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Edward Lear e la Calabria del XIX secolo

Edward Lear e la Calabria del XIX secolo La Calabria dell’Ottocento: tra mito, natura e mistero Share Contenuto 1. La terra del Sud che affascinò i viaggiatori stranieri2. La “Calabria Ulteriore Prima”: il volto antico dell’estremo Sud3. Edward Lear: l’artista inglese che scoprì la Calabria4. Un viaggio di scoperta nel cuore del Mediterraneo5. Il viaggio in Calabria del 1847: alla scoperta dell’Aspromonte6. “Diario di un viaggio a piedi”: la Calabria raccontata da Lear7. Il Santuario di Polsi: il cuore spirituale dell’Aspromonte8. L’eredità di Edward Lear e la riscoperta moderna della Calabria selvaggia9. Fonti e approfondimenti La terra del Sud che affascinò i viaggiatori stranieri Nel cuore del XIX secolo, la Calabria si presentava come una terra ancora sconosciuta. Viaggiatori stranieri provenienti da tutta Europa giungevano fin qui attratti dal fascino magnogreco, dalle tradizioni popolari e dal mito romantico del brigantaggio, simbolo di un Sud arcaico e ribelle. Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Leggi di più No posts found La “Calabria Ulteriore Prima”: il volto antico dell’estremo Sud Un territorio aspro, ma ricco di storia e cultura All’epoca, la parte meridionale della regione era conosciuta come “Calabria Ulteriore Prima”: un territorio aspro, ma ricco di storia e cultura.Artisti e intellettuali dell’Ottocento intrapresero lunghi viaggi per conoscerne usi, costumi e paesaggi, animati dal desiderio di raccontare l’anima più autentica dell’Italia meridionale. Fonte: Diario di un viaggio a piedi Calabria 1847 / Edward Lear – Parallelo 38, 1976 Edward Lear: l’artista inglese che scoprì la Calabria Un inglese tra arte e curiosità mediterranea Tra i grandi protagonisti di questi viaggi c’è Edward Lear (1812–1888), figura emblematica della letteratura satirica. Pittore, illustratore, poeta e musicista, Lear è ricordato per la sua doppia anima: artista paesaggista e autore di testi ironici e giocosi, come A Book of Nonsense (1846) e Laughable Lyrics. Fu apprezzato persino dalla famiglia reale inglese, tanto da insegnare disegno alla regina Vittoria. Un viaggio di scoperta nel cuore del Mediterraneo Prima di giungere in Italia, Lear aveva esplorato Grecia, Albania, le Isole Ionie e la Corsica, pubblicando diari illustrati di straordinaria bellezza.Tra le sue opere naturalistiche più famose si ricorda Illustrations of the Family of Psittacidae or Parrots, dedicata ai pappagalli tropicali. Il viaggio in Calabria del 1847: alla scoperta dell’Aspromonte Da Reggio Calabria ai sentieri dell’entroterra Nel 1847, partendo dalla Sicilia, Edward Lear sbarcò a Reggio Calabria, pronto a esplorare una regione ancora ignota ai viaggiatori europei.Accompagnato dall’amico John Proby e dalla guida locale Ciccio con il suo asino, percorse a piedi le vallate dell’Aspromonte, attraversando borghi grecofoni, fiumare e uliveti secolari. L’esperienza durò dal 25 luglio al 5 settembre e segnò profondamente l’artista, che rimase affascinato dalla cordialità e ospitalità dei calabresi, considerate un’eredità sacra delle antiche civiltà classiche. Lago Costantino: la mia prima grande avventura Leggi di più No posts found “Diario di un viaggio a piedi”: la Calabria raccontata da Lear Un capolavoro della letteratura di viaggio Nel 1852 Lear pubblicò a Londra “Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria”, tradotto in Italia come “Diario di un viaggio a piedi”.Quest’opera rappresenta una pietra miliare della letteratura di viaggio ottocentesca, offrendo uno dei primi resoconti illustrati della Calabria meridionale. Attraverso acquerelli e incisioni, Lear immortalò paesaggi aspri e struggenti, scene di vita contadina e panorami sospesi tra cielo e mare.Il suo sguardo, al tempo stesso poetico e realistico, restituisce una Calabria viva, intrisa di dignità e di antiche tradizioni.  Fonte: Diario di un viaggio a piedi Calabria 1847 / Edward Lear – Parallelo 38, 1976 – (Palizzi) Il Santuario di Polsi: il cuore spirituale dell’Aspromonte Tra le tappe più evocative spicca il Santuario di Santa Maria di Polsi, antico cuore spirituale dell’Aspromonte. Immerso in un paesaggio aspro e incontaminato, crocevia tra devozione popolare e natura primordiale, ancora oggi conserva l’aura di sacralità descritta dall’artista. Senza dubbio, Santa Maria di Polsi è una delle più notevoli scene che io abbia mai visto; l’edificio è pittoresco, ma non molto antico, senza pretese di gusto architettonico; ed è situato in alto sopra il grande torrente, che viene in giù dalla vera cima dell’Aspromonte, la cui vetta – Montalto – è il tetto e la corona del paesaggio. Il carattere perpendicolare dello scenario è sorprendente, le rupi boscose da sinistra a destra lo chiudono come le quinte di un teatro; e poiché nessun altro edificio è in vista, l’incanto e la solitudine di questo luogo è completo”. L’eredità di Edward Lear e la riscoperta moderna della Calabria selvaggia L’itinerario percorso da Edward Lear è oggi diventato un noto percorso di trekking e di esplorazione culturale chiamato: “Il Sentiero dell’Inglese“. Il cammino attraversa i paesaggi selvaggi e affascinanti del Parco Nazionale dell’Aspromonte e della Calabria Grecanica, guidando i moderni viaggiatori verso luoghi che Lear descrisse con meraviglia nelle sue pagine. Il suo “Diario di un viaggio a piedi” è considerato una finestra letteraria e artistica sulla Calabria del XIX secolo, ancora capace di emozionare studiosi, turisti e amanti della storia.  Fonti e approfondimenti – Edward Lear – Edward Lear: diario di un viaggio a piedi – Il lungo Cammino del Sentiero dell’Inglese – Edward Lear: Sguardi nuovi per vecchi sentieri – Il Sentiero dell’Inglese: in viaggio con Edward Lear nell’anima della Calabria – Edward Lear (1812-1888). Nuovi ‘ritratti’ di paesi e paesaggi di Calabria – Il Sentiero dell’inglese – WWF Progetto C.A.D.I.S.P.A.Ospitalità diffusa in Aspromonte orientale – Per la Calabria selvaggia Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Lago Costantino: la mia prima grande avventura Cascata di Mazzulisà Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome

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Rocca di Varva: natura, geologia e benessere

Rocca di Varva: tra natura, geologia e benessere Un cammino esperienziale tra uliveti, silenzi e rocce antiche nel cuore del basso Ionio reggino Share Contenuto 1. Un viaggio tra natura e geologia nel basso ionio reggino2. Un percorso ad anello tra ulivi, vigneti e panorami mozzafiato3. Un cammino silenzioso e terapeutico4. Rocca di Varva: il monolite del tempo5. Le rocce conglomeratiche del basso ionio reggino6. Verso la Fiumara lungo il Sentiero dell’Inglese7. Sosta nel Borgo Grotta: accoglienza e autenticità8. Il ritorno tra silenzi sospesi9. Scopri altri itinerari nelle vicinanze10. Fonti e approfondimenti11. FAQ – Domande frequenti Scheda tecnica 🥾 Durata percorso: 5–6 ore (anello San Pantaleone–Grotta–Condofuri)📏 Lunghezza: circa 10 km⛰️ Dislivello: +450 m⏱️ Difficoltà: media💧 Acqua: portare almeno 2 litri a persona (assenza di fonti lungo il percorso)☀️ Periodo consigliato: primavera e autunno, per clima mite e giornate limpide📸 Attrezzatura: scarponi da trekking, bastoncini, cappello, GPS o app cartografica offline⚠️ Sicurezza: segnaletica presente, tuttavia meglio procedere in gruppo o con guida locale. Un viaggio tra natura e geologia nel basso ionio reggino C’è un luogo, nel cuore del basso ionio reggino, dove la natura racconta la storia della Terra. Tra uliveti secolari, vigne profumate e macchia mediterranea, il paesaggio diventa un intreccio di geologia, memoria e leggenda. Un percorso ad anello tra ulivi, vigneti e panorami mozzafiato Poco distante dal borgo di San Pantaleone, una piccola frazione del Comune di San Lorenzo, in provincia di Reggio Calabria, parte un sentiero che conduce alla suggestiva Rocca di Varva. Il percorso segue una tranquilla via interpoderale, che conserva in alcuni tratti il fascino autentico della campagna rurale. Un cammino silenzioso e terapeutico Oltrepassata una piccola strada che costeggia il cimitero del borgo, il sentiero si fa più intimo e ci guida alle pendici del Monte Urda. Il silenzio del luogo invita alla lentezza, alla meditazione, a un cammino che diventa quasi “terapia”. Camminare lentamente, senza fretta, diventa un gesto consapevole, un modo naturale per ridurre lo stress e rigenerare corpo e mente. Il silenzio in cammino Camminare lentamente, in silenzio e facendo attenzione a non far rumore, permette di calmare la mente durante lo spostamento del corpo, secondo un processo che ti consente di arrivare a destinazione con la mente più lucida rispetto a quando hai iniziato. In più scoprirai le percezioni ampliarsi Rocca di Varva: il monolite del tempo Man mano che si procede, all’orizzonte appare una grande roccia isolata: la Rocca di Varva, un monolite naturale che si eleva come un antico guardiano tra i campi. Osservata da diverse angolazioni, la roccia muta colore con la luce: dorata all’alba, rossastra al tramonto, come se volesse raccontare il passare del tempo attraverso le sfumature della terra.È un luogo ideale per chi ama la fotografia naturalistica, il geoturismo e le esperienze di trekking a contatto con l’autenticità dei paesaggi calabresi. Serro Castellace e la Rotta degli abissi Leggi di più No posts found Le rocce calcarenitiche del basso ionio reggino Le rocce che compongono la Rocca di Varva sono formate da antichi processi di sedimentazione, testimonianze preziose della storia geologica di questa parte della Calabria. Queste formazioni calcarenitiche raccontano il passato di un territorio che ha saputo conservare la propria identità naturale e selvaggia. Un patrimonio unico che contribuisce a rendere il paesaggio del basso ionio reggino uno dei più affascinanti e suggestivi del Sud Italia. Verso la Fiumara lungo il Sentiero dell’Inglese Proseguendo il cammino, orientando lo sguardo verso l’alveo del Torrente Pisciato (o Zoparia), il sentiero si fa più selvaggio. Intercettiamo un tratto del celebre Sentiero dell’Inglese, percorso storico-naturalistico che attraversa la Bovesia. Da qui, la vista si apre come un anfiteatro naturale sulla Fiumara di Condofuri che più in basso confluisce nella Fiumara dell’Amendolea. Ogni passo è un’immersione nel silenzio, nella memoria e nella bellezza autentica della Calabria greca. Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Leggi di più No posts found Sosta nel Borgo Grotta: accoglienza e autenticità Il percorso ci conduce poi verso Grotta, una piccola località collinare del comune di Condofuri. Questo borgo rurale, nel cuore dell’Area Grecanica, ci accoglie con la sua genuina semplicità e ogni incontro diventa racconto. Le case in pietra, i profumi della campagna, il calore spontaneo della sua gente, ci invitano, silenziosamente, a restare ancora un po’. Dopo una breve sosta, tra chiacchiere e sorrisi, riprendiamo il cammino procedendo verso l’alveo ciottoloso della Fiumara di Condofuri. Il ritorno tra silenzi sospesi Il sentiero del ritorno attraversa le località Calammati e Canna. Dall’alto gustiamo panorami che si aprono su San Lorenzo, Monte Scafi, Condofuri con la sua fiumara e il borgo antico di Bova. Si cammina lentamente, quasi a voler prolungare la magia del viaggio, mentre il profumo della campagna guida gli ultimi passi verso il punto di partenza. Chi visita questi territori porta con sé un frammento di silenzio, di bellezza e di verità. La Rocca di Varva resta lì, maestosa e immobile, a ricordarci che ogni viaggio in questi luoghi continua dentro di noi, nel ricordo di una terra che parla all’anima e custodisce il mistero del tempo. Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Leggi di più No posts found Scopri altri itinerari nelle vicinanze Se questo cammino ti ha ispirato, continua a leggere qui: Borgo Cerasara, viaggio nell’agrosud reggino Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! I canyon di Motta San Giovanni: Tesori naturali a bassa quota Pellaro e il Vallone Palombaro I canyon di Motta San Giovanni: Tesori naturali a bassa quota Mocissà e la Valle delle Mummie Da Monte Sprea alle Rocche di Prastarà Monte La Croce, Falde della Madonna e Pietrerosse Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Dalla Fiumara Amendolea a Gallicianò Da Bova a Roghudi Vecchio Da Bova alla Fiumara Amendolea: Viaggio tra antichi sentieri I calanchi di San Lorenzo Fonti e approfondimenti San Lorenzo: uno degli ultimi borghi ad abbandonare la lingua greca Sentiero dell’Inglese Edward Lear: diario di un viaggio a piedi (L’altro Aspromonte) Edward Lear e la Calabria del XIX secolo A San Lorenzo si punta sul turismo esperienziale Erbe

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Sentiero dell'Inglese

Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco

Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Trekking, storia e spiritualità nel cuore della Calabria greca Share Contenuto 1. Pietrapennata: dove il tempo si è fermato2. I martisi3. Tra le case e il silenzio del borgo4. Verso Staiti: dove la montagna incontra il mare5. Staiti: Un luogo fuori dal tempo6. Il Museo dei Santi Italo-Greci7. Le porte parlanti di Staiti8. Sul Sentiero dell’Inglese9. Tra pinete e memorie bizantine10. La Rocca di Sant’Ippolito11. Edward Lear: un viaggio nel tempo12. L’anima dei cammini dell’Aspromonte13. Scopri altri itinerari in Aspromonte14. Fonti e approfondimenti15. FAQ – Domande frequenti Scheda tecnica 🥾 Durata percorso: 5–6 ore (anello Pietrapennata–Staiti–Alica–Pietrapennata)📏 Lunghezza: circa 15 km⛰️ Dislivello: +650 m⏱️ Difficoltà: media💧 Acqua: portare almeno 2 litri a persona (assenza di fonti lungo il percorso)☀️ Periodo consigliato: primavera e autunno, per clima mite e giornate limpide📸 Attrezzatura: scarponi da trekking, bastoncini, cappello, GPS o app cartografica offline⚠️ Sicurezza: segnaletica presente ma in alcuni tratti sbiadita; meglio procedere in gruppo o con guida locale. Pietrapennata: dove il tempo si è fermato Proseguendo il nostro viaggio tra i sentieri selvaggi e silenziosi dell’Aspromonte, arriviamo a Pietrapennata, un pittoresco borgo calabrese immerso nel cuore della provincia di Reggio Calabria, a pochi chilometri da Palizzi. Silenzioso e discreto, perfetto per chi cerca pace e autenticità lontano dai circuiti turistici più affollati. Adagiato a 670 metri di altitudine, ai piedi del Monte Punta di Gallo, custodisce un fascino rurale e paesaggistico unico.  I martisi Secondo la tradizione orale, questo suggestivo borgo calabrese sarebbe stato fondato dai Cavalieri di Malta, un dettaglio che ancora oggi caratterizza la sua identità storica e culturale. Non a caso, gli abitanti di Pietrapennata sono tuttora conosciuti come i “martisi”. Lago Costantino: la mia prima grande avventura Leggi di più No posts found Da Bova alla Fiumara Amendolea: Viaggio tra antichi sentieri Leggi di più No posts found Tra le case e il silenzio del borgo Prima di intraprendere il nostro cammino, ci immergiamo tra le viuzze di Pietrapennata. Nonostante oggi conti pochissimi abitanti, Pietrapennata emana un’energia autentica e magnetica. Il silenzio del borgo, regala una sensazione di isolamento rigenerante, ideale per chi ama il trekking e l’escursionismo. Da qui partono sentieri panoramici, tra cui quello che conduce al suggestivo Monastero dell’Alica (o “della Lica”). Verso Staiti: dove la montagna incontra il mare Lasciato alle spalle il borgo, imbocchiamo la panoramica SP165, un cammino che si snoda tra curve sospese sulla valle. È un tragitto breve, ma intenso: pochi chilometri bastano perché il paesaggio cominci a mutare. Abbandoniamo l’asfalto imboccando una pista secondaria che rivela da subito tutta la sua essenza mediterranea. Da un lato le pendici dei rilievi pre-aspromontani cedono il posto a terrazzamenti profumati di erbe selvatiche; dall’altro, l’immenso blu del Mar Ionio si apre all’orizzonte e sembra non avere confini. In lontananza, aggrappato al fianco della Rocca Giambatore, appare Staiti, prossimo capitolo del nostro viaggio. Staiti: Un luogo fuori dal tempo Staiti si presenta come un piccolo gioiello medievale. Con le sue radici bizantine e il lascito dei monaci basiliani, è uno dei borghi più autentici dell’Aspromonte greco. Esploriamo il suo lato più intimo, fatto di silenzi, panorami e ospitalità sincera. Fuori dalle rotte del turismo di massa, rappresenta la Calabria autentica, quella che seduce chi la scopre e che invita a restare. I belvedere offrono viste mozzafiato sulla fiumara di Bruzzano e il silenzio del borgo diventa quasi un rito d’ascolto.  Il Museo dei Santi Italo-Greci Tra le gemme di Staiti spicca il Museo dei Santi Italo-Greci, dedicato alla memoria dei monaci che vissero questi luoghi come eremi di preghiera e meditazione. Il museo si inserisce in un più ampio progetto di recupero delle tradizioni greco-ortodosse e si affianca al Sentiero delle Chiese Bizantine, un itinerario a cielo aperto decorato da bassorilievi che narrano episodi e simboli della spiritualità calabrese. Oltre l’invalicabile! Incredibile avventura nella Fiumara Torno Leggi di più No posts found Le porte parlanti di Staiti Ma Staiti non è solo passato. Camminando tra le vie del centro, ci si imbatte nelle porte Staitesi, un originale progetto di arte urbana che trasforma semplici ingressi in spazi di riflessione. Un lavoro svolto dal Servizio Civile 2018, con la collaborazione del Presidente della Pro-loco di Staiti. Superfici vissute su cui parole e colori diventano messaggi sociali, parte di un itinerario urbano che unisce arte e viaggio. Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Leggi di più No posts found Sul Sentiero dell’Inglese Dal centro di Staiti, seguiamo la segnaletica bianco-rossa che indica il Sentiero dell’Inglese, uno dei percorsi escursionistici più noti del Sud Italia. Procediamo lungo una via panoramica che inizia a salire di quota fino a diventare in breve sterrata. Mentre il silenzio del paesaggio ci avvolge, una piccola Panda 4×4 compare all’improvviso. È la gente del posto, ci salutano con un sorriso e ci regalano un prezioso consiglio per il ritorno: ‘Seguite sempre il mare’ Un invito che racchiude l’essenza di questi luoghi: autentici, selvaggi e spirituali, dove l’orientamento non è solo geografico ma anche interiore. Tra pinete e memorie bizantine Proseguiamo lungo il sentiero, lasciamo la strada sterrata principale nei pressi di una giovane pineta per addentrarci in una pista secondaria immersa nella macchia mediterranea, tra felci, ginestre e profumi di terra umida.Poco più avanti, tra antichi terrazzamenti e muretti a secco, appaiono i ruderi dell’antico monastero della Madonna dell’Alica (o della Lica), di cui restano ancora visibili le mura e il campanile. Secondo gli storici, l’edificio risalirebbe al XII secolo e sarebbe appartenuto a un complesso monastico di origine bizantina. La Rocca di Sant’Ippolito Lasciata alle spalle la chiesa, il sentiero risale dolcemente la collina, regalandoci scorci su Bova e sulle maestose cime aspromontane. In questo paesaggio incontaminato, a dominare la scena naturale, si staglia la Rocca di Sant’Ippolito, un imponente pinnacolo roccioso alto circa venticinque metri. Oggi questa rocca è meta ambita dagli amanti dell’arrampicata sportiva, che dall’alto trovano una ricompensa straordinaria: una vista panoramica mozzafiato che abbraccia boschi fitti, vallate profonde e, in lontananza, l’azzurro del mare. Edward

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Lago Costantino: la mia prima grande avventura

Lago Costantino: la mia prima grande avventura

Lago Costantino: la mia prima grande avventura Il racconto di una esplorazione indimenticabile che ha ispirato il mio modo di viaggiare Share Contenuto 1. Il 1998 e il richiamo dell’Aspromonte2. Notte insonne prima della partenza3. Partenza all’alba lungo la Statale 1064. San Luca e il primo incontro con l’Aspromonte5. Il rito del caffè6. L’incontro inatteso: la generosità autentica dell’Aspromonte7. Lungo la fiumara Bonamico: fatica, rocce e natura primordiale8. La fatica invisibile9. L’invenzione della barella per alleggerire il carico10. L’abbandono necessario11. Presagio nascosto tra le rocce: il piccolo cinghiale della fiumara12. L’arrivo al Lago Costantino13. L’incontro inatteso14. Preparativi rapidi, mani in sincronia15. Una fortezza di tela16. La notte dei cinghiali: un assedio nel cuore della notte17. Barricati nel buio18. L’alba sul Lago Costantino19. Un risveglio magico20. Una barchetta dimenticata ci porta verso l’altra sponda21. Il Lago che non c’è più: ricordi e immagini di un luogo perduto22. La notte in cui nacque il lago23. Un angolo di tempo sospeso24. La lenta erosione del lago25. Un geosito di rilevanza internazionale: la memoria di un lago26. Fonti e approfondimenti Il 1998 e il richiamo dell’Aspromonte Era il 1998 e, insieme alla maggiore età, arrivò quel brivido di libertà che spalanca le porte del mondo. La patente in tasca, qualche spicciolo per la benzina e una voglia irrefrenabile di esplorare luoghi che fino ad allora avevo solo immaginato. Fu così che nacque la prima grande avventura. La destinazione era il Lago Costantino, situato lungo il corso della Fiumara del Bonamico. Con me, un piccolo gruppo di amici e due instancabili compagni a quattro zampe: Zagor e Thor, pronti ad esplorare ogni angolo nascosto dell’Aspromonte. Notte insonne prima della partenza La notte prima del viaggio passata insonne. Un film di suggestioni e fantasie si raccontava già nella mia mente. Il buio profondo della notte, i suoi silenzi, le stelle, la natura selvaggia, le risate, le storie scambiate tra compagni. Scene mai vissute oscillavano tra sogno e anticipazione. La Statale 106 Era appena l’alba quando girai la chiave della mia vecchia Peugeot. La Statale 106 ionica, collegamento strategico che connette vari comuni costieri della Provincia di Reggio Calabria, offriva scorci panoramici sulla costa a cui tutt’oggi si fatica a resistere. È una linea sottile che cuce storie, paesi, volti, paesaggi e piazze già animate dal primo caffè. In quella luce calda c’era la promessa di un viaggio diverso. A sinistra, il profilo delicato delle colline, a destra, il blu del mare ionio. Una bellezza semplice ma irresistibile, che ci costringeva ogni tanto a rallentare solo per goderne lo spettacolo. San Luca e il primo incontro con l’Aspromonte Giunti al bivio per San Luca, ebbi un momento di esitazione. L’Aspromonte di ieri, era più discreto, la vita correva con ritmi differenti e la nostra convinzione che il turista potesse essere visto con diffidenza, con sospetto. Non era paura, ma un velo sottile di riservatezza, come se certi segreti della montagna non potessero essere svelati a chiunque. Il rito del caffè Prima di immergerci nella natura della fiumara Bonamico, punto di partenza e di ritorno del nostro viaggio, ci concedemmo la pausa, quasi rituale, di un caffè. Cercavamo con delicatezza un modo per avvicinarci alla gente del posto lasciando parlare il nostro sincero interesse per il luogo. Non cercavamo frasi ad effetto né domande affrettate, volevamo semplicemente esserci, con discrezione. L’incontro inatteso: la generosità autentica dell’Aspromonte Non passò molto tempo prima che quella nostra curiosità venisse ricambiata. Con una gentilezza spontanea e quasi inattesa un signore ci offrì il suo aiuto: «Vi accompagno io al fiume», invitandoci a lasciare le auto nel cortile della sua casa. Un gesto di fiducia e generosità, così autentico da scardinare subito gli stereotipi di un territorio percepito come chiuso e inospitale. Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Leggi di più No posts found Lungo la fiumara Bonamico: fatica, rocce e natura primordiale Giunti sul lato idrografico sinistro della fiumara ci rendemmo subito conto dell’entità spropositata del nostro carico. Due cani, 3 tende (tra cui una militare di circa 40 chili), zaini stracarichi di ricambi, viveri e attrezzi. Insomma più che una semplice escursione sembrava di prepararci ad una vera missione. Davanti a noi una distesa senza fine di pietre e rocce, interrotta dal continuo richiamo del fiume che ci avrebbe costretto a ricorrenti guadi.  Bastoni da trekking: consigli per l’acquisto Leggi di più No posts found Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Leggi di più No posts found La fatica invisibile Quello che affrontavamo non era solo una fatica fisica, ma anche mentale. Il territorio era spoglio, selvaggio, senza alcun sentiero tracciato o segnaletica a guidarci. Non avevamo GPS, né app di tracciamento, nessuna cartina dettagliata o strumenti di orientamento ad indicarci la direzione. Il mondo digitale era assente. In tasca, solo un vecchio Nokia, testimone dei tempi più semplici. L’invenzione della barella per alleggerire il carico Ricordo con nitidezza il momento in cui decidemmo di costruire una barella improvvisata. Non era un progetto elegante o raffinato, ma una soluzione essenziale per alleggerire il peso delle nostre attrezzature. Ogni oggetto sulle nostre spalle sembrava aumentare di peso, trasformando ogni passaggio in un piccolo supplizio fisico. L’abbandono necessario Dopo alcune ore di faticoso avanzamento, fummo costretti ad abbandonare la nostra carriola improvvisata. Con una punta di rammarico, selezionammo solo gli elementi indispensabili da portarci dietro nascondendo con cura il resto tra le rocce vicino al fiume. Un piccolo tesoro da recuperare al ritorno.https://www.tacuntu.it/wp-content/uploads/2025/08/lago-costantino-fiumara-bonamico.mp4 Presagio nascosto tra le rocce: il piccolo cinghiale della fiumara Liberi dal peso, il passo divenne più agile. I cani si lanciarono in corse sfrenate, tra roccia e acqua mentre i nostri richiami si perdevano nella valle. All’improvviso, un piccolo cinghiale sbucò tra le rocce. Quel frammento di selvatichezza era un presagio. Contenuta a fatica la vivacità di Zagor, riprendemmo ad avanzare lungo il corso del fiume. Il sole scendeva, le ombre si allungavano e il lago era ancora lontano, nascosto dalle insidie della gola. L’arrivo al Lago Costantino Superammo il

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Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra

Le fiumare dell’Aspromonte: Storie d’acqua e di pietra Un viaggio tra le fiumare dell’Aspromonte, dove la natura selvaggia incontra la memoria di un territorio scolpito dall’acqua e dal tempo Contenuto 1. Dove l’acqua incontra la memoria2. Bellezza e imprevedibilità del paesaggio3. Comunità tenaci tra i pendii scoscesi e sentieri nascosti4. I torbidi torrenti di Alvaro5. Corsi d’acqua dalla doppia vita6. Un equilibrio fragile e vitale7. L’Aspromonte ostile e misterioso8. I pionieri dell’esplorazione delle fiumare9. Alfonso Picone Chiodo memoria storica dell’Aspromonte10. 1985: La sfida simbolica della La Verde11. 1986: L’impresa delle tre fiumare12. 1987: Jonti ’87, Aspromonte dallo Ionio al Tirreno13. 1990 Malfamato 1: L’odissea nella Fiumara Butramo14. Torrentismo: la discesa come scoperta15. Giuseppe Trovato e l’esplorazione di oltre sessanta gole16. 1996 Malfamato 2: Il richiamo della Butramo17. 1997: La conquista della Valle Infernale18. Le fiumare, custodi di segreti da svelare19. Fonti e approfondimenti Dove l’acqua incontra la memoria Nel cuore dell’Aspromonte, le fiumare raccontano una storia antica, scolpita nella pietra e nell’acqua. Esplorarle è molto più di un semplice viaggio: è un’immersione profonda in un mondo sospeso tra natura selvaggia e memoria collettiva. Bellezza e imprevedibilità del paesaggio Questi alvei irregolari, spesso asciutti in estate e impetuosi in inverno, incarnano la doppia anima del territorio: bellezza mozzafiato e improvvisa imprevedibilità. Ma dietro la loro apparente asprezza, le fiumare celano una connessione profonda con l’uomo. Sono arterie vive di una cultura contadina e pastorale che, nei secoli, ha modellato l’identità di intere comunità. Comunità tenaci tra i pendii scoscesi e sentieri nascosti Qui, tra pendii scoscesi e sentieri nascosti, si sono sviluppate comunità tenaci, abituate a convivere con la natura e a trarne sostentamento, preservando fino ai giorni nostri la connotazione autentica di questi luoghi. I torbidi torrenti di Alvaro Nell’aspra e selvaggia geografia dell’Aspromonte, le fiumare rappresentano un elemento distintivo del paesaggio idrografico. Lo scrittore Corrado Alvaro, figlio di questa terra, le definiva con efficacia: torbidi torrenti, evocando la loro natura impetuosa e mutevole. Corsi d’acqua dalla doppia vita Si tratta di corsi d’acqua a regime torrentizio, caratterizzati da un’alta energia erosiva e da un comportamento idrologico fortemente stagionale. Durante la stagione delle piogge, le fiumare si trasformano: da aridi solchi di pietra in impetuosi torrenti, capaci di trascinare a valle enormi masse d’acqua e detriti. Nei mesi più secchi, al contrario, il loro alveo rimane spesso asciutto o attraversato da esili rivoli, in un’alternanza ciclica che scandisce il tempo e la vita di questo territorio. Un equilibrio fragile e vitale Sono corsi d’acqua effimeri, la cui esistenza è strettamente legata a un insieme di condizioni ambientali e antropiche peculiari. “Un complesso equilibrio tra clima, assetto geologico e litologico, dinamiche geodinamiche, caratteristiche idrologiche, oltre che influenze urbane e culturali…”, espressione viva del rapporto millenario tra l’uomo e il paesaggio aspromontano.   L’Aspromonte ostile e misterioso La loro natura aspra e incontaminata ha, nel corso dei decenni, esercitato un irresistibile richiamo su studiosi, escursionisti e appassionati di sport estremi. In un’epoca in cui l’Aspromonte era ancora percepito come una montagna maledetta, ostile, segnata dall’ombra dell’anonima sequestri, da latitanze e da una reputazione sinistra, l’esplorazione di questi luoghi si configurava come un atto audace.Mancavano guide, mappe affidabili, sentieri segnati e ogni forma di supporto organizzato per l’attività escursionistica. I pionieri dell’esplorazione delle fiumare Tuttavia, proprio questa aura di mistero e ostilità fu la molla che spinse un piccolo nucleo di appassionati ad avvicinarsi, studiare e infine attraversare questi luoghi, in un’autentica attività pionieristica. Chi si avventurava tra le gole e i greti pietrosi delle fiumare lo faceva affidandosi all’intuito e alla volontà di scoprire ciò che fino ad allora era rimasto nascosto.I racconti dei primi esploratori, oggi preziosa testimonianza storica, costituiscono un archivio di esperienze, dettagli tecnici e suggestioni, capaci ancora di ispirare e stimolare nuove spedizioni e ricerche. Alfonso Picone Chiodo memoria storica dell’Aspromonte Tra le figure che hanno segnato questa fase iniziale dell’esplorazione delle fiumare, spicca il nome di Alfonso Picone Chiodo. Saggista, studioso e autorevole voce nella cronaca storica dell’Aspromonte, prese parte e contribuì attivamente all’organizzazione delle prime spedizioni. Ancora oggi offre un contributo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione culturale di questo territorio. I diritti d’immagine sono di Alfonso Picone Chiodo: www.laltroaspromonte.it × 1985: La sfida simbolica della La Verde Fu nel 1985 che si registrò uno degli episodi più emblematici di questo nuovo corso. Un gruppo di tre escursionisti, tra cui lo stesso Picone Chiodo, tentò di risalire in tre giorni il letto della Fiumara La Verde fino a Montalto, la cima più alta dell’Aspromonte. A muoverli era soprattutto la sete di scoperta: la voglia di sapere cosa si celasse dietro ogni ansa del fiume, il fascino di cascate sconosciute, il richiamo di laghetti nascosti nel cuore della montagna. Era un viaggio in un mondo segreto, mai esplorato fino ad allora. L’obiettivo, tuttavia, non era solo sportivo, ma anche simbolico: dimostrare che la montagna poteva essere vissuta, raccontata e valorizzata, scrollandosi di dosso l’immagine cupa che la accompagnava. Un messaggio forte, inciso tra rocce, acque e silenzi, destinato a cambiare per sempre il modo in cui si guarda a questa montagna. 1986: L’impresa delle tre fiumare Forti di questa prima esperienza, nel 1986, in una delle missioni più ambiziose dell’escursionismo calabrese, decisero di affrontare contemporaneamente la risalita delle tre fiumare più lunghe, impervie e simboliche del versante orientale dell’Aspromonte: l’Amendolea, la La Verde e il Bonamico. L’iniziativa si trasformò in una vera e propria spedizione esplorativa. Per affrontare questa sfida, vennero coinvolti numerosi escursionisti, suddivisi in tre squadre, ciascuna incaricata di risalire una fiumara fino al punto più alto raggiungibile. L’impresa, per l’epoca senza precedenti, suscitò l’attenzione dei media nazionali. Gli articoli di giornale non tardarono ad arrivare, contribuendo a diffondere la conoscenza di un territorio ancora poco esplorato e alimentando un crescente interesse per l’Aspromonte e le sue straordinarie bellezze naturali. 1987: Jonti ’87, Aspromonte dallo Ionio al Tirreno L’anno seguente, nel 1987, prende forma il progetto Jonti ’87, promosso dall’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte”. L’itinerario fu ispirato da un passo evocativo di Fulco Pratesi: «Correva fino

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Cascata Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà

Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte, dove natura e memoria si intrecciano in un racconto affascinante Share Contenuto 1. Viaggio attraverso la memoria2. La foresta perduta3. L’incendio del 20214. Un sentiero che si racconta 5. L’incontro con la cascata di Mazzulisà6. Le acque del vallone Cerasia e Cano7. Le origini del nome8. Avvicinamento9. Raccomandazioni10. Fonti e approfondimenti Scheda tecnica Difficoltà EEDislivello: circa 200 mt. (solo andata)Altitudini: Pietra Mazzulisà (1481 m.) – Cascata (1200 m. circa)Tempi avvicinamento: 1 ora circa (solo andata)Nota bene: Quest’articolo è stato redatto con informazioni tratte da fonti di repertorio Viaggio attraverso la memoria L’itinerario che conduce alla Cascata Mazzulisà si sviluppa lungo un crinale che si affaccia sullo Ionio, delineando un tracciato che va ben oltre la dimensione della semplice escursione. È un vero e proprio viaggio nella memoria di una terra segnata da profonde ferite, ma capace di custodire e rigenerare la propria tenace bellezza. La foresta perduta La vegetazione, un tempo rigogliosa e imponente, era dominata da esemplari monumentali di Pini Larici e di Querce, veri e propri patriarchi sfuggiti ai tagli sistematici che hanno consumato le foreste circostanti. La loro presenza dominava il paesaggio, conferendogli un’aura solenne, quasi sacra. L’incendio del 2021 Nel 2021 devastanti incendi hanno avvolto la foresta vetusta monumentale di Acatti e Afreni, trasformando in cenere la biodiversità di un’area di straordinario valore naturalistico e paesaggistico. Un sentiero che si racconta Dalla cima di Pietra Mazzulisà e lungo il crinale delle località Acatti e Afreni, lo sguardo abbraccia i due versanti che separano la valle Infernale dalla valle del Potis.Proprio qui, tra le pieghe più segrete di queste vallate, nascono alcune delle fiumare più suggestive del massiccio aspromontano che modellano il territorio e alimentano la vita di questi luoghi selvaggi. L’incontro con la cascata di Mazzulisà La scoperta della cascata è quasi improvvisa. Dopo aver raggiunto l’alveo della fiumara Butramo, si risale il suo corso per un centinaio di metri. Un suggestivo salto d’acqua si stacca dalle pareti e cade con fragore in una pozza cristallina scavata nel tempo dal logorio incessante dell’acqua. Le acque del vallone Cerasia e del vallone Cano La Cascata Mazzulisà, situata nella Butramo alta, è alimentata dalle acque del vallone Cerasia. Più a valle, anche il vallone Cano confluisce nella fiumara madre, incrementando il flusso del corso d’acqua che scivola verso valle. Cascata di Mazzulisà o del Passo infernale Le fonti cartografiche consultate non riportano alcuna indicazione toponomastica specifica, rendendo necessaria un’attribuzione denominativa basata su elementi geografici locali. In questo contesto, la cascata è stata identificata con il toponimo zonale di Pietra Mazzulisà (dal greco “pietra miliare”). Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti autorevoli, Antonio Stranges, studioso e profondo conoscitore dell’Aspromonte, indentifica l’area in questione con il nome di Passo Infernale, uno dei rari punti di guado del torrente Butramo all’interno della selvaggia e impervia Valle Infernale. In tale contesto, l’adozione del nome di Cascata del Passo Infernale potrebbe apparire giustificata, in quanto capace di restituire con maggiore esattezza sia la collocazione geografica, sia il valore simbolico e paesaggistico di questo suggestivo ambiente naturale.  Avvicinamento L’itinerario si sviluppa su un crinale di alta montagna, nella parte sommitale dell’Aspromonte, sicuramente tra i luoghi più incontaminati del Parco Nazionale. Dal Casello forestale di Cano si giunge in località Pietra Mazzulisà e si prosegue lungo un ripido crinale, all’interno di una fitta foresta. Le gole del Butramo, poste alla propria destra, offrono una vista impressionante e vertiginosa. Raccomandazioni La zona A del Parco Nazionale dell’Aspromonte è l’area più protetta e rigida del parco, dove è consentito l’accesso solo a piedi lungo i sentieri ufficiali. L’area è caratterizzata da una ricca biodiversità e da una flora e fauna protette. Fonti e approfondimenti […] Dal 16 al 18 ottobre del 1951 si scatenò una tra le più gravi alluvioni che colpì il versante meridionale della Calabria: strariparono corsi d’acqua, crollarono ponti, paesi rimasero isolati e si ebbero circa 70 vittime. Il giovane friulano Enrico Vuerich fu sorpreso dal maltempo nei boschi di Ferraina e volle spostarsi verso la zona di Cano, forse ritenuta più sicura e dalla quale poter raggiungere il paese […] La furia delle acque fu tale che il corpo non venne più trovato. A ricordo del tragico evento rimane una piccola croce al passo di Infernale, nel punto in cui si guada il torrente e dove si ritiene che la morte lo colse. Un altro tassello di questa storia è una targa in marmo posta nella chiesetta del cimitero di San Luca. […].Friulani in Aspromonte di L’Altro Aspromonte – di Alfonso Picone Chiodo San Luca e Polsi di Alfonso Picone Chiodo e Domenico Raso.  Autore: Claudio Bova ©Riproduzione riservata.  Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! I nostri canali Social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram Video racconti Le nostre avventure Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Lago Costantino: la mia prima grande avventura Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia Continua a leggere… Consigli Utili Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché? Assicurazione per escursionisti: dove, come e perché La guida essenziale per scegliere l’assicurazione… Continua a leggere… Consigli Utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Cani da pastore: ecco come gestire l’incontro con calma e sicurezza Scopri come affrontare al meglio… Continua a leggere… Rubriche Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Contenuto 1. Zecche:… Continua a leggere… Rubriche

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Cane pastore

Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza

Cani da pastore: ecco come gestire l’incontro con calma e sicurezza Scopri come affrontare al meglio gli incontri con i cani da pastore durante le escursioni, evitando panico e situazioni rischiose. Contenuto 1. Cani da pastore: come gestirli senza panico2. Pastori a quattro zampe3.  Selezionati per resistere, proteggere e, se necessario, attaccare4. Mantieni la calma e valuta la situazione5. Rispetta il loro spazio6. Usa il linguaggio del corpo a tuo favore7. Cosa fare se un cane mostra aggressività8. Dopo l’incontro: riprendi il cammino con attenzione9. Cosa fare se un cane cerca di attaccarci?10. Dopo l’aggressione: allontanarsi e chiedere aiuto11. Conclusione: rispetto e consapevolezza12. Consigli utili Pastori a quattro zampe Durante l’escursioni in Calabria, capita spesso di attraversare paesaggi rurali intrisi di quiete e autenticità, dove la presenza dei cani da pastore si rivela una costante discreta e, ahinoi, necessaria. Guardiani silenziosi che in maniera tradizionale, o spesso senza la diretta supervisione umana, accompagnano e sorvegliano le greggi con una dedizione che sfida il tempo e le stagioni.  Selezionati per resistere, proteggere e, se necessario, attaccare Perfettamente adattati al ruolo e al contesto ambientale, si mostrano spesso protettivi e determinati con chiunque si avvicini alla loro area di controllo.  La loro mole li rende più temibili e il loro spostamento in branco può rafforzare in maniera imprevedibile la loro azione offensiva. Il loro compito? Difendere pecore e capre da lupi, randagi e… potenziali intrusi. Compresi noi escursionisti.  E se un solo cane può essere gestibile, un branco in allerta è un’altra storia. Il cuore accelera, le gambe si fermano. La paura può portare a reazioni istintive, ma in queste situazioni, la calma è la tua migliore alleata. Ecco come affrontare l’incontro senza rischiare aggressioni. Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Read More No posts found 1. Mantieni la calma e valuta la situazione I cani da pastore sono addestrati per proteggere le pecore, non per attaccare gli esseri umani senza motivo. Se ti avvicini con tranquillità, è probabile che ti ignorino o si limitino a controllarti.• Non correre: Scappare potrebbe attivare il loro istinto di inseguimento;• Evita movimenti bruschi: Alza le mani lentamente per mostrare che non sei una minaccia;• Parla con voce calma: Un tono basso e rassicurante può aiutare a tranquillizzarli. 2. Rispetta il loro spazio Se i cani stanno sorvegliando il gregge, cerca di aggirare il gruppo mantenendo una distanza ragionevole. Non avvicinarti alle pecore e non cercare di accarezzare i cani, anche se sembrano tranquilli.• Cammina lentamente e lateralmente, senza voltare loro la schiena;• Se ti bloccano la strada:– fermati e aspetta che si spostino;– arretra lentamente senza voltargli le spalle e cerca una strada alternativa per continuare, aggirando l’ostacolo. 3. Usa il linguaggio del corpo a tuo favore I cani interpretano i segnali del corpo meglio delle parole. Mostrati sicuro ma non minaccioso:• Non fissarli negli occhi: Potrebbero interpretarlo come una sfida;• Stai eretto, ma rilassato: Chinarsi o accucciarsi potrebbe farti sembrare una preda;• Se hai un bastone da trekking, tienilo lungo il fianco senza alzarlo in modo aggressivo. 4. Cosa fare se un cane mostra aggressività Avere a che fare con un cane aggressivo è un’esperienza spaventosa, ma sapere come reagire può fare la differenza tra uscirne illesi o subire gravi conseguenze. In alcuni casi, un cane potrebbe abbaiare, ringhiare o avanzare verso di te. Ecco come gestire la situazione:• Fermati e resta immobile: Se il cane si avvicina, evita di urlare o agitare le braccia, mantenendo una postura eretta e sicura;• Ordinagli con voce ferma e decisa: “Vai via!” o “No!”. A volte, un tono autoritario può farlo esitare;• Evita il contatto visivo diretto, potrebbe interpretarlo come una sfida;• Non voltare le spalle ma osservalo con la coda dell’occhio; 5. Dopo l’incontro: riprendi il cammino con attenzione Una volta che i cani ti hanno “approvato” e si sono allontanati, riprendi il trekking con movimenti lenti. Se hai superato il gregge, controlla che nessun cane ti segua e prosegui normalmente. 6. Cosa fare se un cane cerca di attaccarci? Se il cane salta addosso e cerca di mordere, non abbiamo scelta: dobbiamo reagire. L’obiettivo è stordirlo o immobilizzarlo per guadagnare tempo e allontanarci. • Colpire i punti deboli – Gola, muso o base del cranio (dietro la testa) sono zone sensibili; – Se abbiamo un bastone, una borsa o qualsiasi oggetto, usiamolo per colpire con forza; – Se siamo a terra, proteggiamo viso, collo e petto (le aree più vulnerabili) rannicchiandoci a palla; • Usare tutto il corpo – Se possibile, schiacciamo il cane sotto di noi, usando il peso per immobilizzarlo. Non tiriamo via la parte morsa (peggiorerebbe la lacerazione), ma spingiamo verso il cane per costringerlo ad aprire la bocca 7. Dopo l’aggressione: allontanarsi e chiedere aiuto Se il cane si ferma o scappa:• Allontaniamoci lentamente, senza correre o voltare le spalle;• Cerchiamo assistenza medica immediata (un morso può infettarsi o causare gravi danni);• Chiamiamo le autorità (soccorso, veterinario, polizia) se il cane è randagio o pericoloso. 8. Conclusione: rispetto e consapevolezza I cani da pastore svolgono un lavoro importante e, nella maggior parte dei casi, non sono pericolosi se rispettati. La chiave è non farsi prendere dal panico, muoversi con sicurezza e ricordare che, in fondo, loro stanno solo facendo il loro dovere.La prossima volta che ne incontrerai uno durante un’escursione, saprai esattamente come comportarti. Buon trekking… e che il tuo unico “incontro ravvicinato” resti quello con la natura! Consigli utili • Avere con sé un bastone da trekking non è utile solo per la stabilità. Può diventare un ottimo deterrente se un cane si avvicina in modo minaccioso. Basta tenerlo in mano in modo visibile: molti animali, vedendo un oggetto lungo, istintivamente mantengono le distanze;• Se l’idea di incontrare un cane aggressivo ti mette a disagio, valuta di portare con te uno spray al peperoncino (quelli specifici per difesa personale, anche efficaci in altre situazioni di rischio). Lo spray non causa danni permanenti, ma ti dà quei secondi preziosi per metterti in sicurezza;• Metti il guinzaglio al tuo

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Africo: Chiesa di San Salvatore

Africo

Africo Il borgo fantasma nel cuore dell’Aspromonte. Un luogo sospeso nel tempo, dove le rovine parlano di resilienza e la natura riconquista il suo regno Contenuto 1. Africo2. Le origini del nome: tra greco e latino3. Tracce di un passato perduto4. San Leo: il patrono che unisce Africo e Bova5. Tra isolamento, povertà e resistenza6. La tragica alluvione del 19517. Un esodo forzato: dalle montagne alla costa8. Alla scoperta del borgo fantasma9. I ruderi che parlano10. La processione di San Leo: un filo tra passato e presente11. Conclusioni12. Consigli utili Arroccato su una ripida pendice che domina il torrente Casalinuovo, nel cuore selvaggio dell’Aspromonte, sorge il borgo abbandonato di Africo. Le sue rovine, avvolte da un silenzio quasi sacro, raccontano una storia di resilienza e abbandono.  Cascata Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Cascata Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle… No posts found Le origini del nome: tra greco e latino Il nome di questo paese affonda le sue radici in un passato lontano. Alcuni studiosi lo collegano al greco àprichos (άπριχος), mentre altri lo attribuiscono al latino apricus, entrambi termini legati all’idea di luce, sole, e terre esposte al calore. Ma questa è solo la prima traccia di un viaggio che ci porta indietro nel tempo, tra miti, colonizzazioni e spiritualità. Tracce di un passato perduto Alcune ipotesi suggeriscono la presenza di insediamenti già in epoca pre-magnogreca. Tuttavia, sono i reperti bizantini a testimoniare con maggiore certezza l’esistenza di una comunità organizzata in questa zona. Ma è con l’arrivo dei monaci basiliani, probabilmente già nel X secolo, che Africo assume un ruolo significativo nella spiritualità calabrese. Questi religiosi, in fuga dalle persecuzioni iconoclaste dell’Impero Bizantino, trovarono rifugio tra le asperità dell’Aspromonte, fondando eremi e monasteri che divennero centri di cultura e fede. San Leo: il patrono che unisce Africo e Bova In epoca normanna, tra l’XI e il XII secolo, Africo fu legata a una figura di grande importanza religiosa: San Leo, patrono del paese. La tradizione narra che il santo nacque a Bova, uno dei borghi più iconici della Calabria grecanica, e che compì i suoi studi nel convento basiliano della SS. Annunziata di Africo prima di abbracciare la vita monastica. Questo legame tra Africo e Bova non è solo spirituale, ma anche storico e culturale, testimonianza di un’epoca in cui la Calabria era crocevia di popoli, lingue e tradizioni. Tra isolamento, povertà e resistenza Nel 1928, Umberto Zanotti Bianco – studioso e attivista meridionalista – si avventurò tra i sentieri impervi dell’Aspromonte per raggiungere Africo, un borgo arroccato nella Calabria più remota. Al suo fianco, il giovane Manlio Rossi Doria, futuro grande economista agrario. Quello che trovarono fu un microcosmo di sofferenza e abbandono, una realtà lontana anni luce dall’Italia che avanzava verso la modernità. Le case, molte ancora ferite dal terremoto del 1908, sembravano aggrappate alla montagna in bilico tra rovina e resistenza. Il paese era isolato geograficamente, tagliato fuori dalle vie di comunicazione, e la povertà era talmente radicata da plasmare ogni aspetto della vita quotidiana. A peggiorare la situazione, tasse indiscriminate gravavano su una popolazione che già faticava a sfamarsi. Lo Stato sembrava aver dimenticato Africo, lasciando i suoi abitanti in un limbo di sopravvivenza primitiva. La tragica alluvione del 1951 Nell’autunno del 1951, una violenta alluvione si abbatté sui paesi di Africo e Casalnuovo. In pochi giorni, fiumi di fango e detriti travolsero case, strade e campi, lasciando dietro di sé nove vittime (tre ad Africo, sei a Casalnuovo) e un paesaggio irriconoscibile. Le autorità, di fronte all’entità della catastrofe, non ebbero alternative: i due centri furono evacuati. Migliaia di persone, con indosso solo ciò che erano riuscite a salvare, furono costrette ad abbandonare la loro terra.[the_ad id=”20365″] Un esodo forzato: dalle montagne alla costa Per anni, vissero in campi profughi, in attesa di un futuro incerto. Solo all’inizio degli anni ’60 sorse Africo Nuovo, un borgo costruito ex novo lungo la costa ionica. Ma la transizione non fu semplice: il comune rimase senza confini ufficiali fino al 1980, mentre la sua gente, una volta legata ad un’economia rurale povera ma autosufficiente, si ritrovò sradicata, in bilico tra passato e presente. Alla scoperta del borgo fantasma L’accesso al borgo è già di per sé un’avventura. Una mulattiera impervia, percorribile solo a piedi negli ultimi tratti, serpeggia tra la vegetazione rigogliosa, evocando l’isolamento e i pericoli che caratterizzavano la vita degli abitanti. I ruderi che parlano Tra i resti più riconoscibili spicino all’ingresso del paese c’è la scuola elementare intitolata a Umberto Zanotti Bianco, il politico che immortalò Africo nei suoi scritti, descrivendone la poesia e le difficoltà. Poco distante, i ruderi del Municipio testimoniano quello che un tempo era il cuore amministrativo del borgo.Proseguendo tra la vegetazione, si incontrano i resti della Chiesa di San Salvatore, con il suo campanile ancora in piedi e la campana in bronzo, muta da decenni. Accanto, il cimitero custodisce lapidi ormai illeggibili: qui i defunti riposarono fino al 1999, prima di essere trasferiti nella nuova Africo, costruita dopo il disastro. La processione di San Leo: un filo tra passato e presente Non tutto è perduto nel silenzio di Africo Antico. Ogni anno, a maggio, dal 1972, i fedeli tornano qui per celebrare San Leo, patrono del paese. Una suggestiva processione parte da Africo Nuova e raggiunge i ruderi della chiesa di San Leo, riportando per un giorno vita e devozione tra queste pietre dimenticate. Conclusioni Africo Antico non è solo una meta, ma un’esperienza emozionale. Un viaggio qui non è solo un’escursione, ma un pellegrinaggio nella memoria. Un luogo da scoprire per chi ama camminare tra storia e natura, lontano dai percorsi turistici convenzionali. Bova Bova Alla scoperta di Bova: Il cuore della Calabria greca Nel cuore della Calabria… Roghudi Vecchio Roghudi Vecchio Roghudi Vecchio, pittoresco borgo di origini greche, sorge tra le… Gallicianò Gallicianò Un tuffo nell’anima greca della Calabria Gallicianò, incantevole… No posts found Consigli utili Abbina la visita di Africo a un tour della Costa dei Gelsomini e dei borghi grecanici

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Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica

Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle gole del torrente Spasula San Gianni. Dove il silenzio diventa memoria e la natura riorganizza i suoi confini Share Contenuto 1. La doppia anima dell’Aspromonte2. La natura riorganizza i suoi confini3. Sopralluoghi e rilievi cartografici4. La progressione ora si misura in centimetri5. Dove le mappe smettono di parlare e inizia la vera avventura6. L’ora della verità: quando la storia ci indica la via7. Il sentiero nascosto8. Il torrente Spasula San Gianni: Avventura nel regno della Cascata Carruso9. Tra pareti rocciose e massi sospesi: il fragile equilibrio della natura10. La Cascata Carruso11. Insidie nascoste tra le gole del torrente12. La fatica del ritorno: la natura detta le sue regole13. Un ritorno carico di magia Scheda Tecnica Difficoltà Tecnica: EEAPeriodo: Marzo/NovembreComune: AfricoSquadra: Bova, Marra, Gorog, (Lilli)Cascata: 16 metriData esplorazione: 06.04.2025 La doppia anima dell’Aspromonte La nostra esplorazione verso la cascata Carruso inizia da Africo, cuore antico dell’Aspromonte. Questo angolo della Calabria custodisce una doppia anima: da un lato, le cicatrici di una storia umana fatta di isolamento e resilienza, dall’altro, il trionfo della natura che imperterrita si riappropria dei suoi spazi. Terrazzamenti sospesi sull’orlo del possibile, sentieri dimenticati che si aggrappano alle pendici, antiche vie pastorali scavate nella memoria della montagna. Ogni dettaglio racconta una lunga convivenza, dove il passato umano e quello naturale si intrecciano in un’armonia tanto dura quanto affascinante. La natura riorganizza i suoi confini Oggi, però, il paesaggio sta cambiando, la natura riorganizza i suoi confini.Quello che un tempo era un paesaggio antropizzato si è trasformato in un labirinto vivente, dove ogni passo è una trattativa con la terra, un atto di ascolto. Eppure, proprio in questa apparente ostilità risiede il fascino di questi luoghi.È qui, dove la vegetazione ridisegna gli spazi con geometrie proprie, che il silenzio diventa voce e memoria, più eloquente di qualsiasi archivio scritto. Sopralluoghi e rilievi cartografici L’incontro con la Cascata Carruso non è stata una semplice escursione, ma il risultato di una meticolosa preparazione. Sopralluoghi, ricerche cartografiche e documenti video d’archivio, hanno ricostruito pezzo per pezzo il puzzle di questo territorio dimenticato. La progressione ora si misura in centimetri Dopo varie esplorazioni e incertezze, un’ombra di speranza si fa strada tra le nostre decisioni. Un percorso che, pur promettendo sfide, sembra più incoraggiante rispetto ai sentieri impervi già affrontati.Abbandoniamo la sicurezza e le comodità del sentiero principale, ultimo avamposto di civiltà, per addentrarci in un tracciato che si restringe progressivamente, trasformandosi in un labirinto di vegetazione. Esili passaggi ci conducono tra ginestraie e intricati arbusti che ci avvolgono con i loro arti spinosi costringendoci a continue deviazioni. La progressione ora si misura in centimetri, non più in metri. Ogni graffio, ogni attimo di disorientamento non sono ostacoli, ma capitoli necessari di questa storia. In territori così selvaggi, l’imprevisto non è un incidente di percorso, è il percorso stesso. Dove le mappe smettono di parlare e inizia la vera avventura Dall’alto mappiamo visivamente la complessa topografia dei crinali aspromontani, testimonianza delle nostre esplorazioni precedenti. Difronte a noi si elevano Monte Iofri, Puntone Galera e il Crinale degli Dei. E poi l’abisso. Ai nostri piedi, si apre il vallone Spasula attraversato dall’omonimo fiume che, più a valle, confluirà nel torrente Aposcipo. Questo non è un semplice panorama, ma un invito silenzioso alla prossima sfida che ci attende laggiù, nel dirupo, dove le mappe smettono di parlare e inizia il vero viaggio. L’ora della verità: quando la storia ci indica la via Il cronometro naturale di queste alture segna un tempo implacabile. La ricerca di un varco si fa sempre più pressante, mentre le ore di luce scandiscono inesorabili il ritmo della nostra avanzata. L’Aspromonte sembra voler mascherare i suoi segreti, ma proprio quando la speranza sembra abbandonarsi alla rassegnazione, un video d’archivio rivela un antico sentiero dimenticato. La mappa mentale del territorio si riscrive istantaneamente. Quello che i satelliti non mostrano, la memoria storica ce lo restituisce. A volte l’esplorazione non è questione di forza fisica, ma di ricordi collettivi. Quei pochi pixel sgranati su un display impolverato hanno cambiato il corso della nostra esplorazione dimostrando che, nella natura più estrema, spesso sono le tracce del nostro passato a illuminare il nostro futuro. Il sentiero nascosto Nell’ombra del versante nord-occientale, un sentiero sottile si fa strada tra querce secolari. Avanziamo seguendo le tracce di animali che ci hanno preceduto tra geometrie fantasma di terrazzamenti ormai divorati dalla vegetazione. Gli arbusti, fitti e intricati, cedono il passo ad una pista scoscesa che avanza decisa verso il greto del fiume. Il torrente Spasula San Gianni: avventura nel regno della Cascata del Carruso Il percorso, ultimo testimone di un antico collegamento tra le alture e la gola, compie una svolta decisiva. Giunti a valle su un dolce pianoro, la natura cambia nuovamente il suo aspetto, svelando un ambiente selvaggio e imprevedibile. Ci immergiamo in un mondo acquatico che esige un altro tipo di approccio e di cautela. Il torrente Spasula San Gianni, porta d’accesso al regno della cascata perduta, si mostra gonfio e vitale dalle recenti piogge stagionali. Serpeggia tra le pareti rocciose di un canyon profondo, raccogliendo le acque di piccoli affluenti che ne accrescono la forza e alimentano l’attesa dell’incontro con la cascata del Carruso. Tra pareti rocciose e massi sospesi: il fragile equilibrio della natura La nostra avanzata segue il ritmo ancestrale delle acque. Le sponde, ci offrono passaggi precari interrotti da continui guadi. Costeggiamo imponenti pareti rocciose, massi sospesi in un equilibrio instabile. Ogni detrito al nostro passaggio racconta una storia di lento movimento, equilibri delicati che ci impongono una marcia rispettosa. Una bellezza fugace destinata a trasformarsi ancora.Lilli, la nostra bussola vivente ci ricorda che l’istinto spesso precede la ragione, che l’empatia con il territorio nasce dall’osservazione silenziosa e che in ambienti così selvaggi esiste un linguaggio comune a tutte le creature. La Cascata del Carruso Improvvisamente, il letto del fiume si allarga. Tra la fitta vegetazione, si intravede l’imponente figura di una cascata. Una spettacolare esplosione d’acqua che precipita

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Fiumara Amendolea viaggio straordinario tra natura e tradizione. Esplora il selvaggio corso della fiumara, percorri i sinuosi sentieri tra paesaggi incantevoli, borghi antichi e la ricca eredità delle comunità greche di Calabria

Fiumara Amendolea

Fiumara Amendolea Un viaggio di 38 km tra natura, storia e tradizione La magia della Fiumara Amendolea: Un abbraccio affascinante tra natura e tradizione Immersa in un’atmosfera quasi primordiale, la fiumara Amendolea si presenta come un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Il suo nome, Amendolea (Amendulìa Potamò nel greco di Calabria), evoca un paesaggio plasmato dalla presenza millenaria di mandorli che ancora oggi punteggiano la valle. Persino nel dialetto locale, l’eco di questa eredità sopravvive: qui, le mandorle sono ancora chiamate “mmenduli“, un termine che racchiude secoli di storia e tradizione. Esplorare questi luoghi significa addentrarsi in un mondo dove natura e cultura si fondono in un equilibrio perfetto. Un viaggio che non è solo geografico, ma un vero e proprio tuffo nell’anima più autentica della Calabria. Lago Costantino: la mia prima grande avventura Leggi di più No posts found Spettacolo mutevole La fiumara Amendolea si snoda per 38 chilometri attraverso l’Aspromonte, un serpente liquido che muta con le stagioni. D’inverno, il suo fragore riempie la valle  trascinando con sé la forza primordiale delle montagne. D’estate, invece, si ritrae in un silenzio quasi arido, lasciando solo tracce del suo passaggio tra i ciottoli levigati. Qui si nasconde una delle chiavi per comprendere la colonizzazione greca di questa parte della Calabria. Borghi come Bova, Gallicianò, Roccaforte del Greco, Condofuri e Roghudi sorgono nelle vicinanze del suo corso come testimoni silenziosi di un’epoca in cui l’acqua era (tra le varie ipotesi) una via, non un ostacolo. Oggi, tra le sue sponde, resta il mistero di un passato che ancora aspetta di essere svelato. Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato No posts found Sostieni il progetto! TaCuntu non è solo un progetto, ma una missione che richiede il tuo sostegno. Donaci il tuo tempo, promuovi i nostri contenuti, seguici sui nostri canali Social, condividi con amici i nostri post, parla di noi! Seguici sui social Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram I nostri video racconti Consigli utili Cani da pastore: Come gestire l’incontro con calma e sicurezza Zecche: cosa sono, quali pericoli portano e come tenerle lontane Zecche: difese efficaci per il tuo cane Processionaria: Come difendere i nostri amici animali Trekking con il cane: 12 consigli utili per affrontare al meglio l’avventura Kit fuoco: 7 strumenti essenziali per accendere l’avventura! No posts found Iscriviti alla newsletter Niente SPAM promesso! Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome *Cognome *Email *Scegli le notizie che vuoi ricevere * Blog Rubriche Mi interessa tutto Trattamento dati * Ho letto l’informativa sulla privacy e acconsento Invia Continua a leggere… Diario di viaggio Rocca di Varva: natura, geologia e benessere Rocca di Varva: tra natura, geologia e benessere Un cammino esperienziale tra uliveti, silenzi e rocce… Continua a leggere… Diario di viaggio Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Tra Pietrapennata e Staiti: viaggio nel cuore dell’Aspromonte greco Trekking, storia e spiritualità nel… Continua a leggere… Diario di viaggio Lago Costantino: la mia prima grande avventura Lago Costantino: la mia prima grande avventura Il racconto di una esplorazione indimenticabile che ha… Continua a leggere… Rubriche Cascata di Mazzulisà Cascata di Mazzulisà Un salto d’acqua nascosto tra le pieghe più selvagge dell’Aspromonte, dove… Continua a leggere… Diario di viaggio Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Cascata del Carruso: natura selvaggia, bellezza pura, emozione autentica Avventura nelle gole del torrente… Continua a leggere… Diario di viaggio Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Da Ortì ad Arasì alla scoperta dell’antico borgo di Perlupo Un’antica via si snoda tra i resti… Continua a leggere… Diario di viaggio Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Poggio l’Edera: il respiro della storia tra rovine e natura selvaggia Un viaggio affascinante tra… Continua a leggere… Diario di viaggio Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Sargagna: Viaggio nel cuore di un mondo dimenticato Preparati a scoprire l’incanto dell’Aspromonte!… Continua a leggere… Diario di viaggio Serro Castellace e la Rotta degli abissi Serro Castellace e la Rotta degli abissi San Pantaleone: Alla scoperta del cuore selvaggio della Provincia… Continua a leggere… Diario di viaggio Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! Fiumara Valanidi, avventura oltre ogni aspettativa! Scopri il mistero della ‘casa sulla casa’:… Continua a leggere… La nostra Newsletter Registrati qui! Facebook-f Instagram Youtube Whatsapp Telegram

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