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Cascata Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà

Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte, dove natura e memoria si intrecciano in un racconto affascinante
Scheda tecnica

Difficoltà EE
Dislivello: circa 200 mt. (solo andata)
Altitudini: Pietra Mazzulisà (1481 m.) – Cascata (1200 m. circa)
Tempi avvicinamento: 1 ora circa (solo andata)
Nota bene: Quest’articolo è stato redatto con informazioni tratte da fonti di repertorio

Cascata Mazzulisà

Viaggio attraverso la memoria

L’itinerario che conduce alla Cascata Mazzulisà si sviluppa lungo un crinale che si affaccia sullo Ionio, delineando un tracciato che va ben oltre la dimensione della semplice escursione. È un vero e proprio viaggio nella memoria di una terra segnata da profonde ferite, ma capace di custodire e rigenerare la propria bellezza.
Pietra Mazzulisà

La foresta perduta

In questo luogo la natura si mostrava con una forza straordinaria. La vegetazione era rigogliosa, dominata da monumentali pini larici e antiche querce, autentici patriarchi del bosco, sopravvissuti ai tagli sistematici che nel tempo hanno consumato le foreste circostanti. La loro imponenza dominava il paesaggio e ogni albero sembrava custodire la memoria di secoli di storia.

L’incendio del 2021

Nel 2021 devastanti incendi hanno avvolto la foresta vetusta monumentale di Acatti e Afreni, trasformando in cenere la biodiversità di un’area di straordinario valore naturalistico e paesaggistico.

Un sentiero che si racconta

Dalla cima di Pietra Mazzulisà e lungo il crinale delle località Acatti e Afreni, lo sguardo abbraccia i due versanti che separano la valle Infernale dalla valle del Potis.
È proprio tra le pieghe più remote e silenziose di queste montagne, che prendono vita alcune delle fiumare più affascinanti dell’Aspromonte corsi d’acqua che, stagione dopo stagione, hanno scolpito la roccia, modellato il paesaggio e continuano ad alimentare l’anima più autentica di questi luoghi selvaggi.

L’incontro con la cascata di Mazzulisà

La scoperta della cascata è quasi improvvisa. Dopo aver raggiunto l’alveo della fiumara Butramo, si risale il suo corso per un centinaio di metri. Tra le pareti rocciose compare un suggestivo salto d’acqua di circa otto metri che si tuffa con fragore in un’ampia pozza dalle acque cristalline.

Le acque del vallone Cerasia e del vallone Cano

La Cascata Mazzulisà, situata nella Butramo alta, è alimentata dalle acque del vallone Cerasia. Più a valle, anche il vallone Cano confluisce nella fiumara madre, incrementando il flusso del corso d’acqua che scivola verso valle.

Cascata di Mazzulisà o del Passo infernale

Le mappe e le fonti cartografiche consultate non riportano alcun nome che identifichi con precisione questa cascata. Per darle un’identità è stato quindi necessario affidarsi ai riferimenti geografici locali. Da qui nasce l’attribuzione al toponimo Pietra Mazzulisà, termine di origine greca che significa “pietra miliare“.
Esiste però un’altra interpretazione, altrettanto autorevole e forse ancora più evocativa. Antonio Stranges, studioso e profondo conoscitore dell’Aspromonte, identifica infatti questo tratto di territorio con il nome di Passo Infernale, uno dei rarissimi punti di guado del torrente Butramo, immerso nella selvaggia e impervia Valle Infernale.
Alla luce di questa ricostruzione, il nome Cascata del Passo Infernale appare non solo appropriato, ma anche capace di raccontare l’anima del luogo. Un toponimo che restituisce con maggiore precisione la sua collocazione geografica e, al tempo stesso, ne esalta il fascino austero, il carattere remoto e la straordinaria forza paesaggistica.

Avvicinamento

L’itinerario si sviluppa su un crinale di alta montagna, nella parte sommitale dell’Aspromonte, sicuramente tra i luoghi più incontaminati del Parco Nazionale. Dal Casello forestale di Cano si giunge in località Pietra Mazzulisà e si prosegue lungo un ripido crinale, all’interno di una fitta foresta. Le gole del Butramo, poste alla propria destra, offrono una vista impressionante e vertiginosa.

Raccomandazioni

La zona A del Parco Nazionale dell’Aspromonte è l’area più protetta e rigida del parco, dove è consentito l’accesso solo a piedi lungo i sentieri ufficiali. L’area è caratterizzata da una ricca biodiversità e da una flora e fauna protette.

Fonti e approfondimenti

[…] Dal 16 al 18 ottobre del 1951 si scatenò una tra le più gravi alluvioni che colpì il versante meridionale della Calabria: strariparono corsi d’acqua, crollarono ponti, paesi rimasero isolati e si ebbero circa 70 vittime. Il giovane friulano Enrico Vuerich fu sorpreso dal maltempo nei boschi di Ferraina e volle spostarsi verso la zona di Cano, forse ritenuta più sicura e dalla quale poter raggiungere il paese […] La furia delle acque fu tale che il corpo non venne più trovato. A ricordo del tragico evento rimane una piccola croce al passo di Infernale, nel punto in cui si guada il torrente e dove si ritiene che la morte lo colse. Un altro tassello di questa storia è una targa in marmo posta nella chiesetta del cimitero di San Luca. […].
Autore: Claudio Bova 
©Riproduzione riservata. 

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