge persistenti provocarono frane devastanti; fango, detriti e pietre scesero a valle, causando vittime e la distruzione di intere aree abitate. Da allora, questi luoghi conservano una memoria viva, che si percepisce ancora camminando tra i resti dell’antico abitato.Già nel 1797, lo storico Lorenzo Giustiniani descriveva Casalnuovo come un villaggio agricolo e pastorale, abitato da circa 600 persone, dedite anche alla produzione della seta. Secondo la tradizione riportata da Costantino Romeo, il territorio affonda le radici in un antico insediamento chiamato Tignano, da cui deriverebbe il nome “tignanisi”. Punto di partenza: i ruderi e il Vallone Casalnuovo L’escursione inizia tra i ruderi dell’antico paese. Davanti a noi si apre la frana di Punt.ne Casazri e il Vallone Casalnuovo, all’interno del quale scorrono le acque del torrente omonimo. Il territorio si articola in una rete complessa di impluvi e incisioni secondarie, tipiche di un ambiente modellato da piogge intense e dinamiche idrogeologiche attive. Vallone Maro Francesco e i corsi d’acqua effimeri Alla nostra destra si apre il vallone Maro Francesco, una profonda incisione valliva attraversata da un corso d’acqua che prende vigore nei periodi di piogge intense. Non è raro, in Aspromonte, incontrare toponimi che evocano vicende di vite tragicamente interrotte, quasi a sottolineare il legame profondo tra comunità e ambiente. skip render: ucaddon_post_list Moka: l’incontro con i cani pastore Poco prima del nostro avvio, dal nulla, ci fanno visita due cani pastore. Uno di loro, una graziosa cagnolina, quasi avesse già deciso di accompagnarci, si accoda al gruppo e inizia a seguirci lungo il sentiero, con l’andatura tranquilla di chi conosce già la strada. La batteziamo “Moka“, per quella macchia scura color caffè che le incornicia l’occhio sinistro e le dona uno sguardo dolce e curioso. A controllare ogni movimento, però, c’è anche Lilli, la nostra cagnolina. Diffidente e territoriale, segue con attenzione la nuova arrivata, sorvegliando le distanze e fissando con simpatica gelosia il confine entro cui è disposta a tollerare le attenzioni di Moka verso il gruppo. Le Prache di Casalnuovo Con l’aiuto di un drone individuiamo dall’alto un passaggio tra la vegetazione più fitta, unico varco possibile per proseguire. Lasciata la strada sterrata,  intercettiamo una traccia secondaria immersa nella macchia aspromontana. La discesa verso il torrente richiede attenzione. Il terreno, friabile e a tratti esposto, obbliga a muoversi con cautela tra rocce, arbusti e vecchi segni di passaggio. Dopo un breve avvicinamento raggiungiamo finalmente le acque del Maro Francesco, nel cuore di uno dei luoghi più sorprendenti e meno conosciuti dell’Aspromonte. Un ambiente selvaggio scolpito dall’acqua Questo tratto, noto come Prache di Casalnuovo, segnalato anche nel catasto forre della Calabria dagli appassionati di canyoning, conserva un carattere selvaggio e autentico. Placche levigate, gole scolpite dall’acqua e una sequenza di salti che raggiungono i quindici metri modellano un ambiente luminoso e dinamico, osservabile da diversi punti lungo il canyon. All’interno l’acqua scorre con un fragore continuo, riflettendo una sensazione inattesa di calore. Sul crinale di Monte Linsito Proseguiamo il nostro cammino seguendo una sottile traccia lasciata dagli animali, risalendo lentamente il versante opposto della valle. Il sentiero, appena accennato tra erba e pietre, ci guida fino al crinale del Monte Linsito.Raggiungiamo così un piccolo pianoro in località Previtera. Qui veniamo sorpresi dalla presenza di una numerosa famiglia di maiali neri, immobili a osservare con diffidenza il nostro passaggio. Il pianoro di

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Valle grecanica osservata dalla vetta

Monte Cataluce

Monte Cataluce Viaggio nel cuore segreto del basso Ionio reggino: da Rocca di Varva a Monte Cataluce! Share Contenuto 1. Un territorio da raccontare: il basso Ionio reggino2. Nel territorio di San Lorenzo3. Rocche, volti e mito: la pareidolia nel paesaggio4. Dalla Rocca di Varva a Monte Cataluce: l’inizio del cammino5. Adattamento, concentrazione e pazienza6. Monoliti, affacci e sentieri dimenticati7. La vetta e l’incertezza del tempo8. Tra frane e antichi passaggi9. Terrazzamenti, rovi e memoria agricola10. Contrada Modafferi: silenzio e suggestione11. Il ritorno sul Sentiero dell’Inglese12. La notte, le fiumare e le luci della valle13. Un incontro che vale il viaggio14. Perché visitare Monte Cataluce?15. Domande frequenti16. Avvertenza Scheda tecnica Dove si trova Monte Cataluce?Monte Cataluce si trova nel territorio di San Lorenzo, nella provincia di Reggio Calabria, nel cuore del basso Ionio reggino, all’interno dell’area grecanica della valle dell’Amendolea.Monte Cataluce è un percorso adatto a tutti?Sì, Monte Cataluce può essere frequentato da escursionisti di diversi livelli lungo i percorsi ordinari. Tuttavia, l’itinerario descritto in questo articolo si sviluppa al di fuori dei tracciati escursionistici convenzionali e presenta condizioni di potenziale rischio. Leggere attentamente le avvertenze in fondo all’articolo. Dettagli tecnici🥾 Durata percorso: 6-7 ore (Rocche di Varva–Monte Cataluce)📏 Lunghezza: circa 11 km⛰️ Dislivello: +600 m⏱️ Difficoltà: EE💧 Acqua: portare almeno 1 litro a persona (assenza di fonti lungo il percorso)📸 Attrezzatura: Bastoncini, frontale, abbigliamento tecnico, GPS o app cartografica offline Un territorio da raccontare Prosegue la mappatura del basso Ionio reggino, un lavoro di esplorazione lento e consapevole che intreccia cammino, osservazione e racconto. Un viaggio attraverso luoghi iconici e profondamente identitari, dove la natura aspra e la memoria del territorio convivono lungo sentieri spesso dimenticati. Nel territorio di San Lorenzo Ci troviamo nel territorio di San Lorenzo, entroterra ionico della provincia di Reggio Calabria. Qui la natura domina incontrastata, tra rilievi aspri, silenzi profondi e tracce di un tempo che sembra essersi fermato. Un territorio che più volte ha incrociato il nostro cammino, rendendoci protagonisti di esperienze intense, imprevedibili e profondamente legate all’identità di questi luoghi. skip render: ucaddon_post_list Rocche, volti e miti: la pareidolia nel paesaggio L’area è caratterizzata da grandi rocce, che stimolano l’immaginazione. Qui, la mente associa spontaneamente le forme naturali a volti umani, figure mitologiche o animali, in un fenomeno noto come pareidolia (dal greco εἴδωλον “immagine” e παρά “vicino“). Non è un caso isolato. Dinamiche simili caratterizzano numerosi luoghi emblematici della Calabria, rafforzando il legame profondo tra paesaggio, percezione e narrazione del territorio. skip render: ucaddon_post_list skip render: ucaddon_post_list Dalla Rocca di Varva a Monte Cataluce: l’inizio del cammino Ripartiamo dalla suggestiva Rocca di Varva, con l’obiettivo di raggiungere la vetta di Monte Cataluce. La bellezza di questi luoghi si mostra intima e riservata, trasformando ogni passo in un’esperienza preziosa.Sulla strada incontriamo un anziano signore, custode spontaneo di queste terre. La sua accoglienza autentica ci ricorda che qui non si è semplici visitatori, ma ospiti accolti come parte di una comunità viva. Ci salutiamo con un arrivederci, certi che questo incontro tornerà nel nostro racconto. Adattamento, concentrazione e pazienza Il cammino si snoda lungo uno sterrato ai piedi di Monte Urda, reso insidioso dalle recenti piogge. Il terreno fangoso obbliga a muoversi con cautela su cordoli stretti, cercando appoggi tra rocce e cespugli. Ogni passo richiede equilibrio e attenzione. È l’essenza dell’escursionismo autentico, quello che non concede scorciatoie, fatto di adattamento, concentrazione e pazienza. skip render: ucaddon_post_list Monoliti, affacci e sentieri dimenticati Proseguiamo lungo il sentiero che unisce Rocca di Varva a San Pantaleone, tra monoliti e affacci panoramici che raccontano l’identità aspra di questo territorio.In direzione Barone, intercettiamo una traccia secondaria che ci conduce progressivamente alle pendici di Monte Cataluce. La risalita del costone, brullo e ciottoloso, regala sensazioni crescenti fino alla vetta. Nonostante il luogo sia già noto, la vista dall’alto restituisce la sensazione di una conquista. La vetta e l’incertezza del tempo Dall’alto si aprono nuove prospettive sulla Fiumara Amendolea e sull’intera valle grecanica. Ma il cielo cambia rapidamente. Rombolii lontani annunciano l’arrivo di nuove piogge.Decidiamo di rientrare affrontando l’incognita del percorso alternativo, con lo spirito rocambolesco e determinato che da sempre anima i nostri itinerari in montagna. Tra frane e antichi passaggi Carte alla mano, ci addentriamo in un vallone apparentemente ordinario, alla ricerca di un antico collegamento tra due promontori. La traccia, che dall’alto sembrava chiara, scompare tra frane e smottamenti.La discesa è ripida, il terreno fangoso e instabile. Avvicinandoci al torrente a fondo valle, il pantano limaccioso trattiene gli scarponi opponendo resistenza ad ogni passo. Sopra di noi, il fragore dei tuoni anticipa un cambiamento imminente, accompagnando il nostro arrivo sul greto. skip render: ucaddon_post_list Terrazzamenti, rovi e memoria agricola Risaliamo la dorsale tra rovi intricati e una vegetazione impenetrabile, nel tentativo di raggiungere antichi terrazzamenti. Ciò che un tempo era un passaggio sicuro oggi richiede uno sforzo intenso, quasi epico.Il progressivo abbandono ha lasciato campo libero a una natura rigogliosa e dominante. Tra pianori, un tempo coltivati ad aranci e ulivi, si percepisce ancora la memoria delle comunità agricole che modellavano il territorio con tenacia e resilienza. Contrada Modafferi: silenzio e suggestione Dopo una camminata intensa, raggiungiamo contrada Modafferi. Il paesaggio si apre lentamente rivelando i resti di un di un antico caseggiato adagiato su un imponente masso. Ai piedi della roccia si apre una grotta di ampie dimensioni, un tempo probabilmente adibita a stalla.Il silenzio che avvolge il luogo, l’umidità e l’immobilità del paesaggio regalano un’emozione intensa e sorprendentemente suggestiva. Il ritorno sul Sentiero dell’Inglese Tra ulivi e piccoli scorci di campagna incontaminata attraversiamo l’antico abitato dove poche case resistono al tempo. Reti per la raccolta delle olive e attrezzi agricoli testimoniano ancora una presenza discreta dell’uomo e segnalano al contempo una via d’uscita sicura nelle vicinanze.Proseguendo lungo il sentiero, giungiamo in località Grotta, tappa del primo sopralluogo e incontro felice con gli abitanti del posto. Qui recuperiamo un tratto del sentiero dell’inglese, uno degli itinerari più suggestivi della Calabria greca, dove borghi e paesaggi naturali si alternano in scenari sorprendenti. skip render: ucaddon_post_list La notte, le fiumare e le luci della valle La notte avanza. Da Calammati, sul

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Nevicata improvvisa sul crinale durante l’escursione Sella Entrata Motticella

Escursione invernale sulle creste del Sant’Agata

Escursione invernale sulle Creste del Sant’Agata Da Sella Entrata a Motticella, tra boschi innevati, panorami inattesi e silenzi assoluti in un ambiente selvaggio e suggestivo Share Contenuto 1. Un inizio d’anno tra gelo e meraviglia2. Verso l’Aspromonte: la sfida del freddo3. Da Sella Entrata a Motticella4. L’avvicinamento5. Un sentiero immacolato tra storia e panorami6. Gelo, vento, neve eh…ritirata7. La fatica invisibile della neve8. Tra monte Cendri e monte Micheletta9. Un ritorno carico di bellezza Scheda tecnica Il percorso parte da Sella Entrata (1400 m) e si sviluppa tra boschi di pino e castagno, con ampi panorami sulla Fiumara Sant’Agata, sulla costa e, nelle giornate limpide, sull’Etna.In presenza di neve abbondante l’itinerario assume carattere EE, richiedendo buona preparazione fisica, attrezzatura invernale e capacità di orientamento.Percorso innevato consigliato solo a escursionisti allenati, da affrontare esclusivamente con condizioni meteo-nivologiche favorevoli. Ciaspolata / Escursionismo invernale🥾 Durata percorso: 5–6 ore (anello Sella Entrata–Motticella)📏 Lunghezza: circa 10 km⛰️ Dislivello: +360 m⏱️ Difficoltà: EE💧 Acqua: portare almeno 1 litro a persona (assenza di fonti lungo il percorso)📸 Attrezzatura: Ciaspole, frontale, abbigliamento tecnico, GPS o app cartografica offline Un inizio d’anno tra gelo e meraviglia Il nuovo anno in Calabria è iniziato con suggestioni inaspettate. Un’ondata di freddo intenso, accompagnata da nevicate diffuse, ha interessato il territorio anche a quote inferiori ai 1000 metri di quota. La natura, con il suo fascino invernale, ha mostrato il suo lato più autentico capace di ispirare il desiderio di un’avventura intima e profondamente stimolante. skip render: ucaddon_post_list Verso l’Aspromonte: la sfida del freddo Accogliamo la sfida del freddo pianificando un’escursione lungo i sentieri innevati dell’Aspromonte. Come sempre, i preparativi sono accurati: attrezzatura adeguata, studio del percorso e gestione degli spostamenti, fondamentali per affrontare neve e gelo in sicurezza. La montagna non perdona l’improvvisazione, soprattutto in inverno. Da Sella Entrata a Motticella Un itinerario che, in altre stagioni, risulta accessibile a molti, ma che in condizioni invernali richiede buona preparazione fisica e attrezzatura specifica come ciaspole e abbigliamento tecnico. Quello che doveva essere un semplice sopralluogo si trasforma, ancora una volta, in un’esperienza intensa e memorabile. skip render: ucaddon_post_list skip render: ucaddon_post_list L’avvicinamento Raggiungiamo Sella Entrata, a quota 1400 m s.l.m, punto di partenza dell’itinerario, percorrendo la strada Reggio Calabria – Mosorrofa – Campi di Sant’Agata. La neve, presente in abbondanza, rende necessaria una modifica del mezzo: in località Donna lasciamo l’auto e proseguiamo con un piccolo fuoristrada, più adatto alle condizioni invernali estreme. All’incrocio tra la SS 183 e la strada per Cardeto, piccolo comune in Provincia di Reggio Calabria, indossiamo le ciaspole e iniziamo a camminare lungo una pista sterrata che si inoltra in un bosco ceduo di pino e di castagno. Un sentiero immacolato tra storia e panorami Procediamo su un sentiero intatto, segnato solo dalle impronte dei racchettoni che incidono la neve come testimonianza silenziosa del nostro passaggio.Il paesaggio si apre progressivamente sulla Vallata della Fiumara Sant’Agata, offrendo affacci suggestivi sulla costa e, più lontano, sull’Etna. Dall’alto riconosciamo i resti degli antichi insediamenti di Cardeto nord: Chiumputu, Loddini, Iriti, Castanea, Cholachecco. A valle scorre il Torrente Catacino, che, insieme al Torrente del Forno, alimentano la Fiumara Sant’Agata creando gole, gurne e salti d’acqua nascosti da un arcigno crinale roccioso ai piedi di Motticella. Gelo, vento, neve eh…ritirata Una sferzante nevicata improvvisa ci raggiunge sul crinale. Gelo, vento e neve ci costringono ad una ritirata non voluta. Ritorniamo sui nostri passi ma decidiamo di chiudere il giro seguendo una pista sul versante settentrionale incrociata all’andata. Una scelta che si rivelerà più impegnativa del previsto. La fatica invisibile della neve La distanza dalle auto è breve, ma le condizioni proibitive rendono ogni passo faticoso. La neve, tanto affascinante, nasconde insidie non misurate. Camminare sulla neve fresca ci comporta uno sforzo muscolare maggiore rispetto alla camminata normale. Il peso delle ciaspole, dell’attrezzatura e il freddo intenso aumentano ulteriormente il nostro dispendio energetico. skip render: ucaddon_post_list Tra Monte Cendri e Monte Micheletta Giunti ai piedi di Monte Cendri e di Monte Micheletta, la risalita mostra il suo lato più severo. Circa 300 metri di dislivello ci separano dalle cime che diventano una prova di resistenza considerevole. La sera ci raggiunge. Il bagliore delle torce frontali si riflette sul candore della neve, mentre il bosco ovattato assorbe il rumore della nostra presenza. Intorno a noi solo le tracce di caprioli e della fauna locale. In questo silenzio assoluto, la natura sembra restituirci la stessa gratitudine con cui la stiamo attraversando. Ci sentiamo privilegiati e la fatica non ci fa più paura. Un ritorno carico di bellezza Dalla cima rientriamo verso il punto di partenza con soddisfazione e riconoscenza. Portiamo con noi il ricordo di un’esperienza fatta di resilienza, fatica e bellezza autentica. Le creste del Sant’Agata, in inverno, non sono solo un luogo, sono un incontro profondo con la montagna e con noi stessi. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure skip render: ucaddon_post_list Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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Rocca di Varva: natura, geologia e benessere

Rocca di Varva: tra natura, geologia e benessere Un cammino esperienziale tra uliveti, silenzi e rocce antiche nel cuore del basso Ionio reggino Share Contenuto 1. Un viaggio tra natura e geologia nel basso ionio reggino2. Un percorso ad anello tra ulivi, vigneti e panorami mozzafiato3. Un cammino silenzioso e terapeutico4. Rocca di Varva: il monolite del tempo5. Le rocce conglomeratiche del basso ionio reggino6. Verso la Fiumara lungo il Sentiero dell’Inglese7. Sosta nel Borgo Grotta: accoglienza e autenticità8. Il ritorno tra silenzi sospesi9. Scopri altri itinerari nelle vicinanze10. Fonti e approfondimenti11. FAQ – Domande frequenti Scheda tecnica 🥾 Durata percorso: 5–6 ore (anello San Pantaleone–Grotta–Condofuri)📏 Lunghezza: circa 10 km⛰️ Dislivello: +450 m⏱️ Difficoltà: media💧 Acqua: portare almeno 2 litri a persona (assenza di fonti lungo il percorso)☀️ Periodo consigliato: primavera e autunno, per clima mite e giornate limpide📸 Attrezzatura: scarponi da trekking, bastoncini, cappello, GPS o app cartografica offline⚠️ Sicurezza: segnaletica presente, tuttavia meglio procedere in gruppo o con guida locale. Un viaggio tra natura e geologia nel basso ionio reggino C’è un luogo, nel cuore del basso ionio reggino, dove la natura racconta la storia della Terra. Tra uliveti secolari, vigne profumate e macchia mediterranea, il paesaggio diventa un intreccio di geologia, memoria e leggenda. Un percorso ad anello tra ulivi, vigneti e panorami mozzafiato Poco distante dal borgo di San Pantaleone, una piccola frazione del Comune di San Lorenzo, in provincia di Reggio Calabria, parte un sentiero che conduce alla suggestiva Rocca di Varva. Il percorso segue una tranquilla via interpoderale, che conserva in alcuni tratti il fascino autentico della campagna rurale. Un cammino silenzioso e terapeutico Oltrepassata una piccola strada che costeggia il cimitero del borgo, il sentiero si fa più intimo e ci guida alle pendici del Monte Urda. Il silenzio del luogo invita alla lentezza, alla meditazione, a un cammino che diventa quasi “terapia”. Camminare lentamente, senza fretta, diventa un gesto consapevole, un modo naturale per ridurre lo stress e rigenerare corpo e mente. Il silenzio in cammino Camminare lentamente, in silenzio e facendo attenzione a non far rumore, permette di calmare la mente durante lo spostamento del corpo, secondo un processo che ti consente di arrivare a destinazione con la mente più lucida rispetto a quando hai iniziato. In più scoprirai le percezioni ampliarsi Rocca di Varva: il monolite del tempo Man mano che si procede, all’orizzonte appare una grande roccia isolata: la Rocca di Varva, un monolite naturale che si eleva come un antico guardiano tra i campi. Osservata da diverse angolazioni, la roccia muta colore con la luce: dorata all’alba, rossastra al tramonto, come se volesse raccontare il passare del tempo attraverso le sfumature della terra.È un luogo ideale per chi ama la fotografia naturalistica, il geoturismo e le esperienze di trekking a contatto con l’autenticità dei paesaggi calabresi. skip render: ucaddon_post_list Le rocce calcarenitiche del basso ionio reggino Le rocce che compongono la Rocca di Varva sono formate da antichi processi di sedimentazione, testimonianze preziose della storia geologica di questa parte della Calabria. Queste formazioni calcarenitiche raccontano il passato di un territorio che ha saputo conservare la propria identità naturale e selvaggia. Un patrimonio unico che contribuisce a rendere il paesaggio del basso ionio reggino uno dei più affascinanti e suggestivi del Sud Italia. Verso la Fiumara lungo il Sentiero dell’Inglese Proseguendo il cammino, orientando lo sguardo verso l’alveo del Torrente Pisciato (o Zoparia), il sentiero si fa più selvaggio. Intercettiamo un tratto del celebre Sentiero dell’Inglese, percorso storico-naturalistico che attraversa la Bovesia. Da qui, la vista si apre come un anfiteatro naturale sulla Fiumara di Condofuri che più in basso confluisce nella Fiumara dell’Amendolea. Ogni passo è un’immersione nel silenzio, nella memoria e nella bellezza autentica della Calabria greca. skip render: ucaddon_post_list Sosta nel Borgo Grotta: accoglienza e autenticità Il percorso ci conduce poi verso Grotta, una piccola località collinare del comune di Condofuri. Questo borgo rurale, nel cuore dell’Area Grecanica, ci accoglie con la sua genuina semplicità e ogni incontro diventa racconto. Le case in pietra, i profumi della campagna, il calore spontaneo della sua gente, ci invitano, silenziosamente, a restare ancora un po’. Dopo una breve sosta, tra chiacchiere e sorrisi, riprendiamo il cammino procedendo verso l’alveo ciottoloso della Fiumara di Condofuri. Il ritorno tra silenzi sospesi Il sentiero del ritorno attraversa le località Calammati e Canna. Dall’alto gustiamo panorami che si aprono su San Lorenzo, Monte Scafi, Condofuri con la sua fiumara e il borgo antico di Bova. Si cammina lentamente, quasi a voler prolungare la magia del viaggio, mentre il profumo della campagna guida gli ultimi passi verso il punto di partenza. Chi visita questi territori porta con sé un frammento di silenzio, di bellezza e di verità. La Rocca di Varva resta lì, maestosa e immobile, a ricordarci che ogni viaggio in questi luoghi continua dentro di noi, nel ricordo di una terra che parla all’anima e custodisce il mistero del tempo. skip render: ucaddon_post_list Scopri altri itinerari nelle vicinanze Se questo cammino ti ha ispirato, continua a leggere qui: Borgo Cerasara, viaggio nell’agrosud reggino Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! I canyon di Motta San Giovanni: Tesori naturali a bassa quota Pellaro e il Vallone Palombaro I canyon di Motta San Giovanni: Tesori naturali a bassa quota Mocissà e la Valle delle Mummie Da Monte Sprea alle Rocche di Prastarà Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Dalla Fiumara Amendolea a Gallicianò Da Bova a Roghudi Vecchio Da Bova alla Fiumara Amendolea: Viaggio tra antichi sentieri I calanchi di San Lorenzo Fonti e approfondimenti San Lorenzo: uno degli ultimi borghi ad abbandonare la lingua greca Sentiero dell’Inglese Edward Lear: diario di un viaggio a piedi (L’altro Aspromonte) Edward Lear e la Calabria del XIX secolo A San Lorenzo si punta sul turismo esperienziale Erbe spontanee commestibili calabresi: Un tesoro di sapori selvatici FAQ – Domande frequenti Dove si trova la Rocca di Varva? La Rocca di Varva si trova nel basso Ionio reggino, nel territorio tra

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Sentiero dell'Inglese

Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco

Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Trekking, storia e spiritualità nel cuore della Calabria greca Share Contenuto 1. Pietrapennata: dove il tempo si è fermato2. I martisi3. Tra le case e il silenzio del borgo4. Verso Staiti: dove la montagna incontra il mare5. Staiti: Un luogo fuori dal tempo6. Il Museo dei Santi Italo-Greci7. Le porte parlanti di Staiti8. Sul Sentiero dell’Inglese9. Tra pinete e memorie bizantine10. La Rocca di Sant’Ippolito11. Edward Lear: un viaggio nel tempo12. L’anima dei cammini dell’Aspromonte13. Scopri altri itinerari in Aspromonte14. Fonti e approfondimenti15. FAQ – Domande frequenti Scheda tecnica 🥾 Durata percorso: 5–6 ore (anello Pietrapennata–Staiti–Alica–Pietrapennata)📏 Lunghezza: circa 15 km⛰️ Dislivello: +650 m⏱️ Difficoltà: media💧 Acqua: portare almeno 2 litri a persona (assenza di fonti lungo il percorso)☀️ Periodo consigliato: primavera e autunno, per clima mite e giornate limpide📸 Attrezzatura: scarponi da trekking, bastoncini, cappello, GPS o app cartografica offline⚠️ Sicurezza: segnaletica presente ma in alcuni tratti sbiadita; meglio procedere in gruppo o con guida locale. Pietrapennata: dove il tempo si è fermato Proseguendo il nostro viaggio tra i sentieri selvaggi e silenziosi dell’Aspromonte, arriviamo a Pietrapennata, un pittoresco borgo calabrese immerso nel cuore della provincia di Reggio Calabria, a pochi chilometri da Palizzi. Silenzioso e discreto, perfetto per chi cerca pace e autenticità lontano dai circuiti turistici più affollati. Adagiato a 670 metri di altitudine, ai piedi del Monte Punta di Gallo, custodisce un fascino rurale e paesaggistico unico.  I martisi Secondo la tradizione orale, questo suggestivo borgo calabrese sarebbe stato fondato dai Cavalieri di Malta, un dettaglio che ancora oggi caratterizza la sua identità storica e culturale. Non a caso, gli abitanti di Pietrapennata sono tuttora conosciuti come i “martisi”. skip render: ucaddon_post_list skip render: ucaddon_post_list Tra le case e il silenzio del borgo Prima di intraprendere il nostro cammino, ci immergiamo tra le viuzze di Pietrapennata. Nonostante oggi conti pochissimi abitanti, Pietrapennata emana un’energia autentica e magnetica. Il silenzio del borgo, regala una sensazione di isolamento rigenerante, ideale per chi ama il trekking e l’escursionismo. Da qui partono sentieri panoramici, tra cui quello che conduce al suggestivo Monastero dell’Alica (o “della Lica”). Verso Staiti: dove la montagna incontra il mare Lasciato alle spalle il borgo, imbocchiamo la panoramica SP165, un cammino che si snoda tra curve sospese sulla valle. È un tragitto breve, ma intenso: pochi chilometri bastano perché il paesaggio cominci a mutare. Abbandoniamo l’asfalto imboccando una pista secondaria che rivela da subito tutta la sua essenza mediterranea. Da un lato le pendici dei rilievi pre-aspromontani cedono il posto a terrazzamenti profumati di erbe selvatiche; dall’altro, l’immenso blu del Mar Ionio si apre all’orizzonte e sembra non avere confini. In lontananza, aggrappato al fianco della Rocca Giambatore, appare Staiti, prossimo capitolo del nostro viaggio. Staiti: Un luogo fuori dal tempo Staiti si presenta come un piccolo gioiello medievale. Con le sue radici bizantine e il lascito dei monaci basiliani, è uno dei borghi più autentici dell’Aspromonte greco. Esploriamo il suo lato più intimo, fatto di silenzi, panorami e ospitalità sincera. Fuori dalle rotte del turismo di massa, rappresenta la Calabria autentica, quella che seduce chi la scopre e che invita a restare. I belvedere offrono viste mozzafiato sulla fiumara di Bruzzano e il silenzio del borgo diventa quasi un rito d’ascolto.  Il Museo dei Santi Italo-Greci Tra le gemme di Staiti spicca il Museo dei Santi Italo-Greci, dedicato alla memoria dei monaci che vissero questi luoghi come eremi di preghiera e meditazione. Il museo si inserisce in un più ampio progetto di recupero delle tradizioni greco-ortodosse e si affianca al Sentiero delle Chiese Bizantine, un itinerario a cielo aperto decorato da bassorilievi che narrano episodi e simboli della spiritualità calabrese. skip render: ucaddon_post_list Le porte parlanti di Staiti Ma Staiti non è solo passato. Camminando tra le vie del centro, ci si imbatte nelle porte Staitesi, un originale progetto di arte urbana che trasforma semplici ingressi in spazi di riflessione. Un lavoro svolto dal Servizio Civile 2018, con la collaborazione del Presidente della Pro-loco di Staiti. Superfici vissute su cui parole e colori diventano messaggi sociali, parte di un itinerario urbano che unisce arte e viaggio. skip render: ucaddon_post_list Sul Sentiero dell’Inglese Dal centro di Staiti, seguiamo la segnaletica bianco-rossa che indica il Sentiero dell’Inglese, uno dei percorsi escursionistici più noti del Sud Italia. Procediamo lungo una via panoramica che inizia a salire di quota fino a diventare in breve sterrata. Mentre il silenzio del paesaggio ci avvolge, una piccola Panda 4×4 compare all’improvviso. È la gente del posto, ci salutano con un sorriso e ci regalano un prezioso consiglio per il ritorno: ‘Seguite sempre il mare’ Un invito che racchiude l’essenza di questi luoghi: autentici, selvaggi e spirituali, dove l’orientamento non è solo geografico ma anche interiore. Tra pinete e memorie bizantine Proseguiamo lungo il sentiero, lasciamo la strada sterrata principale nei pressi di una giovane pineta per addentrarci in una pista secondaria immersa nella macchia mediterranea, tra felci, ginestre e profumi di terra umida.Poco più avanti, tra antichi terrazzamenti e muretti a secco, appaiono i ruderi dell’antico monastero della Madonna dell’Alica (o della Lica), di cui restano ancora visibili le mura e il campanile. Secondo gli storici, l’edificio risalirebbe al XII secolo e sarebbe appartenuto a un complesso monastico di origine bizantina. La Rocca di Sant’Ippolito Lasciata alle spalle la chiesa, il sentiero risale dolcemente la collina, regalandoci scorci su Bova e sulle maestose cime aspromontane. In questo paesaggio incontaminato, a dominare la scena naturale, si staglia la Rocca di Sant’Ippolito, un imponente pinnacolo roccioso alto circa venticinque metri. Oggi questa rocca è meta ambita dagli amanti dell’arrampicata sportiva, che dall’alto trovano una ricompensa straordinaria: una vista panoramica mozzafiato che abbraccia boschi fitti, vallate profonde e, in lontananza, l’azzurro del mare. Edward Lear: un viaggio nel tempo Già nel 1847 lo scrittore e viaggiatore inglese Edward Lear rimase incantato davanti a questa scenografia naturale. Nel suo “Diario di un viaggio a piedi” scrisse infatti: “Pietrapennata non ha niente di notevole, ma, dall’alto, immediatamente sopra di esso, apparve ai

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Lago Costantino: la mia prima grande avventura

Lago Costantino: la mia prima grande avventura

Lago Costantino: la mia prima grande avventura Il racconto di una esplorazione indimenticabile che ha ispirato il mio modo di viaggiare Share Contenuto 1. Il 1998 e il richiamo dell’Aspromonte2. Notte insonne prima della partenza3. Partenza all’alba lungo la Statale 1064. San Luca e il primo incontro con l’Aspromonte5. Il rito del caffè6. L’incontro inatteso: la generosità autentica dell’Aspromonte7. Lungo la fiumara Bonamico: fatica, rocce e natura primordiale8. La fatica invisibile9. L’invenzione della barella per alleggerire il carico10. L’abbandono necessario11. Presagio nascosto tra le rocce: il piccolo cinghiale della fiumara12. L’arrivo al Lago Costantino13. L’incontro inatteso14. Preparativi rapidi, mani in sincronia15. Una fortezza di tela16. La notte dei cinghiali: un assedio nel cuore della notte17. Barricati nel buio18. L’alba sul Lago Costantino19. Un risveglio magico20. Una barchetta dimenticata ci porta verso l’altra sponda21. Il Lago che non c’è più: ricordi e immagini di un luogo perduto22. La notte in cui nacque il lago23. Un angolo di tempo sospeso24. La lenta erosione del lago25. Un geosito di rilevanza internazionale: la memoria di un lago26. Fonti e approfondimenti Il 1998 e il richiamo dell’Aspromonte Era il 1998 e, insieme alla maggiore età, arrivò quel brivido di libertà che spalanca le porte del mondo. La patente in tasca, qualche spicciolo per la benzina e una voglia irrefrenabile di esplorare luoghi che fino ad allora avevo solo immaginato. Fu così che nacque la prima grande avventura. La destinazione era il Lago Costantino, situato lungo il corso della Fiumara del Bonamico. Con me, un piccolo gruppo di amici e due instancabili compagni a quattro zampe: Zagor e Thor, pronti ad esplorare ogni angolo nascosto dell’Aspromonte. Notte insonne prima della partenza La notte prima del viaggio passata insonne. Un film di suggestioni e fantasie si raccontava già nella mia mente. Il buio profondo della notte, i suoi silenzi, le stelle, la natura selvaggia, le risate, le storie scambiate tra compagni. Scene mai vissute oscillavano tra sogno e anticipazione. La Statale 106 Era appena l’alba quando girai la chiave della mia vecchia Peugeot. La Statale 106 ionica, collegamento strategico che connette vari comuni costieri della Provincia di Reggio Calabria, offriva scorci panoramici sulla costa a cui tutt’oggi si fatica a resistere. È una linea sottile che cuce storie, paesi, volti, paesaggi e piazze già animate dal primo caffè. In quella luce calda c’era la promessa di un viaggio diverso. A sinistra, il profilo delicato delle colline, a destra, il blu del mare ionio. Una bellezza semplice ma irresistibile, che ci costringeva ogni tanto a rallentare solo per goderne lo spettacolo. San Luca e il primo incontro con l’Aspromonte Giunti al bivio per San Luca, ebbi un momento di esitazione. L’Aspromonte di ieri, era più discreto, la vita correva con ritmi differenti e la nostra convinzione che il turista potesse essere visto con diffidenza, con sospetto. Non era paura, ma un velo sottile di riservatezza, come se certi segreti della montagna non potessero essere svelati a chiunque. Il rito del caffè Prima di immergerci nella natura della fiumara Bonamico, punto di partenza e di ritorno del nostro viaggio, ci concedemmo la pausa, quasi rituale, di un caffè. Cercavamo con delicatezza un modo per avvicinarci alla gente del posto lasciando parlare il nostro sincero interesse per il luogo. Non cercavamo frasi ad effetto né domande affrettate, volevamo semplicemente esserci, con discrezione. L’incontro inatteso: la generosità autentica dell’Aspromonte Non passò molto tempo prima che quella nostra curiosità venisse ricambiata. Con una gentilezza spontanea e quasi inattesa un signore ci offrì il suo aiuto: «Vi accompagno io al fiume», invitandoci a lasciare le auto nel cortile della sua casa. Un gesto di fiducia e generosità, così autentico da scardinare subito gli stereotipi di un territorio percepito come chiuso e inospitale. skip render: ucaddon_post_list Lungo la fiumara Bonamico: fatica, rocce e natura primordiale Giunti sul lato idrografico sinistro della fiumara ci rendemmo subito conto dell’entità spropositata del nostro carico. Due cani, 3 tende (tra cui una militare di circa 40 chili), zaini stracarichi di ricambi, viveri e attrezzi. Insomma più che una semplice escursione sembrava di prepararci ad una vera missione. Davanti a noi una distesa senza fine di pietre e rocce, interrotta dal continuo richiamo del fiume che ci avrebbe costretto a ricorrenti guadi.  skip render: ucaddon_post_list skip render: ucaddon_post_list La fatica invisibile Quello che affrontavamo non era solo una fatica fisica, ma anche mentale. Il territorio era spoglio, selvaggio, senza alcun sentiero tracciato o segnaletica a guidarci. Non avevamo GPS, né app di tracciamento, nessuna cartina dettagliata o strumenti di orientamento ad indicarci la direzione. Il mondo digitale era assente. In tasca, solo un vecchio Nokia, testimone dei tempi più semplici. L’invenzione della barella per alleggerire il carico Ricordo con nitidezza il momento in cui decidemmo di costruire una barella improvvisata. Non era un progetto elegante o raffinato, ma una soluzione essenziale per alleggerire il peso delle nostre attrezzature. Ogni oggetto sulle nostre spalle sembrava aumentare di peso, trasformando ogni passaggio in un piccolo supplizio fisico. L’abbandono necessario Dopo alcune ore di faticoso avanzamento, fummo costretti ad abbandonare la nostra carriola improvvisata. Con una punta di rammarico, selezionammo solo gli elementi indispensabili da portarci dietro nascondendo con cura il resto tra le rocce vicino al fiume. Un piccolo tesoro da recuperare al ritorno.https://www.tacuntu.it/wp-content/uploads/2025/08/lago-costantino-fiumara-bonamico.mp4 Presagio nascosto tra le rocce: il piccolo cinghiale della fiumara Liberi dal peso, il passo divenne più agile. I cani si lanciarono in corse sfrenate, tra roccia e acqua mentre i nostri richiami si perdevano nella valle. All’improvviso, un piccolo cinghiale sbucò tra le rocce. Quel frammento di selvatichezza era un presagio. Contenuta a fatica la vivacità di Zagor, riprendemmo ad avanzare lungo il corso del fiume. Il sole scendeva, le ombre si allungavano e il lago era ancora lontano, nascosto dalle insidie della gola. L’arrivo al Lago Costantino Superammo il torrente Costantino, sussidiario del Bonamico, avanzando sull’argine destro della fiumara. Dopo una serie di curve e passaggi, tra ombre sfumate e chiarori residui del giorno, apparve il lago. Era immobile, uno specchio d’acqua placido, appena

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Cascata Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte, dove natura e memoria si intrecciano in un racconto affascinante Share Contenuto 1. Viaggio attraverso la memoria2. La foresta perduta3. L’incendio del 20214. Un sentiero che si racconta 5. L’incontro con la cascata di Mazzulisà6. Le acque del vallone Cerasia e Cano7. Le origini del nome8. Avvicinamento9. Raccomandazioni10. Fonti e approfondimenti Scheda tecnica Difficoltà EEDislivello: circa 200 mt. (solo andata)Altitudini: Pietra Mazzulisà (1481 m.) – Cascata (1200 m. circa)Tempi avvicinamento: 1 ora circa (solo andata)Nota bene: Quest’articolo è stato redatto con informazioni tratte da fonti di repertorio Viaggio attraverso la memoria L’itinerario che conduce alla Cascata Mazzulisà si sviluppa lungo un crinale che si affaccia sullo Ionio, delineando un tracciato che va ben oltre la dimensione della semplice escursione. È un vero e proprio viaggio nella memoria di una terra segnata da profonde ferite, ma capace di custodire e rigenerare la propria bellezza. La foresta perduta In questo luogo la natura si mostrava con una forza straordinaria. La vegetazione era rigogliosa, dominata da monumentali pini larici e antiche querce, autentici patriarchi del bosco, sopravvissuti ai tagli sistematici che nel tempo hanno consumato le foreste circostanti. La loro imponenza dominava il paesaggio e ogni albero sembrava custodire la memoria di secoli di storia. L’incendio del 2021 Nel 2021 devastanti incendi hanno avvolto la foresta vetusta monumentale di Acatti e Afreni, trasformando in cenere la biodiversità di un’area di straordinario valore naturalistico e paesaggistico. Un sentiero che si racconta Dalla cima di Pietra Mazzulisà e lungo il crinale delle località Acatti e Afreni, lo sguardo abbraccia i due versanti che separano la valle Infernale dalla valle del Potis.È proprio tra le pieghe più remote e silenziose di queste montagne, che prendono vita alcune delle fiumare più affascinanti dell’Aspromonte corsi d’acqua che, stagione dopo stagione, hanno scolpito la roccia, modellato il paesaggio e continuano ad alimentare l’anima più autentica di questi luoghi selvaggi. L’incontro con la cascata di Mazzulisà La scoperta della cascata è quasi improvvisa. Dopo aver raggiunto l’alveo della fiumara Butramo, si risale il suo corso per un centinaio di metri. Tra le pareti rocciose compare un suggestivo salto d’acqua di circa otto metri che si tuffa con fragore in un’ampia pozza dalle acque cristalline. Le acque del vallone Cerasia e del vallone Cano La Cascata Mazzulisà, situata nella Butramo alta, è alimentata dalle acque del vallone Cerasia. Più a valle, anche il vallone Cano confluisce nella fiumara madre, incrementando il flusso del corso d’acqua che scivola verso valle. Cascata di Mazzulisà o del Passo infernale Le mappe e le fonti cartografiche consultate non riportano alcun nome che identifichi con precisione questa cascata. Per darle un’identità è stato quindi necessario affidarsi ai riferimenti geografici locali. Da qui nasce l’attribuzione al toponimo Pietra Mazzulisà, termine di origine greca che significa “pietra miliare“.Esiste però un’altra interpretazione, altrettanto autorevole e forse ancora più evocativa. Antonio Stranges, studioso e profondo conoscitore dell’Aspromonte, identifica infatti questo tratto di territorio con il nome di Passo Infernale, uno dei rarissimi punti di guado del torrente Butramo, immerso nella selvaggia e impervia Valle Infernale.Alla luce di questa ricostruzione, il nome Cascata del Passo Infernale appare non solo appropriato, ma anche capace di raccontare l’anima del luogo. Un toponimo che restituisce con maggiore precisione la sua collocazione geografica e, al tempo stesso, ne esalta il fascino austero, il carattere remoto e la straordinaria forza paesaggistica. Avvicinamento L’itinerario si sviluppa su un crinale di alta montagna, nella parte sommitale dell’Aspromonte, sicuramente tra i luoghi più incontaminati del Parco Nazionale. Dal Casello forestale di Cano si giunge in località Pietra Mazzulisà e si prosegue lungo un ripido crinale, all’interno di una fitta foresta. Le gole del Butramo, poste alla propria destra, offrono una vista impressionante e vertiginosa. Raccomandazioni La zona A del Parco Nazionale dell’Aspromonte è l’area più protetta e rigida del parco, dove è consentito l’accesso solo a piedi lungo i sentieri ufficiali. L’area è caratterizzata da una ricca biodiversità e da una flora e fauna protette. Fonti e approfondimenti […] Dal 16 al 18 ottobre del 1951 si scatenò una tra le più gravi alluvioni che colpì il versante meridionale della Calabria: strariparono corsi d’acqua, crollarono ponti, paesi rimasero isolati e si ebbero circa 70 vittime. Il giovane friulano Enrico Vuerich fu sorpreso dal maltempo nei boschi di Ferraina e volle spostarsi verso la zona di Cano, forse ritenuta più sicura e dalla quale poter raggiungere il paese […] La furia delle acque fu tale che il corpo non venne più trovato. A ricordo del tragico evento rimane una piccola croce al passo di Infernale, nel punto in cui si guada il torrente e dove si ritiene che la morte lo colse. Un altro tassello di questa storia è una targa in marmo posta nella chiesetta del cimitero di San Luca. […].- Friulani in Aspromonte di L’Altro Aspromonte – di Alfonso Picone Chiodo – San Luca e Polsi di Alfonso Picone Chiodo e Domenico Raso.  Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata.  Sostieni il progetto! 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Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica

Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle gole del torrente Spasula San Gianni. Dove il silenzio diventa memoria e la natura riorganizza i suoi confini Share Contenuto 1. La doppia anima dell’Aspromonte2. La natura riorganizza i suoi confini3. Sopralluoghi e rilievi cartografici4. La progressione ora si misura in centimetri5. Dove le mappe smettono di parlare e inizia la vera avventura6. L’ora della verità: quando la storia ci indica la via7. Il sentiero nascosto8. Il torrente Spasula San Gianni: Avventura nel regno della Cascata Carruso9. Tra pareti rocciose e massi sospesi: il fragile equilibrio della natura10. La Cascata Carruso11. Insidie nascoste tra le gole del torrente12. La fatica del ritorno: la natura detta le sue regole13. Un ritorno carico di magia Scheda Tecnica Difficoltà Tecnica: EEAPeriodo: Marzo/NovembreComune: AfricoSquadra: Bova, Marra, Gorog, (Lilli)Cascata: 16 metriData esplorazione: 06.04.2025 La doppia anima dell’Aspromonte La nostra esplorazione verso la cascata Carruso inizia da Africo, cuore antico dell’Aspromonte. Questo angolo della Calabria custodisce una doppia anima: da un lato, le cicatrici di una storia umana fatta di isolamento e resilienza, dall’altro, il trionfo della natura che imperterrita si riappropria dei suoi spazi. Terrazzamenti sospesi sull’orlo del possibile, sentieri dimenticati che si aggrappano alle pendici, antiche vie pastorali scavate nella memoria della montagna. Ogni dettaglio racconta una lunga convivenza, dove il passato umano e quello naturale si intrecciano in un’armonia tanto dura quanto affascinante. La natura riorganizza i suoi confini Oggi, però, il paesaggio sta cambiando, la natura riorganizza i suoi confini.Quello che un tempo era un paesaggio antropizzato si è trasformato in un labirinto vivente, dove ogni passo è una trattativa con la terra, un atto di ascolto. Eppure, proprio in questa apparente ostilità risiede il fascino di questi luoghi.È qui, dove la vegetazione ridisegna gli spazi con geometrie proprie, che il silenzio diventa voce e memoria, più eloquente di qualsiasi archivio scritto. Sopralluoghi e rilievi cartografici L’incontro con la Cascata Carruso non è stata una semplice escursione, ma il risultato di una meticolosa preparazione. Sopralluoghi, ricerche cartografiche e documenti video d’archivio, hanno ricostruito pezzo per pezzo il puzzle di questo territorio dimenticato. La progressione ora si misura in centimetri Dopo varie esplorazioni e incertezze, un’ombra di speranza si fa strada tra le nostre decisioni. Un percorso che, pur promettendo sfide, sembra più incoraggiante rispetto ai sentieri impervi già affrontati.Abbandoniamo la sicurezza e le comodità del sentiero principale, ultimo avamposto di civiltà, per addentrarci in un tracciato che si restringe progressivamente, trasformandosi in un labirinto di vegetazione. Esili passaggi ci conducono tra ginestraie e intricati arbusti che ci avvolgono con i loro arti spinosi costringendoci a continue deviazioni. La progressione ora si misura in centimetri, non più in metri. Ogni graffio, ogni attimo di disorientamento non sono ostacoli, ma capitoli necessari di questa storia. In territori così selvaggi, l’imprevisto non è un incidente di percorso, è il percorso stesso. Dove le mappe smettono di parlare e inizia la vera avventura Dall’alto mappiamo visivamente la complessa topografia dei crinali aspromontani, testimonianza delle nostre esplorazioni precedenti. Difronte a noi si elevano Monte Iofri, Puntone Galera e il Crinale degli Dei. E poi l’abisso. Ai nostri piedi, si apre il vallone Spasula attraversato dall’omonimo fiume che, più a valle, confluirà nel torrente Aposcipo. Questo non è un semplice panorama, ma un invito silenzioso alla prossima sfida che ci attende laggiù, nel dirupo, dove le mappe smettono di parlare e inizia il vero viaggio. L’ora della verità: quando la storia ci indica la via Il cronometro naturale di queste alture segna un tempo implacabile. La ricerca di un varco si fa sempre più pressante, mentre le ore di luce scandiscono inesorabili il ritmo della nostra avanzata. L’Aspromonte sembra voler mascherare i suoi segreti, ma proprio quando la speranza sembra abbandonarsi alla rassegnazione, un video d’archivio rivela un antico sentiero dimenticato. La mappa mentale del territorio si riscrive istantaneamente. Quello che i satelliti non mostrano, la memoria storica ce lo restituisce. A volte l’esplorazione non è questione di forza fisica, ma di ricordi collettivi. Quei pochi pixel sgranati su un display impolverato hanno cambiato il corso della nostra esplorazione dimostrando che, nella natura più estrema, spesso sono le tracce del nostro passato a illuminare il nostro futuro. Il sentiero nascosto Nell’ombra del versante nord-occientale, un sentiero sottile si fa strada tra querce secolari. Avanziamo seguendo le tracce di animali che ci hanno preceduto tra geometrie fantasma di terrazzamenti ormai divorati dalla vegetazione. Gli arbusti, fitti e intricati, cedono il passo ad una pista scoscesa che avanza decisa verso il greto del fiume. Il torrente Spasula San Gianni: avventura nel regno della Cascata del Carruso Il percorso, ultimo testimone di un antico collegamento tra le alture e la gola, compie una svolta decisiva. Giunti a valle su un dolce pianoro, la natura cambia nuovamente il suo aspetto, svelando un ambiente selvaggio e imprevedibile. Ci immergiamo in un mondo acquatico che esige un altro tipo di approccio e di cautela. Il torrente Spasula San Gianni, porta d’accesso al regno della cascata perduta, si mostra gonfio e vitale dalle recenti piogge stagionali. Serpeggia tra le pareti rocciose di un canyon profondo, raccogliendo le acque di piccoli affluenti che ne accrescono la forza e alimentano l’attesa dell’incontro con la cascata del Carruso. Tra pareti rocciose e massi sospesi: il fragile equilibrio della natura La nostra avanzata segue il ritmo ancestrale delle acque. Le sponde, ci offrono passaggi precari interrotti da continui guadi. Costeggiamo imponenti pareti rocciose, massi sospesi in un equilibrio instabile. Ogni detrito al nostro passaggio racconta una storia di lento movimento, equilibri delicati che ci impongono una marcia rispettosa. Una bellezza fugace destinata a trasformarsi ancora.Lilli, la nostra bussola vivente ci ricorda che l’istinto spesso precede la ragione, che l’empatia con il territorio nasce dall’osservazione silenziosa e che in ambienti così selvaggi esiste un linguaggio comune a tutte le creature. La Cascata del Carruso Improvvisamente, il letto del fiume si allarga. Tra la fitta vegetazione, si intravede l’imponente figura di una cascata. Una spettacolare esplosione d’acqua che precipita

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Da Ortì ad Arasì alla scoperta di Perlupo

Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo

Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Un’antica via si snoda tra i resti di un mondo perduto e sussurra memorie di un passato che ancora respira tra le pieghe dei monti Share Tra le alture di Ortì Tra le suggestive alture di Ortì, piccola frazione a circa 30 minuti da Reggio Calabria, si apre un sentiero che conduce tra i resti silenziosi di un passato dimenticato. A 667 metri sul livello del mare, nella località di Passo di Arasì, un’antica via si fa strada tra la fitta vegetazione evocando memorie di un passato che ancora vive tra questi monti. Perlupo: Il fascino senza tempo di un borgo dimenticato Davanti a noi, situato su un piccolo promontorio all’interno della valle,  si mostra il suggestivo borgo abbandonato di Perlupo noto localmente come “Pirrupu” (dal dialetto, “burrone“). L’antico insediamento si colloca in un contesto paesaggistico di straordinario valore storico e naturalistico. La sua posizione, infatti, offre una vista di rara suggestione sul torrente Annunziata e sulle acque dello Stretto di Messina.  Un sentiero tra memorie e natura Avanziamo lungo un sentiero stretto, fiancheggiato da casolari abbandonati e frammenti di un passato rurale. La vegetazione, fitta e vorace, nasconde un antico mulino, custode di storie dimenticate.  Tra i ruderi e il silenzio di Perlupo: Il passato che vive nei dettagli Giunti ai piedi del borgo, ci attende una ripida salita, un’ultima prova prima di accedere al cuore del paese. Qui, tra i ruderi di case, ovili e frantoi, ci muoviamo con rispetto, immersi in un’atmosfera carica di magia e di silenzio, che amplifica il significato di questi luoghi. Memorie tra le rovine di un borgo perduto L’eco di un’epoca lontana risuona tra le rovine di questo antico insediamento, citato nei testi storici come uno dei borghi colpiti dalle incursioni saracene del X secolo. Un tempo cuore pulsante di una comunità dedita all’agricoltura, il villaggio prosperava grazie alla fertilità delle sue terre e ai vivaci scambi commerciali con i centri vicini, di Trizzino, Arasì, Ortì, Straorino e Reggio Calabria.   Avventura selvaggia tra canne e dirupi Ci lasciamo alle spalle Perlupo, pronti a riprendere il cammino verso la località Alitio, snodo cruciale del sentiero di ritorno. L’impresa si presenta più complessa del previsto, l’accesso al greto del torrente Annunziata è più volte ostacolato da una fitta vegetazione di canne e rovi che nascondono insidiosi dirupi. Dopo una faticosa marcia nel cuore selvaggio della zona, raggiungiamo finalmente l’alveo del fiume, dove un varco umido e fangoso ci introduce in una gola angusta che ne aumenta il fascino dell’avventura. Verso Arasì: oltre la gola, il fascino della valle ai piedi del borgo Ci aggrappiamo agli arbusti per superare i costoni terrosi che si affacciano sul corso d’acqua, mentre il sentiero si snoda in un intreccio di radici e rocce. Superata la gola, il paesaggio si apre su un falso piano che si estende tra due promontori, offrendo una vista suggestiva sulla valle ai piedi del Borgo di Arasì. L’incontro con Antonio: La magia dell’ospitalità calabrese Lungo il cammino, incontriamo Antonio, un agricoltore dal sorriso sincero, di ritorno dai campi. Il suo passo è anticipato dal festoso abbaiare del suo fedele cagnolino, che si lancia in una corsa giocosa, subito accolto dall’esuberanza di Lilli. Con la naturale ospitalità della gente di questi luoghi, Antonio ci offre un passaggio sul retro del suo veicolo cassonato che noi accettiamo di buon grado. Camminare di notte Camminare di notte è ormai un rito, un’esperienza che riaccende l’emozione e alimenta il senso di avventura. Salutiamo il Borgo di Arasì che alle nostre spalle brilla tra i monti. Davanti, la città di Reggio Calabria si apre come un faro luminoso sulle acque dello Stretto. Anche questa volta torniamo a casa con il peso della stanchezza, ma con la ricchezza delle nostre conquiste e dei panorami che rimarranno impressi nella memoria. Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Benvenuti Ciao sono Claudio, insieme a Monika e alla piccola Lilli giro per la Calabria in cerca di nuovi luoghi da esplorare e da raccontare. Diario di viaggio raccoglie tutte le nostre avventure, se vuoi sapere qualcosa in più su di noi e sulla nostra passione ‘clicca qui‘ Seguici sui social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram I nostri video racconti Consigli utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: difese efficaci per il tuo cane Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! 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