Alla scoperta del Casello di Monte Schiavo e della Fiumara La Verde
Tra sentieri impervi e gole profonde: un viaggio nel cuore incontaminato della Fiumara La Verde

Nel cuore dell’Aspromonte, incastonato tra le montagne della provincia di Reggio Calabria, sorge Samo, un piccolo comune ricco di storia e natura selvaggia. Qui ha inizio il nostro viaggio, un itinerario affascinante alla scoperta della fiumara La Verde e delle vette che la sovrastano. Un’avventura tra canyon impenetrabili, boschi fitti e crinali scoscesi, immersi in un paesaggio che racconta millenni di erosione e resistenza.
La salita panoramica
Il nostro cammino inizia ai margini della fiumara La Verde, facilmente raggiungibile in auto dal centro abitato. Lasciamo da subito il letto del fiume per addentrarci lungo un sentiero avvolto dalla suggestione di panorami straordinari. In lontananza, sul versante opposto, svetta il promontorio roccioso che ospita i resti dell’antico borgo di Precacore. Più vicino a noi, le imponenti pareti rocciose dei monti Palecastro, Giulia e Ladro incorniciano una gola stretta e profonda scolpita dal tempo e dagli elementi. Qui, in basso, serpeggia il letto della fiumara La Verde, che ci attende al ritorno per un’emozionante sfida tra acqua e roccia.
Verso il Casello di Monte Schiavo
L’ascesa verso Serro Schiavone si rivela un’esperienza di graduale scoperta, un lento dispiegarsi di panorami che abbracciano le verdeggianti terrazze di Sellaro. Immersi nel silenzio della natura, proseguiamo il nostro cammino lungo i fragili resti di un’antica mulattiera che ci guida fino al Casello di Monte Schiavo (546 m.s.l.m.). È in questo tratto che il panorama, ormai divenuto parte integrante della nostra esperienza, si svela in tutta la sua straordinaria bellezza sfidandone persino la descrizione.
Il doppio volto del paesaggio
Davanti a noi si apre un ampio pianoro, una sella naturale che divide e al contempo contrappone due scenari di rara suggestione.
A sinistra il passaggio declina dolcemente a valle, intrecciandosi con antiche vie che convergono in località Papaleo Gelsi, tra distese di olivi e antichi pascoli. In lontananza, perfettamente armonizzati con l’ambiente che li circonda, si mostrano i caratteristici abitati di Motticella e Ferruzzano.
A destra, il contrasto è netto: una scarpata ripida e un pinnacolo roccioso precipitano vertiginosamente sul letto della fiumara La Verde. Qui, la forza selvaggia della natura si manifesta con imponenza, creando un equilibrio perfetto tra fragilità e potenza, tra ordine e caos.
A sinistra il passaggio declina dolcemente a valle, intrecciandosi con antiche vie che convergono in località Papaleo Gelsi, tra distese di olivi e antichi pascoli. In lontananza, perfettamente armonizzati con l’ambiente che li circonda, si mostrano i caratteristici abitati di Motticella e Ferruzzano.
A destra, il contrasto è netto: una scarpata ripida e un pinnacolo roccioso precipitano vertiginosamente sul letto della fiumara La Verde. Qui, la forza selvaggia della natura si manifesta con imponenza, creando un equilibrio perfetto tra fragilità e potenza, tra ordine e caos.
Alla conquista di Monte Scapparrone
Di fronte ai nostri passi si erge imponente Monte Scapparrone, una presenza magnetica che domina l’orizzonte e cattura lo sguardo con la sua presenza. Una linea immaginaria nella nostra mente comincia a tracciare un possibile raccordo che possa condurci alla sua sommità. Decidiamo quindi di affrontare un ripido e pietroso crinale posto in località Papaleo-Gelsi, per verificarne un possibile accesso dall’alto. Raggiunta la vetta, lo spazio sembra dissolversi nel vuoto: un vertiginoso strapiombo su rocce fragili e taglienti si apre davanti a nostri passi, regalando una vista mozzafiato su un paesaggio sconfinato. Boschi, gole e rilievi si susseguono come un mosaico di forme e colori, fino a dissolversi nel blu del Mar Ionio. Impossibile proseguire, ma la conquista di questo spazio ricompensa ogni nostra fatica. Ogni fatica è ripagata dalla grandezza della natura e dalla consapevolezza di aver toccato, anche solo per un istante, l’essenza più selvaggia e autentica di questo luogo.
L'ingresso nella lecceta: un viaggio tra ombre e misteri
Lasciata la sommità, riprendiamo i nostri passi inoltrandoci all’interno di un fitta lecceta. Il sentiero, a tratti quasi impercettibile, si snoda come un filo invisibile, guidandoci verso la località Arioso, situata ai piedi del Monte Scapparone. La meta è chiara: raggiungere nuovamente il letto della fiumara La Verde e immergerci nella sua dimensione primordiale. La discesa si trasforma in un’esperienza sempre più intensa, tra sentieri ombrosi e una vegetazione che ci avvolge col suo mistero e il suo profumo.
Lungo la fiumara: tra rocce minacciose e guadi avventurosi
Giunti sul fiume, ne costeggiamo il suo corso, osservando con ansia i fragili costoni di roccia che sovrastano minacciosi le nostre teste. Il serpentino tragitto del torrente sempre più tortuoso e imprevedibile, ci obbliga a ripetuti guadi, trasformando il rientro in un’esperienza intesa. Ogni passo è una sfida, un dialogo diretto con la forza bruta e autentica di questo luogo selvaggio, dove la natura si manifesta in tutta la sua potenza incontrollabile.
La sfida dei sensi
Nonostante la vicinanza della macchina a pochi chilometri, il passo diventa sempre più pesante, e la distanza sembra dilatarsi. In lontananza, i versi delle capre e i richiami dei pastori locali si fondono al suono dei nostri passi segnalando l’arrivo imminente. Il ritorno è carico di emozioni contrastanti: la stanchezza si mescola all’euforia, mentre la natura, con il suo ritmo immutabile, ci accompagna fino alla conclusione di questa straordinaria avventura. Questo cammino ci ha regalato un’esperienza indimenticabile, un’esplorazione che ci ha messo alla prova e ci ha restituito un senso profondo di gratitudine e libertà.

Autore: Claudio Bova
©Riproduzione riservata
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